Le notizie sulle tre martiri sono estremamente scarne. Le fonti agiografiche le presentano concordemente come sorelle cristiane originarie della Bitinia, provincia dell'Asia Minore situata nell'area nord-occidentale dell'odierna Turchia. I loro nomi sono Menodora, Metrodora e Ninfodora. La loro struttura linguistica è singolare e perfettamente simmetrica: tutti e tre terminano in -dora, dal greco doron, 'dono'. Anche questa particolare costruzione onomastica ha attirato l'attenzione degli studiosi, perché potrebbe riflettere una tradizione locale nella quale i tre nomi furono trasmessi e organizzati in forma fortemente simbolica. Non conosciamo i nomi dei loro genitori, la loro condizione sociale, l'età alla quale morirono né il luogo preciso della loro nascita. La Passio le presenta semplicemente come giovani donne che, dopo aver ricevuto un'educazione cristiana, decisero di consacrare la propria vita a Dio.
La scelta della solitudine Secondo il racconto agiografico, le tre sorelle abbandonarono il loro ambiente d'origine e si stabilirono in una località isolata presso Pythia, indicata dalle fonti come sede di sorgenti e bagni caldi. Qui condussero una vita ascetica caratterizzata da preghiera, digiuno e rinuncia. La scelta della solitudine corrisponde a una forma di cristianesimo ascetico già presente nell'Asia Minore tardoantica, dove uomini e donne potevano ritirarsi in luoghi appartati per dedicarsi più radicalmente alla preghiera. La tradizione attribuisce inoltre alle tre sorelle capacità taumaturgiche. Malati e persone bisognose avrebbero cominciato a rivolgersi a loro, facendo crescere rapidamente la loro notorietà. È proprio questo elemento che, secondo il racconto della Passio, avrebbe provocato l'intervento delle autorità. È importante però distinguere il dato agiografico dalla ricostruzione storica: non possediamo documentazione indipendente che permetta di verificare i singoli episodi relativi alle guarigioni.
Pythia e le sorgenti termali Il riferimento alle acque termali è uno degli elementi più interessanti della tradizione. La Passio colloca la vita delle sorelle presso Pythia Therma, località famosa nell'antichità per le sue sorgenti calde. L'esatta identificazione del sito descritto dalla tradizione è stata oggetto di discussione. In passato lo storico archeologo A. M. Mufid Mansel propose di collegare il luogo delle martiri alla zona di Drepanon, successivamente conosciuta come Helenopolis, in Bitinia. La tradizione locale relativa alle sorgenti ha avuto un ruolo importante nella sopravvivenza del culto. Studi più recenti hanno affrontato il problema da una prospettiva storico-religiosa. Mauro Mormino ha esaminato la Passio antica BHG 1272z mettendola in rapporto con la storia del sito di Pythia Therma e con il processo di trasformazione cristiana di luoghi religiosi e cultuali di origine greco-romana fra la tarda antichità e l'età cristiana. Secondo questa prospettiva, la memoria delle tre martiri deve essere studiata non soltanto come racconto individuale di martirio, ma anche nel quadro della progressiva cristianizzazione di un paesaggio religioso preesistente.
L'arresto e il governatore Frontone La fama delle tre donne sarebbe giunta al governatore Frontone, che ordinò di condurle davanti al suo tribunale. La tradizione attribuisce a Frontone inizialmente un atteggiamento persuasivo. Egli avrebbe cercato di convincerle a rinunciare alla fede cristiana promettendo loro onori, ricchezze e matrimoni prestigiosi. Le sorelle avrebbero invece dichiarato di non voler abbandonare la loro consacrazione a Cristo. Questa parte del racconto appartiene al modello letterario tipico delle Passiones dei martiri: il magistrato rappresenta il potere politico e religioso pagano, mentre la giovane cristiana viene posta davanti alla scelta fra la sicurezza personale e la fedeltà alla propria fede. Il nucleo storico del racconto, vale a dire l'esistenza di una tradizione relativa a tre sorelle martiri in Bitinia, non può essere separato con sicurezza da questi elementi letterari. La cautela è necessaria soprattutto perché la fonte narrativa principale è molto posteriore agli avvenimenti che pretende di descrivere.
