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Würzburg, Germania, 19 ottobre 1900 - Dachau, Germania, 20 agosto 1942
Fu un sacerdote della diocesi di Würzburg che visse gli anni più drammatici della Germania nazista senza assumere un ruolo politico o militare, ma rimanendo fedele alle esigenze del proprio ministero sacerdotale. Nato a Würzburg nel 1900 da una famiglia modesta e profondamente cattolica, maturò fin dall'infanzia la vocazione al sacerdozio. Nel 1920 entrò anche nel Terz'Ordine dei Carmelitani Scalzi, assumendo il nome religioso di frate Aloisio del Santissimo Sacramento. Ordinato sacerdote nel 1924, esercitò il ministero in diverse parrocchie prima di essere nominato parroco di Oberschwarzach nel 1934. In quella comunità la sua attività pastorale entrò progressivamente in contrasto con il regime nazionalsocialista. Häfner rifiutò il saluto nazista, continuò a formare cristianamente i giovani anche dopo il divieto di insegnamento religioso nelle scuole e rimase fedele alla disciplina della Chiesa. Nell'autunno del 1941 un episodio legato alla sepoltura cristiana di un uomo appartenente al partito nazista fornì alla Gestapo il pretesto per arrestarlo. Dopo la prigionia a Würzburg, il sacerdote fu deportato nel campo di concentramento di Dachau il 12 dicembre 1941. Vi morì il 20 agosto 1942, debilitato dalle condizioni di detenzione, dalla fame, dalle malattie e dai maltrattamenti. La Chiesa cattolica riconobbe ufficialmente il carattere martiriale della sua morte nel 2009. Fu beatificato a Würzburg il 15 maggio 2011.
Etimologia: Dal greco Georgios, 'colui che lavora la terra', 'agricoltore'.
Emblema: Sacerdote con veste talare o abito clericale, talvolta con simboli del martirio e della prigionia a Dachau.
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Joseph Georg Simon Häfner nacque a Würzburg il 19 ottobre 1900. Era figlio di Valentin Häfner, lavoratore comunale, e di Barbara Ulsamer. La famiglia apparteneva a un ambiente socialmente modesto ma profondamente cattolico. Fu battezzato il 28 ottobre 1900 nella parrocchia del Duomo di Würzburg. Fin da bambino manifestò una particolare inclinazione alla vita sacerdotale. Frequentava assiduamente le celebrazioni e serviva come chierichetto, anche presso il monastero delle Carmelitane di Himmelspforten, ambiente che avrebbe avuto un'influenza significativa sulla sua spiritualità. Frequentò il ginnasio di Würzburg e nel 1918 conseguì la maturità. La situazione bellica lo coinvolse direttamente: negli ultimi mesi della Prima guerra mondiale fu arruolato nell'esercito, ma non partecipò ad azioni militari. Con la fine della guerra poté orientare definitivamente la propria vita verso il sacerdozio.
La vocazione sacerdotale e il Carmelo Nel 1919 iniziò gli studi di filosofia e teologia presso l'Università di Würzburg. La sua formazione si svolse quindi nel periodo immediatamente successivo alla Prima guerra mondiale, quando la Germania attraversava una profonda crisi politica e sociale. L'11 gennaio 1920 entrò nel Terz'Ordine dei Carmelitani Scalzi. Assunse il nome di frate Aloisio del Santissimo Sacramento. Non divenne quindi religioso nel senso stretto del termine, ma rimase sacerdote diocesano, coltivando nello stesso tempo una spiritualità fortemente influenzata dalla tradizione carmelitana. Questa appartenenza aiuta a comprendere alcuni tratti della sua personalità spirituale: il valore attribuito alla preghiera, alla vita interiore, al sacrificio e alla conformazione a Cristo. Terminati gli studi teologici, fu ordinato sacerdote il 13 aprile 1924 nella chiesa del Seminario di San Michele a Würzburg dall'arcivescovo di Bamberga Jakob von Hauck. Pochi giorni dopo celebrò la prima Messa nel monastero di Himmelspforten.
Gli anni del ministero pastorale Dopo l'ordinazione, Häfner esercitò il ministero come cappellano in diverse comunità della diocesi di Würzburg: Motten, Goldbach, Mürsbach e Altglashütten. Fin da questi anni si caratterizzò per uno stile di vita sobrio, una forte disciplina personale e una particolare attenzione alla vita sacramentale e alla formazione religiosa dei fedeli. Nel 1934 ricevette l'incarico che avrebbe segnato la parte più importante della sua vita pastorale. Il 12 novembre fu nominato parroco di Oberschwarzach, nella regione della Franconia. La comunità conobbe sotto la sua guida un'intensa attività pastorale. Häfner si dedicò soprattutto alla catechesi, alla preparazione ai sacramenti e alla formazione cristiana dei giovani. Un rapporto episcopale del 1938 sottolineava la buona preparazione religiosa dei bambini della parrocchia e riferiva che circa 700 fedeli si accostavano alla Comunione.
