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Santa Plettrude Regina dei Franchi

Festa: 10 agosto

Treviri, circa 650 - Colonia, 717/725

Nata intorno al 650-655 in una potente famiglia franca dell'Austrasia, figlia del conte palatino Ugoberto e di sant'Irmina di Oeren, sposò tra il 670 e il 675 Pipino di Herstal, maggiordomo di palazzo e uomo più potente del regno franco. Donna politicamente attiva e influente, partecipò alla fondazione di importanti monasteri come Echternach e Kaiserswerth, centri di evangelizzazione dei popoli germanici. Alla morte del marito nel 714, assunse la reggenza per proteggere i diritti del nipote Teodoaldo, entrando in conflitto con il figliastro Carlo Martello. Sconfitta, si ritirò nella comunità religiosa annessa alla chiesa da lei fondata a Colonia, Santa Maria in Campidoglio, dove morì tra il 717 e il 725. La tradizione ininterrotta la venera come santa e fondatrice.

Etimologia: Dal germanico 'blican' (splendere, raggio) e 'þrūþ' (forza) o 'trut' (fanciulla), quindi 'forza splendente' o 'fanciulla radiosa'.

Emblema: Corona, chiesa in miniatura (come fondatrice), abito regale


Plettrude nacque probabilmente intorno al 650 in una delle più importanti famiglie aristocratiche dell'Austrasia. Le fonti medievali la indicano generalmente come figlia di Ugoberto, siniscalco reale e conte palatino. Molti studiosi ritengono probabile che sua madre fosse sant'Irmina di Oeren, anche se questo rapporto di parentela non è unanimemente documentato e resta oggetto di discussione storiografica. La famiglia possedeva vasti domini tra Treviri e Colonia, esercitando una notevole influenza politica ed economica.

Il matrimonio con Pipino di Herstal
Tra il 670 e il 675 sposò Pipino di Herstal, maestro di palazzo dell'Austrasia, destinato a diventare il più potente uomo del regno franco. Dall'unione nacquero almeno due figli, Drogone e Grimoaldo, entrambi destinati a ricoprire importanti incarichi politici.
Plettrude non rimase confinata nel ruolo di consorte. Le cronache la descrivono come donna intelligente, prudente e capace di influenzare le decisioni del marito sia negli affari politici sia nelle iniziative religiose.

Benefattrice della Chiesa
L'aspetto che ha maggiormente favorito la sua memoria ecclesiale è il sostegno offerto all'evangelizzazione delle regioni settentrionali dell'Europa.
Insieme al marito finanziò numerose fondazioni religiose, favorendo la nascita di monasteri che divennero centri di cultura, assistenza e missione. Le tradizioni belghe le attribuiscono la fondazione della chiesa di San Pietro a Xhignesse e un ruolo decisivo nella nascita dell'abbazia di Andage, l'attuale Saint-Hubert, affidata a san Beregiso. Analogamente sostenne san Villibrordo, futuro apostolo dei Frisoni, concedendogli terreni per l'istituzione di nuove comunità monastiche. Alcuni particolari di queste fondazioni derivano dalla tradizione locale, ma il ruolo di Plettrude quale importante benefattrice delle missioni è generalmente riconosciuto dagli storici.

La crisi dinastica
La morte di Pipino nel 714 aprì una grave crisi politica.
Plettrude cercò di garantire la successione al nipote Teodoaldo, figlio del defunto Grimoaldo, assumendo di fatto la reggenza. La situazione si complicò rapidamente a causa delle rivolte interne e soprattutto dell'ascesa di Carlo Martello, figlio naturale di Pipino e di Alpaide.
Lo scontro terminò con la vittoria di Carlo Martello. Plettrude fu costretta a rinunciare al potere e a consegnare il tesoro reale. Le fonti successive riferiscono che Carlo la trattò con rispetto, consentendole di ritirarsi a Colonia.

