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† Irlanda, 846/847
Sovrano del Munster per oltre un quarto di secolo nel IX secolo, egli incarna la duplice anima del cristianesimo celtico dell'epoca, in cui il potere temporale e l'autorità spirituale spesso convergevano nella stessa persona. Le cronache storiche ce lo descrivono come un abile stratega militare e un monarca spietato, capace di saccheggiare monasteri e sfidare il Re Supremo d'Irlanda pur di affermare l'egemonia della sua dinastia. Eppure, la tradizione agiografica e i martirologi locali lo venerano come un santo, membro della rigorosa e austera riforma monastica dei Céli Dé. Come è possibile che un guerriero ambizioso, le cui mani si macchiarono del sangue di monaci e rivali politici, sia giunto agli onori degli altari? La risposta risiede nella sua presunta conversione tardiva: secondo le pie tradizioni, Feidlimid avrebbe rinunciato alle armi e al trono per abbracciare una vita eremitica, trasformando la sua esistenza in un cammino di espiazione. La sua memoria è fissata al 28 agosto.
Etimologia: Dal gaelico 'Feidhlimidh', che significa 'costante', 'fedele' o 'simile a un lupo'.
Emblema: Pastorale, corona, spada, saio monastico.
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Feidlimid (Felim, Fedelmid, Feidhlimidh, Fidleminus) nacque intorno al 770 in Irlanda, figlio di Crimthann e discendente dell'antica stirpe degli Eóganachta, in particolare del ramo di Cashel. La sua genealogia lo colloca in una delle famiglie più potenti del Munster. Tuttavia, ciò che distingue la sua giovinezza dalla formazione di altri principi guerrieri è la sua profonda immersione negli ambienti monastici. In un'epoca in cui i monasteri irlandesi erano veri e propri centri di potere politico ed economico, Feidlimid si legò ai Céli Dé, un movimento di riforma ascetica noto anche come Culdei. Questo gruppo promuoveva un ritorno al rigore spirituale, alla povertà e alla preghiera intensa. Feidlimid non si limitò a essere un semplice patrono: le fonti lo indicano come abate di importanti sedi monastiche, tra cui Cork e Clonfert, guadagnandosi l'appellativo di re-vescovo. Questa doppia identità segnò indelebilmente il suo futuro regno, intrecciando la spada e il pastorale in un connubio tipico dell'Irlanda pre-normanna.
Il regno di un sovrano guerriero Asceso al trono del Munster intorno all'820, succedendo al padre, Feidlimid governò con pugno di ferro per oltre venticinque anni. Il suo regno coincise con un periodo di grande instabilità per l'isola, segnato dalle prime devastanti incursioni dei Vichinghi. Invece di unire le forze con gli altri sovrani irlandesi per respingere gli invasori, Feidlimid sfruttò il caos per espandere la propria influenza. Le cronache, come gli Annali dell'Ulster e gli Annali dei Quattro Maestri, non lesinano dettagli sulle sue campagne militari, spesso brutali. Non esitò a saccheggiare santuari cristiani rivali per finanziare le sue guerre o punire i nemici politici. Celebre è l'incendio di Fore e le sue razzie ai danni di Kildare. Nel tentativo di sottrarre l'egemonia alla potente dinastia degli Uí Néill, nell'838 organizzò un incontro a Cluain Conaire con Niall Caille, Re Supremo d'Irlanda. Piuttosto che stringere un'alleanza contro i Vichinghi, Feidlimid tentò di usurpare il titolo di Ard Rí, catturando persino Forindán, abate di Armagh e alleato di Niall.
Il pentimento e la tradizione dell'eremitaggio Se la storia documenta un sovrano spietato, la tradizione agiografica dipinge un finale radicalmente diverso. Si ritiene che, verso la fine della sua vita, Feidlimid sia stato colto da un profondo rimorso per le violenze commesse e per la profanazione dei luoghi sacri. Secondo le pie leggende, il sovrano avrebbe volontariamente abdicato, rinunciando alla corona e ai privilegi del Munster per ritirarsi in un luogo isolato e condurre una rigorosa vita eremitica. In questo rifugio sconosciuto, l'ex re guerriero avrebbe trascorso i suoi ultimi anni in penitenza, preghiera e digiuno, indossando il ruvido saio dei Céli Dé. Sebbene gli storici moderni tendano a ritenere che sia morto nell'846 o nell'847 mentre era ancora in attività o a causa di una malattia contratta in battaglia, la tradizione della sua metànoia fu così forte da radicarsi nella coscienza popolare. Questo presunto ripensamento tardivo gli valse l'iscrizione tra i santi nei Martirologi di Tallaght e del Donegal, fissando la sua memoria liturgica al 28 agosto.
