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San Nicola II Romanov Zar di Tutte le Russie

Festa: 17 luglio (Chiese Orientali)

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Carskoe Selo, Russia, 18 maggio 1868 - Ekaterinburg, Russia, 17 luglio 1918

San Nicola II Romanov (1868-1918), ultimo imperatore della Russia, è una delle figure più controverse e drammatiche della storia contemporanea. Salito al trono nel 1894, governò un impero vastissimo attraversato da profonde tensioni sociali, economiche e politiche, fino alla caduta della monarchia durante la rivoluzione del 1917. La sua memoria è stata interpretata in modi molto diversi: per alcuni storici fu un sovrano incapace di affrontare le trasformazioni del suo tempo; per altri un uomo profondamente religioso, segnato dalla fedeltà alla famiglia e alla propria coscienza cristiana. La Chiesa ortodossa russa lo ha riconosciuto santo non per il suo ruolo politico, ma per il modo in cui affrontò la prigionia, la sofferenza e la morte, considerate una testimonianza di pazienza cristiana. La notte tra il 16 e il 17 luglio 1918 Nicola II, l’imperatrice Alessandra, i cinque figli e quattro persone del seguito furono uccisi nella Casa Ipatiev di Ekaterinburg dai rivoluzionari bolscevichi. La loro morte segnò simbolicamente la fine della dinastia Romanov, che aveva governato la Russia per oltre tre secoli.



Nicola nacque il 18 maggio 1868 nella residenza imperiale di Carskoe Selo, durante il regno del nonno Alessandro II, lo zar che aveva abolito la servitù della gleba nel 1861.
Era il primogenito del futuro zar Alessandro III e della principessa danese Dagmar, convertita all’ortodossia con il nome di Maria Feodorovna. La sua educazione fu quella tradizionale destinata a un erede al trono: studi militari, diritto, economia, storia, lingue straniere e formazione religiosa.
Il padre Alessandro III esercitò su di lui una forte influenza. Uomo di carattere autoritario, convinto sostenitore dell’autocrazia zarista, cercò di preparare Nicola a un governo fondato sull’ordine e sulla difesa delle tradizioni dell’Impero russo.
Tuttavia Nicola possedeva un temperamento molto diverso: era riservato, sensibile, amante della vita familiare e poco incline alla durezza della politica. Questa distanza tra il suo carattere personale e le responsabilità imperiali avrebbe segnato profondamente tutto il suo regno.

Matrimonio con Alessandra e vita familiare
Nel 1894 Nicola sposò la principessa Alice d’Assia e del Reno, nipote della regina Vittoria del Regno Unito. Dopo la conversione all’ortodossia assunse il nome di Alessandra Feodorovna.
Il matrimonio fu molto unito sul piano personale. La coppia ebbe cinque figli:
- Olga (1895-1918);
- Tatiana (1897-1918);
- Maria (1899-1918);
- Anastasia (1901-1918);
- Alessio (1904-1918).
La nascita del figlio maschio, atteso per assicurare la successione, fu però segnata dalla scoperta che Alessio era affetto da emofilia, malattia ereditaria trasmessa dalla linea materna.
La sofferenza del figlio avvicinò profondamente la famiglia alla dimensione religiosa. In questo contesto ebbe grande influenza il monaco Grigorij Rasputin, che godeva della fiducia della zarina per la capacità, reale o presunta, di alleviare le crisi del giovane erede.
Il rapporto con Rasputin divenne uno dei principali elementi di critica contro la monarchia, alimentando sospetti e accuse verso la corte imperiale.

L’ascesa al trono
Nicola divenne zar nel novembre 1894 dopo la morte improvvisa del padre Alessandro III.
La sua incoronazione si svolse il 26 maggio 1896 nella Cattedrale della Dormizione del Cremlino a Mosca.
Fin dall’inizio del suo governo dovette affrontare problemi enormi:
- crescita dell’industrializzazione;
- tensioni tra lavoratori e aristocrazia;
- richieste di riforme politiche;
- movimenti rivoluzionari;
- contrasti nazionali all’interno dell’Impero.
Nicola rimase convinto sostenitore del principio dell’autocrazia imperiale. Considerava il potere dello zar una responsabilità ricevuta da Dio e non semplicemente un incarico politico.
Questa concezione religiosa della monarchia lo portò però spesso a sottovalutare la necessità di trasformazioni istituzionali.

