Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati



Newsletter
Per ricevere i Santi di oggi
inserisci la tua mail:


E-Mail: info@santiebeati.it


> Home > Sezione Testimoni > Giovanna Spanu Condividi su Facebook

Giovanna Spanu Fondatrice

Festa: Testimoni

Alghero, Sassari, 9 dicembre 1955 - Parma, 23 luglio 2003


La vita

"Terra voluta da Dio, pensata e creata per noi con quelle bellezze naturali, quel colore del mare, del cielo, quel profumo intenso di mirto, di lentisco..."
Così Giovanna descrive la "sua" Sardegna, in un biglietto indirizzato ad un'amica. È in Sardegna infatti, precisamente a Bidunì, frazione di Alghero (SS), che Giovanna nasce il 9 dicembre 1955.
Nella famiglia Spanu si respira amore: un legame tenerissimo, alimentato da mille attenzioni quotidiane, unisce papà Antonio e mamma Leonarda; mentre intesa profonda e affettuosa complicità caratterizzano il rapporto fra Giovanna e la sorella minore Maria.
Approdata a Parma all'età di dieci anni, Giovanna compirà nella città emiliana gli studi fino a conseguire il diploma di fisioterapista, professione che eserciterà con passione e competenza per anni.
Nel frattempo dà vita a rapporti di profonda amicizia con alcuni giovani che frequentano la parrocchia dello Spirito Santo. E sarà proprio in parrocchia che la fede, già ricevuta in famiglia, diventa per Giovanna adesione personale alla chiamata di Gesù.
Dopo un'esperienza di fidanzamento, da lei definito "bello e santo", avverte che solo Gesù potrà essere lo sposo cui donare interamente la vita. Il 15 giugno 1980, durante una celebrazione eucaristica, Giovanna esprime il suo sì totale e definitivo a Dio. L'espressione visibile della sua donazione è l'uscita di casa il 3 novembre 1981.
In breve tempo si uniscono a lei alcune sorelle. Si dedica all'apostolato in parrocchia e alla formazione di una piccola comunità; nel 1989 abbandona la professione per vivere a tempo pieno il suo ideale.
Il 9 agosto 1999 viene diagnosticata a Giovanna una gravissima forma di tumore. Durante un incontro dice ad un gruppo di giovani:
"Questa malattia è stata per la mia vita come una ventata d'aria fresca: impetuosa e improvvisa. Ha spazzato via tutto quello che doveva cadere e ha lasciato in piedi ciò che è vero: ho solo Gesù."
Chi le vive accanto intuisce che anche le sofferenze più grandi diventano per Giovanna l'occasione per ripetere ogni giorno il suo sì allo Sposo teneramente e tenacemente amato.
Accoglie il dolore fisico come l'abbraccio particolare di Gesù; ringrazia per il dono del "tu-more che diventa sempre più A-more"; prega per i medici, per gli altri ammalati che incontra nel reparto di oncologia, per i sacerdoti, per i giovani, per i peccatori, per tutti; regala a ciascuno quel sorriso luminoso che la contraddistingue e con cui riesce a rasserenare chi si preoccupa per lei. Negli ultimi tempi invita a sospendere le preghiere con cui si chiede la sua guarigione perché il desiderio di incontrare Gesù è più forte di qualsiasi altro legame.
Il 23 luglio 2003 Giovanna conclude la sua giornata terrena, realizzando le sue stesse parole: "Vale la pena dare la vita per la meraviglia che è la nostra vocazione".

