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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Beato Anastasio Garzon Gonzalez Condividi su Facebook

Beato Anastasio Garzon Gonzalez Coadiutore salesiano, martire

Festa: 6 novembre

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Madrigal de las Altas Torres, Ávila, Spagna, 7 settembre 1908 - Paracuellos de Jarama, Madrid, Spagna, 28 novembre 1936

Nacque a Madrigal de las Altas Torres, nella provincia di Ávila, il 7 settembre 1908. Da adolescente entrò nelle Scuole Professionali salesiane di Madrid-Atocha come allievo di meccanica e proprio nell'ambiente educativo di don Bosco maturò la vocazione alla vita religiosa. Passò quindi al noviziato di Carabanchel Alto, dove il 15 agosto 1929 emise i voti religiosi come salesiano coadiutore. Le sue capacità tecniche e il suo buon spirito determinarono l'invio in Italia, a San Benigno Canavese, presso Torino, dove completò la propria formazione tecnica e religiosa. Tornato in Spagna, fu destinato al collegio salesiano di Madrid-Atocha e incaricato del laboratorio di meccanica, dove si dedicò anche alla formazione dei giovani. Lo scoppio della persecuzione religiosa del 1936 interruppe bruscamente la sua attività. Dopo l'abbandono forzato del collegio, Garzón cercò rifugio presso conoscenti e in una pensione madrilena. Arrestato nel settembre 1936 perché riconosciuto come religioso, fu trasferito prima alla Direzione Generale di Sicurezza, quindi alla cárcel Modelo e, in novembre, alla prigione di San Antón. Il 28 novembre fu prelevato insieme ad altri detenuti e condotto a Paracuellos de Jarama, dove venne ucciso. Aveva ventotto anni. La sua causa fu unita a quella di Enrique Sáiz Aparicio e di altri 62 membri della Famiglia Salesiana. Il decreto pontificio del 2007 riconobbe il loro martirio e Benedetto XVI li beatificò a Roma il 28 ottobre dello stesso anno.

Etimologia: Dal greco Anastasios e significa 'risorto', 'che risorge'.

Emblema: Abito salesiano da coadiutore, strumenti o ambientazione legati al lavoro meccanico, palma del martirio.


Anastasio Garzón González nacque il 7 settembre 1908 a Madrigal de las Altas Torres, nell'allora diocesi di Ávila. Le fonti concordano sulla sua appartenenza a una generazione di giovani spagnoli che, nei primi decenni del Novecento, trovarono nelle opere educative salesiane un ambiente di formazione professionale e cristiana.
Nel 1923, secondo le fonti biografiche salesiane e agiografiche, entrò come allievo di meccanica nelle Scuole Professionali salesiane di Atocha, a Madrid. L'esperienza scolastica fu decisiva anche per la sua vocazione. In quegli anni maturò infatti la scelta della vita religiosa e passò al noviziato di Carabanchel Alto. Il 15 agosto 1929 emise i voti religiosi come coadiutore salesiano.
Il salesiano coadiutore, nella tradizione di don Bosco, univa la consacrazione religiosa al lavoro educativo e professionale. Nel caso di Garzón, la meccanica divenne così parte integrante del suo servizio ai giovani.

La formazione in Italia e il lavoro educativo
Le sue attitudini tecniche, unite al buon spirito religioso, indussero i superiori a inviarlo in Italia per completare la formazione professionale e salesiana. Fu destinato a San Benigno Canavese, presso Torino, dove approfondì la preparazione meccanica.
Rientrato in Spagna, fu destinato nuovamente a Madrid. Negli anni 1934-1936 prestò servizio nella casa salesiana di Atocha, dove gli venne affidata la direzione del laboratorio di meccanica. Le testimonianze biografiche lo ricordano come un buon maestro e un assistente attento ai ragazzi. La sua attività non consisteva quindi soltanto nell'insegnamento tecnico: il laboratorio costituiva anche un ambiente educativo nel quale il lavoro, la disciplina e la formazione umana erano strettamente collegati.
La sua figura rappresenta bene il modello del coadiutore salesiano voluto da don Bosco: un religioso che, senza essere sacerdote, partecipava pienamente alla missione della congregazione attraverso il lavoro, la formazione professionale e la presenza quotidiana accanto ai giovani.

