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San Virila di Leyre Abate

Festa: 1 ottobre

Tiermas, Yesa, Saragozza, Aragona, Spagna, X sec. - Leyre, Yesa, Navarra, Spagna, X sec.

Fu abate del monastero di San Salvador di Leyre nella prima metà del X secolo ed è una delle figure religiose medievali più caratteristiche della memoria storica della Navarra. La sua esistenza non appartiene soltanto alla tradizione agiografica: un documento del 928, relativo a una controversia territoriale, presenta infatti un abate di nome Virila tra i testimoni convocati dal vescovo Galindo di Pamplona e costituisce la principale attestazione contemporanea della sua presenza a Leyre. La sua venerazione è ulteriormente documentata da una serie di diplomi dell’XI secolo che ricordano le reliquie dell’abate insieme a quelle delle sante martiri Nunilo e Alodia. Molto meno attendibile sul piano storico è invece il celebre racconto secondo cui Virila, uscito dal monastero per meditare sul mistero dell’eternità, sarebbe rimasto per trecento anni in estasi ascoltando il canto di un uccello. La storia non costituisce una cronaca della sua vita, ma appartiene a una tradizione narrativa medievale molto più ampia, attestata in diverse regioni dell’Europa occidentale e successivamente associata alla figura dell’abate di Leyre.

Emblema: Abito monastico, pastorale e libro.


Le notizie direttamente documentarie sulla vita di Virila (anche Viril, Verila o Virile) sono molto scarse. Non sono conosciuti con certezza i suoi genitori, il luogo e la data di nascita, la formazione, l’ingresso nella vita monastica o le circostanze della morte. Anche la tradizione che lo vuole originario di Tiermas non è sostenuta da un documento contemporaneo alla sua vita: la località fu invece associata in modo stabile alla memoria dell’abate nei secoli successivi.
Il dato più importante è un documento del 928 conservato nel cosiddetto Libro Gótico di San Juan de la Peña. Si tratta di una carta relativa alla composizione di una controversia sui confini dei territori di Catamesas e Benasa, situati nell’area dipendente da Leyre. Il vescovo Galindo di Pamplona vi elenca diversi abati e sacerdoti chiamati come testimoni, tra i quali compare ‘domnum Abbatem Verilam’. La posizione occupata nell’elenco e il contesto documentario permettono di identificare questo Verila con l’abate di San Salvador di Leyre. Il documento costituisce dunque una testimonianza concreta della sua presenza alla guida del monastero nel 928.
Questa attestazione è particolarmente importante perché permette di separare il personaggio storico dal racconto leggendario. Virila non deve essere considerato una figura inventata successivamente per dare un protagonista alla leggenda del monaco e dell’uccello. Esiste invece un abate realmente documentato nel X secolo, al quale la tradizione di Leyre avrebbe successivamente collegato un racconto edificante sul mistero dell’eternità.

Il culto nella documentazione dell’XI secolo
La prova più significativa della precoce venerazione di Virila è costituita dalla documentazione di Leyre dell’XI secolo. Un diploma del 1011, emanato nel monastero alla presenza del re Sancho III il Maggiore, ricorda i corpi delle sante Nunilo e Alodia e quello di ‘Sancti Virile abbatis et confessoris’. Negli anni successivi il suo nome ricompare in numerosi documenti relativi a donazioni e possedimenti di Leyre. Nel 1037 viene nuovamente ricordato come abate; nel 1064, 1066, 1068, 1079 e 1085 la documentazione continua ad associarlo alla comunità dei santi venerati nel monastero.
Questa serie di attestazioni è importante per due motivi. Da una parte conferma che il personaggio storico ricordato nel 928 era entrato rapidamente nella memoria religiosa della comunità. Dall’altra mostra che il culto di Virila non dipende dalla leggenda del canto dell’uccello. I documenti dell’XI secolo lo presentano già come abate e confessore venerato, senza collegarlo al celebre episodio dei trecento anni. La storia della sua venerazione è quindi più antica della forma letteraria con cui la sua figura sarebbe diventata celebre.
Una fonte liturgica navarrese osserva inoltre che alcuni testi attribuiti agli anni 1014-1037 e contenenti riferimenti a Virila sono documenti manipolati e di dubbia credibilità. La prima testimonianza originale del culto monastico, secondo questa ricostruzione, va cercata nella seconda metà dell’XI secolo. Questo invita a non utilizzare indiscriminatamente tutte le carte medievali attribuite a Leyre come se avessero lo stesso valore documentario.

