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Villanueva del Arzobispo, Spagna, 2 marzo 1892 - Orcera, Spagna, 28 agosto 1936
Fu un sacerdote della diocesi di Jaén che svolse il proprio ministero soprattutto tra le popolazioni della Sierra de Segura. Nato a Villanueva del Arzobispo nel 1892, studiò nel Seminario di Baeza e fu ordinato sacerdote il 23 dicembre 1916. La sua prima Messa fu celebrata nella parrocchia di San Andrés della città natale il 1° gennaio 1917. Nei primi anni di ministero fu parroco di Cañada Catena e coadiutore a Beas de Segura, dove si fece conoscere per l'attenzione ai poveri, agli ammalati e agli analfabeti, arrivando a organizzare una scuola serale per lavoratori. Dal 1927 al 1933 operò nuovamente a Villanueva del Arzobispo, come cappellano delle Figlie di Cristo Re e collaboratore della parrocchia di San Andrés. Il 12 agosto 1933 fu nominato parroco e arciprete di Orcera, dove sviluppò un'intensa attività pastorale e una profonda spiritualità eucaristica. Nel luglio 1936, già malato, tornò nella casa paterna di Villanueva del Arzobispo. Il 28 agosto fu arrestato. La documentazione raccolta durante il processo di beatificazione e le successive ricerche negli archivi civili hanno confermato il quadro storico della sua detenzione e uccisione. Fu condotto fuori dall'abitato e assassinato nei pressi della Venta Porras, vicino alla linea ferroviaria Baeza-Utiel. La Santa Sede riconobbe il suo martirio in odium fidei insieme a quello del vescovo Manuel Basulto Jiménez e di altri quattro compagni della diocesi di Jaén. Il gruppo fu beatificato a Tarragona il 13 ottobre 2013.
Etimologia: Francesco ollegato all'etnico francese e al significato originario di 'franco', cioè libero.
Emblema: Abito sacerdotale, crocifisso, palma del martirio.
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Francesco de Paula López Navarrete nacque a Villanueva del Arzobispo, nella provincia di Jaén, il 2 marzo 1892. Era figlio di Andrés López Uceda e María Fuensanta Navarrete Fernández. Fu battezzato nella parrocchia di San Andrés Apostol. Rimasto senza madre quando aveva appena due anni, crebbe in un ambiente familiare profondamente religioso. Le fonti biografiche ricordano inoltre una precoce inclinazione per le arti figurative, interesse che avrebbe coltivato anche negli anni successivi. Nel 1905 entrò nel Seminario conciliare di Baeza, dove compì la formazione ecclesiastica. Ricevette il diaconato ad Ávila nel settembre 1916 e fu ordinato sacerdote a Córdoba il 23 dicembre dello stesso anno dal vescovo Ramón Guillamet y Coma, nel Seminario di San Pelagio. Il 1° gennaio 1917 celebrò la prima Messa solenne nella parrocchia di San Andrés della sua città natale.
I primi anni di ministero Il primo periodo del suo ministero fu legato alla zona di Beas de Segura. Fu nominato parroco di Cañada Catena e coadiutore a Beas, esercitando contemporaneamente altri incarichi pastorali, tra i quali l'assistenza al collegio della Divina Pastora e alle comunità religiose presenti nella zona. Le testimonianze raccolte nel corso delle ricerche biografiche lo descrivono come un sacerdote semplice e vicino alla gente. La sua attenzione non si limitava all'attività strettamente religiosa. Visitava gli ammalati, assisteva i poveri e cercava di intervenire anche nelle necessità materiali delle persone. Una testimonianza divenuta caratteristica della sua memoria racconta che lasciava discretamente l'elemosina sotto il cuscino dei malati poveri e che non esitava a occuparsi personalmente delle necessità quotidiane dei più abbandonati. A questa attività affiancò un'attenzione particolare alla formazione. Organizzò una scuola serale destinata ai lavoratori, ai genitori e agli analfabeti. Dopo le lunghe giornate trascorse nei campi, alcuni abitanti potevano così imparare a leggere, scrivere e fare di conto. L'iniziativa mostra un tratto significativo della sua concezione del ministero sacerdotale: l'evangelizzazione era accompagnata dalla promozione umana e dall'educazione. Il lavoro pastorale, unito a una salute non robusta, lo sottopose tuttavia a un notevole logorio. Nel 1927, con il consenso del vescovo, fece ritorno a Villanueva del Arzobispo per un periodo di riposo.
