La storia dei Padri delle Grotte comincia con il battesimo della Rus' di Kiev, amministrato nel 988 sotto il principe Vladimir. Alcuni decenni dopo, la Cronaca degli anni passati, la più antica cronaca slava orientale, colloca nell'anno 1051 l'insediamento del monaco Antonio in una caverna del monte Berestov, non lontano dalla città. La tradizione vuole che Antonio provenisse dal monastero athosita di Esphigmenou, e che cercasse nella terra natia soltanto il silenzio appreso nel deserto della Montagna Santa; ottenne invece una famiglia di discepoli. Attorno al suo eremo si raccolsero presto altri monaci, fu scavata una chiesa rupestre e nacque il nome stesso del monastero, 'Pechersk', cioè 'delle grotte'. Quella data, il 1051, è rimasta nella memoria della Laura come l'anno della fondazione, e la collina che domina il Dniepr è diventata uno dei luoghi di memoria cristiana più densi d'Europa.
Teodosio e la regola studita Tra i primi discepoli vi era Teodosio, nato a Vasyl'kiv intorno al 1029. Divenuto igumeno dopo Barlaam, il primo a ricoprire l'ufficio, egli diede alla comunità una fisionomia stabile introducendo la regola di Teodoro Studita, ricevuta da un monaco costantinopolitano e fatta tradurre per la fraternità. Con Teodosio l'eremo divenne cenobio: vita comune, lavoro manuale, preghiera ordinata, attenzione ai poveri, copiatura di manoscritti. Accanto alla comunità egli volle però conservare un luogo di maggiore solitudine, un secondo sistema di cunicoli scavati più in basso, dove si ritirava nei periodi di eremitaggio. Sono le Grotte Lontane, che dalla sua sepoltura presero anche il nome di Grotte di San Teodosio. Morì il 3 maggio 1074 e fu deposto, secondo la sua volontà, nella grotta che aveva amato. Antonio, morto l'anno precedente, riposava nelle Grotte Vicine: i due fondatori vegliavano così, ciascuno dal proprio complesso sotterraneo, sulle generazioni dei figli.
Il coro dei Padri Nei secoli successivi le Grotte Lontane divennero il sepolcreto dei monaci che la comunità riconosceva come santi. Vi riposano, tra gli altri, i reclusi Atanasio, Beniamino, Cassiano e Lorenzo, che si murarono nelle celle per anni di silenzio; l'anziano Daniele, vissuto nel XIV secolo; Teofilo, già arcivescovo di Novgorod, che deposto dalla cattedra tornò monaco tra le grotte e vi è venerato con le reliquie scoperte. I sinassari collegano alla Laura anche la figura di Simeone, primo vescovo di Vladimir e Suzdal', che da monaco aveva conosciuto le grotte e al quale si devono le pagine più antiche del Paterikon. Attorno a questi nomi, in parte documentati e in parte avvolti dal racconto, si distende la schiera dei senza nome: copisti, cantori, guaritori, semplici anziani morti in preghiera. Alcuni vivevano murati per anni, altri digiunavano per intere settimane, altri ancora consumavano la vita nella preghiera incessante e nella trascrizione dei libri sacri. La festa del 28 agosto li raccoglie tutti, noti e ignoti, in un unico coro.
La festa del 1643 e le prove dell'età moderna La commemorazione collettiva fu istituita nel 1643 dal metropolita di Kiev Pietro Mogila, nel quadro della sua opera di riordino e rilancio della Chiesa kieviana, stretta allora tra pressioni cattoliche e protestanti. Mogila fissò la festa al 28 agosto del calendario giuliano, corrispondente al 10 settembre nel gregoriano, e diede forma liturgica a una venerazione popolare già antica. I secoli successivi non risparmiarono alla Laura prove durissime. Negli anni Venti del Novecento le autorità sovietiche aprirono i reliquiari per esibire i corpi come reperti: le ricognizioni del 1922 annotarono, in trentatré casse, corpi più o meno mummificati, e il complesso fu chiuso al culto e trasformato in città-museo. Soltanto nel 1988, millennio del battesimo della Rus', la vita monastica e la venerazione ripresero vigore. Dopo le recenti vicende ecclesiali e la guerra, le Grotte Lontane sono state nuovamente aperte ai pellegrini e ai visitatori, e restano oggi uno dei luoghi di memoria più intensi dell'Oriente cristiano.