Il martirio di Menodora Secondo la Passio, Frontone, constatata l'inutilità delle proprie minacce e promesse, ordinò che Menodora, la maggiore delle sorelle, fosse torturata. La giovane venne sottoposta a violenze particolarmente crudeli e infine morì professando la propria fede cristiana. La tradizione conserva anche una risposta attribuita alla martire quando le venne ordinato di sacrificare agli dèi: il vero sacrificio, secondo il racconto, era quello della sua stessa vita offerta a Dio. L'episodio appartiene chiaramente alla costruzione narrativa delle Passiones antiche, nelle quali le parole pronunciate dal martire durante il supplizio hanno una funzione teologica e letteraria. Non è possibile stabilire se le formule riportate dalla tradizione risalgano realmente a Menodora.
Metrodora e Ninfodora davanti al corpo della sorella Dopo la morte di Menodora, Frontone avrebbe fatto condurre davanti al suo corpo le due sorelle minori. Il governatore sperava che la vista del cadavere le inducesse a rinnegare Cristo. Secondo il racconto, avvenne invece il contrario. Metrodora e Ninfodora rimasero ferme nella loro decisione e considerarono la morte della sorella non come un motivo di paura, ma come una conferma della loro scelta. Metrodora fu quindi sottoposta alle torture e uccisa. Ninfodora, rimasta per ultima, subì la medesima sorte. La sequenza delle tre morti costituisce il centro narrativo della Passio e sottolinea soprattutto il vincolo di fraternità. La morte della prima non spezza l'unità delle altre due, ma rafforza la loro determinazione. Questo motivo spiega anche perché il culto le abbia conservate inseparabilmente come una triade di martiri. Le fonti liturgiche bizantine insistono infatti proprio sulla loro unione come sorelle e sulla comune confessione della fede.
La tradizione del temporale Una parte particolarmente suggestiva della Passio racconta che, dopo il martirio, Frontone ordinò che i corpi delle tre donne fossero bruciati. Secondo la tradizione, improvvisamente si sarebbe scatenato un violento temporale. La pioggia avrebbe spento il fuoco e un fulmine avrebbe colpito il governatore e uno dei suoi servi. I cristiani avrebbero quindi recuperato i corpi delle martiri e li avrebbero sepolti presso le sorgenti termali di Pythia. Questo episodio deve essere presentato come elemento della tradizione agiografica e non come fatto storico documentabile. Il motivo del fuoco spento dalla pioggia e della punizione improvvisa del persecutore appartiene infatti a un repertorio narrativo ampiamente presente nelle letterature dei martiri.
Quando morirono? La tradizione colloca il loro martirio nel periodo delle persecuzioni di Massimiano Galerio e generalmente lo riferisce agli inizi del IV secolo. Alcune fonti indicano il 304, altre il 306, mentre la tradizione ortodossa utilizza anche l'intervallo 305-311. Non esiste tuttavia una base documentaria sufficiente per fissare con sicurezza l'anno della morte. Il dato più prudente è quindi parlare di inizi del IV secolo, nel quadro delle persecuzioni contro i cristiani nell'Impero romano. Anche l'identificazione precisa dell'autorità che presiedette il processo e la cronologia esatta degli avvenimenti devono essere considerate con cautela.
La questione delle fonti Il problema storico principale riguarda la distanza fra gli avvenimenti e le fonti che li raccontano. La documentazione agiografica greca comprende almeno due redazioni della Passio. La più antica è catalogata nella Bibliotheca Hagiographica Graeca come BHG 1272z; una successiva riscrittura è la Passio metafrastica BHG 1273, tradizionalmente associata a Simeone Metafraste. Il repertorio Pinakes dell'Institut de recherche et d'histoire des textes registra entrambe le redazioni. La Passio metafrastica è conservata in un numero molto elevato di manoscritti, segno della lunga fortuna liturgica e letteraria del racconto. Biblissima ne registra numerosi testimoni, conservati fra l'altro ad Atene, Parigi, Roma, Milano, Venezia, Vienna e nei monasteri del Monte Athos. La Passio più antica è particolarmente importante perché, secondo gli studi recenti, costituisce la più antica testimonianza disponibile del culto delle tre martiri nel mondo greco-bizantino, precedente alla riscrittura metafrastica del X secolo. Il suo valore non consiste soltanto nella narrazione del martirio, ma anche nelle informazioni che offre sulla memoria cristiana del sito di Pythia Therma.