Le reliquie e la memoria di Tiermas
La venerazione di Virila fu legata anche alla presenza delle sue reliquie. Per secoli il monastero di Leyre conservò un’urna attribuita al santo abate. Un inventario dell’epoca moderna descriveva la presenza della testa e di diverse ossa, insieme ad oggetti associati alla dignità abbaziale. Lo stesso inventario mostra però che non tutto ciò che la devozione aveva associato al santo poteva essere considerato autentico: lo storico Julio Ruiz de Oyaga, esaminando la documentazione, mise in dubbio che mitra, anello e insegne descritte appartenessero effettivamente al Virila del X secolo.
Le soppressioni degli ordini religiosi provocarono diverse vicissitudini. Nel 1820 l’urna delle reliquie fu trasferita alla chiesa parrocchiale di Tiermas, località tradizionalmente considerata patria dell’abate. Nel 1825, quando le reliquie furono restituite a Leyre, gli abitanti ottennero una parte del deposito. Un atto del 7 giugno 1825 registra precisamente l’estrazione di due ossa dall’urna, destinata alla venerazione locale.
Con la soppressione definitiva della comunità monastica le reliquie di Virila furono trasferite a Pamplona. Secondo la documentazione ecclesiastica navarrese, esse rimasero nella cattedrale fino al 24 ottobre 1979, quando furono restituite ai monaci benedettini di Leyre.

La festa liturgica
La memoria tradizionale di San Virila cadeva il 1 ottobre. Questa data è attestata anche dal calendario cistercense utilizzato a Leyre e dalla tradizione liturgica della comunità. La riforma del calendario romano successiva al Concilio Vaticano II rese il 1 ottobre la memoria di santa Teresa di Gesù Bambino; la celebrazione locale di Virila venne quindi trasferita al 3 ottobre.
La ricorrenza del 3 ottobre è tuttora presente nel calendario liturgico di Pamplona e Tudela come memoria libera di San Virila di Leyre. Nel 2024 il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha inoltre approvato il nuovo Proprio delle Messe e della Liturgia delle Ore dell’abbazia di San Salvador di Leyre; il monastero ha celebrato il nuovo ufficio e la nuova Messa di San Virila il 3 ottobre dello stesso anno.

La leggenda del canto dell’uccello
La storia più famosa associata a Virila racconta che l’abate fosse tormentato dal problema dell’eternità. Durante una passeggiata nei boschi presso Leyre avrebbe udito il canto meraviglioso di un uccello e sarebbe rimasto talmente assorto da perdere la percezione del tempo. Quando fosse tornato al monastero, nessuno dei monaci lo avrebbe riconosciuto. Consultando gli antichi documenti, i religiosi avrebbero scoperto che Virila era scomparso trecento anni prima. Nella forma sviluppata dalla tradizione di Leyre, un uccello sarebbe infine comparso portando nel becco l’anello dell’abate, come segno destinato a confermare la sua identità.
Il racconto non può essere utilizzato come fonte biografica per ricostruire la vita di Virila. Il motivo narrativo è infatti molto più antico e molto più ampio della tradizione navarrese. Una versione compare nella Cantiga attribuita ad Alfonso X il Savio, mentre un racconto analogo è presente nella Legenda aurea di Jacopo da Varazze. Lo stesso tema compare nel Libro de los Exemplos dell’arcidiacono Clemente Sánchez de Vercial, composto nel XV secolo.
La diffusione medievale del motivo dimostra che l’episodio appartiene a una tipologia narrativa europea sul rapporto fra tempo terreno ed eternità. La versione di Leyre ne fece progressivamente un elemento caratteristico della memoria di Virila. Non è però possibile stabilire con certezza che il racconto sia nato proprio a Leyre. La tradizione locale conserva testimonianze figurative medievali che mostrano quanto presto il tema sia stato associato al monastero, ma la sua origine ultima rimane discussa.

