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Beato Francesco Polvorinos Gomez Religioso e martire

Festa: 24 luglio

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Calaveras de Arriba, Spagna, 29 gennaio 1910 - Pozuelo de Alarcon, Spagna, 24 luglio 1936

Nato in una famiglia umile di pastori, seppe riconoscere e perseguire la propria vocazione religiosa con tenacia, entrando tra i Missionari Oblati di Maria Immacolata. La sua esistenza venne tragicamente interrotta a soli ventisei anni, nel pieno della Guerra Civile spagnola. Arrestato insieme ai confratelli nel convento di Pozuelo de Alarcón, affrontò la prigionia e la morte con una dignità che colpì anche i suoi carcerieri. Beatificato da Papa Benedetto XVI nel 2011.

Etimologia: Francesco deriva dal germanico 'frank' o dal latino 'franciscus', che significa 'uomo libero' o 'proveniente dalla Francia'.

Emblema: Abito nero dei Missionari Oblati di Maria Immacolata, palma del martirio.


Francesco Polvorinos Gómez nacque il 29 gennaio 1910 a Calaveras de Arriba, nel comune di Almanza, provincia di León, in Spagna. Proveniva da una famiglia di umili contadini e pastori, caratterizzata da una profonda fede popolare. Fin dalla giovane età manifestò il desiderio di dedicare la propria vita a Dio. Il percorso non fu immediato: dopo aver bussato invano alle porte di diversi istituti religiosi, a sedici anni trovò finalmente accoglienza nel juniorato dei Missionari Oblati di Maria Immacolata. I suoi formatori ne lodarono presto la pietà, la franchezza con i superiori e l'interesse sincero per le opere della congregazione, descrivendolo come un giovane che amava 'fare il bene senza fare rumore'.

La formazione negli Oblati di Maria Immacolata
Completati gli studi propedeutici, Francesco fu inviato al noviziato e successivamente al filosofato e teologato presso la casa di formazione di Pozuelo de Alarcón, alle porte di Madrid. Qui proseguì il suo cammino di clero professo con dedizione. Le testimonianze dei familiari e dei confratelli lo ricordano come una persona intensamente spirituale, capace di trasmettere la propria fede anche durante le vacanze nel paese natale. La sua preparazione al sacerdozio procedeva con regolarità, segnata da una vita comunitaria esemplare e da una crescente maturità umana e religiosa.

L'irruzione della guerra e la prigionia
Il 18 luglio 1936, l'esplosione della Guerra Civile spagnola sconvolse la vita della comunità. Il clima di ostilità anticlericale si concretizzò il 22 luglio, quando un gruppo di miliziani armati fece irruzione nel convento di Pozuelo de Alarcón. La casa fu trasformata in una prigione improvvisata e i religiosi, inclusi gli studenti come Francesco, furono privati della libertà. Nei giorni successivi la situazione precipitò. Consapevoli del rischio di profanazione degli arredi sacri, i religiosi decisero di consumare le ostie consacrate, vivendo quel momento come un viatico spirituale in vista di una possibile morte. Francesco e i suoi confratelli trascorsero quelle ore in intensa preghiera, preparandosi interiormente all'eventualità del martirio.

Il martirio
Nella notte tra il 23 e il 24 luglio 1936, i miliziani fecero irruzione nel dormitorio e lessero una lista di sette nomi di giovani oblati, tra cui quello di Francesco Polvorinos Gómez. A loro si aggiunse Cándido Castán San José, un laico e padre di famiglia che era stato rinchiuso nello stesso edificio. Senza alcun processo, accusa o possibilità di difesa, il gruppo fu caricato su due autovetture e condotto in una zona isolata tra Pozuelo de Alarcón e Madrid, nota come Casa de Campo. Qui, all'alba del 24 luglio, furono fucilati. Francesco aveva appena ventisei anni. Secondo le ricostruzioni dei sopravvissuti, il sacerdote Juan Antonio Pérez Mayo riuscì a impartire l'assoluzione sacramentale a tutti i condannati prima dell'esecuzione.

Il martirio di gruppo e il viatico eucaristico
La dinamica del martirio di Francesco Polvorinos Gómez non può essere scissa da quella dei suoi compagni. La decisione collettiva di consumare l'Eucaristia prima dell'arresto o durante la prigionia rappresenta un gesto teologico di grande rilevanza: trasformare il rischio di sacrilegio in un'ultima comunione, rafforzando il legame con Cristo proprio nell'imminenza della morte. La beatificazione di questo gruppo di oblati, celebrata da Papa Benedetto XVI il 17 dicembre 2011, ha riconosciuto il valore di questa testimonianza corale, in cui la fede ha superato l'odio ideologico.

Curiosità
Una frase attribuita a Francesco durante le sue visite estive al paese natale è diventata parte della memoria orale della sua famiglia: 'La Chiesa sarà sempre perseguitata, ma mai vinta'. Questa espressione, semplice e diretta, riassume la lucidità con cui il giovane chierico leggeva le tensioni anticlericali del suo tempo, prefigurando con tristissima accuratezza il destino che lo attendeva.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-07-16

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