|
>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene
Xàtiva, Valencia, Spagna, 25 settembre 1915 - Lleida, Catalogna, Spagna, 26 luglio 1936
Giovane chierico dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, era ancora in formazione quando gli eventi dell'estate del 1936 interruppero tragicamente il suo cammino verso il sacerdozio. Nato a Xàtiva in una famiglia profondamente cristiana, maturò molto presto la vocazione religiosa, distinguendosi per carattere mite, equilibrio e sincera pietà. Pochi giorni prima dell'inizio della persecuzione aveva chiesto di poter emettere la professione perpetua, segno della sua piena adesione alla vita consacrata. Arrestato insieme ai confratelli della comunità di Cervera, affrontò serenamente la prigionia e il trasferimento verso Lleida, dove fu fucilato il 26 luglio 1936. La Chiesa lo ha riconosciuto martire in odio alla fede e lo ha beatificato insieme ad altri 108 missionari clarettiani.
Etimologia: Dal latino Antonius, antichissimo nome della gens Antonia, 'inestimabile' o 'di valore inestimabile'.
Emblema: Abito clarettiano, palma del martirio, crocifisso.
|
Antonio Cerda Cantavella nacque il 25 settembre 1915 a Xàtiva, nella provincia di Valencia. Due giorni dopo ricevette il battesimo. Il padre Antonio esercitava il mestiere di ebanista, mentre la madre Maria era ricordata per la profonda fede che trasmise ai figli soprattutto con l'esempio quotidiano. La famiglia fu particolarmente feconda di vocazioni religiose. Due suoi fratelli entrarono anch'essi tra i Clarettiani: Enrique, morto prematuramente nel 1933, e José María, fratello coadiutore, anch'egli vittima della persecuzione religiosa del 1936.
La vocazione clarettiana Antonio frequentò fin da ragazzo la scuola dei Missionari Clarettiani di Xàtiva. L'ambiente educativo e spirituale favorì la nascita della sua vocazione. Entrò nel seminario minore di Alagón all'età di undici anni e proseguì poi gli studi a Cervera e Solsona, dedicandosi alle discipline umanistiche, alla filosofia e alla teologia. Coltivava anche una viva passione per la musica e imparò a suonare il pianoforte.
La professione religiosa Il 27 settembre 1931 emise la professione temporanea nella Congregazione dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria. Una delle testimonianze più significative della sua maturità spirituale è la domanda, datata 12 luglio 1936, con cui chiese al governo generale della Congregazione il permesso di emettere la professione perpetua. La richiesta fu presentata appena pochi giorni prima dello scoppio della guerra civile, senza che egli potesse immaginare quanto rapidamente la situazione sarebbe precipitata.
Un giovane religioso Le informazioni biografiche conservate sono relativamente poche, ma risultano sufficienti a delinearne il profilo umano. Il suo formatore, padre Felipe Calvo, ne lasciò una descrizione particolarmente significativa, ricordandolo come un giovane semplice, docile, equilibrato, privo di ambizioni personali, sempre sereno e disponibile nei rapporti con Dio e con gli altri. Questa testimonianza costituisce una delle principali fonti sulla sua personalità.
La persecuzione del 1936 Nel luglio del 1936 la guerra civile diede inizio a una violenta persecuzione contro sacerdoti, religiosi e laici cattolici. Le comunità clarettiane furono tra le più duramente colpite. Antonio si trovava nella casa di formazione di Cervera insieme ad altri giovani religiosi. Arrestati dalle milizie anticlericali, i religiosi furono detenuti e successivamente caricati su un automezzo. Durante il tragitto verso Lleida trascorsero le ultime ore pregando insieme e preparandosi spiritualmente alla morte.
Il martirio La mattina del 26 luglio 1936 il gruppo fu condotto presso il cimitero di Lleida. Antonio, appena ventenne, venne fucilato insieme a padre Manuel Jové Bonet e ad altri tredici compagni della comunità. La Chiesa ha riconosciuto che la loro uccisione avvenne esclusivamente in odio alla fede cristiana, configurando così il martirio secondo la tradizione ecclesiale.