Le reliquie e la topografia delle grotte Le Grotte Lontane si sviluppano in un labirinto di corridoi stretti e bassi, scavati nella terra compatta della collina. Secondo la ricognizione del santuario, vi riposano le reliquie di quarantanove santi, distribuite in trentaquattro teche di legno, due teche metalliche e tredici nicchie murarie, ciascuna accompagnata da una targhetta con il nome e, nella maggior parte dei casi, da un'icona; le teche più antiche sono in parte adornate d'argento. Il percorso sotterraneo è scandito da tre chiese rupestri: quella dell'Annunciazione, quella della Natività del Signore e quella intitolata a San Teodosio. La temperatura costante e l'asciuttezza dell'ambiente hanno favorito la conservazione naturale di molti corpi, un fenomeno che la fede legge come segno di santità e che la scienza descrive come mummificazione spontanea.
Il senso della sinassi Nel lessico bizantino la sinassi è il raduno: una festa che celebra insieme più santi. La sinassi delle Grotte Lontane non somma biografie, ma contempla la comunità come un solo corpo. È la traduzione liturgica di una convinzione monastica profonda: nessuno si salva da solo, e la santità stessa è opera di una fraternità che attraversa i secoli. Per questo la festa del 28 agosto è sentita come la festa della Laura intera, la controparte autunnale delle sinassi delle Grotte Vicine e di tutti i santi pecherskiani.
Il Paterikon e la memoria letteraria Il Paterikon delle Grotte, compilato all'inizio del Duecento e attribuito nei nuclei più antichi a Simeone di Vladimir e Suzdal' e al monaco Policarpo, è il monumento letterario della comunità: una raccolta di detti, visioni ed episodi che fissò la memoria dei padri. Come fonte storica va maneggiato con cautela, perché si tratta di un testo agiografico ed edificante, redatto a più mani e a più strati; resta tuttavia una testimonianza insostituibile dell'ideale monastico che la Laura incarnava, e molti dei nomi venerati nelle grotte giungono proprio dalle sue pagine.
Arte e iconografia L'iconografia dei santi pecherskiani è estremamente varia. Alcune icone rappresentano i singoli monaci con i loro attributi specifici, medici, iconografi, vescovi; altre mostrano l'intera comunità raccolta attorno alla Theotokos o a Cristo Pantocratore. Particolarmente venerata è la cosiddetta Theotokos delle Grotte, che secondo la tradizione apparve ai fondatori Antonio e Teodosio. Le Grotte stesse sono state oggetto di numerose rappresentazioni, spesso mostrate come un monte sacro dalle cui cavità emergono, in piccoli medaglioni, i volti dei venerabili. La tavola di gruppo allegata alla scheda ripropone proprio questo modello: i quarantanove Padri schierati in più ordini sul monte delle caverne, con i rotoli, le croci e le candele, sotto la benedizione del Cristo affiancato dalla Madre di Dio.
Curiosità - La tradizione delle Grotte Lontane custodisce anche la memoria di reliquie craniche attribuite a papa san Clemente I, il vescovo di Roma esiliato in Crimea e venerato come apostolo delle terre del Mar Nero. - Nelle ricognizioni sovietiche del 1922 i commissari, entrati per smascherare la 'frode dei monaci', dovettero annotare nei verbali la presenza di corpi mummificati in trentatré casse, senza riuscire a spiegare il fenomeno con le tesi dell'imbalsamazione artificiale. - Alcune reliquie sono venerate come 'mirro-fluenti': piccole ossa craniche dalle quali, secondo la devozione, stilla un olio profumato. - I corridoi delle grotte sono tanto stretti e bassi che il visitatore procede a capo chino e con la schiena curva: nei resoconti dei pellegrini questa costrizione è letta come una scuola di reverenza, un inchino continuo imposto al corpo. Autore: Enrico Quiri
La storia dei santi commemorati il 28 agosto non può essere separata dalla storia della Laura delle Grotte di Kiev, uno dei più antichi e importanti monasteri della Rus' di Kiev. La tradizione monastica colloca l'origine della comunità nell'XI secolo, quando Antonio delle Grotte, dopo un periodo di esperienza monastica sul Monte Athos, tornò nella Rus' e scelse come luogo di vita ascetica una grotta sulle colline sopra il Dnepr. Intorno a lui si raccolsero altri uomini desiderosi di condurre una vita di preghiera e penitenza. Tra i suoi discepoli emerse Teodosio, destinato a diventare una delle figure fondamentali del monachesimo della Rus'. Sotto la sua guida la comunità assunse una struttura più organizzata e la vita monastica passò progressivamente da forme prevalentemente eremitiche a una più stabile vita cenobitica. Le Grotte continuarono però a essere utilizzate come luoghi di solitudine, preghiera e sepoltura. Da questa duplice dimensione, comunitaria e solitaria, nacque la particolare fisionomia spirituale della futura Laura.
