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San Lauro Abate

Festa: 30 settembre

† Saint-Léry, Morbihan, Bretagna, Francia, 30 settembre 660

E' un santo della Bretagna armoricana tradizionalmente collocato nel VII secolo e venerato soprattutto nell’area di Saint-Léry, nel Morbihan. La sua figura appartiene al gruppo dei santi bretoni legati alla formazione delle prime comunità monastiche dell’Armorica, ma la documentazione sulla sua vita è molto più tarda rispetto all’epoca alla quale viene attribuita. Le tradizioni agiografiche lo presentano come monaco e abate, contemporaneo del re bretone Giudicaele, al quale sarebbe stato affidato un territorio presso il fiume Doueff, dove avrebbe fondato una comunità monastica. Gli vengono inoltre attribuiti un’origine britannica o, secondo un’altra versione, tourangella, l’attività missionaria nell’area di Josselin e un soggiorno a Montertelot. Questi particolari non possono però essere accolti tutti come dati biografici certi. La Vita Leri, trasmessa in manoscritti conservati presso la Bibliothèque nationale e pubblicata in età moderna da Dom Lobineau, costituisce una fonte importante per la storia della tradizione, ma non consente una ricostruzione sicura di tutti gli episodi attribuiti al santo. Più solida appare la testimonianza della continuità del suo culto e della memoria del monastero e della sepoltura a Saint-Léry.

Emblema: Pastorale, libro e cane o levriero ai piedi del santo.


Le origini di Lauro (Léry, Léri, Laur, Laurus, Livry) non sono conosciute. La tradizione agiografica conserva almeno due diverse ricostruzioni. Una lo fa provenire dalla regione di Tours; l’altra lo considera originario della Bretagna insulare, cioè della Britannia che corrisponde all’attuale Gran Bretagna, e appartenente a una famiglia di rango elevato.
La divergenza è significativa, perché mostra quanto la tradizione medievale e moderna abbia cercato di inserire il santo nel più ampio quadro delle migrazioni monastiche che collegarono la Britannia alla Bretagna armoricana. Non è tuttavia possibile stabilire sulla base della documentazione disponibile quale delle due origini sia storicamente attendibile.
Anche il nome presenta difficoltà. Nelle fonti e nella tradizione locale compaiono le forme Laurus, Laur, Léri, Léry e Livry. La corrispondenza fra queste denominazioni ha portato a identificare san Lauro con san Léry, ma tale identificazione, soprattutto rispetto al culto di Montertelot, non è priva di problemi.

La tradizione dell’arrivo in Armorica
Una delle tradizioni racconta che Lauro, giunto nell’Armorica, si sarebbe posto al servizio di un sacerdote particolarmente esigente. Gli sarebbe stato affidato il compito di andare ad attingere acqua a una sorgente lontana. La fatica del percorso avrebbe indotto il monaco a pregare Dio, ottenendo che una nuova fonte sgorgasse vicino alla dimora del sacerdote.
Il racconto appartiene chiaramente al patrimonio miracoloso della tradizione agiografica e non può essere utilizzato come prova di un episodio biografico. È tuttavia interessante per la storia del culto, perché il tema della sorgente è rimasto associato alla memoria locale di Lauro.
Un’altra tradizione racconta invece che il santo sarebbe giunto ad Aleth, nell’area dell’odierna Saint-Malo, e avrebbe predicato nei dintorni di Josselin. In seguito avrebbe percorso l’Oust usando il proprio mantello come una sorta di imbarcazione, fino a raggiungere Montertelot, dove avrebbe fondato un monastero.
Anche questo episodio appartiene alla tradizione agiografica. Non esistono elementi sufficienti per utilizzarlo come ricostruzione storica dell’itinerario del santo.

Il rapporto con il re Giudicaele
La tradizione collega Lauro al re bretone Giudicaele, figura storica del VII secolo attorno alla quale si sviluppò una significativa memoria agiografica.
Secondo la Vita Leri, Giudicaele avrebbe concesso al monaco un luogo precedentemente associato all’eremita Elocau, presso il corso del Doueff. Lauro vi avrebbe costruito dapprima una cella e successivamente una comunità monastica, alla quale si sarebbero uniti altri discepoli.
La tradizione colloca così l’origine della futura località di Saint-Léry nella presenza del santo e della sua comunità. Il dato toponomastico e la lunga persistenza della memoria locale sono importanti per la storia del culto, ma non permettono di stabilire con precisione quando sia stata fondata la prima comunità né quale fosse la sua reale struttura nel VII secolo.

