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Venerabile Enrique Ernesto Shaw Padre di famiglia
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Parigi, Francia, 26 febbraio 1921 - Buenos Aires, Argentina, 27 agosto 1962
Nasce in seno a una famiglia facoltosa: suo padre è titolare di una Banca e sua madre appartiene a una famiglia di imprenditori. Nel 1925 muore quest'ultima e suo marito esaudisce il suo ultimo desiderio: occuparsi seriamente dell'educazione cristiana di loro due figli. Eccellente alunno dei Fratelli delle Scuole cristiane a Buenos Aires, entra nell'Accademia navale, dove si rivela uno straordinario testimone della fede fino a diventare, già ufficiale, catechista dei marinari. Sposa nel 1943 Cecilia Bunge, creando una vera famiglia cristiana allietata dalla nascita di 9 figli, di cui uno sarà sacerdote. Nel 1945 sente la chiamata all'evangelizzazione degli operai, quindi decide di entrare a lavorare in fabbrica. Poco prima di compiere questo passo, un sacerdote amico lo convince a impegnarsi in questo apostolato nel proprio ambito familiare: l'imprenditoria, perciò, accetta l'incarico di direttore dell'azienda di famiglia, esercitando le virtù cristiane e facendo della dottrina sociale della Chiesa una regola di vita. In questo periodo aderisce all'Azione Cattolica, diventando responsabile nazionale fino a essere eletto presidente degli Uomini dell'Azione Cattolica Argentina, nel 1961. Insieme ad altri imprenditori, si impegna come segretario, nell'organizzazione degli aiuti umanitari per l'Europa del dopoguerra che promuove l'Episcopato argentino nel 1946 in risposta all'appello di Pio XII. Da questa esperienza, e con l'incoraggiamento di monsignor Cardjin, fonda l'Associazione Cristiana degli imprenditori (ACDE) nel 1952, e promuove in America Latina la UNIAPAC (il movimento mondiale degli imprenditori cristiani). Si ammala di un tumore nel 1957, ma la sua attività apostolica continua intensa: congressi, conferenze, pubblicazioni e altri scritti ancora inediti, di una spiccata spiritualità laicale stilati in quegli anni. Durante gli anni di malattia, trova il tempo anche per diventare tesoriere nel primo consiglio di amministrazione della Pontificia Università Cattolica argentina e per partecipare alla fondazione del "Serra Club". Quando, nel luglio 1962, con l'aggravarsi della malattia, è necessaria una trasfusione di sangue, circa 200 operai spontaneamente si presentano in ospedale per donarlo. Da quel momento, è solito dire che nelle sue vene scorre molto sangue operaio. Come segno della sua devozione mariana, prima della morte, si reca pellegrino a Lourdes e lì prega per i familiari e gli amici. Papa Francesco l'ha dichiarato Venerabile il 24 aprile 2021. Papa Leone XIV in data 18 dicembre 2025 ha riconosciuto un miracolo attribuito alla sua intercessione, aprendo così la strada alla sua beatificazione.
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Enrique Ernesto Shaw nacque a Parigi (Francia) il 26 febbraio 1921, in una famiglia aristocratica argentina. Rientrato in Patria, a quattro anni perse la madre e il padre affidò l’educazione e la formazione dei due figli dapprima ad un sacerdote sacramentino e poi al Collegio “La Salle”, di Buenos Aires. A 16 anni, entrò nella Marina e, il 23 ottobre 1943, sposò Cecilia Bunge, con la quale ebbe nove figli. Sebbene fosse una famiglia agiata economicamente, tutti vivevano in un clima di austerità e sobrietà. Nel 1945, come giovane ufficiale della Marina, si recò negli Stati Uniti d’America e lì sentì che Dio lo chiamava ad evangelizzare il mondo degli industriali a cui apparteneva la sua famiglia. Con energia e spirito d’iniziativa, sostenne gli operai affermando para juzgar a un obrero primero hay que amarlo. Lo zio materno della moglie lo invitò a lavorare nell’azienda familiare Cristalerias Rigolleau, della quale diventò poi amministratore delegato. Fece parte quindi dell’Azione Cattolica e del Movimento Familiare Cristiano e, sotto l’impulso dell’episcopato argentino, organizzò, insieme ad altri impresari, l’aiuto all’Europa nel post-guerra. Nel 1952 fondò l’Asociación Cristiana de Dirigentes de Empresa e promosse l’Unión Internacional de Asociaciones Patronales Católicas e il Movimiento Empresarial Mundial Cristiano. Nel 1957, gli fu diagnosticato un tumore maligno. Nonostante ciò continuò nelle sue attività, partecipando a congressi, preparando conferenze, scrivendo articoli e un diario personale. Partecipò pure al primo Consiglio di Amministrazione della Pontificia Università Cattolica Argentina e alla fondazione del “Serra Club”. Nel 