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Beate Giuseppa di S. Giovanni di Dio Ruano Garcia e Maria Addolorata di S. Eulalia Puig Bonany Vergini e martiri

Festa: 8 settembre

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† Buñol, Spagna, 8 settembre 1936

Le loro vite furono interamente legate al servizio degli anziani e alla vita delle comunità religiose dell'Istituto. Giuseppa, nata a Berja nel 1854, entrò nella congregazione nel 1877, tra le prime generazioni di religiose, e dopo la professione perpetua ricoprì l'incarico di superiora nelle case di Cascante, Requena e Alcira, tornando infine a Requena nel 1934. Maria Dolores, nata a Berga nel 1857, entrò nell'Istituto nel 1886 e svolse soprattutto il servizio di portinaia nelle comunità di Villena, Yecla e Requena. Nel 1936, durante la persecuzione religiosa che accompagnò la guerra civile spagnola, la comunità di Requena fu sottoposta a crescenti pressioni. Giuseppa, Maria Dolores e la giovane suor Gregoria Pérez rimasero insieme quando le altre religiose poterono raggiungere i familiari. Dopo giorni di detenzione e maltrattamenti, l'8 settembre furono condotte verso Alcira. Nei pressi di Buñol furono fatte scendere dall'automobile e colpite a morte. Giuseppa e Maria Dolores morirono sul posto; Gregoria sopravvisse alle ferite e divenne una delle principali testimoni del martirio. La Santa Sede riconobbe il loro martirio in odio alla fede il 18 dicembre 2000. Giovanni Paolo II le beatificò l'11 marzo 2001 insieme agli altri martiri della grande causa valenciana.

Etimologia: Giuseppa, forma femminile di Giuseppe, dall'ebraico Yosef, Dio aggiunga.

Emblema: Palma del martirio; abito religioso delle Hermanitas de los Ancianos Desamparados.

Martirologio Romano: Nella città di Buñol vicino a Valencia sempre in Spagna, beate Giuseppa di San Giovanni di Dio Ruano García e Maria Addolorata di Santa Eulalia Puig Bonany, vergini della Congregazione delle Suore degli Anziani Abbandonati e martiri, che, nella stessa persecuzione contro la fede, versando il proprio sangue ricevettero la corona della gloria.


Giuseppa Ruano García e Maria Dolores Puig Bonany vissero nella Spagna della seconda metà dell'Ottocento, in un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni sociali, economiche e religiose. La loro vocazione si sviluppò all'interno delle Hermanitas de los Ancianos Desamparados, congregazione fondata nel 1873 da Saturnino López Novoa e Teresa Jornet con una missione precisa: accogliere e assistere gli anziani privi di sostegno familiare.
La Congregazione si sviluppò rapidamente e aprì numerose case in Spagna. Le due future martiri appartenevano alla sua prima generazione e furono formate nel periodo in cui l'Istituto stava consolidando la propria identità spirituale e assistenziale. Il loro servizio quotidiano non fu caratterizzato da attività eccezionali, ma dall'assistenza concreta agli anziani, dalla vita comunitaria e dall'adempimento dei compiti loro affidati. Proprio questa dimensione ordinaria costituisce uno degli elementi più significativi della loro vicenda.

Giuseppa Ruano García
Josefa María Ruano García nacque a Berja, nella provincia di Almería, il 9 luglio 1854, alle tre del mattino. La documentazione conservata consente di ricostruire con particolare precisione i suoi primi dati anagrafici: era figlia di Antonio Ruano, originario di Granada, e di María Ramona García, originaria di Bérchules. Fu battezzata nella parrocchia dell'Annunciazione di Berja l'11 luglio 1854. Ricevette la confermazione a Granada il 1° settembre 1877.
La famiglia apparteneva a un ambiente popolare. Il padre era indicato nei documenti come lavoratore, mentre alcune ricerche locali collegano la famiglia Ruano alle migrazioni interne determinate dalle difficili condizioni economiche dell'Alpujarra e dall'attività mineraria della zona. La giovane Josefa crebbe quindi in un ambiente nel quale la povertà e la precarietà erano realtà quotidiane. Lo studio storico dedicato alla sua figura sottolinea inoltre la presenza nella Berja del tempo di opere ecclesiali di assistenza a poveri, vedove, orfani e anziani.
La sua vocazione maturò in questo contesto. Il 8 dicembre 1877 entrò nelle Hermanitas de los Ancianos Desamparados, quando aveva ventitré anni. Apparteneva dunque ai primi gruppi di religiose formatesi nell'Istituto. Il 19 marzo 1880 vestì l'abito religioso a Valencia e assunse il nome di suor Josefa de San Juan de Dios. Il 15 ottobre 1885 emise la professione perpetua.
La formula della professione conservata negli archivi della Congregazione mostra la consapevolezza con cui intendeva vivere i voti di obbedienza, castità e povertà. Non si trattava soltanto dell'ingresso in una comunità religiosa, ma dell'assunzione definitiva di una forma di vita orientata al servizio.