La comunità monastica di Saint-Léry
Lauro è tradizionalmente ricordato come abate di una comunità monastica. La sua attività viene collocata nel contesto della cristianizzazione e dell’organizzazione monastica della Bretagna altomedievale.
La Vita Leri attribuisce al santo una vita comunitaria condotta con alcuni discepoli e presenta il monastero come un luogo di osservanza religiosa. La tradizione successiva collega inoltre la comunità ad altri personaggi della santità bretone, in particolare a Elocau.
La prudenza è però necessaria. Le fonti narrative che descrivono la vita di Lauro sono tarde rispetto al periodo nel quale il santo sarebbe vissuto e non permettono di ricostruire in dettaglio l’organizzazione del monastero. È più corretto parlare di una tradizione relativa a una comunità monastica antica che non di una fondazione documentata in ogni suo particolare.

La Vita Leri e il problema delle fonti
La principale fonte narrativa sulla figura di Léry è conosciuta attraverso la tradizione manoscritta raccolta e studiata dai benedettini della Congregazione di Saint-Maur. Dom Guy-Alexis Lobineau pubblicò nel 1725 una versione francese della vita nel suo repertorio sui santi della Bretagna.
La questione della datazione del testo è complessa. Per lungo tempo la Vita Leri è stata ritenuta una composizione del IX secolo, soprattutto sulla base di alcuni elementi liturgici presenti nel racconto. Studi più recenti, in particolare quelli di André-Yves Bourgès, hanno proposto una datazione più tarda, fra XI e XII secolo, osservando elementi che sembrano riflettere pratiche e formule proprie di quel periodo.
Questo problema è fondamentale per la valutazione storica della biografia. Una fonte composta diversi secoli dopo la vita attribuita al santo può conservare tradizioni più antiche, ma non può essere trattata come una testimonianza contemporanea agli eventi.

La morte e la data del 30 settembre
La memoria liturgica di Lauro è fissata al 30 settembre. La tradizione locale e agiografica indica anche il 30 settembre 660 come data della morte.
Il giorno della festa è ben attestato nella tradizione liturgica bretone: un antico calendario dell’abbazia di Saint-Méen ricorda infatti il santo in questa data. La precisione dell’anno 660, invece, non possiede lo stesso grado di solidità documentaria. Le fonti storico-agiografiche più prudenti si limitano a collocare Lauro nel VII secolo.
È quindi preferibile considerare il 30 settembre come data della memoria liturgica e presentare il 660 come data tradizionale, non come dato storico definitivamente accertato.
Secondo la tradizione, il corpo del santo sarebbe stato deposto in un sarcofago di pietra. La memoria del sepolcro è rimasta fortemente legata alla chiesa di Saint-Léry.

La traslazione delle reliquie a Tours
Uno degli aspetti meglio documentati della storia successiva del culto riguarda la tradizione delle reliquie.
Durante le incursioni normanne, probabilmente nel corso del X secolo, il corpo attribuito a Lauro sarebbe stato trasferito a Tours e custodito nell’abbazia di Saint-Julien. La traslazione rientra nel più generale fenomeno dell’allontanamento delle reliquie dalle regioni esposte alle incursioni normanne.
La presenza delle reliquie a Tours è ricordata anche da fonti medievali relative all’abbazia di Saint-Julien. La Chronicon rhythmicum Sancti Juliani Turonensis, composta all’inizio del XII secolo, conosce infatti il santo come abate Laurus e conserva elementi collegati alla sua memoria.
Nel XV secolo le reliquie furono nuovamente oggetto di attenzione. Una tradizione riportata nelle fonti moderne colloca la loro ricognizione e sistemazione in un nuovo reliquiario nel 1457, alla presenza dell’arcivescovo di Tours e di importanti personaggi della corte francese.

La distruzione del 1562
La storia delle reliquie si concluse durante le guerre di religione francesi. Nel 1562 l’abbazia di Saint-Julien a Tours fu saccheggiata e il reliquiario contenente il corpo attribuito a san Léry sarebbe stato distrutto.
La perdita delle reliquie conservate a Tours non significò tuttavia la scomparsa del culto locale. A Saint-Léry rimase la memoria del santo attraverso il monumento funerario, la chiesa e le tradizioni legate alla sua figura.
Nel XIX secolo una diversa tradizione reliquiaria assunse particolare rilievo. Un frammento osseo conservato a Montertelot, venerato come reliquia di san Laur, fu autenticato nel 1839 dal vicario generale di Vannes. Nel 1864 furono autorizzate la sua esposizione e la venerazione a Saint-Léry. Questo episodio mostra però anche il problema dell’identificazione: le reliquie di Montertelot appartengono alla tradizione di san Laur e la loro attribuzione a san Léry si fonda sull’identificazione popolare dei due santi.