1961 fu designato Presidente de los Hombres de Acción Católica e partecipò al Congresso mondiale dell’Unione Internazionale delle Associazioni Patronali, in Cile. Mentre la salute peggiorava, intraprese un viaggio a Fatima e a Lourdes. Nonostante le precarie condizioni fisiche, mantenne i suoi incarichi di direttore e dirigente e, nel marzo 1962, scrisse uno dei suoi preziosi lavori: «... Y dominad la Tierra». Morì il 27 agosto 1962 a Buenos Aires, all’età di 41 anni. La sua vita di fede fu caratterizzata da intensa e assidua preghiera, partecipazione alla Santa Messa, vita sacramentale regolare, profonda devozione eucaristica e mariana, assoluta adesione al Magistero, specialmente nell’ambito della dottrina sociale. Ebbe uno zelo straordinario nel difendere e propagare la fede cattolica, preoccupandosi che fosse capace di orientare e sostenere concretamente la vita e le scelte dei credenti, nel loro ambiente familiare e di lavoro. Per tale ragione, il suo impegno nella pastorale della famiglia e nella pastorale del lavoro fu continuo ed intenso, anche quando la malattia cominciò a limitare le sue forze. Notevole fu anche la sua dedizione a diffondere la fede attraverso la buona stampa, con la “Casa del Libro”, da lui fondata e sostenuta con notevole sforzo finanziario e nessun guadagno. La speranza eroica in lui rifulse in ogni momento della sua vita. Egli si affidò pienamente, con animo abbandonato, alla Divina Provvidenza, infondendo negli altri questa sua ferma confidenza nell’aiuto divino, specialmente nelle situazioni di difficoltà e di tensione nella vita sociale e politica del suo Paese, come anche durante la sua ultima malattia. La virtù della carità verso Dio e verso il prossimo fu praticata costantemente e in grado non comune. Egli viveva alla presenza del Signore, parlava spesso di Gesù Cristo, lo amava con tutto il cuore e voleva realizzare il suo Regno e compiere la Sua volontà. Verso il prossimo fu straordinariamente generoso. Era amato e stimato da tutti coloro che lo conoscevano e lo frequentavano: i parenti, i colleghi, gli operai e gli impiegati alle sue dipendenze, gli ecclesiastici e i fedeli laici con cui collaborava nelle opere di apostolato, in particolare gli uomini dell’Azione Cattolica. Era molto caritatevole verso i poveri e verso le famiglie che attraversavano momenti di difficoltà materiali o morali, praticando costantemente, volentieri e in grado eroico le Opere di Misericordia. Nei suoi scritti si nota la centralità della “carità sociale”, necessaria per la promozione umana e cristiana delle persone e dei loro ambienti di vita.
In vista della beatificazione Per la sua beatificazione, la Postulazione ha presentato all’esame del Dicastero l’asserita guarigione miracolosa, attribuita alla sua intercessione, del piccolo Matías. All’età di 5 anni, il 21 giugno 2015, fu colpito alla nuca dal calcio di un cavallo in una fattoria nei pressi di Buenos Aires. Venne trasportato in stato di incoscienza nella città di Suipacha, ma a causa della gravità della ferita non poté avere cure adeguate. Condotto in ambulanza all’ospedale Municipale di Chivilcoy, intorno alle ore 15 fu ricoverato: la radiografia mostrò gravi danni cranici e cerebrali. In questa fase vi fu la prima invocazione a Enrique Shaw da parte del padre di Matias, che invitò i conoscenti a fare altrettanto. Stabilizzata la situazione, quella sera stessa il bambino venne trasportato in aereo all’Ospedale universitario Austral di Pilar dove fu ricoverato, in condizioni critiche in terapia intensiva pediatrica con la diagnosi di “danno encefalico diffuso grave e ipertensione endocranica o intracranica della fossa posteriore”. Venne urgentemente sottoposto a un intervento chirurgico di craniotomia per favorire la decompressione cerebrale; subì altri interventi chirurgici ma, dopo diversi giorni in cui la situazione rimase gravissima, il 15 luglio si rilevò, con sorpresa, che il sistema ventricolare era tornato di dimensioni normali. Da allora si riscontrò un miglioramento progressivo e il 28 luglio 2015 il bambino fu trasferito all’Istituto Fleni Escobar dove rimase ricoverato fino al 18 settembre per la riabilitazione motoria. Il miglioramento fu confermato dai medici nel 2016 e nel 2018, pur con qualche lieve deficit a livello neurologico. Nel 2019, il sanato venne visitato da due periti “ab inspectione” che lo trovarono in buone condizioni di salute, senza conseguenze neurologiche importanti. Attualmente conduce una vita normale, pratica attività sportiva e ha un buon rendimento scolastico.
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