Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati



Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: [email protected]


> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera B > San Bacolo di Sorrento Condividi su Facebook

San Bacolo di Sorrento Vescovo

Festa: 27 agosto

Campania, VII sec. - Sorrento, 27 agosto 660

La Vita di s. Antonino, abate di Sorrento, composta nel sec. IX o poco dopo, presenta come protettori di Sorrento i vescovi Renato, Atanasio e Bacolo, e fa di ciascuno una descrizione fisionomica che sembra ricavata da pitture esistenti nella cattedrale dell'epoca. L'età dell'episcopato di Bacolo è incerta: l'Ughelli, in base a un manoscritto di quella cattedrale, non anteriore al sec. XII, lo pone nel sec. VII, seguito dai Bollandisti che lo dicono vissuto verso il 660. «Ma - conclude il Lanzoni - la Vita s. Baculi, nella parte che tratta dell'episcopato del suo eroe, non contiene alcun dato cronologico sul tempo del medesimo. Nulla quindi impedisce di credere che egli sia appartenuto al IV o al V secolo». Morì il 27 agosto, giorno in cui Sorrento ne celebra la festa. Il suo corpo, dapprima sepolto, a protezione, nel muro della città, venne poi collocato nel tempio di S. Felice. Nei secc. XV-XVIII a Sorrento esisteva una cappella eretta in suo onore, ricordata anche in uno strumento del 1473.

Patronato: Compatrono di Sorrento

Etimologia: Dal latino 'baculus', che significa bastone, appoggio o sostegno pastorale.

Emblema: Abiti vescovili, mitra, pastorale, libro.


Le notizie certe sulle origini di Bacolo sono estremamente limitate, come accade per gran parte dei presuli dell'alto medioevo campano. Visse in un periodo storico complesso, il VII secolo, segnato in Italia meridionale dalla fine del dominio ostrogoto, dalla riconquista bizantina e dalla successiva pressione longobarda. In questo scenario di instabilità politica e militare, la Chiesa locale assunse un ruolo cruciale non solo spirituale, ma anche di coesione sociale e difesa civile. Alcune tradizioni tarde, prive di fondamento documentario coevo, hanno voluto identificare Bacolo come membro della nobile famiglia napoletana dei Brancaccio. Gli storici moderni considerano questa attribuzione un'operazione di appropriazione del culto avvenuta molti secoli dopo la sua morte, tipica dell'araldica e della storiografia familistica del Rinascimento. È molto più probabile che Bacolo fosse un ecclesiastico locale, formatosi probabilmente in un monastero campano o nello stesso clero sorrentino, emerso per le sue doti pastorali in un'epoca che richiedeva guide salde e carismatiche.

Il ministero episcopale
Bacolo fu eletto vescovo di Sorrento nella seconda metà del VII secolo. Le cronotassi episcopali, spesso lacunose per questo periodo, lo collocano tra i successori di santi presuli come Renato, Valerio e Atanasio, considerati i padri della diocesi. Il suo ministero si svolse in un'epoca in cui la diocesi sorrentina, pur dipendendo ecclesiasticamente dalla Santa Sede, risentiva dell'influenza culturale e amministrativa dell'Esarcato bizantino di Napoli. Come pastore, Bacolo dovette affrontare le sfide tipiche del suo tempo: il mantenimento dell'ortodossia dottrinale, la gestione del patrimonio ecclesiastico e la protezione del gregge dalle incursioni o dalle carestie che ciclicamente colpivano la costa campana. La sua azione non si limitò alla sola sfera spirituale, ma si estese alla tutela fisica della comunità, tanto che la tradizione gli attribuisce un ruolo attivo nel consolidamento delle difese cittadine o, quantomeno, nella protezione simbolica delle mura urbane.

Gli ultimi anni e la morte
La data tradizionale della morte di Bacolo è fissata al 27 agosto dell'anno 660, sebbene alcune ricostruzioni posticipino il suo episcopato fino al 679. Morì a Sorrento, circondato dalla venerazione del suo popolo, che ne aveva apprezzato la dedizione e la fermezza. Il suo corpo fu sepolto all'interno della città, in un antico edificio di culto dedicato a San Felice, che sorgeva su un'area di antiche origini, forse un preesistente tempio pagano riadattato al culto cristiano. La sepoltura in un luogo centrale e fortificato della città sottolineava il ruolo di protettore che il vescovo aveva assunto agli occhi dei sorrentini.

Il culto e la chiesa dei Santi Felice e Baccolo
La venerazione per Bacolo si consolidò rapidamente dopo la sua morte. La prima e più importante testimonianza letteraria del suo culto si trova nella 'Vita di Sant'Antonino abate', un testo composto nel IX secolo o poco dopo, che lo elenca esplicitamente tra i santi vescovi protettori di Sorrento, accanto a Renato e Atanasio. La chiesa che ne custodiva le spoglie, originariamente intitolata solo a San Felice, assunse progressivamente la doppia dedicazione ai Santi Felice e Baccolo. Questo edificio, situato nel cuore del centro storico, divenne un punto di riferimento fondamentale per la devozione locale e, secondo alcune tradizioni storiografiche sorrentine, ricoprì persino il ruolo di cattedrale tra il XII e il XV secolo, sebbene gli studi architettonici e storici più recenti tendano a ridimensionare questa ipotesi. Le reliquie del santo, inizialmente custodite in un sepolcro all'interno della chiesa, furono successivamente traslate in un'urna d'argento di pregevole fattura.
La fama di San Bacolo superò i confini della sua diocesi, giungendo fino a Napoli, dove fu annoverato tra i santi protettori della città. Il celebre pittore napoletano Luca Giordano, attivo nel XVII secolo, lo immortalò nella sua monumentale tela 'I Santi Patroni di Napoli adorano il crocifisso', oggi conservata nel Museo nazionale di Capodimonte. In quest'opera, Bacolo appare in abiti vescovili tra le figure celesti che vegliano sul Golfo di Napoli, a dimostrazione di come il suo culto fosse profondamente radicato nell'immaginario religioso dell'intera regione campana.

La Porta di San Baccolo e le mura difensive
Il legame tra il santo vescovo e la difesa della città è testimoniato dalla toponomastica e dall'architettura militare. Le antiche mura di Sorrento, che cingevano il centro abitato proteggendolo dalle incursioni via terra e via mare, comprendevano una porta denominata 'Porta di San Baccolo', affiancata da una torre omonima. Questa struttura difensiva, ben visibile nelle iconografie e nelle litografie dell'Ottocento prima delle grandi trasformazioni urbanistiche, era considerata un baluardo posto sotto la diretta protezione del vescovo. La presenza di un'effigie o di una statua del santo nei pressi della porta era consuetudine per invocare la sua intercessione contro i nemici e le calamità naturali.

L'appropriazione del culto da parte dei Brancaccio
Nel corso del XVI secolo, la potente famiglia napoletana dei Brancaccio operò un'operazione di ingegneria genealogica e devozionale, rivendicando l'appartenenza di San Bacolo al proprio casato. Questa mossa, priva di riscontri nei documenti del VII secolo, mirava a nobilitare le origini della famiglia legandole a una figura di santità riconosciuta. I Brancaccio promossero attivamente il culto del vescovo sorrentino, finanziando restauri, commissionando opere d'arte e donando la preziosa urna argentea per le reliquie, contribuendo così a rinnovare la devozione in età moderna e a estendere la fama del santo oltre i confini della penisola sorrentina.


Autore:
Enrico Quiri

______________________________
Aggiunto/modificato il 2026-08-12

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google

Album Immagini


Home . Per Nome . Per Data . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati