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Beata Margarita da Piazza Armerina Terziaria

Festa: 7 settembre

Piazza Armerina, Enna, 1495 - Piazza Armerina, Enna, 7 settembre 1560

Nata nel 1495 a Piazza Armerina, nell'entroterra ennese, da Giovanni Tommaso dei Corleoni, detto Calascibetta, e Angela Negro, Margarita scelse fin dalla giovinezza di dedicarsi completamente alla vita spirituale. Lasciò la casa materna per affiancare il fratello Antonino, sacerdote, che le insegnò a leggere e la introdusse alla conoscenza delle Scritture e delle vite dei santi, fornendole quelle basi culturali e spirituali che sarebbero state fondamentali per il suo cammino. L'incontro decisivo avvenne quando conobbe il beato Simone da Calascibetta, frate minore osservante responsabile del convento di Santa Maria di Gesù a Piazza Armerina. Sotto la sua guida spirituale, Margarita maturò la vocazione a diventare terziaria francescana professa, abbracciando uno stile di vita caratterizzato da penitenza austera, preghiera costante e carità operosa. La sua fama di santità si diffuse rapidamente in tutta la Sicilia grazie ai frequenti digiuni e alla straordinaria generosità verso i bisognosi. Margarita non si limitò a vivere la propria vocazione in solitudine, ma intraprese numerosi viaggi per visitare i monasteri femminili dell'isola, dedicandosi all'esortazione delle religiose all'osservanza fedele dei voti e alla pratica della carità fraterna. Visse interamente di elemosine, ma tutto ciò che riceveva veniva immediatamente distribuito ai poveri e ai bisognosi, senza trattenere nulla per sé. Morì il 7 settembre 1560, lasciando memoria di sé come esempio di vita evangelica radicalmente vissuta. La sua memoria liturgica viene celebrata nella data della morte.

Etimologia: Dal greco margaron che significa perla, simbolo di purezza e preziosità.

Emblema: Abito terziario francescano marrone con cordone a tre nodi, crocifisso, teschio (penitenza), cesto con pane (carità).


Margarita vide la luce nel 1495 a Piazza Armerina, importante centro della Sicilia centrale, in una famiglia che apparteneva alla piccola nobiltà locale. Il padre, Giovanni Tommaso dei Corleoni, era conosciuto con il soprannome Calascibetta, che faceva riferimento alle origini familiari o a un legame con l'omonimo centro ennese. La madre si chiamava Angela Negro. La famiglia apparteneva a quel tessuto sociale di devoti laici che caratterizzava la Sicilia del primo Cinquecento, periodo di rinascita spirituale e di diffusione degli ideali francescani dell'Osservanza.
Fin dalla giovane età, Margarita manifestò una particolare inclinazione verso la vita spirituale e il desiderio di consacrarsi a Dio. In un'epoca in cui le opzioni per le donne erano limitate al matrimonio o alla vita claustrale, Margarita scelse una via diversa: lasciò la casa materna per raggiungere il fratello Antonino, che aveva intrapreso la via del sacerdozio. Questa decisione non fu dettata da necessità economiche o familiari, ma dalla volontà di dedicarsi completamente alla crescita spirituale sotto la guida del fratello.
Antonino, sacerdote, divenne il primo maestro di Margarita. Le insegnò a leggere, competenza non scontata per una donna del XVI secolo, e la introdusse progressivamente alla conoscenza delle cose di Dio e alla lettura delle vite dei santi. Questa formazione culturale e spirituale risultò fondamentale per lo sviluppo della sua vocazione, fornendole gli strumenti per approfondire la fede e comprendere le esigenze della vita cristiana.

L'incontro con il Beato Simone da Calascibetta
La svolta nella vita di Margarita avvenne quando incontrò il beato Simone da Calascibetta, frate minore osservante a cui era affidato il convento di Santa Maria di Gesù a Piazza Armerina. Simone Napoli da Calascibetta era una figura di spicco del francescanesimo siciliano del tempo, morto in fama di santità l'11 ottobre 1546. Il convento di Santa Maria di Gesù era stato fondato nella prima metà del Quattrocento, nel 1418, dal beato Matteo De Gallo di Agrigento, promotore dell'Osservanza francescana in Sicilia.
Sotto la direzione spirituale del beato Simone, Margarita maturò la decisione di diventare terziaria francescana professa. L'Ordine Francescano Secolare, allora chiamato Terz'Ordine, rappresentava una forma di consacrazione laica che permetteva di vivere gli ideali di san Francesco rimanendo nel mondo. La professione terziaria comportava l'impegno a seguire la Regola approvata dalla Chiesa, caratterizzata da preghiera, penitenza, vita sacramentale e impegno apostolico.
Margarita prese la decisione di vivere una vita di penitenza e preghiera, abbracciando gli ideali francescani della povertà, dell'umiltà e della carità. La scelta della professione solenne come terziaria indicava un impegno totale, che andava oltre la semplice adesione devozionale per configurarsi a una vera e propria consacrazione religiosa vissuta nella secolarità.

