Dionisio Ullívarri Barajuán nacque a Vitoria, nella provincia di Álava, il 9 ottobre 1880. Fu battezzato nello stesso giorno della nascita. Rimasto orfano quando era ancora bambino, nel 1894 entrò nel collegio salesiano di Sarriá, presso Barcellona, dove ricevette la sua formazione e imparò il mestiere di rilegatore.
Le origini La perdita precoce dei genitori segnò l'infanzia di Dionisio, che trovò nell'ambiente salesiano il luogo nel quale maturare la propria formazione umana e religiosa. A Sarriá conobbe la spiritualità di san Giovanni Bosco e si orientò progressivamente verso la vita consacrata nella Congregazione salesiana. Nel 1894 iniziò dunque il suo percorso nell'opera salesiana di Sarriá. Dopo alcuni anni di formazione, nel 1900 iniziò il noviziato nella stessa casa. Il 1° marzo 1901 emise la prima professione religiosa a Sant Vicenç dels Horts, in provincia di Barcellona. Nel 1904 pronunciò la professione perpetua a Sarriá.
La vocazione Dionisio scelse la vocazione del coadiutore salesiano, cioè del religioso laico che, secondo la tradizione della Congregazione, partecipa pienamente alla missione di Don Bosco attraverso il lavoro, la vita comunitaria, l'educazione e i diversi servizi necessari alle opere salesiane. La sua preparazione professionale ebbe un ruolo importante nella sua vita religiosa. Il mestiere di rilegatore, appreso a Sarriá, divenne infatti uno degli strumenti attraverso i quali Dionisio poté mettere le proprie capacità al servizio della Congregazione. Le testimonianze raccolte sulla sua vita lo descrivono come un religioso fedele ai propri doveri, caratterizzato da pietà, puntualità e amore per la Congregazione. Durante i suoi quarantadue anni di vita salesiana svolse inoltre diversi incarichi amministrativi, mantenendo, secondo le testimonianze, una particolare attenzione alla povertà religiosa.
La vita salesiana Sarriá rimase il principale centro della sua prima esperienza salesiana. Qui Dionisio si dedicò soprattutto all'amministrazione e alle attività della comunità. Partecipava anche alla banda musicale, al canto e al teatro, inserendosi così nella vita educativa e comunitaria tipica delle opere salesiane. La sua attività non si limitò quindi al lavoro manuale. Come coadiutore, mise le proprie competenze professionali e amministrative al servizio della comunità e mantenne un rapporto particolarmente attento con i giovani e con gli antichi allievi. Le fonti salesiane sottolineano infatti il suo zelo per la formazione e il bene dei giovani.
A Cuba Nel 1916 i superiori lo destinarono a Cuba. Vi rimase circa due anni, continuando a svolgere il proprio lavoro nell'ambito delle opere salesiane. Anche durante l'esperienza missionaria mantenne quella condotta religiosa che le testimonianze descrivono come esemplare e diligente. Nel 1918 fece ritorno in Spagna. Fu quindi destinato a Madrid, alla casa salesiana della Ronda de Atocha, dove assunse la responsabilità del laboratorio di rilegatura. Rimase in quella comunità fino al 1933.
Il ritorno in Spagna Nel 1933 Dionisio fu trasferito al collegio salesiano María Auxiliadora di Salamanca, dove gli venne affidato l'incarico di amministratore laico. La sua nomina si colloca nel particolare contesto politico e legislativo della Seconda Repubblica spagnola, durante la quale le congregazioni religiose incontrarono crescenti limitazioni nello svolgimento delle proprie attività. Dionisio continuò comunque a esercitare il proprio servizio con la consueta discrezione. Nel luglio del 1936 si trovava a Madrid, presso il collegio salesiano San Miguel Arcángel del Paseo de Extremadura, per motivi legati al suo incarico, quando lo scoppio dell'insurrezione militare e della successiva guerra civile trasformò radicalmente la situazione della capitale.
La persecuzione Dopo l'inizio della persecuzione religiosa, i salesiani dovettero abbandonare le proprie case e cercare rifugio presso abitazioni private o pensioni. Dionisio si trovò insieme al sacerdote salesiano Germano Martín Martín, con il quale condivise gli ultimi giorni della vita. I due soggiornarono dapprima in una pensione nei pressi della Gran Vía e successivamente in un'altra abitazione di via Alfonso XII, 66. La loro condizione era particolarmente pericolosa perché l'appartenenza alla Congregazione salesiana poteva essere sufficiente per identificarli come religiosi e renderli oggetto della persecuzione.