Le Grotte lontane di San Teodosio Il complesso sotterraneo oggi chiamato Grotte lontane è distinto dalle Grotte vicine, tradizionalmente associate a sant'Antonio. La denominazione Grotte di San Teodosio deriva dalla tradizione che le collega alla sua memoria e alla successiva storia della comunità monastica. Nel corso dei secoli le cavità furono ampliate, organizzate e trasformate in un vero complesso cultuale e funerario. Le Grotte non devono essere immaginate come semplici cunicoli naturali. Si tratta di un sistema sotterraneo elaborato dall'uomo, costituito da corridoi, celle, ambienti liturgici, nicchie funerarie e tombe. Studi archeologici e architettonici hanno mostrato la complessità del sistema delle Grotte vicine e lontane. Le Grotte lontane raggiungono una lunghezza di circa 293 metri. Al loro interno sono presenti tre chiese sotterranee e numerose tombe con le reliquie dei monaci venerati. La conservazione delle reliquie costituisce uno degli elementi più caratteristici della Lavra. Il fenomeno della conservazione naturale dei corpi fu interpretato dalla tradizione religiosa come segno della santità dei monaci. Dal punto di vista storico e antropologico, tuttavia, la conservazione dei resti deve essere distinta dall'interpretazione teologica che ne è stata data.
Una comunità di asceti molto diversi I Padri commemorati il 28 agosto non appartengono tutti alla stessa epoca e non hanno svolto la medesima attività. Accanto a monaci di cui si conosce soltanto il nome, la tradizione conserva figure di notevole rilievo. Vi sono sacerdoti, diaconi, archimandriti, reclusi, asceti del digiuno, canonarchi, guaritori, uomini che avevano svolto in precedenza attività militari e perfino membri della nobiltà. Questa varietà mostra che la santità delle Grotte non fu legata a un unico modello di vita. La comunità comprendeva sia uomini impegnati nella vita liturgica del monastero sia asceti che cercavano una solitudine radicale. Tra gli attributi presenti nei nomi tradizionali si trovano infatti espressioni come il Recluso, il Digiunatore, il Silenzioso, l'Obbediente, il Laborioso, il Canonarca e il Guaritore. Questi appellativi non sono semplici soprannomi: spesso sintetizzano la caratteristica per la quale la memoria monastica ha conservato un determinato asceta.
I primi santi delle Grotte Tra le figure più antiche legate alle Grotte lontane si trova Ilarione, schimonaco e collaboratore di Teodosio. La tradizione lo presenta come uomo di rigorosa ascesi e anche come copista di libri. La sua memoria è particolarmente significativa perché mostra l'importanza della trasmissione manoscritta nella vita della comunità. Anche Teodosio, il principe Teodoro di Ostrog, appartiene alla memoria delle Grotte lontane. La tradizione lo identifica con un membro della famiglia principesca degli Ostrog e ne conserva la memoria come monaco. Altri santi appartengono ai secoli successivi, mostrando come il complesso delle Grotte sia rimasto un luogo di vita monastica e di sepoltura per un periodo molto lungo.
Monaci, sacerdoti e vescovi La Sinassi comprende anche uomini che raggiunsero responsabilità ecclesiastiche. Tra questi vi sono Teofilo, arcivescovo di Novgorod, e Anfilochio, vescovo di Vladimir e Volinia. La loro presenza nella memoria delle Grotte dimostra il rapporto stretto esistente tra il monastero di Kiev e la gerarchia ecclesiastica della Rus'. Vi furono inoltre archimandriti e sacerdoti che svolsero funzioni di governo e di servizio liturgico all'interno della comunità. Luciano, sacerdote, è ricordato come ieromartire. La sua vicenda si distingue quindi da quella della maggior parte dei monaci della Sinassi perché alla dimensione monastica si aggiunge quella del martirio.
