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Sant' Emanuele Le Van Phung Padre di famiglia, martire

Festa: 13 luglio

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† Chau Doc, Vietnam, 13 luglio 1859

Laico, padre di famiglia e catechista, si distinse per lo straordinario impegno a favore della comunità cristiana: fece costruire una chiesa, un convento delle Figlie di Maria, la casa del missionario e un collegio. Grazie alla sua influenza riuscì a lungo a proteggere i sacerdoti dalle persecuzioni. Nel 1859, però, due uomini lo denunciarono al governatore accusandolo di ospitare il missionario Claudio Pernot. Durante la perquisizione il sacerdote era già fuggito, ma venne arrestato il presbitero vietnamita Pietro Qui, insieme a Le Văn Phụng e ad altri trentadue cristiani. Rinchiuso nel carcere di Châu Đốc, continuò a sostenere nella fede familiari e compagni di prigionia, esortandoli alla carità anche verso i persecutori. Poiché rifiutò di abiurare nonostante promesse e minacce, fu condannato allo strangolamento. Il 13 luglio 1859, dopo aver ricevuto l'assoluzione da padre Pietro Qui e aver affidato ai figli il desiderio di una semplice sepoltura nel villaggio natale, affrontò serenamente il martirio

Etimologia: Emanuele, dall'ebraico Immanu El, Dio è con noi

Emblema: Abiti tradizionali vietnamiti, palma del martirio, corda o strumenti del supplizio, croce.

Martirologio Romano: Nella città di Châu Doc in Cocincina, ora Viet Nam, sant’Emanuele Lê Van Phung, martire, che padre di famiglia, sebbene detenuto in carcere, non cessò di esortare figli e familiari alla carità verso i persecutori e morì infine decapitato per ordine dell’imperatore Tu Duc.


Emanuele nacque nel villaggio di Dau Nuoc, sull'isola di Cù Lao Giêng, nel delta del Mekong. Le fonti non tramandano la data precisa della nascita, ma concordano nel descriverlo come un laico di notevole prestigio sociale e di solide convinzioni cristiane.
Sposato e padre di famiglia, godeva di una buona posizione economica, che mise generosamente al servizio della Chiesa nascente.

Catechista e promotore della comunità
La sua opera non si limitò alla testimonianza personale.
Le testimonianze raccolte durante il processo di beatificazione ricordano che favorì con i propri mezzi la costruzione della chiesa del villaggio, della residenza del missionario, di un collegio e di una casa per le Figlie di Maria.
Svolse inoltre il ministero di catechista con grande zelo, contribuendo alla formazione dei fedeli e all'espansione della comunità cristiana locale.
La sua abitazione divenne un punto di riferimento per i missionari e per i sacerdoti vietnamiti costretti a vivere nella clandestinità durante le persecuzioni.

Le persecuzioni dell'imperatore Tu Durc
Nel XIX secolo il Vietnam attraversò una delle più dure persecuzioni anticristiane della propria storia.
L'imperatore Tự Đức, salito al trono nel 1847, emanò numerosi decreti che proibivano la religione cristiana, ritenuta un elemento di influenza straniera e quindi una minaccia per la stabilità del regno.
Missionari europei, sacerdoti vietnamiti e semplici fedeli furono ricercati, incarcerati e spesso messi a morte.
Fu in questo clima che maturò il sacrificio di Emanuele.

L'arresto
Per lungo tempo la sua casa sfuggì alle ispezioni grazie ai buoni rapporti con le autorità locali.
La situazione cambiò quando due uomini, desiderosi di vendicarsi per questioni economiche, lo denunciarono direttamente al governatore accusandolo di ospitare il missionario francese Claudio Pernot.
La perquisizione fu imponente: circa trecento soldati circondarono l'abitazione.
Il sacerdote europeo era già riuscito a mettersi in salvo, ma venne arrestato il sacerdote vietnamita Pietro Qui, che dichiarò di essere il responsabile della missione.
Insieme a lui furono imprigionati Emanuele e numerosi altri cristiani.

La testimonianza nel carcere
Condotto nella prigione di Châu Đốc, Emanuele rimase detenuto per circa sei mesi.
Durante la prigionia continuò il proprio apostolato.
Accoglieva i familiari che riuscivano a fargli visita, li incoraggiava nella fede e li invitava esplicitamente a non nutrire odio verso coloro che li perseguitavano.
Le autorità tentarono ripetutamente di ottenere la sua abiura mediante promesse, minacce e pressioni psicologiche.
Ogni tentativo risultò vano.

Il martirio
Condannato a morte, fu condotto nel luogo dell'esecuzione il 13 luglio 1859.
Prima di morire ricevette l'assoluzione dal sacerdote Pietro Qui, anch'egli destinato al martirio.
Salutò i figli chiedendo loro soltanto una sepoltura semplice nel villaggio natale, accanto alla tomba del missionario.
Affidatosi serenamente a Dio, affrontò l'esecuzione senza opporre resistenza.
Le fonti ricordano il suo atteggiamento composto e la piena accettazione della sentenza come suprema testimonianza della fede.

Culto
Il suo sacrificio entrò ben presto nella memoria delle comunità cattoliche vietnamite.
Fu beatificato da san Pio X il 2 maggio 1909 insieme ad altri martiri delle persecuzioni vietnamite.
Il 19 giugno 1988 san Giovanni Paolo II lo iscrisse nell'albo dei santi insieme ai 117 Martiri del Vietnam, riconoscendo in essi il lungo cammino della Chiesa vietnamita segnato dalla fedeltà al Vangelo anche nelle persecuzioni.
Nel Martirologio Romano viene ricordato con queste parole essenziali: pur detenuto in carcere, non cessò di esortare figli e familiari alla carità verso i persecutori.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-07-13

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