Giovanni Codera Marqués nacque a Barbastro il 25 maggio 1883. La documentazione biografica disponibile sulla sua infanzia e sulla sua famiglia è piuttosto scarsa e non permette di ricostruire con sicurezza l’ambiente domestico nel quale trascorse i primi anni. La sua città natale, Barbastro, apparteneva allora alla provincia di Huesca e alla diocesi che aveva sede nella stessa località. Prima di entrare nella Congregazione salesiana, Codera lavorò come dipendente nella casa salesiana di Sarriá, presso Barcellona. Fu proprio il contatto con l’ambiente di Don Bosco a orientarlo verso la vita religiosa. Le fonti biografiche salesiane riferiscono che chiese di essere ammesso al noviziato e iniziò così il percorso che lo avrebbe portato alla professione religiosa. Nel 1919 emise la professione come salesiano coadiutore a Carabanchel Alto, presso Madrid. La condizione di coadiutore era caratteristica della tradizione salesiana: si trattava di religiosi non sacerdoti che partecipavano pienamente alla vita consacrata e alla missione educativa della Congregazione attraverso il lavoro, l’assistenza, la formazione professionale e le diverse attività necessarie alla vita delle comunità e delle opere.
Gli anni nelle case salesiane Dopo la professione religiosa, Codera rimase a Carabanchel Alto fino al 1929. In quell’anno fu destinato al collegio Maria Auxiliadora di Salamanca. L’anno successivo passò alla casa salesiana del Paseo de Extremadura, a Madrid. Nel 1933 ritornò a Carabanchel Alto, dove rimase fino alla dispersione della comunità provocata dalla guerra civile. Le fonti concordano nel ricordarlo soprattutto per il servizio di infermiere e per l’assistenza prestata ai confratelli. Non fu quindi una figura appartenente ai vertici della Congregazione né un autore di opere conosciute: la sua attività salesiana si svolse soprattutto nel servizio quotidiano alla comunità. Questo elemento è importante per comprendere la sua figura. La documentazione disponibile non costruisce intorno a Codera una biografia caratterizzata da incarichi prestigiosi o da particolari imprese apostoliche. La sua identità storica emerge piuttosto dal lungo servizio svolto all’interno delle comunità salesiane e, negli ultimi mesi della vita, dall’assistenza prestata ai confratelli che si trovavano in condizioni di pericolo.
La persecuzione del 1936 Il 18 luglio 1936 l’insurrezione militare contro la Seconda Repubblica spagnola diede inizio alla guerra civile. Nelle settimane successive, nelle zone rimaste sotto il controllo repubblicano, si sviluppò una violenta persecuzione religiosa che colpì sacerdoti, religiosi e numerosi laici cattolici. Anche le comunità salesiane di Madrid furono coinvolte. La comunità di Carabanchel Alto subì l’irruzione delle forze rivoluzionarie il 20 luglio. I religiosi furono arrestati e condotti in luoghi utilizzati temporaneamente come centri di detenzione. Secondo le testimonianze trasmesse dalla tradizione salesiana, durante il trasferimento a Codera fu strappato il rosario che portava con sé e il gesto provocò un’aggressione fisica. Il particolare appartiene alla documentazione testimoniale utilizzata nella memoria del martire e va distinto dai dati essenziali del processo, che attestano invece in maniera più generale la sua cattura e la successiva morte. Dopo il primo arresto Codera fu liberato. La dispersione delle comunità religiose costrinse lui e altri confratelli a cercare rifugio in abitazioni private e pensioni. La repressione, tuttavia, non era cessata e gli appartenenti agli istituti religiosi rimanevano particolarmente esposti.