Il contesto storico Il martirio di Antonio si inserisce nella vasta persecuzione religiosa che accompagnò i primi mesi della guerra civile spagnola. Tra il 1936 e il 1937 migliaia di sacerdoti, religiosi e laici cattolici furono uccisi per la loro appartenenza ecclesiale. I Missionari Clarettiani subirono perdite particolarmente gravi in numerose comunità della Spagna. Per ricordare questo sacrificio la Chiesa ha beatificato complessivamente 109 martiri della Congregazione, appartenenti a diverse comunità religiose.
Culto Il 21 dicembre 2016 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio. La beatificazione ebbe luogo il 21 ottobre 2017 nella Basilica della Sagrada Familia di Barcellona. La Congregazione Clarettiana celebra l'intero gruppo dei 109 martiri il 1° febbraio, mentre il sito Santi e Beati ricorda Antonio nel giorno del suo martirio, il 26 luglio.
I rapporti con i fratelli Un elemento poco comune della sua biografia è la presenza di altri due fratelli nella stessa Congregazione. Enrique morì giovane nel 1933, mentre José María fu anch'egli ucciso durante la persecuzione religiosa del 1936, anche se in circostanze diverse.
La formazione musicale Le fonti ricordano il suo interesse per il pianoforte, particolare che contribuisce a delineare una personalità ricca di sensibilità culturale oltre che religiosa. Autore: Giampietro Cattini
Antonio Cerdà Cantavella nacque a Xàtiva, il 25 settembre 1915 da Antonio, un ebanista e da Maria, donna di grande pietà; ricevette il battesimo due giorni dopo il 27. Il 21 maggio 1924 ricevette il sacramento della confermazione e all’età di otto anni ricevette la prima comunione.
In famiglia ci sono altri due fratelli clarettiani: Enrique, nato nel gennaio 1910, professò nell'agosto 1927 e morì il 20 dicembre 1933. L'altro clarettiano è il fratello coadiutore José María, nato nel 1904, morto martire sconosciuto a novembre del 1936, che nel catalogo del 1935 appare nella comunità di Requena.
Poche sono le notizie su Antonio Cerdà Cantavella.
Antonio frequentava da bambino la scuola dei Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria, detti Clarettiani dal nome del fondatore, sant’Antonio Maria Claret, che gestivano a Xativa. All'età di 11 anni entrò nel seminario clarettiano di Alagón e proseguì i suoi studi di discipline umanistiche, filosofia e teologia presso i centri di Cervera e Solsona. Essendo appassionato di musica, ha imparato a suonare il piano.
Antonio Cerdà ha emesso i suoi primi voti a Vic il 27 settembre 1931.
Una testimonianza del suo desiderio di perseverare nella sua vocazione, è la richiesta al governo generale di professare perpetuamente, datata 12 luglio 1936, pochi giorni prima dello scoppio della guerra civile.
Su di lui ci rimane la testimonianza del suo formatore, padre Felipe Calvo, lo descrive così: “Anima ingenua, docile e pia; Temperamento equanime e pacifico, senza pretese o penalità. Talento sfruttato. Sorriso sempre innocente, sembrava felice di stare con Dio e con gli uomini ogni giorno e ora, perché era pio e affabile ”.
Anche Antonio Cerdà Cantavella alle otto di mattina di domenica 26 luglio, fu caricato su un camion, e con i compagni fu legato ai polsi e ai piedi, a due a due. Dopo un paio d’ore di viaggio, che i religiosi trascorsero in preghiera e meditazione, fu slegato ai piedi e condotto presso il cimitero di Lerida, dove fu fucilato.
Quella mattina anche Antonio Cerdà Cantavella fu ucciso, insieme a padre Manuel Jové e i suoi 13 compagni.
Il 21 dicembre 2016, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui Antonio Cerdà Cantavella e i suoi 108 compagni e confratelli sono stati riconosciuti martiri in odio alla fede cattolica.
La loro beatificazione è stata celebrata il 21 ottobre 2017, nella basilica della Sagrada Familia a Barcellona.
La memoria liturgica di tutto il gruppo dei martiri della congregazione clarettiana, è stata fissata nel giorno 1 febbraio. Noi in questo sito li ricordiamo il 26 luglio, giorno del loro martirio.
Autore: Mauro Bonato
|