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Valencia, Spagna, 27 maggio 1910 - Paterna, Spagna, 1 settembre 1936
Alfonso Sebastiá Viñals nacque a Valencia il 27 maggio 1910, ultimo degli undici figli di Tomás e Joaquina, in una famiglia di modeste condizioni economiche e di solide convinzioni cristiane. Fin dall'infanzia manifestò una precoce inclinazione al sacerdozio. Tra i sette e i dieci anni partecipò al Mistero di Elche, interpretando, grazie alla sua voce, il ruolo dell'angelo che annuncia alla Vergine la morte. Nel 1920 entrò nel Seminario di Orihuela e completò successivamente la formazione ecclesiastica a Valencia. Fu ordinato sacerdote il 15 giugno 1933. Il primo ministero lo condusse a Ludiente, nella provincia di Castellón, dove fu parroco e arciprete di sette piccole parrocchie. In un ambiente socialmente difficile si dedicò soprattutto alla catechesi, alla visita dei malati, all'assistenza dei poveri e all'Azione Cattolica. La sua attenzione per la questione sociale lo portò quindi a Valencia, dove si impegnò nella Scuola di Formazione Sociale della Casa di San Paolo, promossa dall'Associazione Cattolica Nazionale dei Propagandisti. Qui svolse attività di formazione e direzione spirituale, entrando in rapporto con figure come Ángel Herrera Oria e il beato Luis Campos Górriz. Quando nel 1936 iniziò la persecuzione religiosa collegata alla guerra civile spagnola, Sebastiá Viñals avrebbe potuto allontanarsi dal Paese, ma rimase a Valencia. Arrestato il 20 agosto, fu condotto nel carcere di San Miguel de los Reyes. Il 1 settembre venne prelevato e ucciso a Paterna. Aveva ventisei anni ed era sacerdote da poco più di tre anni. Giovanni Paolo II lo beatificò l'11 marzo 2001 insieme a José Aparicio Sanz e ad altri 232 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.
Etimologia: Alfonso = valoroso e nobile, dal gotico.
Emblema: Palma, sacerdote con abito talare o veste sacerdotale.
Martirologio Romano: Nella città di Paterna nel territorio di Valencia sempre in Spagna, beato Alfonso Sebastiá Viñals, sacerdote e martire, che, preside della scuola di formazione sociale di Valencia, durante la medesima persecuzione contro la fede ricevette la corona della gloria.
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Alfonso nacque a Valencia in una famiglia numerosa: era l'ultimo degli undici figli di Tomás e Joaquina. Le fonti che ne ricordano la vita insistono sulla formazione cristiana ricevuta in famiglia e sulla precocità della sua vocazione sacerdotale. Un particolare significativo della sua infanzia è legato al Mistero di Elche, il celebre dramma sacro medievale rappresentato annualmente nella città di Elche. Tra i sette e i dieci anni Alfonso vi partecipò come infantillo, interpretando l'angelo che annuncia alla Vergine la morte. La notizia è tramandata dalle biografie del beato e costituisce uno degli episodi più caratteristici della sua giovinezza. La sua scelta vocazionale maturò quindi molto presto. Nel 1920, a dieci anni, entrò nel Seminario di Orihuela, dove compì gli studi umanistici. Proseguì poi la formazione a Valencia, frequentando il Collegio di Vocazioni Ecclesiastiche di San José e il Collegio Maggiore della Presentazione della Vergine, istituzione legata alla memoria di san Tommaso da Villanova. Una testimonianza del Collegio di Santo Tomás precisa che Alfonso entrò nel Seminario di Orihuela il 29 settembre 1920 e ricevette il sacerdozio il 15 giugno 1933.