Il giudizio della critica agiografica La valutazione moderna è prudente. Già la tradizione degli studi agiografici aveva rilevato il carattere problematico della Passio. Joseph-Marie Sauget, nella voce della Bibliotheca Sanctorum, sottolineava lo scarso valore storico della composizione metafrastica e osservava che i sinassari bizantini del 10 settembre conservano essenzialmente un riassunto della stessa tradizione. Questo non significa che il culto delle tre martiri sia necessariamente privo di un nucleo storico. Significa piuttosto che non possiamo ricostruire con sicurezza una biografia dettagliata delle tre donne a partire dal racconto della Passio. Un dato di particolare interesse è proprio la presenza antica del culto presso le sorgenti. Gli studi recenti invitano quindi a distinguere due livelli: da una parte la possibile memoria di un antico culto cristiano locale, dall'altra la forma letteraria assunta successivamente dal racconto del martirio.
Culto Il culto di Menodora, Metrodora e Ninfodora rimase sostanzialmente legato alla tradizione cristiana bizantina. La loro memoria liturgica ricorre il 10 settembre, data attestata nei calendari orientali. La tradizione ortodossa continua a celebrarle come vergini e martiri, mentre il loro nome compare anche nella tradizione cattolica. La loro commemorazione conserva una caratteristica particolare: le tre donne non vengono normalmente ricordate separatamente, ma come un unico gruppo di sorelle. La loro identità agiografica è quindi inseparabile dal legame familiare.
L'ingresso nel Martirologio Romano La memoria delle tre martiri passò nella tradizione liturgica latina soltanto in epoca relativamente tarda. Secondo gli studi riportati nella Bibliotheca Sanctorum, il loro ricordo fu introdotto nel XVI secolo, probabilmente attraverso il Menologio del cardinale Guglielmo Sirleto, nel Martirologio di Pietro Galesini. Successivamente Cesare Baronio inserì un breve elogio delle tre sorelle nel Martirologio Romano. Il Martirologio Romano le ricorda come vergini e sorelle martiri della Bitinia, associate alla persecuzione di Massimiano e al governatore Frontone.
Le reliquie La tradizione orientale attribuisce la conservazione di parti delle reliquie delle tre martiri a diversi luoghi. Una tradizione particolarmente importante le collega al Monte Athos. Sono indicate reliquie presso il monastero russo di San Panteleimon e presso il monastero di Pantokrator. Altre tradizioni locali attribuiscono i crani delle tre martiri a diversi monasteri e istituzioni ecclesiastiche greche. La situazione è tuttavia complessa e non permette di stabilire con certezza l'autenticità delle singole reliquie. Anche a Cesena è conservata una reliquia tradizionalmente attribuita a Metrodora, descritta come un grande osso proveniente dal corpo della santa. La stessa Bibliotheca Sanctorum avverte però che non è possibile stabilire se essa appartenga realmente alla martire bitinica. È pertanto opportuno parlare di reliquie attribuite dalla tradizione, evitando di presentarle come sicuramente autentiche.
Iconografia Le tre sorelle vengono generalmente rappresentate insieme, secondo una formula iconografica coerente con il carattere unitario del loro culto. Sono raffigurate come giovani vergini, spesso vestite secondo la tradizione bizantina, con la corona del martirio o con la palma, simbolo della vittoria dei martiri. In alcune rappresentazioni compaiono con la croce o con altri attributi propri delle vergini martiri. La loro caratteristica iconografica più significativa è proprio la rappresentazione in gruppo: Menodora, Metrodora e Ninfodora formano una triade, e la loro vicinanza fisica nell'immagine esprime il legame di sangue e la comune testimonianza cristiana.
Il significato della triade La presenza di tre sorelle martiri ha avuto un ruolo importante nella fortuna del culto. La Passio presenta la loro vicenda secondo una progressione precisa: la maggiore affronta per prima il martirio, le due minori assistono alla sua morte e quindi seguono la stessa strada. La struttura narrativa trasforma il legame familiare in una forma di solidarietà nella fede. Gli studi storico-religiosi hanno inoltre osservato che la presenza di tre figure femminili associate alle sorgenti potrebbe essere collegata alla memoria di antiche figure protettrici delle acque. Mufid Mansel arrivò a ipotizzare un rapporto fra le tre martiri e le tre ninfe rappresentate presso un'antica sorgente della Bitinia. Questa interpretazione è interessante, ma rimane una ipotesi storico-religiosa, non un fatto dimostrato.