La vita di penitenza e carità
La vita di Margarita fu segnata da una ricerca costante della perfezione evangelica attraverso le pratiche penitenziali e l'esercizio eroico della carità. I frequenti digiuni divennero una caratteristica distintiva del suo stile di vita. In un'epoca in cui le pratiche ascetiche erano diffuse, la costanza e l'austerità dei suoi digiuni si distinsero per la radicalità, testimoniando una volontà di conformarsi a Cristo crocifisso attraverso la mortificazione del corpo.
La preghiera occupava un posto centrale nelle sue giornate. Come terziaria francescana, Margarita seguiva probabilmente il ritmo dell'Ufficio Divino, recitando le ore canoniche secondo l'uso francescano. Alla preghiera liturgica si aggiungeva la meditazione personale, la lettura spirituale e la partecipazione frequente ai sacramenti, in particolare all'Eucaristia e alla Riconciliazione.
Tuttavia, l'aspetto che più caratterizzò la sua santità fu la carità verso il prossimo. Margarita scelse di vivere interamente di elemosine, rifiutando qualsiasi forma di sicurezza economica o proprietà personale. Questa scelta di povertà radicale la metteva nella condizione di dipendere completamente dalla provvidenza divina e dalla generosità altrui. Ma ciò che riceveva non lo tratteneva per sé: donava sempre tutto ai poveri e ai bisognosi, facendosi canale della carità divina verso gli ultimi.
Questa pratica di carità eroica la fece presto conoscere in tutta la Sicilia. La sua fama di santità si diffuse ben oltre i confini di Piazza Armerina, attirando su di lei l'attenzione di quanti cercavano consigli spirituali, aiuto materiale o semplicemente desideravano incontrare una persona la cui vita era trasparente riflesso del Vangelo.

Il ministero presso i monasteri femminili
Uno degli aspetti più interessanti della vita di Margarita fu il suo ministero di esortazione e guida spirituale presso i monasteri femminili. Molto spesso intraprendeva viaggi per visitare le comunità religiose sparse nelle varie parti dell'isola. Questi spostamenti, in un'epoca in cui i viaggi erano difficili e faticosi, testimoniano la sua determinazione e il riconoscimento del suo ruolo spirituale.
Lo scopo di queste visite era esortare le monache all'osservanza dei voti e alla carità fraterna. Il XVI secolo fu un periodo di riforme per la vita religiosa femminile, con numerosi tentativi di riportare le comunità all'osservanza regolare e alla disciplina claustrale. Margarita si inserì in questo contesto come figura di sostegno e incoraggiamento, utilizzando la sua autorità morale, riconosciuta dalla Chiesa e dalle comunità religiose, per aiutare le monache a vivere con fedeltà la loro vocazione.
La sua parola era ascoltata e rispettata non per una posizione istituzionale, ma per la coerenza della sua vita e per la fama di santità che la circondava. Le monache vedevano in lei un esempio di consacrazione vissuta con radicalità, pur nella diversità dello stato di vita. Margarita, pur essendo terziaria secolare, esercitava di fatto un ministero di animazione spirituale che superava i confini della sua condizione laicale.

Gli ultimi anni e la morte
Gli ultimi anni di Margarita furono caratterizzati dal proseguimento del suo stile di vita penitente e caritatevole. Non abbandonò mai le pratiche di mortificazione corporea e la dedizione ai poveri, mantenendo fino alla fine quella coerenza che aveva contraddistinto l'intero suo cammino.
La morte la colse il 7 settembre 1560, all'età di sessantacinque anni. Le circostanze della morte non sono documentate, ma possiamo immaginare che avvenne in modo sereno, come conclusione naturale di una vita spesa nella preghiera e nel servizio. La data del 7 settembre divenne immediatamente la data della sua memoria liturgica, secondo l'uso della Chiesa che celebra i santi nel giorno della loro nascita al cielo.
Non abbiamo notizie precise sul luogo della sepoltura né sulla sorte delle sue spoglie mortali. Il silenzio delle fonti su questi aspetti suggerisce che non vi fu immediata venerazione presso la tomba o che eventuali reliquie andarono disperse nel corso dei secoli.