Il motivo dei trecento anni
Il numero trecento non deve essere interpretato come una durata storica documentabile. Ha una funzione narrativa: rende immediatamente comprensibile la sproporzione fra la percezione umana del tempo e l’eternità. Nelle diverse versioni medievali il personaggio, rapito dalla musica dell’uccello, crede che siano trascorsi pochi istanti mentre all’esterno è passato un periodo lunghissimo.
Nel caso di Virila, questo racconto venne adattato alla sua figura di abate reale e al paesaggio concreto di Leyre. La presenza della fonte di San Virila e la sopravvivenza del racconto nel patrimonio culturale del monastero hanno contribuito a mantenere strettamente uniti il personaggio storico, il luogo e la leggenda. Il monastero stesso presenta oggi la fonte di San Virila tra i percorsi immediatamente prossimi all’abbazia.

Il culto e le immagini
La memoria di Virila si sviluppò anche attraverso le immagini. La documentazione storica segnala rappresentazioni dell’abate nel complesso di Leyre e una scultura medievale conservata nel museo del castello di Javier. Lo storico Julio Ruiz de Oyaga attribuì particolare importanza a un rilievo del XII secolo nel quale la figura dell’abate è collegata al motivo degli uccelli.
Il monastero conserva inoltre una tradizione iconografica più tarda. Tra le opere ricordate ufficialmente figura un dipinto di San Virila intento ad ascoltare il canto di un uccello, attribuito a Juan Ricci e datato al XVII secolo. Nel complesso monastico sono inoltre presenti immagini e un luogo di devozione collegati al santo.

Curiosità
- La fonte di San Virila si trova a breve distanza dal monastero di Leyre ed è collegata dalla tradizione al luogo nel quale l’abate avrebbe ascoltato il canto dell’uccello. Il percorso è tuttora indicato dal monastero.
- Il racconto del monaco che perde la percezione del tempo non è esclusivo di Virila: versioni analoghe furono attribuite nel Medioevo e in epoche successive a personaggi diversi in varie regioni europee.
- La tradizione di Leyre aggiunse al racconto dell’estasi il particolare dell’anello abbaziale portato dall’uccello. Questo elemento compare anche, con varianti, in altre tradizioni monastiche.
- La memoria di Virila è sopravvissuta anche attraverso il nome: documenti dell’età moderna mostrano monaci di Leyre che assunsero Viril come nome religioso.

Cronologia
- 928: un documento del vescovo Galindo di Pamplona menziona l’abate Verila tra i testimoni di una controversia territoriale, attestandone la presenza a Leyre.
- 1011: un diploma di Sancho III il Maggiore ricorda a Leyre il corpo di San Virila, abate e confessore, insieme alle reliquie delle sante Nunilo e Alodia.
- 1037-1085: numerosi diplomi di Leyre continuano a ricordare Virila tra i santi venerati nel monastero.
- XII secolo: il motivo del monaco rapito dall’ascolto di un uccello è attestato anche nella tradizione figurativa e letteraria collegata a Leyre, mentre racconti analoghi circolano in Europa.
- XV secolo: il tema narrativo compare in opere come il Libro de los Exemplos, mentre versioni precedenti erano già presenti nella letteratura medievale.
- 1725: l’abate Alberico Álvarez de Eulate fece realizzare un altare dedicato a San Virila a Leyre.
- 1820: durante una soppressione della comunità di Leyre, le reliquie furono trasferite a Tiermas.
- 1825: una parte delle reliquie fu separata e lasciata a Tiermas; l’atto relativo all’operazione è datato 7 giugno.
- 1835-1836: con la soppressione definitiva della comunità monastica, le reliquie furono trasferite fuori da Leyre e successivamente custodite nella cattedrale di Pamplona.
- 24 ottobre 1979: le reliquie conservate nella cattedrale di Pamplona furono restituite ai monaci di Leyre.
- 2024: il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti approvò il nuovo Proprio della Messa e della Liturgia delle Ore dell’abbazia di Leyre; il nuovo ufficio di San Virila fu celebrato il 3 ottobre.