Il movimento dei Céli Dé e il paradosso dei re-saccheggiatori Per comprendere la figura di san Feidlimid, è necessario contestualizzare il movimento dei Céli Dé, letteralmente Compagni di Dio. Nato alla fine dell'VIII secolo come reazione alla crescente secolarizzazione e alla ricchezza dei grandi monasteri irlandesi, il movimento predicava l'ascetismo e l'indipendenza dalle dinastie regnanti. Il fatto che un sovrano guerriero, noto per aver incendiato monasteri, fosse allo stesso tempo un membro di spicco di questa riforma austera, appare oggi come una contraddizione insanabile. Tuttavia, nell'Irlanda del IX secolo, il saccheggio di un monastero rivale era spesso un atto politico, paragonabile al sequestro di un tesoro di stato moderno, e non implicava necessariamente l'abiura della fede. La santità di Feidlimid fu riconosciuta non per la sua condotta bellica, ma per la sua affiliazione spirituale ai Céli Dé e per la sua generosità verso le fondazioni monastiche a lui fedeli.
Curiosità - Il Tesoro di Derrynaflan. Nel 1980, nella contea di Tipperary, è stato rinvenuto un celebre calice d'argento dell'VIII secolo, noto come il Calice di Derrynaflan. L'area del ritrovamento era un importante centro legato ai Céli Dé e si ritiene che il calice fosse stato nascosto proprio durante le turbolenze del IX secolo, forse per proteggerlo dalle razzie vichinghe o dalle guerre intestine in cui fu coinvolto lo stesso Feidlimid. - La maledizione di san Ciarano. Una leggenda narra che Feidlimid, dopo aver incendiato le terre di Termon appartenenti al monastero di Clonmacnoise, fu colpito da una malattia o da una punizione divina per intercessione di san Ciarano, fondatore di quel santuario. Questo episodio è spesso citato come la scintilla che innescò la sua successiva conversione. Autore: Enrico Quiri
Figlio di Crimhthann, discendente di Aenghus, figlio di Nactfraech, figlio di Lughaidh, secondo gli annali irlandesi Feidlimid salì al trono del Munster, succedendo al padre, ca. l'820. Per quanto non possa affermarsi con sicurezza che egli fu sovrano di tutta l'Irlanda e, per di più, il XVII predecessore di Roderick O'Connor, morto nel 1198, è certo però che esercitò per lungo tempo poteri e privilegi sovrani in tutta la provincia del Munster e che inoltre fu rispettato e temuto, per le sue qualità di guerriero, anche dagli altri sovrani irlandesi. Negli annali irlandesi esistono molte notazioni riferite a Feidlimid, e da esse può ricavarsi il quadro di una vita di lotte continue, spesso molto sanguinose, condotte contro i potenti vicini e contro i re d'Irlanda. A questo proposito può essere interessante ricordare l'incontro che ebbe luogo nell'anno 837 (secondo gli Annali dell'Ulster; 835, secondo gli Annali di Clonmacnoise) a Cluain-Conaire-Tomain (od. Gloncurry, Kildare) tra Feidlimid e Niall Gaille, re d'Irlanda, che aveva invitato il re del Munster per stringere con lui alleanza contro comuni nemici, i Normanni. Ma Feidlimid preferì profittare delle difficoltà di Niall, tentando di sostituirsi a lui nel governo dell'Irlanda. Si ritiene che Feidlimid, dopo aver retto per ventisette anni il Munster, abbia volontariamente abdicato e si sia ritirato a condurre vita eremitica in una località sconosciuta. La data della sua morte è fissata all'845 (Annali dei Quattro Maestri), all'846 (Annali dell'Ulster), e all'847 (Chronicum Scotorum). Durante il suo regno Feidlimid non tenne certo un contegno edificante (tra l'altro, gli si imputa l'incendio di Termon, terra di s. Giarano di Clonmacnoise, che lo punì), ma, si è detto, secondo la tradizione egli condusse negli ultimi tempi una vita ascetica ed è probabilmente per questo « ripensamento » tardivo che il suo nome fu iscritto tra quello dei santi al 28 agosto nel Martirologio di Tallaght e in quello del Donegal.
Autore: Mario Salsano
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