La vita ascetica La spiritualità dei Padri delle Grotte è caratterizzata soprattutto dalla ricerca della trasformazione interiore attraverso la preghiera, il digiuno, l'obbedienza e la rinuncia. La reclusione ebbe un ruolo particolare. Alcuni monaci sceglievano di vivere separati dalla comunità, limitando al minimo i rapporti con il mondo esterno. L'isolamento non veniva però inteso semplicemente come fuga dalla società: era una forma estrema di ricerca della preghiera continua. Il digiuno costituiva un'altra pratica fondamentale. Alcuni santi sono ricordati proprio attraverso l'appellativo di Digiunatore. La tradizione delle Grotte conserva anche numerosi esempi di obbedienza monastica. Il titolo di Paolo l'Obbediente, per esempio, sintetizza una concezione della vita religiosa nella quale la volontà personale doveva essere subordinata alla disciplina della comunità e alla guida spirituale.
La memoria dei santi Per molti Padri delle Grotte non possediamo una biografia completa. Questo elemento deve essere sottolineato con particolare chiarezza. Le fonti agiografiche medievali e moderne non permettono di ricostruire una biografia documentata per ciascuno dei membri della Sinassi. In numerosi casi il nome del santo, il luogo della sepoltura, un appellativo e un breve episodio costituiscono quasi tutto ciò che è rimasto. La principale fonte antica per la conoscenza del mondo spirituale delle Grotte è il Paterikon delle Grotte di Kiev, raccolta di racconti agiografici sviluppatasi tra il XIII e il XVII secolo. Il testo non deve essere utilizzato come una cronaca moderna: accanto a informazioni storiche conserva episodi miracolosi, racconti esemplari e tradizioni monastiche. La sua importanza storica resta comunque enorme, perché permette di conoscere l'immaginario religioso, i modelli ascetici e la memoria collettiva della comunità.
La formazione del culto Il culto dei santi delle Grotte non nacque improvvisamente nel 1643. La venerazione di singoli monaci era infatti molto più antica. Le tombe delle Grotte costituivano già luoghi di memoria e preghiera e alcuni santi possedevano feste liturgiche proprie. Nel 1619 l'archimandrita Zacharia Kopystenskyj inserì nell'Anthologion stampato nella Lavra i nomi di numerosi santi delle Grotte accanto a quelli dei santi universalmente venerati. Questo episodio mostra che il culto era già ampiamente consolidato all'inizio del XVII secolo.
Il ruolo di Pietro Mogila Un passaggio decisivo si verificò durante il governo di Pietro Mogila, metropolita di Kiev e precedentemente archimandrita della Lavra. Nel 1643 venne elaborato a Kiev il Canone ai santi delle Grotte. La tradizione ecclesiastica collega questa iniziativa alla volontà di organizzare e consolidare il culto dei santi locali. Il materiale liturgico comprendeva i Padri delle Grotte e più ampiamente i santi che avevano illuminato la terra della Rus' e dell'area ucraina. La documentazione del tempo è particolarmente importante perché mostra come la venerazione dei santi delle Grotte fosse inserita nel processo di riorganizzazione della vita ecclesiale della metropolia di Kiev nel XVII secolo. Non è però corretto applicare automaticamente alla procedura del 1643 il concetto moderno di canonizzazione universale. Si trattò soprattutto della formalizzazione e del consolidamento di una venerazione locale già esistente.
Dal culto locale al calendario generale Nel 1762 il Santo Sinodo della Chiesa russa autorizzò l'inserimento dei santi delle Grotte nei calendari ecclesiastici generali. Il provvedimento fu successivamente confermato nel 1775 e nel 1784. La storia del culto deve essere quindi letta in due fasi principali: una prima fase di venerazione locale, consolidata nel XVII secolo, e una seconda fase nella quale la memoria dei santi delle Grotte venne estesa all'intera Chiesa russa. Il Pantheon della Lavra fu progressivamente definito e nella seconda metà del XVIII secolo comprendeva tradizionalmente 73 venerabili nelle Grotte vicine e 45 nelle Grotte lontane. La distinzione è importante perché le liste liturgiche oggi reperibili non sono sempre identiche. Alcune tradizioni e alcuni calendari successivi hanno ampliato la commemorazione includendo santi ulteriormente associati alle Grotte. Per la festa specifica del 28 agosto è quindi necessario distinguere il nucleo storico del Pantheon dalle liste liturgiche più tarde.