Gli ultimi anni
Dopo il tramonto della propria influenza politica, Plettrude trascorse gli ultimi anni dedicandosi alla vita religiosa e alle opere di carità.
Morì dopo il 717, probabilmente a Colonia. La tradizione colloca la sua sepoltura nella basilica di Santa Maria in Campidoglio, complesso che la memoria locale collega alla sua famiglia e alla sua attività di benefattrice.
La venerazione nei suoi confronti nacque spontaneamente nelle regioni renane e belghe, dove fu ricordata come esempio di sovrana cristiana e promotrice della vita monastica.

Una figura al confine tra Merovingi e Carolingi
Plettrude visse nel delicato passaggio tra la decadenza della dinastia merovingia e l'affermazione della potenza carolingia. Pur essendo ricordata soprattutto per le vicende religiose, fu protagonista di uno dei momenti decisivi della storia europea, nel quale emerse la figura di Carlo Martello, nonno di Carlo Magno.

Rapporti con i santi missionari
Le fonti collegano il suo nome a numerosi protagonisti dell'evangelizzazione dell'Europa nord-occidentale, in particolare san Villibrordo e san Beregiso. Il suo sostegno economico consentì la fondazione di monasteri che divennero punti di riferimento per la diffusione del cristianesimo nelle regioni germaniche e frisoni.

Il culto
Il culto di Santa Plettrude rimase prevalentemente locale, particolarmente vivo nella diocesi di Liegi, nelle Ardenne e nell'area di Colonia. La sua memoria liturgica ricorre il 10 agosto ed è mantenuta soprattutto nelle Chiese locali del Belgio e della Renania.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Plectrude (Plectrudis, Plettrude, Plektrud, Plechtrudis, Plectrud) nacque intorno al 650-655 in una delle famiglie più potenti dell'Austrasia, il regno franco nord-orientale che comprendeva l'odierna Renania e parti del Lussemburgo. Suo padre, Ugoberto (Hugobert), era conte palatino e senescal del re merovingio Clodoveo IV, mentre sua madre, Irmina di Oeren, apparteneva a una stirpe di altissimo rango, forse di sangue reale merovingio. Irmina sarebbe diventata badessa del monastero di Oeren presso Treviri e sarebbe stata anch'essa venerata come santa (memoria liturgica il 24 dicembre).
La famiglia di Plectrude, conosciuta come gli Ugoberitini (Hugobertines), possedeva estese terre nell'Eifel, nella regione della Mosella e nei pressi di Colonia. Probabilmente era la maggiore di cinque sorelle, tra cui Adela, che avrebbe fondato il convento di Pfalzel. Questo lignaggio prestigioso le avrebbe portato in dote non solo ricchezze materiali, ma anche legami politici di primo piano nel complesso panorama dell'aristocrazia franca del VII secolo.

Il matrimonio con Pipino di Herstal
Tra il 670 e il 675, Plectrude sposò Pipino di Herstal, detto anche Pipino il Medio o Pipino II, che in quegli anni stava consolidando il proprio potere come maggiordomo di palazzo d'Austrasia. Dopo la vittoria di Tertry nel 687, Pipino sarebbe diventato l'uomo più potente del regno franco, governando di fatto su Austrasia, Neustria e Borgogna, pur mantenendo formalmente sul trono i re merovingi.
Il matrimonio univa due delle famiglie più influenti dell'Austrasia: gli Arnulfingi-Pippinidi di Pipino e gli Ugoberitini di Plectrude. Questa alleanza rafforzò notevolmente la posizione politica del marito e contribuì a porre le basi per quella che sarebbe diventata la dinastia carolingia. Dall'unione nacquero almeno due figli maschi: Drogone, che sarebbe diventato duca di Champagne, e Grimoaldo, destinato a ricoprire la carica di maggiordomo di palazzo di Neustria.
Plectrude non fu semplicemente una consorte passiva, ma una figura politicamente attiva e influente. In un'epoca in cui le donne aristocratiche franche partecipavano spesso all'amministrazione dei beni familiari, il suo ruolo si distinse per una visibilità eccezionale: appare come cofirmataria in tutti gli strumenti legali di Pipino II conservati integralmente, partecipando direttamente alla redazione di documenti che riguardavano sia le proprietà da lei portate in dote sia quelle della famiglia del marito.