Valutazione storico-critica
- L’esistenza storica di Virila è ben attestata: il documento del 928 identifica un abate Verila collegato al monastero di Leyre. È il principale documento contemporaneo alla sua vita e costituisce un punto fermo per la ricostruzione storica.
- La sua funzione di abate è documentata: la testimonianza del 928 e la successiva documentazione dell’XI secolo permettono di identificare Virila come abate di Leyre. Non sono invece documentati i principali dettagli della sua biografia personale.
- Il culto è antico: i diplomi dell’XI secolo mostrano che Virila era già venerato come abate e confessore e che le sue reliquie erano considerate presenti a Leyre. Questa documentazione è indipendente dalla leggenda del canto dell’uccello.
- La nascita a Tiermas deve essere considerata tradizionale: la documentazione successiva collega strettamente la località al santo, ma non è stato individuato un documento contemporaneo al X secolo che certifichi il luogo di nascita.
- Le date 870 e 950 non devono essere presentate come certe: sono entrate nella divulgazione moderna, anche attraverso la tradizione del monastero, ma la documentazione disponibile consente di fissare con sicurezza soprattutto la presenza di Virila come abate nel 928, non la sua data di nascita o di morte.
- La leggenda dei trecento anni non è una fonte biografica: il motivo narrativo del monaco rapito dal canto di un uccello e inconsapevole del trascorrere del tempo è documentato in molte tradizioni medievali europee. La sua associazione con Virila appartiene quindi alla storia della memoria del santo, non alla documentazione della sua vita.
- Il culto di Virila ha una continuità storica significativa: dalla documentazione dell’XI secolo passa attraverso la liturgia, le reliquie, le immagini, la tradizione di Tiermas e la ripresa della vita monastica a Leyre. La memoria contemporanea conserva pertanto due livelli distinti: l’abate storico del X secolo e il personaggio della leggenda dell’eternità.
- La tradizione agiografica ha però avuto un ruolo decisivo nella fortuna del santo: il racconto dell’uccello ha trasformato una figura della storia monastica navarrese in un personaggio riconoscibile ben oltre Leyre, pur senza fornire elementi attendibili per ampliare la biografia documentaria.

Fonti e bibliografia essenziale
- Julio Ruiz de Oyaga, ‘San Virila, Abad de Leyre’, Príncipe de Viana, XVI, n. 60, Pamplona, Institución Príncipe de Viana, 1955, pp. 307-319. È lo studio storico specificamente dedicato a Virila e utilizza documentazione diplomatica, liturgica, relativa alle reliquie e alla tradizione leggendaria.
- Libro Gótico di San Juan de la Peña, fol. 71v: documento del 928 relativo alla controversia territoriale nella quale compare l’abate Verila. La trascrizione e l’analisi sono riportate nello studio di Ruiz de Oyaga.
- Libro Becerro Menor de Leyre, diplomi dell’XI secolo: documentazione relativa alle reliquie e al culto di San Virila nel monastero.
- Ainhoa Arozamena Ayala, ‘San Virila’, Auñamendi Eusko Entziklopedia: sintesi storico-enciclopedica sulla figura, il culto, la leggenda e le reliquie.
- ‘Calendario litúrgico - Navarra’, Iglesia de Navarra: informazioni sulla memoria liturgica, sulle attestazioni documentarie, sul culto e sulle reliquie di San Virila.
- ‘Abaciologio moderno de Leire’, Príncipe de Viana, studio sulla successione degli abati di Leyre, con riferimento alla documentazione relativa all’altare di San Virila del 1725.
- Monasterio de Leyre, documentazione istituzionale sulla storia del monastero, sulla tradizione di San Virila, sulla fonte e sulla memoria liturgica contemporanea.
- Governo de Navarra, Navarra por mil caminos: sintesi storico-culturale sulla documentazione del 928, sull’antichità del culto e sulla diffusione della leggenda.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-16

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