I Padri delle Grotte lontane ricordati il 28 agosto La tradizione della Lavra comprende numerosi santi. Tra quelli tradizionalmente associati alla Sinassi del 28 agosto figurano: - Luciano, sacerdote e martire - Teodosio - Mosè il Taumaturgo - Lorenzo il Recluso - Ilarione, schimonaco - Pafnuzio il Recluso - Martirio, diacono - Teodoro, principe di Ostrog - Atanasio il Recluso - Dionisio il Recluso - Teofilo, arcivescovo di Novgorod - Zenone il Digiunatore - Gregorio il Recluso - Ipazio il Guaritore - Giuseppe il Grande Sofferente - Paolo l'Obbediente - Sisoe, schimonaco - Nestore l'Illetterato - Pambo il Recluso - Teodoro il Silenzioso - Sofronio il Recluso - Pancrazio il Recluso - Anatolio il Recluso - Ammone il Recluso - Mardario il Recluso - Pietro il Recluso - Martirio il Recluso - Rufo il Recluso - Beniamino il Recluso - Cassiano il Recluso - Arsenio il Laborioso - Eutimio, schimonaco - Tito il Soldato - Achila, diacono - Paisio - Mercurio il Digiunatore - Macario, diacono - Pimen il Digiunatore - Leonzio il Canonarca - Geronzio il Canonarca - Zaccaria il Digiunatore - Silvano, schimonaco - Agatone il Taumaturgo - Ignazio, archimandrita - Longino il Portinaio Il numero e la forma dei nomi possono variare nelle diverse tradizioni e nei diversi calendari. Alcuni elenchi liturgici ortodossi contemporanei riportano infatti una lista più ampia, nella quale compaiono anche Anfilochio di Vladimir e Volinia, Aquila diacono, Anmone, Anfilochio, Daniele, Dositeo, Eulogio, Isidoro, Timoteo e altri. Tale ampliamento riflette la complessa evoluzione del calendario dei santi delle Grotte e non deve essere confuso automaticamente con l'elenco storico di 45 venerabili delle Grotte lontane definito nel Pantheon della Lavra nella seconda metà del XVIII secolo.
Agatone il Taumaturgo Agatone è uno degli asceti delle Grotte lontane per i quali la tradizione conserva una caratterizzazione particolarmente precisa. È ricordato come uomo di digiuno e di intensa vita ascetica e come taumaturgo. La sua memoria è collegata a guarigioni e alla capacità di riconoscere la condizione spirituale delle persone. Le fonti agiografiche attribuiscono ad Agatone anche un dono profetico. Questi elementi appartengono al linguaggio tradizionale delle vite dei santi e devono essere distinti dai dati storicamente verificabili. Indagini antropologiche moderne hanno inoltre studiato i resti attribuiti ad Agatone, mostrando come le Grotte costituiscano anche un importante campo di ricerca archeologica e bioantropologica.
Ilarione, il copista Ilarione è particolarmente interessante perché la sua memoria collega l'ascesi alla cultura del libro. La tradizione lo presenta come uomo di preghiera incessante e di rigoroso digiuno, ma anche come copista. Avrebbe lavorato alla trascrizione dei libri nella cella di Teodosio, mostrando il ruolo che la produzione e la conservazione dei manoscritti ebbero nella vita monastica. La figura di Ilarione permette quindi di comprendere che il monachesimo delle Grotte non era fondato esclusivamente sulla solitudine e sulla penitenza. La comunità era anche un centro di cultura scritta, educazione religiosa e trasmissione della tradizione.
I canonarchi Leonzio e Geronzio Leonzio e Geronzio sono ricordati come canonarchi. Il canonarca era il monaco incaricato di guidare concretamente l'ordine del canto e della celebrazione liturgica. Il loro titolo mostra quindi l'importanza della musica e della preghiera corale nella vita quotidiana della Lavra. Le loro figure rappresentano una dimensione meno conosciuta della santità monastica: il servizio liturgico.