Il ministero a Ludiente Ordinato sacerdote nel 1933, Alfonso Sebastiá Viñals fu inviato a Ludiente, nella provincia di Castellón, dove gli venne affidata una responsabilità pastorale particolarmente impegnativa. Fu parroco e arciprete di sette piccole parrocchie. La situazione religiosa del territorio non era semplice. Le testimonianze ricordano un ambiente nel quale le tensioni politiche e sociali rendevano difficile l'attività del sacerdote. Secondo una tradizione biografica, al suo arrivo gli sarebbe stato fatto sapere che, se fosse rimasto, sarebbe stato ucciso. Alfonso avrebbe risposto di essere disposto a lasciare la parrocchia soltanto per ordine dei superiori o con la morte. Il particolare appartiene alla tradizione biografica sviluppatasi attorno alla sua figura e non va separato dal più ampio quadro documentato della sua permanenza pastorale a Ludiente. Più solidamente documentata è la descrizione del suo impegno pastorale. Conduceva una vita semplice, visitava gli ammalati, si occupava dei poveri e cercava di avvicinare anche coloro che erano lontani dalla Chiesa. Secondo le testimonianze raccolte nelle biografie, non faceva distinzione tra persone favorevoli o contrarie alla religione. Promosse inoltre le organizzazioni dell'Azione Cattolica per uomini e donne. La sua esperienza pastorale mostra già un tratto che diventerà centrale nella sua breve vita sacerdotale: la convinzione che il ministero non dovesse limitarsi alla celebrazione dei sacramenti, ma dovesse raggiungere concretamente la vita delle persone e la realtà sociale.
La formazione sociale Nel 1934 era già legato alla Scuola di Formazione Sociale della Casa di San Paolo a Valencia, opera nella quale l'Associazione Cattolica Nazionale dei Propagandisti cercava di preparare giovani capaci di operare nel mondo del lavoro e nella società. La scuola offriva insegnamenti di apologetica, dottrina sociale della Chiesa, diritto del lavoro, storia delle dottrine sociali e tecniche di sindacalizzazione e propaganda. Nel 1935 Alfonso fu trasferito stabilmente a Valencia e assunse un ruolo direttivo e di accompagnamento spirituale nella Scuola di Formazione Sociale. Le fonti concordano nel sottolineare la sua specializzazione nelle questioni sociali e il suo particolare interesse per l'apostolato nel mondo operaio. Il suo incarico ebbe anche un legame diretto con Ángel Herrera Oria, allora figura di primo piano dell'Associazione e direttore del quotidiano El Debate. Herrera conosceva le capacità del giovane sacerdote e ne sostenne l'inserimento nella scuola, chiedendo all'arcivescovo di Valencia, Prudencio Melo, che gli venisse affidato questo compito. La Scuola non si limitava alla formazione teorica. Il progetto mirava a preparare uomini capaci di assumere responsabilità nel mondo del lavoro e nella vita pubblica. I giovani più promettenti potevano proseguire la propria preparazione presso l'Istituto Sociale Operaio di Madrid. In questo ambiente Alfonso Sebastiá Viñals si dedicò all'insegnamento e soprattutto alla formazione spirituale degli studenti.
L'amicizia con Luis Campos Górriz Nel periodo valenciano Alfonso entrò in rapporto con il beato Luis Campos Górriz, anch'egli legato all'apostolato sociale cattolico e all'Associazione Cattolica Nazionale dei Propagandisti. I due condivisero interessi e attività nel campo della formazione cristiana e dell'impegno apostolico nella società. Il legame assunse un significato particolare dopo la morte di entrambi nel 1936. Alfonso e Luis Campos appartengono infatti ai membri dell'ambiente valenciano della ACdP che furono uccisi durante la persecuzione religiosa e successivamente riconosciuti dalla Chiesa come martiri. Per Alfonso, la formazione sociale non rappresentava dunque un'attività estranea al ministero sacerdotale. Era il modo concreto con cui cercava di portare la fede cristiana dentro le questioni del lavoro, dell'educazione e della vita pubblica.
La persecuzione del 1936 Nel luglio 1936 la situazione politica spagnola precipitò nella guerra civile. A Valencia si verificarono violenze contro persone, istituzioni e beni religiosi. Il palazzo arcivescovile venne incendiato e numerosi cattolici furono perseguitati. Le testimonianze relative ad Alfonso raccontano che i familiari gli consigliarono di mettersi in salvo. Aveva infatti un passaporto e avrebbe avuto la possibilità di lasciare il Paese. Anche il padre e i fratelli lo invitarono a trovare rifugio presso parenti o all'estero. Alfonso scelse invece di rimanere. La decisione deve essere collocata nel contesto della sua concezione del ministero sacerdotale. Non cercò il martirio come fine in sé, ma ritenne di non dover abbandonare coloro ai quali era stato affidato proprio nel momento della persecuzione. Il 20 agosto 1936 alcuni miliziani si presentarono nella sua abitazione per una perquisizione. Quando gli fu chiesto quale fosse la sua professione, rispose apertamente di essere sacerdote. Venne quindi arrestato e condotto al Governo Civile, da dove fu trasferito al carcere di San Miguel de los Reyes.