L’assistenza ai salesiani detenuti Nella fase finale della sua vita Codera si stabilì, insieme ad altri salesiani, presso la pensione Vascoleonesa di Madrid. Da quel luogo continuò a interessarsi dei confratelli incarcerati. Una delle testimonianze più dettagliate riferisce che tra i religiosi detenuti nella prigione di Ventas vi erano salesiani provenienti dalla comunità di Mohernando. Il 25 settembre 1936 Codera si recò alla prigione insieme a Tommaso Gil de la Cal, giovane aspirante salesiano. I due intendevano portare notizie e mantenere i contatti con i confratelli detenuti. La documentazione salesiana conserva questa attività come l’ultimo servizio compiuto da Codera prima della morte. Secondo una ricostruzione più dettagliata, nella mattinata del 25 settembre Codera e Gil de la Cal si recarono alla prigione di Ventas. Dopo essere tornati alla pensione, ripartirono nel pomeriggio. Prima della seconda visita Codera passò da un’altra pensione dove si trovavano due confratelli, i quali avrebbero cercato di dissuaderlo dal tornare alla prigione. Il racconto riferisce che egli decise comunque di proseguire. Questo episodio deve essere presentato con una certa prudenza. Le fonti che lo tramandano appartengono soprattutto alla memorialistica salesiana e alla letteratura sviluppatasi intorno alla causa di beatificazione. Il dato fondamentale, tuttavia, è confermato dalla documentazione ufficiale del processo: Codera fu catturato e condotto alla morte il 25 settembre 1936.
L’arresto e la morte Codera e Tommaso Gil de la Cal non fecero più ritorno alla pensione. Le ricostruzioni salesiane collocano il loro arresto nelle vicinanze della prigione di Ventas nella stessa giornata del 25 settembre. Non sono invece sufficientemente documentate tutte le circostanze dell’arresto e dell’esecuzione. Una fonte salesiana ufficiale relativa al gruppo dei martiri di Madrid registra infatti per Codera un’indicazione essenziale: fu catturato e condotto alla morte mediante fucilazione il 25 settembre 1936. Anche il repertorio liturgico portoghese che riporta la memoria del beato indica Madrid come luogo del martirio e lo collega alla persecuzione religiosa del 1936. Alcune fonti divulgative collocano il luogo preciso della morte nelle immediate vicinanze della prigione di Ventas, mentre altre si limitano a indicare Madrid. È quindi preferibile non trasformare l’ipotesi topografica più dettagliata in una certezza assoluta. Anche le circostanze materiali dell’esecuzione non sono ricostruibili con la precisione che sarebbe possibile per un episodio documentato da atti giudiziari contemporanei. Codera aveva allora 53 anni. Morì insieme alla più giovane generazione salesiana rappresentata da Tommaso Gil de la Cal, in una fase nella quale l’appartenenza religiosa costituiva, in molte zone della Spagna, un grave fattore di rischio.
La sorte dei resti La sorte dei resti mortali di Codera non è documentata in modo definitivo. Una ricostruzione relativa alla comunità di Carabanchel Alto segnala che dei dieci membri della casa uccisi durante la persecuzione non furono ritrovati i resti di alcuni, tra i quali quelli di Codera. Nel pantheon salesiano del cimitero di Carabanchel Alto sono invece conservati i resti di altri martiri della stessa comunità, per i quali fu possibile procedere all’identificazione e alla traslazione. La mancanza di una sepoltura individuale identificata non ha impedito lo sviluppo della memoria liturgica di Codera, perché il riconoscimento ecclesiale della sua testimonianza non dipende dall’identificazione materiale dei resti, ma dalla valutazione complessiva compiuta nel processo di beatificazione.
Il processo di beatificazione Giovanni Codera Marqués fu inserito nella causa dei martiri salesiani della provincia di Madrid e di quella di Siviglia guidata da Enrico Saiz Aparicio. Il gruppo comprendeva 63 membri della Famiglia Salesiana, appartenenti a diverse comunità e comprendenti sacerdoti, coadiutori, chierici, aspiranti e collaboratori laici. La documentazione ufficiale della Santa Sede identifica esplicitamente Juan Codera Marqués come coadiutore della comunità di Carabanchel Alto e registra la sua cattura e la morte per fucilazione il 25 settembre 1936. Il riconoscimento ecclesiale del martirio portò alla beatificazione dell’intero gruppo il 28 ottobre 2007, durante il pontificato di Benedetto XVI. La beatificazione non equivale a una semplice commemorazione della persecuzione religiosa spagnola. Nel procedimento ecclesiastico il martirio è stato riconosciuto come testimonianza della fede, e Codera è quindi venerato come beato martire della Chiesa cattolica.