Saint-Léry e Montertelot
La memoria di Lauro è oggi legata soprattutto a due località del Morbihan: Saint-Léry e Montertelot.
A Saint-Léry il santo è il titolare della memoria religiosa e toponimica del luogo. La chiesa conserva un monumento funerario con la figura del santo disteso, raffigurato con pastorale e libro e con un piccolo animale ai piedi. La struttura appartiene alla storia artistica della chiesa e non deve essere considerata una testimonianza contemporanea alla vita del santo.
A Montertelot esiste invece la chiesa dedicata a Saint-Laur e una fontana associata al santo. La tradizione locale ha identificato Saint Laur con Saint Léry, ma questa assimilazione non è universalmente accettata. Gli studi sulla Vita Leri sottolineano infatti che la documentazione permette di distinguere, almeno sul piano della tradizione locale, le memorie di Laur e Léry.
Questa incertezza è importante e deve essere conservata nella ricostruzione storica. Non è corretto presentare come definitivamente risolta l’identità fra i due culti.

La tradizione della grande ‘clameur’
La Vita Leri contiene un episodio particolarmente interessante per la storia delle pratiche giudiziarie e religiose bretoni. Il racconto riguarda l’uccisione di un sacerdote chiamato Vinégrial, avvenuta presso il monastero di Saint-Léry.
Secondo la narrazione, durante le esequie i presenti avrebbero invocato l’intervento del santo e, attraverso una solenne ‘clameur’, sarebbero arrivati all’individuazione dei responsabili del delitto.
L’interesse dell’episodio non consiste tanto nella sua utilizzabilità come cronaca giudiziaria del IX secolo, quanto nel fatto che conserva una descrizione di un rituale attraverso il quale la comunità cercava di ottenere giustizia mediante l’intercessione del santo. André-Yves Bourgès ha studiato questo racconto proprio in rapporto alla struttura letteraria della Vita e alla cronologia del testo.
L’episodio costituisce quindi una preziosa testimonianza sulla costruzione della memoria del culto, ma non deve essere presentato come un fatto storico contemporaneo alla vita di Lauro.

La storia della memoria più che la biografia
Il caso di San Lauro mostra bene la differenza fra la storia di una persona e la storia della sua memoria. Per il VII secolo le informazioni direttamente verificabili sono scarse. La tradizione conserva invece una figura di monaco e abate collegata a Giudicaele e a una comunità monastica presso il Doueff.
Molto più ricca è la documentazione relativa ai secoli successivi: la tradizione agiografica, la memoria liturgica, il monastero, la presenza delle reliquie a Tours, la loro distruzione nel 1562 e la sopravvivenza del culto locale.
In questo senso San Lauro è particolarmente significativo come esempio di santo bretone del quale la continuità della memoria è documentabile meglio dei dettagli della vita.

Il sepolcro di Saint-Léry
La chiesa di Saint-Léry conserva un monumento funerario tradizionalmente identificato con il sepolcro del santo. La scultura raffigura il santo disteso, con pastorale e libro, mentre ai piedi compare un animale identificato tradizionalmente come un levriero.
Il monumento non contiene oggi il corpo del santo, poiché la tradizione delle reliquie ne colloca la traslazione a Tours e la successiva distruzione nel 1562. Il sepolcro deve quindi essere considerato soprattutto come una testimonianza della continuità della memoria e del culto di Lauro nella comunità di Saint-Léry.

Il simbolo dell’animale ai piedi del santo
La presenza dell’animale nella raffigurazione di Saint-Léry è stata collegata a una tradizione locale relativa al trasferimento della salma. Secondo il racconto, un cane avrebbe accompagnato il corteo funebre e sarebbe stato coinvolto in un episodio nel quale un fornaio avrebbe insultato il santo o il corteo.
La storia appartiene al patrimonio leggendario locale. Il suo interesse è soprattutto iconografico e folklorico: contribuisce a spiegare un elemento della rappresentazione del santo, ma non costituisce una testimonianza storica sulla sua vita.