Il carcere e il martirio La permanenza nel carcere fu segnata da maltrattamenti e umiliazioni. Le testimonianze sulla sua prigionia lo descrivono tuttavia come sereno e consapevole della possibilità di essere ucciso. Una fonte riferisce che, durante la detenzione, quando venivano letti i nomi dei prigionieri destinati all'esecuzione, egli incoraggiava gli altri detenuti alla preghiera e alla recita del Rosario. Il 1 settembre 1936 il suo nome comparve nell'elenco dei prigionieri destinati alla morte. Una testimonianza riportata nelle biografie riferisce che, dopo aver appreso la notizia, chiese a un compagno di pregare affinché potesse perdonare fino all'ultimo momento. Il particolare è coerente con il profilo spirituale attribuito al giovane sacerdote nelle fonti del processo e della memoria martiriale, ma va distinto dalle notizie direttamente documentate sulla sua detenzione e sulla sua morte. Fu fatto salire su un automezzo insieme ad altri detenuti e condotto verso il campo di tiro di Paterna. Una recente ricerca storica sulla persecuzione religiosa nell'ambiente valenciano dell'ACdP riferisce che, durante il trasferimento, Alfonso tentò di fuggire saltando dal veicolo; fu ferito a un piede e quindi ucciso. Questa ricostruzione offre un elemento ulteriore rispetto alla tradizione più sintetica, secondo la quale venne semplicemente fucilato a Paterna. Morì il 1 settembre 1936, a soli ventisei anni, dopo poco più di tre anni di ministero sacerdotale.
La sepoltura Dopo l'uccisione, il corpo di Alfonso Sebastiá Viñals fu deposto nel cimitero di Paterna, in una fossa comune. La documentazione sulla sepoltura delle vittime delle esecuzioni di Paterna presenta numerose difficoltà e non consente sempre di ricostruire con precisione l'identità dei resti. Anche per Alfonso le fonti biografiche segnalano che i suoi resti non furono identificati. Il dato è importante anche dal punto di vista storico: il culto del beato non è legato alla conservazione di un corpo riconoscibile, ma alla memoria ecclesiale del suo martirio e al riconoscimento ufficiale della sua testimonianza di fede.
La beatificazione Alfonso Sebastiá Viñals fu incluso nella causa di José Aparicio Sanz e di altri 232 martiri della persecuzione religiosa in Spagna. La celebrazione della beatificazione ebbe luogo in piazza San Pietro a Roma l'11 marzo 2001, seconda domenica di Quaresima, durante il pontificato di Giovanni Paolo II. Nell'elenco ufficiale della celebrazione vaticana Alfonso compare come direttore della Scuola di Formazione Sociale di Valencia, con le date di nascita e morte: Valencia, 27 maggio 1910, e Paterna, 1 settembre 1936. Il riconoscimento della sua qualifica di martire non fu quindi il risultato di una semplice devozione locale, ma dell'iter ecclesiastico che portò alla beatificazione collettiva dei 233 martiri. La Chiesa riconobbe in lui una morte subita in odio alla fede nel contesto della persecuzione religiosa del 1936.
Memoria liturgica e culto Il Martirologio Romano colloca la memoria del beato Alfonso Sebastiá Viñals al 1 settembre e lo ricorda come sacerdote e martire ucciso a Paterna, nel territorio di Valencia, durante la persecuzione contro la fede. La stessa commemorazione è riportata dal sito ufficiale della Conferenza Episcopale Spagnola e dal calendario liturgico vaticano. Alcune realtà legate all'Associazione Cattolica dei Propagandisti celebrano invece insieme i loro beati martiri il 22 settembre. Si tratta di una celebrazione propria o commemorativa dell'ambiente associativo e non modifica la memoria riportata dal Martirologio Romano, che per Alfonso è il 1 settembre. Non risultano patronati specifici ufficialmente attribuiti al beato. La sua memoria rimane particolarmente collegata alla diocesi di Valencia, all'apostolato sociale cattolico e all'Associazione Cattolica dei Propagandisti.
Autore: Giampietro Cattini
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