Patrona di fondazioni monastiche
Plectrude condivideva con la madre Irmina una profonda devozione religiosa e un generoso impegno nel sostegno alle opere ecclesiastiche. Partecipò in misura determinante alla fondazione del monastero di Echternach, nell'odierno Lussemburgo, tra il 697 e il 698. La madre Irmina aveva donato le terre necessarie, e il monastero fu affidato a san Willibrordo, il missionario anglosassone che avrebbe evangelizzato i Frisoni e sarebbe diventato il primo vescovo di Utrecht.
Partecipò anche alla fondazione di Kaiserswerth, presso Düsseldorf, con l'aiuto di san Suitberto, un altro missionario anglosassone. Da questi centri monastici partirono i missionari destinati alla conversione dei popoli germanici ancora pagani, in particolare dei Frisoni stanziati lungo le coste del Mare del Nord. Queste fondazioni contribuirono a creare una rete di centri spirituali e culturali che avrebbero svolto un ruolo cruciale nella cristianizzazione dell'Europa nord-occidentale.

La crisi della successione
Il matrimonio di Plectrude e Pipino fu però oscurato dalla presenza di una concubina del marito, Alpaida (o Chalpaida), da cui nacque intorno al 688 Carlo, il futuro Carlo Martello. Sebbene le fonti carolinge successive lo abbiano spesso definito illegittimo, questa interpretazione è probabilmente anacronistica: nel contesto dell'aristocrazia franca del VII e VIII secolo, la poligamia era una pratica diffusa e Carlo fu probabilmente considerato figlio legittimo dai suoi contemporanei.
Negli ultimi anni di vita di Pipino, la situazione successoria si complicò drammaticamente. Drogone morì nel 707, lasciando quattro figli, mentre Grimoaldo fu assassinato nell'aprile del 714 mentre si recava a visitare il padre malato a Jupille, presso Liegi. Grimoaldo lasciava un figlio piccolo, Teodoaldo, che diventò l'erede designato dal nonno.
Plectrude si trovò così a dover proteggere i diritti del nipote bambino contro le ambizioni di Carlo Martello, che all'epoca aveva circa 26 anni e rappresentava l'unico figlio maschio sopravvissuto di Pipino.

La reggenza e la guerra civile franca
Quando Pipino morì il 16 dicembre 714, Plectrude assunse la reggenza del regno per conto del nipote Teodoaldo, allora di soli sei anni. Questa decisione di affidare il potere a un bambino era senza precedenti nella storia franca e suscitò immediatamente opposizione. Per proteggere il potere del nipote, Plectrude fece imprigionare Carlo Martello a Colonia, città che rappresentava il centro del potere della sua famiglia e dove ella risiedeva.
La situazione politica si deteriorò rapidamente. Nel 715, la nobiltà neustriana si ribellò, alleandosi con Radbod, duca dei Frisoni, e il 26 settembre sconfisse le forze di Plectrude e Teodoaldo nella battaglia di Compiègne. Nello stesso anno, Carlo Martello riuscì a fuggire dalla prigionia e iniziò a raccogliere sostenitori tra i nobili austrasiani.
Nel 716, Chilperico II, re dei Franchi, e il suo maggiordomo di palazzo Ragenfrido invasero l'Austrasia e assediarono Colonia, dove Plectrude custodiva il tesoro di Pipino. Sconfitta militarmente, Plectrude fu costretta a riconoscere Chilperico come re, a consegnare il tesoro e a rinunciare alle pretese del nipote sulla carica di maggiordomo di palazzo.
Nel 717, Carlo Martello inseguì Chilperico e Ragenfrido fino a Parigi prima di tornare a Colonia, dove prese la città e disperse i sostenitori di Plectrude. La reggente fu definitivamente sconfitta e privata di ogni potere politico.