Il carisma


"Sentivo dentro un ritornello continuo: Dai Gio, dammi il tuo cuore, i tuoi progetti, il tuo corpo, la tua famiglia futura, dammeli ora nei tuoi anni migliori: seguimi. Avevo una cosa chiara dentro, una luce dentro di me: la mia vocazione è Gesù, Gesù. Poi i dettagli, cioè come seguirlo, me li avrebbe detti Lui al momento opportuno."
Il 14 maggio 1977, decide nel suo cuore di donarsi interamente a Dio e ai fratelli. "Quando uno ha la vocazione, quando uno si sente chiamato da Dio, lo sa, senti che Dio ti chiama, lo avverti. Magari non sai dove, come: suora, missionaria, focolarina? Una nuova strada, un nuovo progetto non l'avevo in mente di sicuro." La vocazione di Giovanna è generata da quella del suo padre spirituale, il parroco della parrocchia dello Spirito Santo. Da anni nel cuore di questo sacerdote era vivo il desiderio di vivere in pienezza il comandamento di Gesù "Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato" (Gv. 13, 34), realizzando quanto si legge nella meditazione "Una città non basta" di Chiara Lubich: "Se vuoi conquistare una città all'amore di Cristo, se vuoi trasformare un paese in Regno di Dio, fa' i tuoi calcoli. Prenditi degli amici che abbiano i tuoi sentimenti, unisciti con loro nel nome di Cristo e chiedi loro di posporre ogni cosa a Dio. Poi statuisci con essi un patto: promettetevi amore perpetuo e costante..."
Giovanna accoglie con gioia la proposta di dar vita ad una vera e propria famiglia spirituale, formata dal sacerdote e da quei fedeli che, uniti a lui "nel nome di Cristo", rendono presente Gesù Buon Pastore: "Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt. 18, 20).
Consapevole di essere la prima a vivere una forma di consacrazione assolutamente nuova, Giovanna si esprime così:
"Avevo davanti un modello grande che il Signore aveva sempre pensato per me sulla strada della mia gioia, della mia vita: era un sacerdote. Ad un certo punto il Signore mi ha fatto capire: non è un caso che tu sia donna! Guarda Maria! Maria era la Madre, colei che per Gesù dava la vita. Allora capivo come potevo vivere in concreto: essere Maria accanto a dei sacerdoti, a dei pastori... questo potevo farlo sempre".
Giovanna risponde così all'invito di Gesù ad essere pastore accanto al pastore; figura femminile, materna, accanto a chi è chiamato ad essere padre di anime, concretizzando le parole di Giovanni Paolo II: "Il celibato del pastore esprime il legame che lo unisce ai fedeli, in quanto comunità nata dal suo carisma e destinata a totalizzare tutta la capacità di amore che un sacerdote porta dentro di sé, in modo che il suo tempo, la sua casa, le sue abitudini, le sue risorse finanziarie, Casa di Giovannasiano condizionate solo da quello che è lo scopo della sua vita: la creazione attorno a sé di una comunità ecclesiale".
Conseguenza del suo essersi donata totalmente a Gesù sarà quella di lasciare la casa dei suoi genitori per andare ad abitare in una soffitta, messa a disposizione da un parrocchiano. A chi esprime perplessità di fronte a questa scelta, Giovanna risponde:
"Può sembrare a molti una cosa strana, per me è una cosa normale. Una persona che si sposa lascia la famiglia e va col suo sposo. Io ho sposato Gesù ed è normale che vada a vivere con Lui!".
La gioia schietta, limpida e la profonda libertà interiore che la caratterizzano sono contagiose: una dopo l'altra alcune ragazze della parrocchia bussano alla sua porta chiedendole di unirsi a lei. La famiglia cresce e, di pari passo, cresce la capacità di Giovanna di vivere ed esprimere, in modo fermo e dolce, la sua maternità spirituale. Alle sorelle che Gesù le dona, dedica affetto, tempo, energie, non risparmiandosi in alcun modo per la crescita della loro anima.
Il desiderio di formare accanto al sacerdote una famiglia spirituale non viene espresso solo dal gruppo di ragazze che si stringono attorno a Giovanna: ragazzi, donne, coppie di sposi costituiscono quel nucleo di una trentina di persone circa che assumerà il nome di Piccola Comunità Apostolica e di cui Giovanna sarà madre e punto di riferimento.
Con chiarezza, parlando della sua esperienza, definisce anche quello che ritiene essere il suo campo di apostolato:
"Una parrocchia, 8.000 abitanti, un sacerdote... ma non si può considerare questa una terra di missione? È vero, non si prende nessun aereo, non si va lontano, non si parla una lingua straniera, però ti guardi intorno e dici: quanti fratelli, quanti poveri! Magari poveri di fede, di Dio, di amore. Quante persone per cui dare la vita, per cui amare, per cui soffrire".
Parrocchia intesa quindi come vera e propria terra di missione, come luogo ben preciso dove spendersi fino al dono totale di sé, mantenendo sempre al primo posto quello stile comunitario che garantisce la presenza di Gesù.
"È importante quella meditazione: Se siamo uniti Gesù è fra noi. Questo vale più di tutto. Vale più della catechesi, della liturgia, viene prima degli impegni di parrocchia, delle iniziative, della pastorale. Viene prima questo amarci tra noi, vivere il comandamento nuovo."
Quel piccolo gruppo attorno a lei vive il desiderio costante di generare amore all'interno della comunità parrocchiale, sull'esempio di santa Teresa di Gesù Bambino: "Nel cuore della Chiesa io sarò l'amore".


Fonte:
www.giovannaspanu.it

______________________________
Aggiunto/modificato il 2010-08-13

___________________________________________
Translate this page (italian > english) with Google

Album Immagini


Home . Onomastico . Emerologico . Patronati . Diz.Nomi . Ricerca . Ultimi . Più visitati