Le crisi del regno
Uno dei primi grandi fallimenti del suo governo fu la guerra contro il Giappone (1904-1905), conclusasi con una pesante sconfitta russa.
La crisi provocò proteste popolari culminate nella rivoluzione del 1905.
Il 22 gennaio 1905, durante la cosiddetta “Domenica di sangue”, una manifestazione pacifica diretta al Palazzo d’Inverno fu dispersa dalle truppe imperiali causando numerose vittime.
L’episodio danneggiò profondamente l’immagine dello zar presso ampi settori della popolazione.
Nicola fu costretto a concedere alcune riforme, tra cui la creazione della Duma, un’assemblea rappresentativa, anche se i rapporti tra monarchia e parlamento rimasero difficili.

La Prima guerra mondiale
Nel 1914 la Russia entrò nella Prima guerra mondiale contro gli Imperi centrali.
Nicola assunse personalmente il comando dell’esercito nel 1915, decisione che lo rese direttamente responsabile delle sconfitte militari agli occhi dell’opinione pubblica.
La guerra aggravò le difficoltà economiche e sociali del Paese. La carenza di viveri, l’inflazione e il malcontento contribuirono alla crisi definitiva del regime.

La rivoluzione e l’abdicazione
Nel febbraio 1917 scoppiò a Pietrogrado una rivoluzione che portò alla caduta della monarchia.
Nicola II abdicò il 15 marzo 1917 (2 marzo secondo il calendario giuliano), ponendo fine a oltre tre secoli di dominio dei Romanov.
Dopo l’abdicazione fu inizialmente posto agli arresti domiciliari a Carskoe Selo insieme alla famiglia. Successivamente il governo provvisorio decise il trasferimento della famiglia imperiale a Tobolsk, in Siberia, per motivi di sicurezza.
Dopo la presa del potere dei bolscevichi nell’ottobre 1917, la situazione dei Romanov peggiorò ulteriormente. Nel 1918 furono trasferiti a Ekaterinburg e rinchiusi nella Casa Ipatiev, chiamata dai rivoluzionari “Casa della destinazione speciale”.

Il martirio di Ekaterinburg
Dopo circa tre mesi di prigionia nella Casa Ipatiev di Ekaterinburg, la famiglia imperiale visse le ultime settimane in condizioni sempre più dure. Nicola II, l’imperatrice Alessandra, i cinque figli e i quattro membri del seguito rimasti fedeli — il medico di corte Evgenij Botkin, il cameriere Aleksej Trupp, il cuoco Ivan Charitonov e la dama di compagnia Anna Demidova — erano ormai completamente isolati dal mondo esterno.
Le testimonianze dei sopravvissuti al personale della casa e i documenti successivamente ritrovati mostrano che Nicola mantenne durante la prigionia un atteggiamento di calma e rassegnazione religiosa. Continuò a pregare, leggere il Vangelo e annotare nel diario gli avvenimenti quotidiani.
Nella notte tra il 16 e il 17 luglio 1918, il comandante della guarnigione bolscevica Jakov Jurovskij comunicò alla famiglia che, per motivi di sicurezza, sarebbe stato necessario un trasferimento immediato. I prigionieri furono condotti nel seminterrato della casa.
Poco dopo venne letta la sentenza di condanna a morte. Nicola chiese spiegazioni, ma il gruppo incaricato dell’esecuzione aprì immediatamente il fuoco.
Morirono:
- Nicola II;
- Alessandra Feodorovna;
- Olga;
- Tatiana;
- Maria;
- Anastasia;
- Alessio;
- il medico Evgenij Botkin;
- il cameriere Aleksej Trupp;
- il cuoco Ivan Charitonov;
- la dama Anna Demidova.
I corpi furono trasportati fuori dalla città e occultati in una zona boschiva nei pressi di Ekaterinburg. Il tentativo dei bolscevichi di nascondere la sorte della famiglia imperiale generò per decenni numerose ipotesi e leggende, tra cui quella della sopravvivenza di alcuni membri della famiglia.

Il ritrovamento dei resti e le indagini scientifiche
Dopo la caduta dell’Unione Sovietica furono avviate ricerche sistematiche sui resti della famiglia imperiale.
Nel 1979 furono individuati alcuni resti nella località di Koptiaki, vicino a Ekaterinburg, ma la scoperta fu resa pubblica soltanto nel 1989. Le analisi genetiche degli anni Novanta permisero di identificare con elevata probabilità i resti come appartenenti alla famiglia Romanov.
Nel 1998 Nicola II, Alessandra e tre delle figlie furono sepolti nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di San Pietroburgo, necropoli tradizionale degli zar russi.
Nel 2007 furono rinvenuti ulteriori resti attribuiti allo zarevic Alessio e a una delle figlie, probabilmente Maria o Anastasia. Anche questi resti sono stati sottoposti a studi genetici.
La Chiesa ortodossa russa ha accolto tali identificazioni, pur mantenendo alcuni passaggi del riconoscimento ecclesiastico distinti da quelli scientifici e statali.