Il servizio come superiora
Nel corso degli anni Giuseppa ricevette incarichi di responsabilità. Fu superiora della Casa di Cascante, in Navarra, dal 1916 al 1922; successivamente della Casa di Requena, dal 1922 al 1928; poi della Casa di Alcira dal 1928 al 1934. Nel 1934 tornò a Requena, dove rimase fino alla morte.
Le testimonianze raccolte durante il processo ne ricordano soprattutto la carità, la semplicità, l'umiltà e la capacità di mantenere unita la comunità. La sua autorità non appare quindi legata a un atteggiamento di comando, ma al servizio della comunità e degli anziani affidati alle Hermanitas.
La sua lunga esperienza di governo coincideva con una vita religiosa ormai consolidata. Quando arrivò la persecuzione del 1936, Giuseppa era una donna di ottantadue anni, ma continuava a esercitare il proprio compito nella Casa di Requena.

Maria Dolores Puig Bonany
Maria Dolores Puig Bonany nacque a Berga, nella provincia di Barcelona, il 12 giugno 1857. La data è quella riportata dalla documentazione ufficiale della Santa Sede e da uno studio storico dedicato alla causa; alcune fonti secondarie riportano invece l'11 luglio dello stesso anno. La prima data risulta pertanto preferibile.
Era figlia di una famiglia di modeste condizioni. Secondo le testimonianze raccolte sulla sua vita, ricevette la formazione scolastica presso le Carmelitane della sua città e, terminati gli studi, alternò le attività domestiche al lavoro tessile. Era la più giovane di tre sorelle. Una delle sorelle, Buenaventura, aveva già intrapreso la vita religiosa nelle Hermanitas e partecipò alla fondazione della Casa-Asilo di Berga.
Dolores entrò nella Congregazione il 25 settembre 1886. Il 27 gennaio 1887 vestì l'abito religioso a Valencia e assunse il nome di suor Dolores de Santa Eulalia. Emise la professione perpetua il 9 marzo 1892.
Il suo servizio si svolse nelle case di Villena, Yecla e Requena. A Requena rimase per il resto della vita, svolgendo per molti anni l'incarico di portinaia. Le testimonianze del processo la descrivono come una religiosa umile, semplice, diligente e dotata di grande carità. Un'espressione ricorrente nella memoria delle persone che la conobbero la definiva una donna di piccola statura, ma di grande animo.
Il suo ministero non aveva una dimensione pubblica o spettacolare. Consisteva nell'accogliere, assistere, ascoltare e prendersi cura delle persone affidate alla comunità. In questa quotidianità si esprimeva concretamente il carisma delle Hermanitas.

La Casa di Requena nel 1936
Quando nel luglio 1936 scoppiò la guerra civile, la situazione delle comunità religiose nella Spagna controllata dalle forze repubblicane divenne rapidamente pericolosa. La Casa di Requena fu coinvolta negli avvenimenti e la comunità venne progressivamente privata della possibilità di condurre normalmente la propria vita religiosa.
Le Hermanitas furono costrette ad abbandonare l'abito religioso. La comunità era composta da otto religiose. Con il peggiorare della situazione, la superiora dispose che le sorelle che avevano familiari nella zona si mettessero al sicuro presso di loro. Cinque poterono così allontanarsi. Rimasero invece Giuseppa, Maria Dolores e suor Gregoria Pérez Mateo.
Secondo le testimonianze raccolte nel processo, le religiose erano consapevoli della possibilità di essere uccise. La documentazione della Congregazione conserva il ricordo della loro preparazione nella preghiera e della volontà di affrontare quanto sarebbe accaduto senza rinunciare alla fede e senza alimentare sentimenti di vendetta.
Questa disposizione interiore assume particolare rilievo nella ricostruzione del martirio. Non è necessario attribuire loro discorsi o gesti non documentati: ciò che emerge con maggiore sicurezza è la permanenza nella vita religiosa e la consapevolezza del rischio al quale andavano incontro.