Il conflitto con il nazionalsocialismo Häfner non fu un uomo politico nel senso moderno del termine e non risulta impegnato in un'organizzazione di opposizione al regime. La sua opposizione al nazionalsocialismo nacque piuttosto dalla fedeltà alla fede cattolica e all'esercizio del ministero sacerdotale. Questa distinzione è importante. Il regime non lo perseguitò perché avesse organizzato una resistenza politica, ma perché il suo modo di esercitare il sacerdozio entrava in contrasto con l'ideologia nazionalsocialista e con il tentativo dello Stato di controllare l'educazione e la vita sociale. Häfner rifiutava, tra l'altro, il saluto nazista. Nel 1938 gli fu impedito di continuare a insegnare religione nella scuola. Il divieto non lo portò però ad abbandonare la catechesi: continuò a preparare i ragazzi alla prima Comunione e alla Cresima in forma riservata. Le autorità lo sottoposero a controlli e interrogatori. Nella documentazione relativa alla sua persecuzione emerge progressivamente l'immagine di un sacerdote considerato dal regime un elemento ostile.
L'episodio che provocò l'arresto La causa immediata della sua rovina fu un episodio avvenuto nel 1941. Un membro del partito nazista, Michael Wünsch, gravemente malato e in punto di morte, chiese a Häfner i sacramenti. Il sacerdote glieli amministrò. Poiché l'uomo aveva contratto un secondo matrimonio soltanto civile dopo un precedente matrimonio, Häfner gli chiese di sottoscrivere una dichiarazione con la quale riconosceva davanti a Dio e alla propria coscienza l'irregolarità di quella situazione matrimoniale. Dopo la sua morte, il sacerdote comunicò pubblicamente alla comunità, durante la celebrazione esequiale, che il defunto si era riconciliato con la Chiesa. L'episodio provocò una denuncia alla Gestapo. Le autorità naziste lo accusarono di avere abusato del proprio ministero sacerdotale e di avere suscitato ostilità nei confronti dello Stato. La vicenda mostra bene come, nella Germania nazista, anche un atto strettamente pastorale potesse essere interpretato dalle autorità come un atto di opposizione politica.
Arresto e deportazione Il 31 ottobre 1941 Häfner fu arrestato e condotto nel carcere della Gestapo di Würzburg. Il vicario generale Franz Miltenberger tentò di intervenire in suo favore, senza riuscire a ottenerne la liberazione. La prigionia durò diverse settimane. Häfner fu quindi classificato dalle autorità come prigioniero politico e destinato al campo di concentramento di Dachau. Il 12 dicembre 1941 venne deportato nel campo bavarese, dove gli fu assegnato il numero di prigioniero 28876. Il suo ingresso a Dachau segnò l'inizio degli ultimi otto mesi della sua vita. Le condizioni del campo erano estremamente dure. I sacerdoti cattolici erano concentrati soprattutto nel cosiddetto blocco dei sacerdoti, ma ciò non li sottraeva alla fame, alle malattie, al lavoro forzato e alle violenze che caratterizzavano il sistema concentrazionario nazista.
Gli ultimi mesi a Dachau Nonostante le condizioni della prigionia, Häfner cercò di mantenere una disposizione interiore fondata sulla preghiera e sull'abbandono a Dio. In una lettera scritta poco prima della deportazione manifestò la consapevolezza di essere ormai avviato verso una sorta di Via Crucis. Scrisse che avrebbe probabilmente dovuto andare a Dachau e invitò a non preoccuparsi eccessivamente, perché nulla avviene senza la volontà di Dio. In un'altra testimonianza epistolare emerge il suo desiderio di offrire le proprie sofferenze per la parrocchia. Il suo atteggiamento non fu quello della rassegnazione passiva, ma quello di una persona che interpretava la propria sofferenza alla luce della fede. Il 12 dicembre, al suo arrivo a Dachau, fu già gravemente provato dai maltrattamenti. Nei mesi successivi le condizioni di vita nel campo provocarono un progressivo deterioramento della salute. Nell'estate del 1942 mostrava evidenti segni di denutrizione e debilitazione.