Villanueva del Arzobispo e l'attività artistica Nel maggio 1927 López Navarrete fu nominato cappellano delle Figlie di Cristo Re e collaboratore della parrocchia di San Andrés. Rimase nella città natale per circa sei anni, dedicandosi alla celebrazione dei sacramenti, alla catechesi, all'assistenza dei poveri e dei malati e alla promozione delle vocazioni sacerdotali. In questo periodo emerse anche la sua vena artistica. Dipinse e scolpì alcune immagini sacre, tra cui una copia di un'opera di Morales detto 'el Divino', un'Immacolata, una Vergine Addolorata, un Ecce Homo, una scena della preghiera nell'orto degli ulivi e una pittura murale raffigurante la Vergine. Queste opere, oltre a documentare una particolare sensibilità artistica, mostrano il rapporto tra la sua attività pastorale e le forme concrete della religiosità locale. La sua spiritualità aveva un centro particolarmente evidente nell'Eucaristia e nella devozione mariana. La biografia ne sottolinea l'affidamento alla Vergine, maturato anche in relazione alla perdita precoce della madre, e la lunga permanenza in preghiera davanti al Santissimo Sacramento.
Parroco e arciprete di Orcera Il 12 agosto 1933 Francesco López Navarrete fu nominato parroco e arciprete di Orcera, nella Sierra de Segura. Si trattava di un territorio ampio, caratterizzato da popolazioni disseminate, difficoltà di comunicazione e numerose piccole comunità che richiedevano l'assistenza del clero. Il nuovo parroco si dedicò con particolare intensità alla visita delle famiglie, delle frazioni e delle località dell'arcipretura. A Orcera promosse l'Azione Cattolica e l'Apostolato della Buona Stampa. Pur non riuscendo a costituire formalmente una sezione dell'Adorazione notturna, favorì una forte spiritualità eucaristica tra i fedeli. Le testimonianze ricordano che trascorreva molte ore della notte in preghiera davanti al tabernacolo, talvolta fino all'alba. La sua attività pastorale comprendeva anche visite alle famiglie e alle comunità rurali, spesso raggiunte a piedi o a cavallo. Si interessava dei problemi familiari, dell'educazione dei figli e delle difficoltà economiche e sociali dei parrocchiani. Per questo fu ricordato come 'padre dei poveri'. L'espressione non va intesa come un titolo ecclesiastico, ma come la sintesi della reputazione acquisita attraverso la sua concreta attività caritativa.
La persecuzione religiosa L'attività pastorale di López Navarrete si svolse negli anni di crescente tensione politica e religiosa che precedettero la guerra civile spagnola e poi nel contesto della persecuzione religiosa del 1936. La diocesi di Jaén fu particolarmente colpita: numerosi sacerdoti e laici legati alla vita ecclesiale furono arrestati e uccisi. La sua causa di beatificazione fu inserita nel procedimento relativo al vescovo Manuel Basulto Jiménez e a cinque compagni. L'inchiesta diocesana fu aperta a Jaén il 24 ottobre 1994 e conclusa il 21 febbraio 1998; il processo fu riconosciuto valido nel 1998 e la Positio super martyrio fu trasmessa alla Congregazione delle Cause dei Santi nel 1999. Le successive valutazioni teologiche e cardinalizie portarono a un giudizio favorevole sul carattere martiriale della morte. Nel marzo 2013 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che riconosceva il martirio del gruppo. Il riconoscimento ecclesiale non si fondò semplicemente sulla buona fama dei sacerdoti o sulle loro virtù personali, ma sulla verifica delle circostanze della morte e della motivazione religiosa della persecuzione.
Gli ultimi giorni Nel 1936 López Navarrete soffriva di problemi di salute. Il 13 luglio lasciò Orcera e tornò a Villanueva del Arzobispo per sottoporsi alle cure della famiglia. Secondo le testimonianze raccolte nella biografia, avrebbe desiderato tornare dai propri parrocchiani, ma il padre glielo impedì per ragioni di salute e per la crescente pericolosità della situazione. Nel frattempo il clima politico e sociale era rapidamente degenerato. Le chiese e gli istituti religiosi erano sottoposti a minacce, saccheggi e profanazioni. Lo stesso López Navarrete, pur trovandosi nella propria città natale, era ormai esposto in quanto sacerdote e per la sua attività pastorale. La documentazione successivamente raccolta negli archivi civili ha permesso di confermare diversi particolari relativi alla sua cattura e alla morte, fornendo elementi indipendenti rispetto alle testimonianze ecclesiastiche.
L'arresto e il martirio Il 28 agosto 1936, mentre si trovava nella casa paterna, fu arrestato. Le fonti biografiche riferiscono che gli fu chiesto di consegnare le immagini e i quadri religiosi presenti nell'abitazione perché fossero profanati e distrutti. Il sacerdote rifiutò. La tradizione biografica gli attribuisce, in quel momento, la frase: 'Ho una sola vita e la devo a Dio'. Fu quindi condotto su un mezzo di trasporto lungo la strada Córdoba-Valencia, in direzione della Sierra de Segura. Il luogo dell'uccisione viene identificato nelle vicinanze della Venta Porras, presso la linea ferroviaria Baeza-Utiel, all'imbocco del tunnel numero 13. La documentazione civile studiata da Pedro Aliaga Asensio conferma sostanzialmente il quadro della detenzione e dell'uccisione, aggiungendo testimonianze di persone direttamente coinvolte negli eventi. Le fonti biografiche ecclesiali riferiscono che López Navarrete affrontò la morte con atteggiamento di preghiera e che, prima di essere ucciso, benedisse i suoi persecutori e invocò Cristo. Alcuni particolari tradizionali della scena del martirio, trasmessi dalle testimonianze raccolte nel corso della causa, devono essere distinti dai dati documentari direttamente verificabili. Il nucleo storico certo è comunque costituito dall'arresto, dal trasferimento fuori dall'abitato e dalla sua uccisione il 28 agosto 1936 in un contesto di persecuzione religiosa. Una ricerca specificamente dedicata agli archivi civili ha inoltre individuato la dichiarazione di un uomo coinvolto nell'uccisione e quella dell'autista che aveva trasportato il sacerdote e gli assassini. I documenti giudiziari del 1939 costituiscono una conferma particolarmente importante perché provengono da autorità civili e non dalla sola memoria ecclesiale. Lo studio conclude che questa documentazione non modifica sostanzialmente quanto già conosciuto, ma ne rafforza la base documentaria.
Il riconoscimento del martirio La causa riguardante López Navarrete fu esaminata insieme a quella del vescovo Manuel Basulto Jiménez, di Félix Pérez Portela, Francisco Solís Pedrajas, Manuel Aranda Espejo e José María Poyatos Ruiz. Il gruppo rappresentava diverse componenti della Chiesa di Jaén: il vescovo, sacerdoti diocesani, un seminarista e un giovane laico. Il 27 marzo 2013 fu promulgato il decreto con cui veniva riconosciuto il martirio del gruppo. Pochi mesi dopo, il 13 ottobre 2013, i sei martiri della diocesi di Jaén furono beatificati a Tarragona insieme agli altri membri del grande gruppo dei 522 martiri della persecuzione religiosa in Spagna. Alla celebrazione si unì anche papa Francesco con un videomessaggio nel quale sottolineò il significato cristiano del martirio come testimonianza di fedeltà a Cristo.
Le reliquie e la memoria Dopo la guerra, i resti di López Navarrete furono individuati e successivamente esumati. Le reliquie furono custodite per un periodo nel convento delle Domenicane di Santa Ana a Villanueva del Arzobispo, dove furono sottoposte alle necessarie operazioni di studio e classificazione. In seguito furono trasferite nella chiesa parrocchiale di San Andrés Apostol, dove sono conservate in un'urna-reliquiario. La memoria del sacerdote è rimasta particolarmente viva nei luoghi nei quali aveva esercitato il ministero. A Villanueva del Arzobispo una strada porta il suo nome e la sua casa natale è stata ricordata con una targa. Anche Beas de Segura e Orcera ne conservano la memoria, legata soprattutto alla sua attività a favore dei poveri e alla sua intensa vita pastorale.
