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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera E > Sant' Eutimio di Perugia Condividi su Facebook

Sant' Eutimio di Perugia Padre di famiglia

Festa: 29 agosto

Perugia, 303-305 circa

Soldato romano di nobile condizione, fu costretto all'esilio con la moglie e il figlioletto Crescenzio durante la grande persecuzione scatenata dall'imperatore Diocleziano agli inizi del IV secolo. Rifugiatosi in Umbria, visse i suoi ultimi anni tra Perugia e le campagne circostanti, morendo probabilmente di stenti o per le conseguenze delle privazioni subite. La sua memoria è sopravvissuta soprattutto attraverso la santità del figlio Crescenzio, martirizzato bambino a Roma sulla via Salaria, e grazie a una preziosa iscrizione medievale nella chiesa perugina di San Costanzo.

Etimologia: Dal greco euthymios, 'di buona disposizione', 'portatore di gioia', 'dal cuore sereno'.

Emblema: Abito da soldato romano, talvolta accompagnato dalla moglie e dal figlio Crescenzio; palma del martirio o della confessione della fede.


Eutimio visse in un'epoca cruciale per la storia del cristianesimo: gli ultimi anni del III secolo e i primi del IV, quando l'Impero romano attraversava una delle sue crisi più profonde. Di condizione probabilmente agiata - alcune fonti lo definiscono espressamente "soldato romano" - apparteneva a quel ceto medio-alto che costituiva la spina dorsale dell'amministrazione e dell'esercito imperiale. Il suo nome, di chiara origine greca, suggerisce legami con ambienti ellenizzati dell'Urbe o delle province orientali.
Non possediamo notizie precise sulla sua giovinezza né sul luogo esatto di nascita, sebbene la tradizione più consolidata lo voglia originario di Roma stessa. Fu sposato e padre di almeno un figlio, Crescenzio, destinato a divenire anch'egli santo e martire. La famiglia apparteneva alla comunità cristiana romana, già numerosa e ben organizzata, ma ancora costretta a una pratica religiosa spesso clandestina.

La persecuzione di Diocleziano e l'esilio
L'evento che segnò la svolta nella vita di Eutimio fu l'editto di persecuzione emanato dall'imperatore Diocleziano nel febbraio del 303. La cosiddetta "grande persecuzione" fu l'ultima e più sistematica offensiva del potere romano contro il cristianesimo: distruzione di chiese, confisca dei libri sacri, arresto del clero, obbligo per tutti i cittadini di compiere sacrifici agli dei tradizionali sotto pena di morte.
Come molti cristiani dell'aristocrazia e dell'esercito, Eutimio si trovò di fronte a una scelta drammatica: rinnegare la propria fede o abbandonare tutto. Scelse la seconda via. Insieme alla moglie e al figlioletto Crescenzio, lasciò Roma cercando rifugio nelle province più tranquille dell'Italia centrale. Alcune fonti antiche menzionano un periodo di solitudine presso Tiferno, l'attuale Città di Castello nell'alta valle del Tevere, prima che la famiglia trovasse stabilità a Perugia.
L'esilio non fu una semplice fuga, ma un atto di testimonianza: rifiutare gli ordini imperiali significava perdere posizione sociale, beni materiali e sicurezza. Per un soldato romano comportava l'accusa di diserzione o di insubordinazione, reati capitali.

Gli ultimi anni a Perugia e la morte
Perugia offriva allora condizioni relativamente favorevoli per i cristiani in fuga. Città di antiche tradizioni, era sede vescovile già nel III secolo - si ricordi il martirio del vescovo San Costanzo - e aveva sviluppato una comunità cristiana solida. Eutimio vi si stabilì con la famiglia, probabilmente vivendo nella discrezione e continuando a praticare la fede in ambito domestico.
La tradizione agiografica, trasmessa soprattutto attraverso le vicende del figlio Crescenzio, riferisce che Eutimio morì a Perugia "dopo poco tempo" dall'arrivo, probabilmente per cause naturali aggravate dalle fatiche dell'esilio e dalle privazioni subite. Non fu dunque tecnicamente un martire di sangue, ma un "confessore" della fede: uno che aveva patito per Cristo senza giungere all'effusione del sangue.
Il luogo esatto della sua sepoltura è andato perduto. Tuttavia, la memoria del suo nome sopravvisse nella comunità cristiana perugina. Un'importante testimonianza archeologica si conserva ancora oggi nella chiesa di San Costanzo: il bordo di un'ara medievale reca incisa la menzione di Sant'Eutimio, prova tangibile di un culto locale attestato già in epoca altomedievale.

Il destino della moglie e del figlio
Dopo la morte di Eutimio, le fonti raccontano che la vedova e il piccolo Crescenzio fecero ritorno a Roma. La donna, anch'essa ricordata come martire in alcune tradizioni, subì la fustigazione insieme al figlio. Il piccolo Crescenzio, pur avendo solo undici anni, fu processato e condannato alla decapitazione sulla via Salaria sotto il preconsole Turpilio. Il suo martirio, avvenuto probabilmente intorno al 305, lo rese uno dei santi bambini più venerati dell'antichità cristiana, con culti diffusi a Roma, Siena e in diverse località italiane.
La santità di Eutimio si manifesta dunque in una dimensione familiare: padre che trasmise la fede al figlio fino al sacrificio supremo. La sua figura, seppure meno documentata, costituisce il fondamento umano e spirituale del martirio di Crescenzio.

Il culto e la memoria liturgica
Sant'Eutimio è ricordato nel Martyrologium Romanum antico alla data del 29 agosto, giorno che la Chiesa perugina ha mantenuto come memoria liturgica. La riforma del calendario successiva al Concilio Vaticano II e l'edizione del 2001 del Martyrologium Romanum non lo includono più esplicitamente, ma il culto locale resta legittimo e riconosciuto. La sua festa cade in prossimità di quella del figlio Crescenzio (14 settembre), creando una sorta di "dittico" familiare nella memoria liturgica.

L'iscrizione nella chiesa di San Costanzo
L'ara medievale conservata nella chiesa perugina di San Costanzo rappresenta la più antica testimonianza archeologica del culto di Sant'Eutimio. La chiesa, consacrata nel 1205 e interamente ricostruita in stile neoromanico nel 1889, custodisce questa epigrafe che attesta la continuità della venerazione dal periodo altomedievale fino all'età comunale. Simili iscrizioni sono preziose per gli storici perché documentano culti altrimenti scomparsi dalle fonti narrative.

La questione delle reliquie
Non si hanno notizie certe sulla sorte delle spoglie mortali di Eutimio. A differenza del figlio Crescenzio, le cui reliquie furono ritrovate nel cimitero di Septem Palumbas sulla via Salaria Vecchia e successivamente traslate in varie chiese (tra cui Siena e Bonito in Irpinia), di Eutimio non si conoscono reliquie identificate. È probabile che la sua tomba perugina sia andata dispersa durante le varie vicissitudini storiche della città, dalle invasioni barbariche alle trasformazioni urbanistiche medievali.

Il tema della santità familiare
La vicenda di Eutimio, della moglie anonima e del figlio Crescenzio si inserisce in un più ampio fenomeno agiografico: quello delle famiglie martiri dei primi secoli. Accanto a celebri esempi come i Santi Nabore e Felice o i familiari di San Sebastiano, la famiglia di Eutimio rappresenta il caso del laico che santifica la propria condizione matrimoniale e paterna attraverso la fedeltà alla fede. Questo aspetto è stato particolarmente valorizzato dalla spiritualità moderna, che vede nei "padri di famiglia" santi un modello di santità accessibile a tutti i laici.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-08-13

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