L'arresto e il martirio
Dopo giorni di difficile prigionia, l'8 settembre 1936 le tre religiose furono fatte salire su un'automobile. Secondo la testimonianza di suor Gregoria e altre fonti processuali, avrebbero dovuto essere condotte verso Alcira. Durante il tragitto, nei pressi di Buñol, furono fatte scendere dalla vettura. I miliziani aprirono il fuoco.
Giuseppa e Maria Dolores morirono immediatamente. Suor Gregoria, la più giovane delle tre, rimase gravemente ferita. Fu soccorsa e successivamente curata a Valencia; riportò una invalidità permanente a un braccio, ma sopravvisse abbastanza a lungo da poter testimoniare nel processo canonico delle sue compagne. La sua testimonianza ebbe quindi un'importanza particolare nella ricostruzione degli ultimi momenti delle due religiose.
La documentazione storica riferisce anche l'intervento del sindaco di Buñol, Vicente Furriol Ibáñez, che accorse sul luogo e si interessò alla religiosa sopravvissuta. I corpi delle due vittime furono inizialmente lasciati nel cimitero di Buñol.
Il Martyrologium Romanum sintetizza il significato ecclesiale dell'episodio definendole vergini della Congregazione delle Suore degli Anziani Abbandonati e martiri, morte nella persecuzione contro la fede.

La sepoltura e la memoria
Terminata la guerra civile, i resti di Giuseppa e Maria Dolores furono trasferiti a Requena il 28 giugno 1939. Il trasferimento fu accompagnato dalla partecipazione della popolazione locale, che conservava memoria del servizio svolto dalle religiose nella Casa-Asilo.
La memoria delle due Hermanitas rimase particolarmente viva nella Congregazione e nella comunità di Requena. Le testimonianze raccolte nel processo insistono sulla loro dedizione agli anziani e sulla sorpresa suscitata dall'uccisione di due religiose che avevano trascorso la vita nell'assistenza ai più poveri e fragili.
Nel 1999 i resti furono nuovamente esumati a Requena e successivamente collocati nella cappella della Casa-Asilo, dove sono tuttora venerati. La Santa Sede indica il cimitero di Requena come luogo della tomba delle due martiri, mentre la tradizione della Congregazione e le fonti successive attestano la successiva collocazione delle reliquie nella cappella della Casa.

Il processo di beatificazione
La causa di beatificazione ebbe origine nella memoria conservata dalla Congregazione e nella testimonianza di persone che avevano conosciuto direttamente le due religiose. Per Giuseppa il processo diocesano fu aperto ufficialmente a Valencia il 28 giugno 1995. La fase diocesana si concluse il 17 ottobre 1997. La causa comprendeva insieme Giuseppa Ruano García e Maria Dolores Puig Bonany.
Gli atti furono quindi trasmessi a Roma. La documentazione raccolta comprendeva testimonianze sulla loro vita religiosa, sul comportamento durante la persecuzione e sulle circostanze della morte. Particolare importanza ebbe la testimonianza di suor Gregoria, sopravvissuta alla fucilazione.
Il 18 dicembre 2000 Giovanni Paolo II promulgò il decreto con cui veniva riconosciuto il loro martirio in odio alla fede, insieme a quello di altri Servi di Dio vittime della persecuzione religiosa in Spagna. Il comunicato ufficiale della Santa Sede identifica espressamente Giuseppa Ruano García e Maria Dolores Puig Bonany come suore professe della Congregazione delle Piccole Suore degli Anziani Abbandonati, uccise a Buñol l'8 settembre 1936 durante la persecuzione religiosa della Seconda Repubblica spagnola.