L'arresto Il 30 agosto 1936, Dionisio e Germano si recarono, secondo quanto riferiscono le fonti, a far visita a una famiglia amica nella via Orellana. Si trattava della famiglia Serrano. Durante la visita i due salesiani furono arrestati. Vennero condotti dapprima alla cosiddetta checa di Fomento, uno dei luoghi di detenzione e interrogatorio presenti nella Madrid di quei mesi, e successivamente trasferiti verso il cimitero di Aravaca, allora località nei pressi della capitale. La vicenda è ricordata nelle fonti relative ai martiri salesiani di Madrid insieme a quella di Germano Martín Martín, con il quale Dionisio condivise l'arresto e la sorte finale.
Il martirio Dionisio Ullívarri fu ucciso ad Aravaca, presso Madrid, nella notte tra il 30 e il 31 agosto 1936. Alcune fonti riportano il 30 agosto come data del martirio, mentre altre precisano che l'esecuzione avvenne nelle prime ore del 31 agosto. La documentazione relativa ai martiri di Aravaca indica infatti il passaggio dalla notte del 30 all'alba del 31 agosto. Per questa ragione, nelle diverse fonti si incontrano entrambe le indicazioni. La scheda di Santi e Beati, così come il calendario liturgico che ne celebra la memoria, conserva tuttavia il 30 agosto come ricorrenza del Beato. Il martirologio liturgico portoghese, per esempio, commemora il 30 agosto i beati Germano Martín Martín e Dionisio Ullívarri Barajuán come martiri salesiani uccisi ad Aravaca durante la persecuzione religiosa. Dionisio aveva 55 anni e aveva trascorso circa quarantadue anni nella Congregazione salesiana. La sua morte concluse una vita caratterizzata soprattutto dal lavoro quotidiano, dal servizio alla comunità e dalla fedeltà alla vocazione di coadiutore.
La beatificazione La causa di beatificazione di Dionisio Ullívarri venne inserita nel gruppo dei 498 martiri della persecuzione religiosa in Spagna, appartenenti a diverse diocesi e congregazioni religiose. Il 28 ottobre 2007, in piazza San Pietro a Roma, Dionisio Ullívarri Barajuán fu beatificato insieme agli altri 497 martiri. Il rito fu presieduto dal cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di papa Benedetto XVI. La beatificazione costituì uno dei più importanti riconoscimenti collettivi concessi dalla Chiesa alle vittime della persecuzione religiosa in Spagna. La Famiglia Salesiana lo annovera oggi tra i propri beati martiri: la documentazione salesiana lo presenta come coadiutore e martire, insieme agli altri membri della Congregazione uccisi durante la persecuzione del 1936-1939.
La memoria La figura di Dionisio Ullívarri appartiene al gruppo dei martiri salesiani della persecuzione religiosa in Spagna. La sua vicenda presenta un carattere particolare: egli non era sacerdote, ma religioso coadiutore, e la sua missione salesiana si espresse soprattutto attraverso il lavoro professionale, l'amministrazione e il servizio alla comunità. La sua esistenza mostra così una delle dimensioni fondamentali della vocazione salesiana delineata da Don Bosco: la santità vissuta nella quotidianità, attraverso il lavoro, la responsabilità, la vita comunitaria e la dedizione ai giovani. Il riconoscimento ecclesiale del martirio non riguarda quindi una vita caratterizzata da incarichi straordinari, ma una fedeltà maturata nel corso di decenni. Dopo quarantadue anni di vita salesiana, Dionisio rimase fedele alla propria consacrazione anche quando la situazione politica e sociale rese pericolosa la stessa appartenenza religiosa. Il suo nome è oggi associato a quello degli altri martiri salesiani di Madrid e, in particolare, a Germano Martín Martín, con il quale condivise gli ultimi giorni, l'arresto e la morte ad Aravaca. Dionisio Ullívarri Barajuán è ricordato dalla Chiesa come Beato, religioso salesiano coadiutore e martire, con memoria liturgica il 30 agosto.
Autore: Giampietro Cattini
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