Curiosità
- Il nome della località di Saint-Léry è strettamente legato alla memoria del santo e rappresenta uno degli elementi più persistenti della sua tradizione.
- La forma latina Laurus ha contribuito all’identificazione di Léry con Laur o Lauro, ma la corrispondenza dei nomi non è sufficiente, da sola, a dimostrare l’identità dei culti di Saint-Léry e Montertelot.
- Il culto di Lauro è particolarmente interessante perché la tradizione locale conserva contemporaneamente una memoria funeraria a Saint-Léry e una tradizione legata a una fontana a Montertelot.
- L’episodio della ‘grande clameur’ contenuto nella Vita Leri è stato studiato dagli storici non soltanto come racconto miracoloso, ma anche come testimonianza letteraria di pratiche comunitarie di ricerca della giustizia.

Cronologia
- VII secolo: tradizionale collocazione della vita di Lauro, monaco e abate bretone.
- VII secolo: secondo la tradizione, Lauro entra in rapporto con il re Giudicaele e riceve un territorio presso il Doueff, dove fonda una comunità monastica.
- 30 settembre: memoria liturgica tradizionale di San Lauro/Léry nell’ambito della tradizione bretone.
- IX-XII secolo: progressiva formazione e trasmissione della tradizione agiografica relativa a Léry; la datazione della Vita Leri rimane discussa.
- X secolo circa: secondo la tradizione, le reliquie vengono trasferite a Tours per sottrarle alle incursioni normanne.
- Inizio XII secolo: la memoria di Laurus compare anche nella tradizione cronachistica dell’abbazia di Saint-Julien di Tours.
- 1457: tradizionale ricognizione e sistemazione delle reliquie a Tours in un nuovo reliquiario.
- 1562: il reliquiario contenente le reliquie attribuite a san Léry viene distrutto durante il saccheggio di Saint-Julien di Tours.
- 1839: un frammento osseo conservato a Montertelot, attribuito a san Laur, viene autenticato dal vicario generale di Vannes.
- 1864: viene autorizzata l’esposizione alla venerazione delle reliquie provenienti da Montertelot presso Saint-Léry.

Valutazione storico-critica
- L’esistenza di un culto antico di un santo bretone chiamato Léry o Laurus è ben attestata dalla tradizione liturgica e dalla persistenza della venerazione a Saint-Léry.
- L’inquadramento nel VII secolo è coerente con la tradizione agiografica e con il contesto dei santi bretoni legati al regno di Giudicaele, ma i dettagli cronologici della vita non sono sufficientemente documentati per essere considerati certi.
- La data del 30 settembre è ben attestata come festa del santo nella tradizione bretone; l’anno 660 indicato come data della morte deve invece essere considerato tradizionale.
- Le informazioni sull’origine di Lauro sono contraddittorie: una tradizione lo collega alla regione di Tours, un’altra alla Britannia insulare. Non è possibile scegliere storicamente fra le due ricostruzioni.
- La Vita Leri è una fonte essenziale per comprendere la tradizione del santo, ma la sua trasmissione manoscritta è tarda e la sua datazione è discussa. Gli studi più recenti citati nella documentazione consultata hanno proposto una composizione fra XI e XII secolo, rendendo problematico utilizzare il testo come testimonianza diretta del VII secolo.
- Il rapporto con il re Giudicaele e la fondazione del monastero di Saint-Léry appartengono a una tradizione antica e coerente con il contesto della santità bretone, ma non possono essere ricostruiti nei dettagli come eventi documentati contemporaneamente.
- L’identificazione di San Lauro con San Léry e con il Saint Laur venerato a Montertelot è tradizionale ma non del tutto sicura. La stessa documentazione locale registra una distinzione fra le due memorie cultuali.
- La storia delle reliquie a Tours è meglio documentata della biografia del santo. La tradizione della loro distruzione nel 1562 è collegata alla storia dell’abbazia di Saint-Julien durante le guerre di religione.
- Il monumento funerario di Saint-Léry costituisce soprattutto una testimonianza della memoria cultuale del santo e non può essere utilizzato come prova della conservazione del suo corpo.
- Nel complesso, la figura storica di Lauro rimane scarsamente documentata, mentre la storia del suo culto, della sua tradizione agiografica e della memoria locale è sufficientemente ricca da permettere una ricostruzione significativa senza ricorrere a dettagli non verificabili.