La beatificazione
L'11 marzo 2001, in Piazza San Pietro, Giovanni Paolo II beatificò 233 martiri spagnoli, appartenenti a diverse diocesi, congregazioni e condizioni di vita. Tra essi vi erano Giuseppa Ruano García e Maria Dolores Puig Bonany. La loro beatificazione avvenne quindi all'interno della grande celebrazione dedicata ai martiri della persecuzione religiosa spagnola.
La Santa Sede registra per entrambe il 8 settembre come memoria liturgica e indica la tomba nel cimitero di Requena. Il Martirologio Romano le commemora nello stesso giorno del loro martirio.

Il significato del loro martirio
La vicenda di Giuseppa e Maria Dolores presenta un elemento caratteristico: il martirio non costituisce un episodio isolato rispetto alla loro esistenza, ma il punto conclusivo di una lunga vita religiosa dedicata agli anziani.
Giuseppa aveva trascorso quasi sessant'anni nella Congregazione; Maria Dolores quasi cinquant'anni. Entrambe avevano svolto per decenni un servizio apparentemente ordinario, fatto di assistenza, lavoro domestico, vita comunitaria e cura degli anziani. Il riconoscimento ecclesiale del martirio si inserisce quindi nella continuità tra la loro vita quotidiana e la testimonianza estrema della fede.
La Congregazione le considera appartenenti alla sua prima generazione e conserva la memoria del loro esempio come parte della propria storia. Il sito ufficiale delle Hermanitas sottolinea inoltre che, nei mesi precedenti il martirio, le religiose avevano maturato la consapevolezza del pericolo e si erano preparate nella preghiera, cercando di mantenere un atteggiamento di perdono.

Un episodio della persecuzione religiosa del 1936
La morte delle due religiose deve essere collocata nel contesto più ampio della guerra civile spagnola e della persecuzione religiosa che colpì in modo particolarmente grave numerosi membri del clero, religiosi e laici cattolici nelle zone controllate dalle forze repubblicane.
La Chiesa, nel riconoscere il martirio dei singoli, non identifica però la beatificazione con una presa di posizione sulle responsabilità complessive della guerra civile. La documentazione ecclesiale successiva ha insistito sulla necessità di ricordare le vittime senza trasformare la memoria dei martiri in uno strumento di contrapposizione politica. Anche nel caso di Giuseppa e Maria Dolores, l'elemento decisivo della causa fu il riconoscimento del martirio in odio alla fede, non l'appartenenza politica delle vittime.
Questo aspetto è importante anche dal punto di vista storico. Le due religiose non erano impegnate in attività militari: la loro esistenza era legata alla vita comunitaria e all'assistenza degli anziani. La loro morte, avvenuta durante la persecuzione religiosa, fu perciò esaminata dalla Chiesa nel quadro specifico del martirio cristiano.

Il carisma delle Hermanitas
La vocazione di Giuseppa e Maria Dolores è inseparabile dalla missione delle Hermanitas de los Ancianos Desamparados. La Congregazione, fondata nel 1873 da Saturnino López Novoa e Teresa Jornet, nacque per offrire accoglienza familiare, assistenza materiale e sostegno spirituale agli anziani più vulnerabili.
Entrambe le religiose incarnarono questo carisma soprattutto attraverso il lavoro quotidiano. Giuseppa lo visse anche nella responsabilità di superiora; Maria Dolores attraverso il servizio diretto nella casa e per molti anni come portinaia.

Il rapporto con santa Teresa Jornet
Giuseppa e Maria Dolores appartengono alla prima generazione delle Hermanitas e furono formate nell'ambiente della Congregazione ancora vicino alla fondatrice, santa Teresa di Gesù Jornet e Ibars. La loro vicenda permette quindi di cogliere la diffusione concreta del carisma della fondatrice nella generazione immediatamente successiva alla fondazione dell'Istituto.

La testimonianza di suor Gregoria
Un elemento particolarmente importante per la ricostruzione del martirio è la sopravvivenza di suor Gregoria de los Santos Inocentes Pérez Mateo. Ferita durante la fucilazione, riuscì a sopravvivere e, dopo la guerra, poté fornire informazioni sulle circostanze della morte delle due compagne. La sua testimonianza fu inserita nella documentazione della causa e costituisce una delle fonti più significative per gli ultimi momenti delle martiri.