Il significato storico del martirio López Navarrete non fu una figura di primo piano nella gerarchia ecclesiastica della Spagna del suo tempo. La sua importanza storica deriva piuttosto dalla possibilità di osservare, attraverso la sua vicenda, la vita concreta del clero diocesano nelle comunità rurali dell'Andalusia all'inizio del Novecento. Il sacerdote appare infatti immerso nella realtà quotidiana della Sierra de Segura: strade difficili, piccoli centri, popolazione dispersa, povertà, analfabetismo e bisogno di assistenza religiosa. La sua vicenda consente quindi di leggere la persecuzione religiosa non soltanto attraverso i grandi protagonisti della Chiesa spagnola, ma anche attraverso un parroco impegnato nella vita ordinaria delle proprie comunità. Il riconoscimento del martirio da parte della Chiesa non costituisce un giudizio politico sulla guerra civile spagnola nel suo complesso. La causa riguarda la morte di una specifica persona e la verifica della motivazione religiosa della persecuzione nei suoi confronti. Gli studi archivistici successivi hanno avuto proprio il merito di sottoporre la memoria agiografica a un confronto con la documentazione civile, contribuendo a precisare la ricostruzione storica.
Culto e memoria liturgica Francesco López Navarrete è ricordato liturgicamente il 28 agosto, anniversario della sua morte. Il gruppo dei sei martiri della diocesi di Jaén è inoltre compreso nella memoria liturgica dei martiri della persecuzione religiosa del XX secolo in Spagna, celebrata il 6 novembre. La sua memoria locale è particolarmente forte a Villanueva del Arzobispo, Beas de Segura e Orcera, le tre realtà maggiormente legate alla sua vicenda sacerdotale. La conservazione delle reliquie nella parrocchia di San Andrés e le celebrazioni nel luogo del martirio costituiscono oggi i principali segni della continuità della memoria. Autore: Giampietro Cattini
Francisco López Navarrete, nacque a Villanueva del Arzobispo, in Spagna il 2 marzo 1892.
Dopo gli studi nel Seminario di Baeza e la consacrazione sacerdotale, celebrò la sua prima Messa nella sua città natale il giorno 1 gennaio 1917.
Il suo primo incarico fu quello di parroco a Cañada Catena, dove è ricordato da tutti per la sua semplicità, gentilezza e la sua attenzione ai poveri.
Ricoprì la carica di curato a Beas de Segura, dove le sue opere a favore dei bisognosi lo facevano ammirare da chiunque. Lasciava l'elemosina sotto il cuscino dei poveri malato, faceva il letto o avvolgeva nelle coperte i senzatetto.
Ha creato di una scuola serale per lavoratori, genitori e analfabeti. Al termine delle lunghe giornate di lavoro nei campi, Don Francisco li accoglieva in un'aula improvvisata, in cui insegnava loro: "racconti, lettura e scrittura".
Nel maggio 1927, don Francisco arrivò nella sua città natale. È nominato cappellano delle Figlie di Cristo Re e collaboratore nella parrocchia di San Andrés.
In sei anni si distinse per la preghiera, l’esercizio del ministero sacerdotale, l’attenzione ai poveri e ai malati, agli analfabeti, la promozione delle vocazioni sacerdotali.
Durante questo periodo esercitò anche le sue doti artistiche. Scolpì e dipinse: una copia dolorosa di Morales “el Divino”; un'immagine dell'Immacolata, alta circa 60 cm; un altro della Virgen de los Dolores un Ecce Homo e una Preghiera nell'orto degli ulivi e un bellissimo dipinto murale raffigurante la Vergine seduta.
Il 12 agosto 1933 don Francisco è nominato parroco ad Orcera.
Anche qui si distinse soprattutto per la carità, la dedizione e la vita di preghiera.
Ammalatosi, nel 1936, il 13 luglio partì definitivamente per Villanueva, dove il 28 agosto venne arrestato.
Di fronte alle minacce di morte dei rivoltosi dichiarò: "Ho una sola vita e la devo a Dio".
I miliziani lo hanno portato lungo l'autostrada Córdoba-Valencia fino all'uscita del tunnel numero 13 della linea ferroviaria Baeza-Utiel, e lo crivellarono a colpi di arma da fuoco.
Francisco López Navarrete facente capo al gruppo con cui monsignor Manuel Basulto Jimenez e i suoi cinque compagni sono stati ufficialmente dichiarati martiri, è stato beatificato il 27 marzo 2013.
Autore: Mauro Bonato
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