Fonti e bibliografia essenziale
- Acta Sanctorum, September, vol. VIII, 30 settembre, pp. 85-94, dossier relativo a San Léry/Laurus.
- Lobineau, Dom Guy-Alexis, Les vies des saints de Bretagne et des personnes d’une éminente piété qui ont vécu dans la même province, Rennes, 1725, pp. 157-159.
- Lobineau, Dom Guy-Alexis - Tresvaux, François-Marie, Les vies des saints de Bretagne et des personnes d’une éminente piété qui ont vécu dans cette province, vol. II, Paris, 1836, pp. 85-94.
- Mabillon, Jean - d’Achery, Luc, Acta Sanctorum Ordinis sancti Benedicti, Saeculum V, 1685, pp. 134, 143-145, per la documentazione relativa alle reliquie di Laurus conservate a Saint-Julien di Tours.
- Duine, François, Mémento des sources hagiographiques de l’histoire de Bretagne, première partie, Rennes, 1918, pp. 144-145.
- Duine, François, Inventaire liturgique de l’hagiographie bretonne, 1922, p. 26, per la memoria di san Lauro nell’antico calendario di Saint-Méen.
- Bourgès, André-Yves, ‘Le dossier littéraire des saints Judicaël, Méen et Léri’, in Corona Monastica. Mélanges offerts au père Marc Simon, Presses Universitaires de Rennes, 2004, pp. 83-92.
- Bourgès, André-Yves, ‘Hagiographie et langue bretonnes : quelques notes sur les apports des Mauristes au Glossarium de Du Cange’, 2018.
- Le Claire, abbé, La vie de saint Léry, 1924, in particolare per la tradizione locale, il sepolcro, le reliquie di Montertelot e l’identificazione fra Laur e Léry.
- Le Mené, Joseph-Marie, Histoire paroissiale du diocèse de Vannes, per la documentazione storica relativa a Saint-Léry, al sepolcro e alla tradizione locale.
- Bourgès, André-Yves, ‘Saints de la forêt ou forêt des saints : Judicaël, Méen, Léry et les autres en transylvanie bretonne’, Centre de l’Imaginaire Arthurien, 2017.
- Encyclopédie de Brocéliande, dossier ‘La Vita de saint Léri’, con trascrizione e studio delle fonti manoscritte e della tradizione storiografica.
- Joachim Schäfer, ‘Laurus von Saint-Léry’, Ökumenisches Heiligenlexikon, per la sintesi della tradizione cultuale e della storia delle reliquie.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

San Lauro (Léry, Léri, Laur, Laurus o Livry) era un monaco bretone del settimo secolo, vissuto sotto il regno di Giudicaele.
Sembra sia stato un abate di un monastero della diocesi di San Malo.
La tradizione ricorda San Lauro come uno di quei santi bretoni da collocare dall'inizio della cristianizzazione dell'Armorica, che sarebbe vissuto nel VII secolo.
Le sue origini non sono chiare, basate su due diverse tradizioni.
La prima riporta che san Lauro abbia un'origine “Tourangelle”, sul quale non conosciamo il modo in cui ha raggiunto l'Armorique.
Al suo arrivò nella terra dell'Armatura, e si mise al servizio di un prete molto esigente che gli chiese di attingere acqua da una fonte lontana. San Lauro molestato nell’andare ad attingere l’acqua, prega il buon Dio e ottiene che sgorgasse una sorgente, la cui acqua avrebbe persino un buon sapore e che sarebbe sgorgata nel giardino del sacerdote.
La seconda tradizione ci riporta che apparteneva ad una nobile famiglia bretone e sbarcò ad Aleth, prima che la sua imbarcazione affondasse nelle terre armoricane. San Lauro avrebbe predicato nelle vicinanze dell'attuale città di Josselin, per poi scendere lungo il corso del fiume usando il suo cappotto come canoa, e sbarcare nel luogo che divenne Montertelot dove fondò un monastero (Mouster Sant Laur).
Una volta arrivato sulla terraferma, san Lauro si mise al servizio del re Giudicaele, e verso l’anno 632, il re gli assegnò alcune terre, sulle quali poi venne fondato il monastero di San Lauro, che un tempo accolse anche Sant’Elocan.
Nel corso degli anni nel monastero, durante il suo governo, furono accolti molti monaci.
San Lauro morì il giorno 30 settembre 660 e fu sepolto in un sarcofago di pietra che era stata portata dal Broerec.
Nel IX secolo le sue reliquie furono spostate nell'Abbazia di San Giuliano a Tours a causa delle incursioni normanne. In quella sede vi rimasero fino al 1562, quando i protestanti le distrussero.
Attualemente San Lauro (Saint Léry) è venerato solo in due parrocchie dell'attuale Morbihan a Montertelot: St. Laurence Church e St. Lawrence Fountain.
La festa per San Lauro monaco si tiene nel giorno 30 settembre.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-09-16

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