La canonizzazione
La canonizzazione di Nicola II e della sua famiglia avvenne in un contesto storico particolare, dopo la fine del regime sovietico e la rinascita della vita religiosa in Russia.
Nel 1981 la Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia proclamò santi Nicola II, la moglie, i figli e i servitori uccisi con loro, riconoscendoli come martiri della persecuzione comunista.
Il 14 agosto 2000 il Sinodo della Chiesa ortodossa russa del Patriarcato di Mosca canonizzò ufficialmente la famiglia imperiale.
La motivazione ecclesiale non si basò sul giudizio politico sul regno di Nicola II né sull’approvazione delle sue scelte governative. Il riconoscimento riguardò soprattutto il modo in cui egli affrontò la prigionia e la morte, considerate una testimonianza di fede, pazienza e perdono cristiano.
La Chiesa ortodossa utilizza per Nicola II il termine strastoterpets, generalmente tradotto come “portatore della passione” o “colui che soffre la passione”. Tale titolo indica un santo che affronta la sofferenza e la morte innocente con atteggiamento cristiano, senza necessariamente essere ucciso esclusivamente per odio alla fede.

La spiritualità personale
La personalità religiosa di Nicola II emerge soprattutto dagli scritti privati, dai diari e dalle testimonianze delle persone a lui vicine.
Era un uomo di preghiera, legato alla liturgia ortodossa e alla tradizione spirituale russa. Aveva una particolare devozione verso la Madre di Dio e verso i santi monaci della Russia.
La sua fede era strettamente collegata alla concezione monarchica: considerava il proprio ruolo una missione affidata da Dio e interpretava le prove personali come una forma di partecipazione alla sofferenza di Cristo.
Durante la prigionia mostrò particolare attenzione alla vita familiare. Le lettere e i diari dell’ultimo periodo rivelano un uomo preoccupato soprattutto per la moglie e i figli, più che per la perdita del potere.
Secondo molti studiosi, il periodo della prigionia rappresentò una trasformazione spirituale: lontano dalla corte e dagli obblighi politici, Nicola manifestò maggiormente aspetti di umiltà e accettazione della sofferenza.

Il giudizio storico su Nicola II
La figura di Nicola II rimane oggetto di valutazioni divergenti.
Una parte degli storici sottolinea le responsabilità del sovrano nella gestione dell’Impero russo, evidenziando:
- la rigidità nei confronti delle riforme politiche;
- la gestione controversa della crisi del 1905;
- l’influenza negativa esercitata da Rasputin sulla corte;
- le difficoltà nella conduzione della Prima guerra mondiale.

Altri studiosi hanno evidenziato aspetti differenti:
- il carattere personale mite e riservato;
- l’impegno verso la famiglia;
- alcune iniziative economiche e sociali sviluppate durante il suo regno;
- la sincerità della sua fede religiosa.
La canonizzazione ortodossa non intende presentare Nicola II come un modello politico universale né cancellare gli aspetti problematici del suo governo. Il culto riguarda principalmente la sua esperienza di sofferenza e morte.

Culto e diffusione della devozione
Dopo la canonizzazione, il culto di Nicola II si è diffuso rapidamente soprattutto in Russia e nelle comunità ortodosse della diaspora.
Numerose chiese sono state dedicate alla famiglia imperiale. Icone raffiguranti Nicola II lo presentano generalmente con abiti imperiali o con gli strumenti simbolici del martirio: la croce, la corona celeste e l’immagine della famiglia.
In Russia il culto della famiglia Romanov è particolarmente forte presso ambienti monarchici e tradizionalisti, ma la venerazione ecclesiale supera tali ambiti politici, concentrandosi sul tema della sofferenza innocente e della fedeltà cristiana.

Curiosità storiche documentate
- Nicola II fu l’ultimo imperatore della dinastia Romanov, che aveva iniziato il proprio dominio nel 1613 con Michele Romanov.
- Era cugino dello zar Giorgio V del Regno Unito; i due sovrani erano fisicamente molto somiglianti.
- Parlava diverse lingue europee e aveva interessi personali per la fotografia, la geografia e la vita militare.
- Durante il suo regno si svolse l’Esposizione universale di Parigi del 1900, alla quale la Russia partecipò con grande visibilità internazionale.
- Il suo diario personale, conservato negli archivi russi, costituisce una fonte importante per comprendere il suo carattere e la percezione degli eventi che lo coinvolsero.
- La morte della famiglia imperiale divenne uno degli episodi simbolici della violenza politica del XX secolo.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-07-14

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