La memoria liturgica La memoria di Giovanni Codera è celebrata il 25 settembre, giorno della sua morte. La liturgia spagnola e quella portoghese ricordano in questa data Codera insieme a Tommaso Gil de la Cal come religiosi della Società di San Francesco di Sales e martiri della persecuzione religiosa in Spagna. La sua memoria liturgica mette in evidenza un aspetto essenziale della sua vicenda: non fu ricordato per una produzione letteraria, per un incarico ecclesiastico o per una fondazione, ma per il servizio religioso svolto fino agli ultimi giorni e per la morte subita nel contesto della persecuzione del 1936.
Un martire della vita quotidiana salesiana La figura di Codera è significativa anche perché rappresenta una tipologia particolare di martire salesiano. Non era sacerdote, non ricopriva un ruolo direttivo e non è ricordato per scritti o opere pubbliche. Era un coadiutore che aveva svolto soprattutto servizi pratici e assistenziali. Il suo profilo permette quindi di osservare la composizione reale delle comunità salesiane della Spagna degli anni Trenta. Tra i 63 martiri della causa di Enrico Saiz Aparicio figuravano infatti persone con ruoli differenti: sacerdoti, coadiutori, chierici, aspiranti e collaboratori. Codera apparteneva al gruppo dei coadiutori.
La comunità di Carabanchel Alto La casa salesiana di Carabanchel Alto fu una delle comunità maggiormente colpite dalla persecuzione a Madrid. Diciotto persone appartenevano alla comunità al momento dell’inizio della persecuzione e dieci furono uccise nel corso dei mesi successivi. Tra queste figuravano il sacerdote Enrico Saiz Aparicio, alcuni coadiutori, chierici e aspiranti. La vicenda di Codera deve quindi essere inserita in un quadro comunitario. La sua morte non fu un episodio isolato, ma si colloca nella distruzione e dispersione delle comunità salesiane madrilene durante la guerra civile.
Codera e Tommaso Gil de la Cal La memoria dei due martiri è strettamente legata. Codera era il religioso adulto e già professato; Gil de la Cal era invece un aspirante alla vita salesiana. Il 25 settembre 1936 si trovarono insieme durante le visite ai salesiani detenuti nella prigione di Ventas e furono arrestati e uccisi nello stesso giorno. La liturgia li ricorda insieme e la causa di beatificazione li ha inseriti nel medesimo gruppo dei martiri salesiani del 1936.
Curiosità - Giovanni Codera aveva lavorato come dipendente nella casa salesiana di Sarriá prima di chiedere di entrare nella Congregazione e diventare religioso. - Dopo la professione del 1919 rimase a Carabanchel Alto per circa dieci anni, prima di essere destinato a Salamanca e successivamente a Madrid. - La sua attività di infermiere spiega il particolare rilievo assunto dall’assistenza ai confratelli nella fase finale della sua vita. - La documentazione relativa alla comunità di Carabanchel Alto indica che i resti di Codera non furono tra quelli recuperati e identificati. - Il suo nome compare nella documentazione ufficiale della Santa Sede insieme a quello di Enrico Saiz Aparicio e degli altri 62 compagni della causa beatificata nel 2007.
Cronologia - 25 maggio 1883 - Nasce a Barbastro, nella provincia di Huesca. - Prima del 1919 - Lavora presso la casa salesiana di Sarriá e matura la scelta della vita religiosa. - 1919 - Emette la professione religiosa come salesiano coadiutore a Carabanchel Alto. - 1929 - Viene destinato al collegio Maria Auxiliadora di Salamanca. - 1930 - Passa alla casa salesiana del Paseo de Extremadura, a Madrid. - 1933 - Ritorna nella comunità salesiana di Carabanchel Alto, dove presta servizio anche come infermiere. - 20 luglio 1936 - Viene arrestato insieme agli altri membri della comunità di Carabanchel Alto e successivamente liberato. - 25 settembre 1936 - Si reca presso la prigione di Ventas per assistere i confratelli detenuti; viene arrestato e ucciso a Madrid insieme a Tommaso Gil de la Cal. - 28 ottobre 2007 - Viene beatificato a Roma da Benedetto XVI insieme a Enrico Saiz Aparicio e ai 62 compagni martiri. - 25 settembre - Memoria liturgica del beato.