Giuseppe il Grande Sofferente Giuseppe è ricordato con l'appellativo di Grande Sofferente, che richiama una vita segnata da una lunga prova fisica. Nella spiritualità delle Grotte la malattia non viene presentata semplicemente come una disgrazia da eliminare, ma può diventare, nella prospettiva ascetica, una prova vissuta nella fede e nella pazienza. Le narrazioni relative a Giuseppe appartengono alla tradizione agiografica e non consentono di ricostruire con precisione clinica la sua malattia. La sua memoria conserva però un modello spirituale molto importante nella cultura monastica medievale.
Teodoro di Ostrog Teodoro, principe di Ostrog, rappresenta un altro aspetto della storia delle Grotte: l'ingresso di membri dell'aristocrazia nella vita monastica. La tradizione lo identifica con un esponente della famiglia principesca degli Ostrog e ne conserva il ricordo tra i monaci sepolti nelle Grotte lontane. La sua presenza mostra come la vocazione monastica potesse coinvolgere persone provenienti da ambienti sociali molto diversi.
Luciano, sacerdote e martire Luciano occupa un posto particolare nella Sinassi perché viene ricordato come sacerdote e martire. La sua memoria mostra che la storia delle Grotte non fu esclusivamente quella di asceti appartati. Il monastero mantenne rapporti con la vita ecclesiale più ampia e la tradizione locale raccolse anche il ricordo di uomini che subirono violenza a causa della fede. Le informazioni storiche sulla sua vita sono tuttavia limitate e non permettono di ricostruire con sicurezza tutte le circostanze del martirio.
Le reliquie e le Grotte Le Grotte lontane costituiscono uno dei più importanti complessi reliquiari del cristianesimo orientale. I corpi dei monaci furono deposti nelle nicchie delle pareti e nelle tombe ricavate lungo i corridoi. In epoche successive le tombe furono sistemate e identificate mediante iscrizioni e targhe. La tradizione considera incorrotti numerosi corpi conservati nelle Grotte. Dal punto di vista storico, la conservazione naturale dei resti può dipendere da molteplici fattori ambientali, tra cui temperatura, umidità, ventilazione e caratteristiche del terreno. La fede della comunità ha interpretato però tale conservazione come segno della santità. Le due prospettive non devono essere confuse: la prima appartiene alla ricerca scientifica, la seconda alla storia religiosa e alla devozione. La Lavra continua a considerare le Grotte un luogo sacro e di pellegrinaggio. La memoria delle reliquie ha infatti attraversato numerose epoche, comprese quelle in cui il monastero subì gravi trasformazioni politiche e istituzionali.
Il Paterikon delle Grotte di Kiev Una delle fonti fondamentali per conoscere la tradizione dei santi delle Grotte è il Paterikon delle Grotte di Kiev. Non si tratta di una semplice raccolta biografica. Il testo riunisce racconti relativi ai monaci, episodi miracolosi, tradizioni sulla loro vita spirituale, ammonimenti e racconti destinati alla formazione dei lettori. Il Paterikon deve quindi essere utilizzato criticamente. Alcuni episodi possono conservare un nucleo storico, mentre altri sono costruiti secondo i modelli della letteratura monastica orientale. Il suo valore storico non diminuisce per questo. Al contrario, il Paterikon è una fonte essenziale per comprendere come la comunità di Kiev percepiva la santità e quali virtù considerava fondamentali.
Le Grotte durante le trasformazioni storiche La storia della Lavra attraversò numerose crisi. La comunità subì attacchi e distruzioni durante le invasioni e le guerre che coinvolsero Kiev e i territori della Rus'. Nel XVII secolo la regione fu inoltre attraversata da profondi conflitti politici e religiosi. Nel periodo di Pietro Mogila il monastero visse una fase di riorganizzazione culturale e religiosa. La tipografia della Lavra assunse un ruolo importante nella diffusione dei testi liturgici e teologici. Nel XVIII secolo il complesso architettonico fu progressivamente ampliato e trasformato. La costruzione di edifici in stile barocco ucraino diede alla Lavra l'aspetto monumentale che in parte ancora oggi la caratterizza. Le Grotte, tuttavia, conservarono la loro funzione più antica: custodire la memoria dei monaci e le loro reliquie.