Gli ultimi anni e il ritiro a Colonia
Dopo la sconfitta, Plectrude fu costretta a rinunciare al tesoro di Pipino, perdendo così l'ultima leva politica a sua disposizione. Carlo Martello le permise tuttavia di ritirarsi a vita privata. Ella si rifugiò nella comunità religiosa annessa alla chiesa che lei stessa aveva fondato a Colonia, Santa Maria in Campidoglio (St. Maria im Kapitol), costruita sulle rovine dell'antico tempio romano del Campidoglio.
Questa chiesa, edificata probabilmente negli ultimi anni del VII secolo o nei primi dell'VIII, rappresentava il coronamento della sua opera di patrona religiosa. Sorgeva su un sito di grande valore simbolico: il colle capitolino di Colonia, dove un tempo sorgeva il più importante tempio romano dedicato alla Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva). La trasformazione di un luogo di culto pagano in una chiesa cristiana dedicata alla Vergine Maria simboleggiava il trionfo della nuova fede e la continuità del potere religioso nel cuore della città.
Plectrude istituì presso la chiesa una comunità conventuale, probabilmente destinata a nobildonne, che avrebbe continuato la sua opera spirituale dopo la sua morte.

Morte e culto
La data esatta della morte di Plectrude rimane incerta. Le fonti storiche più attendibili collocano il suo decesso tra il 717 e il 718, poco dopo la sua sconfitta politica. La tradizione liturgica locale, tuttavia, indica il 10 agosto 725 come data della sua morte, e questa è la data riportata da alcune fonti agiografiche.
Fu sepolta nella chiesa di Santa Maria in Campidoglio da lei fondata, nel centro del coro dinanzi all'altare maggiore, posizione di grande onore riservata ai fondatori. La sua tomba divenne immediatamente oggetto di venerazione.
Il culto di Plectrude rimase limitato alla chiesa da lei fondata e al convento annesso, ma si mantenne ininterrotto per secoli. Il giorno della sua morte fu sempre celebrato in Santa Maria in Campidoglio come "memoria Plektrudis reginae fundatricis huius ecclesiae" (memoria della regina Plectrude, fondatrice di questa chiesa). Il titolo di "regina", pur non essendo storicamente esatto (i merovingi regnavano, ma i maggiordomi di palazzo come Pipino governavano), rifletteva l'alto rango e il potere effettivo che ella aveva esercitato.
Il suo nome compare nel Calendario di Essen del XIII-XIV secolo e nelle litanie del Liber Capitularis di Santa Maria del XIV secolo, a testimonianza della persistenza del suo culto. La festa veniva celebrata principalmente il 10 agosto, ma anticamente anche l'11 agosto e il 18 settembre.
Le notizie biografiche su Plectrude derivano principalmente dalla Chronica Regia del XII secolo, una fonte quindi relativamente tarda rispetto agli eventi. Malgrado alcune riserve espresse dai Bollandisti nel XVII secolo riguardo all'autenticità del suo culto, la tradizione che la riguarda come fondatrice e come santa è rimasta ininterrotta e il suo culto è considerato storicamente provato.

Rapporti con altri santi
La vita di Plectrude fu intrecciata con quelle di numerose figure venerate come sante dalla Chiesa cattolica. Sua madre, sant'Irmina di Oeren, fu fondatrice e badessa del monastero di Oeren presso Treviri e cofondatrice di Echternach. La sorella (o parente stretta) Adela fondò il convento di Pfalzel.
Plectrude sostenne l'opera di san Willibrordo (658-739), il missionario anglosassone conosciuto come l'Apostolo dei Frisoni, che divenne il primo abate di Echternach e primo vescovo di Utrecht. Collaborò anche con san Suitberto, altro missionario anglosassone attivo nella regione renana.
Il suo figliastro Carlo Martello, pur non essendo venerato come santo, fu il nonno di Carlo Magno e il fondatore de facto della dinastia carolingia. Grazie alla sua vittoria nella battaglia di Poitiers del 732, arrestò l'avanzata degli Arabi in Europa occidentale.