La morte Giorgio Häfner morì a Dachau il 20 agosto 1942, esattamente nel giorno che sarebbe diventato la sua memoria liturgica. La documentazione della causa indica come causa della morte gli effetti delle condizioni di detenzione, in particolare maltrattamenti, denutrizione e malattia. Il Dicastero delle Cause dei Santi lo definisce sinteticamente come sacerdote diocesano tedesco e martire, internato a Dachau, dove morì di stenti. La sua morte non avvenne quindi mediante un'esecuzione formale. Il martirio riconosciuto dalla Chiesa riguarda la morte provocata dalla persecuzione nazista contro la sua fede e contro l'esercizio del ministero sacerdotale. Secondo la documentazione relativa alla sua testimonianza spirituale, Häfner non sviluppò sentimenti di odio verso i suoi persecutori. Benedetto XVI ricordò in particolare che il sacerdote aveva scritto ai genitori: 'Con tutti vogliamo essere buoni'.
La sepoltura e la memoria Dopo la morte, le ceneri di Häfner furono trasferite e il 18 settembre 1942 vennero sepolte nel settore riservato ai sacerdoti del cimitero principale di Würzburg. Il suo ricordo rimase vivo nella diocesi. Quarant'anni dopo la morte, il 9 dicembre 1982, l'urna fu trasferita nella cripta della Neumünsterkirche di Würzburg, dove si trova ancora oggi il luogo principale della sua memoria. Nel 1997 vi fu collocato anche un busto bronzeo del sacerdote, realizzato dallo scultore Rainer Stoltz sulla base di una fotografia della Gestapo del 1941. La permanenza delle sue reliquie a Würzburg ha contribuito a mantenere vivo il legame tra il beato, la diocesi nella quale esercitò il ministero e la comunità che lo aveva conosciuto.
La causa di beatificazione La causa di beatificazione nacque dalla memoria conservata nella diocesi di Würzburg e dall'interesse della comunità dei sacerdoti internati a Dachau. Il procedimento diocesano fu avviato nel 1992 e si concluse nel 2002. La documentazione venne quindi trasmessa alla Congregazione delle Cause dei Santi a Roma. Nel 2000 Häfner era stato inserito nel Martyrologium dei martiri del XX secolo. Il passaggio decisivo avvenne il 3 luglio 2009, quando papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto con il quale la Chiesa riconobbe il martirio di Georg Häfner. Il decreto qualificò la sua morte come martirio in odium fidei, cioè come morte subita a causa dell'odio verso la fede. Questo riconoscimento è particolarmente importante perché significa che la Chiesa non ha semplicemente considerato Häfner una vittima del nazismo. Ha riconosciuto che la sua morte fu direttamente collegata alla sua fedeltà alla fede cristiana e al ministero sacerdotale.
La beatificazione Giorgio Häfner fu beatificato il 15 maggio 2011 nel Duomo di San Kilian a Würzburg. La celebrazione si svolse durante il pontificato di Benedetto XVI e fu presieduta, come delegato pontificio, dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Lo stesso giorno, dopo il Regina Caeli in piazza San Pietro, Benedetto XVI ricordò pubblicamente la beatificazione di Häfner e lo presentò come un sacerdote diocesano morto martire nel campo di concentramento di Dachau. Il riferimento scelto dal Papa fu quello del Buon Pastore. Benedetto XVI sottolineò che, nel caos del nazionalsocialismo, Häfner era rimasto fedele al proprio compito di pastore fino alla donazione della vita.
Il significato del suo martirio La vicenda di Häfner presenta una caratteristica storicamente significativa. Egli non fu un protagonista della resistenza politica al nazismo e non cercò lo scontro con il regime come obiettivo personale. Il suo conflitto con le autorità nacque dalla normale attività sacerdotale: insegnare la religione, formare i giovani, amministrare i sacramenti, celebrare i funerali secondo la disciplina cattolica e mantenere la libertà della Chiesa nell'ambito della propria missione. Proprio questa dimensione rende particolarmente significativo il suo martirio. La persecuzione non colpì soltanto chi organizzava un'opposizione politica, ma anche chi, semplicemente esercitando coerentemente il proprio ministero, rifiutava di subordinare la coscienza cristiana alle pretese dello Stato. Il riconoscimento di Häfner come martire in odium fidei deve essere quindi compreso all'interno di questo rapporto tra coscienza, fede e potere totalitario.