La memoria a Requena
Requena rimase il luogo principale della memoria delle due religiose. Qui avevano trascorso gli ultimi anni della loro vita, qui erano conosciute per il servizio agli anziani e qui furono riportati i loro resti dopo la guerra. La successiva collocazione delle reliquie nella cappella della Casa-Asilo ha consolidato il legame tra le martiri e il luogo nel quale avevano vissuto il loro ultimo periodo di servizio.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Giuseppa Ruano Garda nacque a Berja (Almeria, Spagna) il 9 luglio 1854 e fu battezzata nella parrocchia dell'Assunzione due giorni dopo; rice­vette la cresima il 1° settembre 1877. Entrò nella congre­gazione delle Piccole Sorelle degli Anziani Abban­donati l'8 dicembre 1877, a 23 anni. Vestì l'abito a Va­lencia il 19 mar. 1880, dove fece anche la profes­sione temporanea un anno dopo, quella perpetua il 15 ott. 1885. Fu superiora a Cascante (Navarra) dal 1916 al 1922; a Requena (Valencia) dal 1922 al 1928; ad Alcira (Valencia) dal 1928 al 1934, e di nuovo a Requena dal 1922 al 1928; ad Alcira (Va­lencia) dal 1928 al 1934, e di nuovo Requena dal 1934 fino alla morte.
All'inizio della Guerra civile nel 1936, il comita­to comunista di Requena occupò l'asilo del paese, nella cui comunità c'erano otto religiose, tra cui la Ruano Garcia, che era la superiora, e la Puig Bonany, la portinaia. Ben presto i rivoluzionari obbligarono le suore a spo­gliarsi degli abiti religiosi, e la vita di comunità nel­l'asilo si fece impossibile. Perciò, vedendo il peri­colo che correvano, la superiora dispose che le re­ligiose tornassero alle proprie case con i familiari. Così fecero tutte, meno tre che speravano di an­darsene in un secondo momento: la Ruano Garcia, la Puig Bonany e una terza di nome Gregoria Perez. L'8 settembre 1936 i mem­bri del comitato rivoluzionario fecero salire le tre religiose a forza su un camionetta per portarle alla città di Alcira. Durante il viaggio si raccomandaro­no a Dio, certe dell'imminente martirio. Giunti al paese di Bunol (Valencia) furono fatte scendere dal camion e fucilate. Le prime due morirono subito, e i loro corpi restarono abbandonati nel luogo del crimine. La terza, suor Gregoria Perez, che aveva 33 anni, restò ferita, ma potè salvare la vita e fu poi in grado di raccontare tutti questi particolari. I re­sti mortali furono seppelliti nel cimitero di Bunol e nel 1939 trasferiti in quello di Requena, dove tra i loro familiari e conoscenti godono fama di santità per il martirio subito.
Il 28 giugno 1995 si è aperto il processo diocesano di canonizzazione nella curia arcivescovile di Va­lencia, che si è concluso il 17 ottobre 1997.
Dolores Puig Bonany nacque a Berga (Barcello­na) 11 luglio 1857. Battezzata nella parrocchia na­tale lo stesso giorno della nascita, ricevette la cresi­ma il 29 aprile 1867. Entrò nella congregazione delle Piccole Sorelle degli Anziani Abbandonati il 25 set. 1886. Vestì l'abito a Valencia il 27 gennaio 1887, e l'an­no dopo fece la professione temporanea. Destinata il 29 gennaio 1889 alla casa di Villena (Alicante), ven­ne nel 1890 trasferita a quella di Yecla (Murcia). Il 9 marzo 1892 fece la professione perpetua a Valencia e, fino alla sua uccisione, il 12 marzo 1892 fu desti­nata alla casa di Requena, dove restò, svolgendo l'ufficio di portinaia. Del suo martirio parla la bio­grafìa della Ruano Garcia, che morì insieme a lei.
Dopo il nulla osta della Congregazione delle Cause dei Santi, in data 21 agosto 1995, si è celebra­to a Valencia il processo diocesano, i cui atti sono stati approvati dalla Congregazione delle Cause dei Santi il 19 giugno 1998. La Positio super martyrio è stata depositata l'11 marzo 1999.


Autore:
Vicente Càrcel Ortì


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-08-21

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