Il culto
Il culto della beata Margarita da Piazza si sviluppò probabilmente a livello locale, senza mai raggiungere un riconoscimento formale da parte della Santa Sede. Non risultano processi di beatificazione o canonizzazione avviati, né decreti di conferma del culto. La qualifica di "beata" le è attribuita in base alla tradizione e alla fama di santità che l'ha accompagnata nei secoli.
La memoria liturgica veniva celebrata nel giorno 7 settembre, anniversario della morte. Il culto rimase circoscritto all'ambito locale, in particolare a Piazza Armerina e alle zone limitrofe, senza diffondersi in modo significativo nel resto della Sicilia o della Chiesa universale.

Contesto storico del francescanesimo in Sicilia
Per comprendere appieno la figura di Margarita, è necessario collocarla nel contesto del francescanesimo siciliano del XVI secolo. Il movimento dell'Osservanza si era sviluppato in Sicilia a partire dal XV secolo grazie all'impulso di Matteo d'Agrigento, promotore del carisma osservante. Tra i secoli XVI e XVII si assistette all'espansione della Provincia Osservante di Sicilia con la fondazione di numerosi conventi.
I terziari francescani rappresentavano una componente importante della famiglia francescana, vivendo gli ideali del Poverello di Assisi nella condizione laicale. La loro spiritualità era caratterizzata da preghiera, penitenza, partecipazione sacramentale e impegno apostolico nel mondo. Margarita si inserisce in questo solco, portando all'estremo le esigenze della professione terziaria.

Fonti e documentazione
Le notizie sulla beata Margarita sono estremamente scarse. La scheda di Santiebeati.it rappresenta la sintesi delle poche informazioni pervenute. Non risultano agiografie coeve o documenti d'archivio significativi. Questo silenzio documentario è in parte spiegato dal fatto che Margarita non fondò istituzioni, non lasciò scritti e non operò miracoli eclatanti che potessero attirare l'attenzione degli agiografi.
La tradizione orale e la memoria locale hanno conservato il ricordo della sua figura, tramandando gli elementi essenziali della sua vita: la professione terziaria, la penitenza, la carità, le visite ai monasteri. Questi elementi, pur nella loro essenzialità, delineano un profilo spirituale coerente e significativo.

Curiosità
- Il legame familiare con Calascibetta, evidenziato dal soprannome del padre, potrebbe spiegare il rapporto privilegiato con il beato Simone da Calascibetta, originario dello stesso centro. Entrambi provenivano da quella zona dell'ennese che fu culla di vocazioni francescane nel XVI secolo.
- La capacità di lettura di Margarita, appresa dal fratello sacerdote, la distingueva dalla maggior parte delle donne del suo tempo e le permise di accedere direttamente ai testi sacri e alle vite dei santi, alimentando la sua spiritualità.

Autore: Enrico Quiri
 


 

La beata Margarita da Piazza è una terziaria vissuta nel XVI secolo.
Poche sono le notizie che la riguardano. Nacque nel 1495, a Piazza Armerina in provincia di Enna,  da Giovanni Tommaso dei Corleoni (detto Calascibetta) e Angela Negro. Fin da giovane lasciò la casa materna per assistere il fratello Antonino, sacerdote, che le insegnò a leggere e a conoscere le cose di Dio e le vite dei santi.
Dopo aver incontrato il beato Simone da Calascibetta, frate minore osservante, a cui era affidato il convento di S. Maria di Gesù a Piazza Armerina, decise di diventare terziaria francescana professa, prendendo la decisione di vivere una vita di penitenza e preghiera.
I frequenti digiuni e la grande carità di questa pia donna la fecero presto conoscere in tutta la Sicilia. Molto spesso andava a visitare i monasteri femminili in varie parti dell’isola per esortare le monache all'osservanza dei voti e alla carità.
La beata Margarita visse d'elemosine, donando sempre tutto ai poveri e ai bisognosi. Morì il 7 Settembre 1560.
La festa per la beata Margarita da Piazza si celebrava nel giorno 7 settembre.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-08-21

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