Il rapporto con la parrocchia di Oberschwarzach Uno degli aspetti più caratteristici della sua figura è il legame con la comunità di Oberschwarzach. Häfner non fu un sacerdote che cercò il martirio. Il suo obiettivo rimase sempre quello di esercitare il ministero pastorale. Proprio la fedeltà quotidiana alla comunità parrocchiale lo portò però a entrare in conflitto con il regime. Il divieto di insegnare religione, le pressioni delle autorità, le interrogazioni e infine l'arresto mostrano il progressivo restringimento dello spazio concesso alla Chiesa cattolica nella società nazista. La sua storia rappresenta pertanto anche quella di molti sacerdoti che, senza assumere un ruolo politico, difesero l'autonomia della coscienza cristiana e della vita ecclesiale.
Dachau e i sacerdoti cattolici Il campo di concentramento di Dachau ebbe un ruolo particolare nella storia della persecuzione nazista contro il clero cristiano. Vi furono internati numerosi sacerdoti di diverse nazionalità, molti dei quali morirono a causa delle condizioni di detenzione. Häfner appartiene a questo gruppo di sacerdoti martiri del nazismo. La sua esperienza va quindi collocata non soltanto nella storia della diocesi di Würzburg, ma anche nella più ampia storia della persecuzione religiosa durante il Terzo Reich. Il suo caso è tuttavia particolare perché la documentazione della causa ha individuato nella fedeltà al ministero sacerdotale il nucleo della persecuzione che lo condusse alla morte. Autore: Giampietro Cattini
“Non vogliamo né condannare un essere umano, né serbare del rancore nei confronti di chiunque esso sia, ma vogliamo essere buoni verso tutti”, disse il sacerdote prima di essere ucciso.
Georg Häfner nacque a Würzburg nel 1900. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, dopo aver prestato il servizio militare come aiutante per un anno, iniziò a studiare Teologia e a far parte dell'associazione cattolica studentesca “Unitas”.
Aderì poi al terz'ordine del monte Carmelo, come risposta alla vocazione che aveva coltivato sin da bambino, essendo cresciuto nell'ambiente delle Carmelitane del monastero di Himmelspforten, dove era stato chierichetto.
Venne ordinato sacerdote il 13 aprile 1924. “Le sue attività pastorali coincisero proprio con il periodo della dittatura nazionalsocialista”, ha affermato in un comunicato il postulatore della sua causa, l'avvocato Andrea Ambrosi.
“Da ecclesiastico serio e convinto, egli si dedicò molto seriamente ai suoi obblighi e adempimenti”, indica la nota. “Ma fu inevitabile che il suo zelo pastorale lo facesse entrare in conflitto con i nazionalsocialisti, al punto che lui, sacerdote tanto buono e veramente disponibile verso tutti, diventa un 'nemico' politico, un perseguitato”.
Nel 1938 ricevette una visita del Vescovo della sua Diocesi che restò molto soddisfatto della catechesi che svolgeva e segnalò in un rapporto, tra gli altri aspetti, la buona formazione religiosa che avevano i bambini di quel luogo.
“Sono circa 700 i fedeli che ricevono la santa Comunione, e questo è un motivo di gioia”, diceva il rapporto.
Erano sicuramente iniziative che davano fastidio al regime nazista. Il 3 ottobre 1941 padre Häfner venne fermato per precauzione. Il 31 dello stesso mese venne arrestato e poi portato nel campo di concentramento di Dachau, dove venne marchiato con il numero 28 876.
“Da tutto il suo atteggiamento emerge che Georg Häfner non aveva l'intenzione di combattere frontalmente il regime nazionalsocialista”, dice il comunicato, “ma il fatto è che l’osservanza completa e perfetta del suo ministero sacerdotale lo portò ineluttabilmente a divenire vittima delle proprie convinzioni di coscienza, cioè del suo obbligo pastorale”.
Non accusò i suoi aguzzini, anche in circostanze di estremo dolore. Diceva che nella vita non potevano esistere i nemici. L'unica cosa che aveva senso nell'esistenza era per lui “essere amore, rivelare amore, donare amore”, ha dichiarato l'avvocato Ambrosi.
In quelle circostanze mostrò anche il proprio abbandono totale a Dio: “Possiamo dire ad alta voce che veramente ci troviamo davanti ad un martire della riconciliazione, ad un sacerdote imbevuto di un profondo amore per la croce, ad un credibilissimo testimone della fede”.
“È in queste parole il nucleo della splendida testimonianza che il novello beato oggi rende con la sua vita vissuta all’insegna della preghiera espressa da Gesù sulla croce: 'Padre, perdona loro, perché non sanno che cosa fanno (Luca 23,33)'”, ha concluso il postulatore.
Autore: Carmen Elena Villa
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