La chiesa di Santa Maria in Campidoglio
La chiesa fondata da Plectrude a Colonia sorge sulle fondamenta dell'antico Campidoglio romano, il tempio dedicato alla Triade Capitolina (Giove, Giunone e Minerva) costruito nel I secolo d.C. quando Colonia era la capitale della provincia romana della Germania Inferiore. Dopo la caduta dell'Impero romano e la conquista franca nel V secolo, l'area del Campidoglio divenne il centro del potere dei maggiordomi di palazzo.
Plectrude, probabilmente erede delle proprietà familiari nella zona, fece costruire una chiesa privata (Eigenkirche) sulle rovine del tempio pagano già prima della sua morte, avvenuta intorno al 718. La chiesa originaria era un edificio a navata unica, tipico dell'architettura altomedievale.
La chiesa fu ricostruita in stile romanico nell'XI secolo, tra il 1040 e il 1065, diventando una delle dodici grandi chiese romaniche di Colonia. Oggi Santa Maria in Campidoglio è la più grande di queste chiese e conserva ancora elementi dell'epoca di Plectrude, seppur integrati in una struttura molto più ampia.

Il sarcofago e l'iconografia
Tra le opere d'arte più significative conservate in Santa Maria in Campidoglio vi sono due lastre tombali (ledgers) del sarcofago di Plectrude, databili rispettivamente al 1160 circa e al 1280. La lastra romanica del 1160, in pietra calcarea, è alta 202 cm e larga 67 cm, e raffigura la santa in posizione frontale, con abbigliamento regale.
Queste rappresentazioni iconografiche testimoniano come, a quattro secoli dalla sua morte, Plectrude fosse ancora venerata come fondatrice e patrona della chiesa. Il rilievo del 1160 la mostra con una corona sul capo e con un'espressione ieratica, tipica dell'iconografia romanica delle figure femminili di alto rango.
La chiesa conserva anche pregevoli porte lignee del 1065 circa, decorate con 26 rilievi raffiguranti scene della vita di Cristo, che rappresentano uno dei più importanti cicli scultorei romanici della Renania.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Nacque da una nobile famiglia franca nelle vicinanze di Treviri. Suo padre Ugoberto, parente del santo vescovo Teodardo, divenne, nel 705, vescovo di Maastricht e sua madre fu, come oggi viene generalmente riconosciuto, la b. Irmina, che mori come badessa di Oren ed è presumibilmente sepolta a Weissenburg. Andata sposa al maggiordomo franco Pipino, Plettrude esercitò su di lui un benefico influsso e dal matrimonio nacquero due figli, Drogo e Grimoaldo che mori­rono precocemente. I suoi rapporti con lo sposo tuttavia furono spesso offuscati dalla presenza di una concubina, Alpaida (Chalpaida), da cui nacque Carlo Martello.
Partecipò in misura determinante alla fondazione nel 697-98 del monastero di Echternach, nell'odierno Lussemburgo, che fu affidato a s. Willibrordo, e a quella di Kaiserswerth con l'aiuto di s. Suitberto. Da questi due centri partirono missionari anglosassoni destinati in particolare alla conversione dei Frisoni.
Dopo la morte di Pipino nel 714, P. affidò la reggenza a Carlo Martello e si ritirò a Colonia, dove fondò una chiesa in onore della Madre di Dio, che più tardi prese il nome di « S. Maria in Capitolio », e una comunità conventuale. Secondo la tradizione mori a Colonia il 10 ag. 725 e vi fu sepolta.
Il culto di Plettrude rimase limitato alla chiesa da lei fondata e al convento di S. Maria in Capitolio dove la sua tomba si trovava nel centro del coro dinanzi all'altare maggiore e dove si conserva ancora il coperchio del sepolcro col ritratto della santa scolpito nel sec. XI.
Le notizie relative a Plettrude derivano anzitutto dalla Chronica Regia del sec. XII, quindi sono tardive, ma la tradizione che la riguarda come fondatrice e come santa è rimasta ininterrotta. Il giorno della sua morte è stato sempre celebrato in S. Maria in Capitolio come « memoria Plektrudis reginae fundatricis huius ecclesiae » e malgrado l'opinione dei Bollandisti, il suo culto è provato senza alcun dubbio. Il Calendario di Essen del sec. XIII o XIV riporta il suo nome, così come le litanie del Liber Capitularis di S. Maria nel sec. XIV. La sua festa veniva celebrata prima il 10, più tardi l'11 ag. ed anche il 18 settembre.


Autore:
Johannes Emil Gugumus


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-08-03

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