Valutazione storico-critica - L’identità di Giovanni Codera Marqués come salesiano coadiutore originario di Barbastro, professato nel 1919 e morto a Madrid il 25 settembre 1936 è ben attestata dalla documentazione salesiana e dalla documentazione ufficiale della Santa Sede. - La data di nascita del 25 maggio 1883 e quella della morte del 25 settembre 1936 sono concordemente riportate dalle principali fonti consultate. - La ricostruzione della sua attività nelle diverse case salesiane, compreso il servizio di infermiere, deriva soprattutto dalla documentazione biografica salesiana e dalla memorialistica legata alla causa. È sufficientemente coerente tra le fonti, ma non dispone dello stesso grado di documentazione diretta dei dati relativi alla beatificazione e alla morte. - Le circostanze dell’ultimo arresto sono meno certe nei particolari. È ben documentato che Codera fu catturato e condotto alla morte il 25 settembre; sono invece meno sicuri il punto preciso dell’arresto, il luogo esatto dell’esecuzione e i dettagli della fucilazione. Per questo la ricostruzione deve evitare di presentare come certi particolari provenienti esclusivamente dalla memorialistica successiva. - Il racconto relativo al rosario strappato durante il primo arresto appartiene alla tradizione testimoniale salesiana. È plausibile nel contesto della persecuzione, ma non costituisce un dato documentario dello stesso livello della data dell’arresto o della morte. - La documentazione relativa ai resti mortali presenta una lacuna: Codera non risulta tra i martiri di Carabanchel Alto i cui resti furono recuperati e collocati nel pantheon salesiano. - Il riconoscimento del martirio è ecclesialmente consolidato dalla beatificazione del 28 ottobre 2007. La Santa Sede presenta Codera come uno dei 63 martiri salesiani delle province di Madrid e Siviglia, riconoscendone il martirio nella persecuzione religiosa del 1936. - La documentazione sulla sua vita precedente alla professione religiosa rimane limitata. Non è pertanto opportuno ricostruire dettagli sulla famiglia, sull’educazione o sulla giovinezza che le fonti disponibili non permettono di stabilire. - La figura storica di Codera emerge soprattutto attraverso due elementi solidamente collegati: il lungo servizio come coadiutore salesiano e infermiere e la scelta di continuare ad assistere i confratelli incarcerati anche in una situazione di grave pericolo. La seconda parte della sua vicenda è inoltre inseparabile dalla storia più ampia della comunità di Carabanchel Alto e della persecuzione religiosa del 1936.
Fonti e bibliografia essenziale - Santa Sede, Dicastero delle Cause dei Santi, Enrique Saiz Aparicio e 62 compagni, scheda ufficiale della causa e della beatificazione, 28 ottobre 2007. - Pablo Marín Sánchez, Los mártires salesianos de Madrid, Sevilla, Bilbao y León (1936-1937), Madrid, Editorial CCS, 2007. L’opera, di circa 230 pagine, raccoglie le biografie dei 63 martiri salesiani della causa. - Archivo Salesiano, Documenti e notizie, 2006, elenco dei Servi di Dio della Provincia Salesiana di Madrid e di Siviglia, con la registrazione di Juan Codera Marqués e della sua morte il 25 settembre 1936. - Liturgia Diária, Secretariado Nacional de Liturgia, Portogallo, 25 settembre, memoria dei beati Giovanni Codera Marqués e Tommaso Gil de la Cal. - Marín Sánchez, Pablo, ‘Los mártires salesianos en la Iglesia española de los años treinta del siglo XX’, studio sulla presenza salesiana e sui martiri della persecuzione religiosa, con bibliografia specialistica. - Archivo Salesiano, Boletín Salesiano, giugno 2007, documentazione preparatoria alla beatificazione dei martiri salesiani e riflessione storica sul gruppo della Provincia Céltica di Madrid. - Documentazione storica relativa alla comunità salesiana di Carabanchel Alto e ai suoi martiri, utilizzata per la verifica della sorte dei religiosi e dei resti mortali.
Autore: Giampietro Cattini
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