Liturgia La memoria liturgica delle tre martiri è fissata al 10 settembre. Nel calendario bizantino-ortodosso sono ricordate come Menodora, Metrodora e Ninfodora, vergini e martiri. La liturgia insiste sul tema della comune fedeltà alla Trinità e sulla fraternità che le unì nel combattimento spirituale. La memoria è presente anche presso alcune Chiese cattoliche orientali. Il Monastero di Bose le registra, il 10 settembre, tra le commemorazioni dei maroniti e tra quelle degli ortodossi e dei greco-cattolici. Nel calendario cattolico romano la loro memoria appartiene alla tradizione del Martirologio Romano.
Significato storico e religioso La vicenda delle tre martiri presenta due aspetti distinti. Il primo riguarda la memoria di un possibile antico culto cristiano sviluppatosi presso una sorgente termale della Bitinia. Questo elemento interessa direttamente la storia della cristianizzazione dell'Asia Minore e la trasformazione dei precedenti paesaggi religiosi. Il secondo riguarda la forma narrativa della Passio, che costruisce un modello ideale di testimonianza cristiana attraverso tre donne unite dalla famiglia, dalla consacrazione verginale e infine dal martirio. La loro storia mostra quindi come, nella tradizione cristiana bizantina, un luogo concreto, una memoria locale e un racconto agiografico potessero integrarsi progressivamente fino a produrre un culto destinato a durare per secoli. Il loro valore storico non dipende dalla possibilità di verificare ogni dettaglio della Passio. Al contrario, proprio la distanza fra tradizione narrativa e documentazione storica rende il loro caso particolarmente interessante per comprendere come si siano formati e consolidati i culti dei martiri nella tarda antichità e nel Medioevo. Autore: Giampietro Cattini
L'unica passio pubblicata sino ad oggi è quella della raccolta di Simeone Metafraste al 10 sett. La notizia dei sinas-sari bizantini in questo stesso giorno non ne è che un breve riassunto, pur conservando le poche notizie storiche che la passio poteva fornire; ma già Tillemont aveva notato lo scarso valore di questa composizione. Secondo queste fonti le tre sorelle Menodora, Metrodora e Ninfodora (notare la composizione simmetrica di questi tre nomi), avendo abbandonato il loro paese d'origine in Bitinia, vennero a stabilirsi presso Pithia, non lontano da una fonte: era l'epoca della persecuzione di Massimiano Galerio. Denunciate al governatore Frontone per la loro fede cristiana, furono portate dinanzi al tribunale, interrogate e torturate. Per prima fu martirizzata Menodora, ma la vista del cadavere della sorella non indebolì Metrodora e Ninfodora, come avevano sperato i giudici, anzi le rafforzò nel loro coraggio di confessare la propria fede ed esse furono, a loro volta, martirizzate. Sempre secondo le stesse fonti, il culto delle tre sorelle, sepolte insieme, non sarebbe venuto meno, tanto più poi che era mantenuto vivo dai miracoli da loro operati. Secondo A. Mufid Mansel, la fonte (con i bagni caldi) presso la quale, a detta della passio, si erano ritirate le tre sorelle, sarebbe da identificarsi con quella di Drepanon-Helenopolis in Bitinia e le tre ninfe che si vedevano sui monumenti accanto ad Eracle, come protettrici della fonte, sarebbero precisamente divenute, all'epoca cristiana, le tre martiri Menodora, Metrodora e Ninfodora. Non sembra che si sia conservato il ricordo della chiesa in cui si pretendeva fossero conservate le reliquie delle tre sorelle, e, d'altra parte, il loro culto non è uscito dall'ambito della Chiesa bizantina. Si dovette attendere il XVI sec. per vedere la memoria delle tre martiri, introdotte, forse attraverso il cosiddetto Menologio del card. Sirleto, nel Martirologio del Galesini; Baronio ne introdusse un breve elogio nel Martirologio Romano. Lo scarso fondamento storico della passio dispensa anche dal porre il problema se la reliquia conservata nella cattedrale di Cesena « os grande ex corpore S. Metrodorae », appartenga o meno alla santa omonima compresa in questo gruppo.
Autore: Joseph-Marie Sauget
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