La persecuzione del 1936
La situazione cambiò radicalmente nell'estate del 1936. Con l'inizio della guerra civile spagnola e l'intensificarsi della persecuzione religiosa, le comunità salesiane di Madrid furono costrette ad abbandonare le proprie case.
Dopo l'assalto al collegio di Atocha, avvenuto nel luglio, Garzón cercò rifugio presso persone conosciute nell'ambiente salesiano. Secondo le testimonianze biografiche, trascorse dapprima alcune ore presso un ex allievo e successivamente si trasferì presso un'altra persona legata al collegio. Anche questo rifugio divenne però insicuro a causa delle perquisizioni.
Il 27 luglio raggiunse la Pensione Asturiana, in calle Abada 10, a Madrid. Vi rimase fino all'arresto, avvenuto nel settembre. Le fonti riportano una piccola divergenza sulla data precisa dell'arresto: la documentazione del processo conservata dal Dicastero delle Cause dei Santi indica il 6 settembre, mentre una tradizione biografica più dettagliata lo colloca al 7 settembre. È invece sicuro che in quei giorni fu identificato come religioso salesiano e arrestato.

Il carcere
Dopo l'arresto fu condotto alla Direzione Generale di Sicurezza e rinchiuso nelle celle. Successivamente venne trasferito alla cárcel Modelo di Madrid. Il 16 novembre passò alla prigione di San Antón, dove si trovavano numerosi religiosi e altri detenuti.
La sua vicenda carceraria si inserisce nella più ampia persecuzione religiosa che colpì sacerdoti, religiosi e laici cattolici durante la guerra civile. Nel decreto pontificio relativo alla causa, la Santa Sede presenta i 63 membri della Famiglia Salesiana come persone che, durante la persecuzione del 1936-1937, rimasero fedeli alla loro vocazione e alla fede cristiana.

Paracuellos de Jarama
Il 28 novembre 1936 Garzón fu prelevato dalla prigione di San Antón insieme ad altri detenuti. Fu condotto a Paracuellos de Jarama, località a nord-est di Madrid divenuta uno dei principali luoghi delle esecuzioni di massa avvenute durante la guerra civile.
In quella giornata furono uccisi anche altri salesiani della comunità di Atocha, tra cui Justo Juanes Santos e, secondo la documentazione processuale, altri membri della Famiglia Salesiana. La documentazione diocesana identifica espressamente il 28 novembre 1936 come data del martirio di Garzón a Paracuellos de Jarama.
Aveva ventotto anni.
La sua morte deve essere collocata nel contesto della persecuzione religiosa e delle violenze della guerra civile spagnola. Il riconoscimento ecclesiastico del martirio non costituisce una ricostruzione politica degli eventi della guerra, ma riguarda la testimonianza della fede e le circostanze nelle quali Garzón e gli altri membri della causa furono uccisi. Il decreto della Congregazione per le Cause dei Santi riconobbe infatti il loro martirio 'in odium fidei'.

La causa di beatificazione
La vicenda di Anastasio Garzón fu inserita nella causa di martirio di Enrique Sáiz Aparicio e 62 compagni. Originariamente esistevano due distinti procedimenti, uno relativo ai salesiani della provincia di Madrid e uno relativo a quelli della provincia di Siviglia. Nel 1985 le due cause furono unite in un unico processo.
Il decreto sul martirio fu promulgato durante il pontificato di Benedetto XVI nel 2006. La Santa Sede riconobbe che i membri della causa avevano affrontato la persecuzione mantenendo la fedeltà alla propria vocazione cristiana e salesiana.
Il 28 ottobre 2007, a Roma, papa Benedetto XVI presiedette la beatificazione dei 498 martiri spagnoli, tra i quali erano compresi Anastasio Garzón González e altri 62 membri della Famiglia Salesiana. La Santa Sede indica ufficialmente la beatificazione del gruppo nella stessa data.

La memoria liturgica (nota interna)
La data del 6 settembre presente nella precedente scheda di Santi e Beati è legata alla tradizione editoriale con cui il beato è stato a lungo inserito nel calendario. La documentazione storica, tuttavia, stabilisce che il 6 settembre 1936 fu il giorno dell'arresto e non della morte. Il martirio avvenne il 28 novembre 1936.
Per i 498 martiri beatificati da Benedetto XVI nel 2007, la lettera apostolica stabilì la celebrazione liturgica annuale il 6 novembre. Anastasio Garzón González appartiene al gruppo dei 63 martiri della Famiglia Salesiana compreso nella causa di Enrique Sáiz Aparicio e 62 compagni. Anche le fonti salesiane riportano il 6 novembre come memoria dei martiri salesiani spagnoli beatificati nel 2007.
Pertanto, per una scheda aggiornata e storicamente corretta, è opportuno indicare 6 novembre come memoria liturgica, segnalando eventualmente il 6 settembre come data dell'arresto.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-20

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