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Sant' Erico (Erik) IV Re di Danimarca, martire
Festa:
10 agosto
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Danimarca, 1216 - Schleswig, 10 agosto 1250
Primo figlio di Valdemar Sejr e di Berengaria, nacque nel 1216 e visse
in uno dei più tormentati periodi che la Danimarca abbia attraversato.
Era stato nominato duca della regione di Sonderjylland nel 1218 ed era
stato incoronato re nel 1232, ma cominciò a regnare nel 1241. Uno dei
suoi fratelli, Abele, rifiutò di riconoscerlo re e ne nacque una guerra
intestina fra i numerosi fratelli durante la quale la più gran parte del
Sonderjylland fu devastata. Nel 1249 progettò una crociata in Estonia e
per sostenere le spese mise un'imposta su ogni aratro, provocando una
sommossa nella Scania, la parte meridionale dell'attuale Svezia, che
allora apparteneva alla Danimarca. Da questa imposta gli derivò il
soprannome di Plovpennings, con il quale è passato alla storia La
crociata fu rimandata, ma l'anno dopo Erico entrò improvvisamente nel
paese di Abele e costrinse il fratello a sottomettersi. Poco dopo,
durante una discussione, Abele fece prendere il fratello a tradimento e
lo consegnò ad uno dei suoi nemici mortali, che, fattolo decapitare, ne
buttò il cadavere in mare (10 agosto 1250). Quando, il giorno dopo, il
cadavere fu trovato da alcuni pescatori, fu sepolto dai « frati neri »
(così si chiamavano allora nel Nord i Domenicani) nella loro chiesa. Nel
1257 fu trasportato nella chiesa di Ringsted, dove sono sepolti molti
re danesi. La impressionante morte di Erico e la sorte che, come un
castigo di Dio, era toccata ai suoi assassini (tutti morirono di morte
violenta), fecero sì che il popolo danese lo considerasse come un
martire e molte confraternite sorgessero in suo onore e col suo nome.
La sorte tragica del re Erico offrì materia al grande poeta danese
Ohlenschlager (1779-1850) per un dramma, Enrico ed Abele, scritto nel
1820.
Etimologia: Erik deriva dall'antico norreno Eiríkr, composto da ei - sempre e ríkr - potente, sovrano; significa quindi sempre potente oppure unico sovrano.
Emblema: Corona, spada, globo regale, palma del martirio, nave, scettro.
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Erico nacque nel 1216, primogenito del re Valdemaro II il Vittorioso e della regina Berengaria del Portogallo. La Danimarca attraversava allora uno dei periodi di maggiore espansione della propria storia, ma anche una fase nella quale il rafforzamento della monarchia alimentava inevitabili contrasti con i grandi feudatari e con gli stessi membri della famiglia reale. Fin da giovane fu designato come successore del padre e nel 1232 venne incoronato re associato, secondo una pratica destinata ad assicurare la continuità della dinastia. Alla morte di Valdemaro II, nel 1241, assunse pienamente il governo del regno.
Un regno segnato dalle guerre fratricide Il principale problema del suo regno fu rappresentato dalle ambizioni dei fratelli, in particolare del duca Abele di Schleswig e del futuro Cristoforo I. Le rivalità dinastiche sfociarono ben presto in una lunga guerra civile che devastò ampie regioni dello Jutland meridionale. Erico tentò di riaffermare l'autorità centrale, sostenuto dalla Chiesa e da parte dell'aristocrazia, ma dovette affrontare continue ribellioni che impedirono una stabile pacificazione del paese.
Il Plovpenning Nel 1249 progettò una spedizione militare contro l'Estonia, territorio nel quale la Danimarca possedeva interessi strategici sin dall'epoca delle crociate baltiche. Per finanziare l'impresa introdusse una tassa straordinaria su ogni aratro, il Plovpenning. Il tributo provocò un diffuso malcontento tra contadini e nobiltà e gli valse il soprannome con cui è ancora oggi ricordato. La spedizione non ebbe luogo, anche a causa delle tensioni interne che continuarono ad aggravarsi.
Tradimento e martirio Nel 1250 Erico riuscì temporaneamente a prevalere sul fratello Abele, costringendolo alla sottomissione. Poco dopo i due si incontrarono per una riconciliazione. Secondo le fonti medievali, Abele fece arrestare il fratello con l'inganno e lo consegnò ai propri sostenitori. Dopo aver ricevuto la confessione da un sacerdote, Erico fu decapitato il 10 agosto 1250 su un'imbarcazione nelle acque dello Schlei. Il corpo, appesantito con alcune corazze, venne gettato in mare nel tentativo di cancellarne ogni traccia. Il giorno seguente alcuni pescatori recuperarono il cadavere, che fu sepolto nella cattedrale di Schleswig. Nel 1258 le sue reliquie furono trasferite nella chiesa di San Bendt a Ringsted, necropoli tradizionale della monarchia danese.
La nascita del culto La brutalità dell'assassinio suscitò una profonda impressione nella popolazione. La successiva morte violenta di diversi responsabili del delitto venne interpretata come un giudizio divino, favorendo la diffusione della fama di santità del sovrano. Sorsero confraternite dedicate al re martire e numerosi pellegrini visitarono la sua tomba. La devozione rimase particolarmente viva nell'isola di Zelanda e nella città di Ringsted. Tuttavia il culto non giunse mai alla canonizzazione pontificia, probabilmente anche a causa delle complesse vicende politiche del regno e della mancanza di una causa formalmente promossa presso la Santa Sede. Nonostante ciò il suo nome continua a comparire in vari calendari liturgici locali e nelle raccolte agiografiche dedicate ai santi del Nord Europa.
Autore: Giampietro Cattini
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