La memoria nel mondo ortodosso La festa del 28 agosto appartiene alla tradizione liturgica ortodossa. Il termine Sinassi indica un'assemblea liturgica nella quale vengono commemorati insieme più santi. La festa non cancella le memorie individuali. Molti dei Padri delle Grotte hanno infatti un giorno proprio nel calendario. Il 28 agosto li riunisce invece in un'unica celebrazione. Questo carattere collettivo è essenziale per comprendere il significato della festa. Il soggetto della celebrazione non è una singola biografia, ma una comunità di uomini che, attraverso generazioni diverse, contribuirono alla formazione della spiritualità delle Grotte di Kiev. La memoria è oggi celebrata il 28 agosto secondo il calendario giuliano, corrispondente al 10 settembre nel calendario gregoriano. La stessa Laura delle Grotte di Kiev indica il 10 settembre, cioè il 28 agosto secondo il vecchio stile, per la celebrazione della Sinassi dei Padri delle Grotte lontane.
Il rapporto con sant'Antonio e san Teodosio La memoria dei Padri delle Grotte lontane è inseparabile da Antonio e Teodosio. Antonio rappresenta nella tradizione il fondatore della comunità eremitica. Teodosio rappresenta invece lo sviluppo della vita cenobitica. La futura Lavra nacque dalla combinazione di queste due dimensioni: la solitudine dell'asceta e la vita comune. La Sinassi del 28 agosto, pur comprendendo soprattutto i santi associati alle Grotte lontane, deve quindi essere letta alla luce dell'intera esperienza monastica delle Grotte.
Le due Grotte La Lavra possiede due principali complessi sotterranei. Le Grotte vicine sono associate alla tradizione di sant'Antonio e sono commemorate liturgicamente in una festa distinta. Le Grotte lontane sono associate alla memoria di san Teodosio e sono celebrate il 28 agosto secondo il calendario giuliano. La distinzione non è puramente geografica. Essa ha assunto nel tempo un valore storico e cultuale, perché le due aree custodiscono gruppi differenti di reliquie e sono state associate a diverse generazioni di asceti. La lunghezza dei corridoi, la presenza delle chiese sotterranee e la disposizione delle tombe mostrano la complessità del sistema. Le Grotte lontane si sviluppano per circa 293 metri e costituiscono un vero complesso monastico sotterraneo.
Il numero dei santi Una delle questioni più delicate riguarda il numero dei Padri. Le fonti e i calendari non presentano sempre lo stesso elenco. Il National Preserve della Lavra indica per il Pantheon consolidato 45 venerabili nelle Grotte lontane e 73 nelle Grotte vicine. Alcune fonti liturgiche ortodosse contemporanee presentano invece una lista più ampia, comprendente 52 nomi per la Sinassi del 28 agosto. La divergenza non deve essere interpretata necessariamente come contraddizione. Il culto dei santi delle Grotte si è formato attraverso secoli di stratificazione, con l'aggiunta di figure progressivamente riconosciute dalla tradizione locale e successivamente inserite nei calendari. Per una scheda storica è pertanto preferibile parlare del nucleo dei 45 venerabili tradizionalmente appartenenti al Pantheon delle Grotte lontane e segnalare separatamente l'esistenza delle liste liturgiche più ampie.
La canonizzazione del 1643 L'anno 1643 rappresenta una data fondamentale nella storia del culto. Pietro Mogila, allora metropolita di Kiev, promosse la sistemazione della venerazione dei santi delle Grotte. In quell'anno venne elaborato un Canone dedicato ai santi delle Grotte e a tutti i santi che avevano brillato nella terra della Rus'. Il National Preserve della Lavra sottolinea che il Canone comprendeva 74 nomi, dei quali 41 appartenenti alla Lavra, e che il testo assunse progressivamente il carattere di un manifesto ecclesiastico della venerazione dei santi locali. Il dato è particolarmente significativo perché mostra che la canonizzazione non fu un evento isolato, ma parte di un più ampio processo di organizzazione della memoria ecclesiale.
Il decreto del 1762 Nel 1762 il Santo Sinodo della Chiesa russa autorizzò la celebrazione dei santi delle Grotte nel calendario generale. I provvedimenti furono successivamente confermati nel 1775 e nel 1784. Da quel momento la memoria dei Padri delle Grotte acquistò una dimensione molto più ampia. Il culto, nato e consolidato nella regione di Kiev, entrò nel patrimonio liturgico della Chiesa russa. La storia del 1762 va però collocata nel particolare contesto ecclesiastico e politico dell'epoca, nel quale la Chiesa di Kiev era ormai inserita nell'ordinamento ecclesiastico dell'Impero russo.
Autore: Giampietro Cattini
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