Le notizie biografiche su Margherita sono limitate e non consentono di ricostruire con sicurezza tutti gli aspetti della sua vita. La data di nascita, tradizionalmente fissata al 1207, deve essere considerata approssimativa. È invece consolidata la sua appartenenza all'ambiente popolare della Lovanio medievale e il suo servizio presso una locanda cittadina. Le fonti e la tradizione la presentano come una giovane domestica al servizio di Amandus e della moglie, suoi parenti. L'identificazione dei proprietari e alcuni particolari della loro vicenda appartengono alla tradizione agiografica e non possono essere verificati con la stessa sicurezza della notizia del martirio e del culto successivo. Il racconto medievale attribuisce a Margherita una particolare fermezza morale. Da qui sarebbe derivato il soprannome fiere, che in fiammingo richiama l'idea di una persona fiera, riservata e coraggiosa. Il nome Fiere Margrietken, divenuto caratteristico della tradizione locale, può quindi essere letto come espressione della sua fama di giovane donna determinata a difendere la propria dignità. Secondo una tradizione successiva, Margherita desiderava anch'essa abbracciare la vita religiosa. I suoi parenti avrebbero deciso di vendere la locanda per ritirarsi in un monastero, mentre la giovane avrebbe sperato di entrare in un ambiente cistercense. Questo particolare è coerente con il forte radicamento cistercense del territorio di Lovanio e con i rapporti tra la città e l'abbazia di Villers, ma non permette di affermare che Margherita abbia effettivamente iniziato la vita religiosa.
Il delitto e il martirio La vicenda culminò, secondo la tradizione più antica, nella sera precedente alla partenza dei proprietari della locanda. Alcuni viaggiatori chiesero ospitalità. Il racconto agiografico li presenta come pellegrini, ma in realtà erano briganti. Poiché nella locanda mancava il vino, Margherita sarebbe stata mandata fuori per procurarsene una brocca. Durante la sua assenza, gli uomini aggredirono e uccisero i proprietari. Quando la giovane tornò, si trovò davanti alla scena del delitto. I briganti la catturarono e la condussero fuori dalla città, verso la Dyle. La narrazione medievale e quella sviluppatasi nei secoli successivi concordano nell'attribuire alla giovane una forte resistenza alla violenza sessuale. Di fronte al tentativo di costringerla, Margherita avrebbe preferito affrontare la morte piuttosto che rinunciare alla propria verginità. I particolari della morte sono stati progressivamente elaborati dalla tradizione. Il nucleo del racconto è quello di una giovane domestica uccisa da malviventi dopo avere resistito alla loro violenza. La tradizione locale colloca l'assassinio il 2 settembre 1225. Margherita sarebbe stata quindi poco più che adolescente. Il corpo fu gettato nella Dyle. Secondo il racconto più semplice, alcuni pescatori lo ritrovarono e lo seppellirono sulla riva. La tradizione aggiunse successivamente il particolare di una luce che avrebbe indicato il luogo della sepoltura.
La tradizione del corpo controcorrente Uno degli elementi più celebri della leggenda di Fiere Margriet è il racconto del corpo che, gettato nella Dyle, non sarebbe stato trascinato dalla corrente, ma avrebbe invece risalito miracolosamente il fiume verso Lovanio. Il motivo è assente o comunque non presenta la stessa elaborazione nelle testimonianze più antiche e appartiene alla stratificazione leggendaria sviluppatasi intorno alla figura della giovane martire. Nelle versioni più tarde, il corpo sarebbe apparso luminoso e sarebbe stato sostenuto dalle acque, talvolta con l'intervento miracoloso dei pesci. In alcune rappresentazioni viene associato anche al duca Enrico I di Brabante, che avrebbe assistito alla scoperta del corpo. Questo episodio non deve essere presentato come un fatto storico documentato. Ha però avuto un'enorme importanza nella formazione dell'immagine popolare di Margherita e nella cultura figurativa di Lovanio. La leggenda del corpo che risale la corrente è rimasta infatti uno dei simboli più riconoscibili della sua storia.
Il culto sulla tomba Il culto di Margherita si sviluppò attorno al luogo della sua sepoltura e alla collegiata di San Pietro. La memoria della giovane rimase particolarmente radicata nella popolazione di Lovanio e nel corso dei secoli il suo sepolcro divenne meta di preghiere e pellegrinaggi. Una testimonianza storica particolarmente significativa proviene dai documenti della collegiata. Le ricerche pubblicate nel 1904 individuarono infatti una registrazione del 1433 relativa a un sacerdote incaricato di rimanere presso le reliquie di Margherita, affinché i pellegrini potessero venerarle. Il documento costituisce una prova importante dell'esistenza di un culto organizzato almeno nel XV secolo. La stessa documentazione mostra però quanto sia necessario distinguere la storia dalla tradizione. Nel processo avviato in epoca moderna si cercarono infatti prove dell'antichità e della continuità della venerazione. Nel 1896 Leone XIII autorizzò la prosecuzione del procedimento romano, nel quale ebbe particolare importanza proprio la dimostrazione di una venerazione antica e ininterrotta.
La cappella e le reliquie Nel corso del XVI secolo il culto assunse una forma monumentale all'interno della collegiata di San Pietro. Intorno al 1535 venne costruita una piccola cappella laterale dedicata a Margherita, ancora oggi visibile nella chiesa. Nel 1540, secondo la documentazione relativa alla tradizione locale, le reliquie furono trasferite nella nuova cappella. La loro presenza trasformò questo spazio in uno dei principali luoghi della memoria religiosa della città. Le reliquie oggi conservate sono custodite in un grande reliquiario neogotico realizzato nel 1902, in occasione della beatificazione. L'opera, realizzata dall'atelier di Joseph Wilmotte a Liegi, è in metallo dorato e presenta decorazioni e scene dedicate alla vita e al martirio di Margherita. La sua iconografia comprende anche la brocca, divenuta il principale attributo della giovane. Accanto al reliquiario è conservata anche una brocca tradizionalmente identificata con quella che Margherita avrebbe portato a procurarsi il vino la sera della sua morte. La provenienza storica dell'oggetto non consente però di stabilire con certezza tale identificazione, che deve quindi essere considerata appartenente alla tradizione devozionale.
Una venerazione rimasta locale Per molti secoli Margherita fu soprattutto una figura della memoria religiosa di Lovanio. La sua venerazione non si diffuse in modo paragonabile a quella dei santi riconosciuti universalmente dalla Chiesa. La documentazione mostra diversi tentativi di ottenere da Roma il riconoscimento del culto. Nel 1775 il capitolo di San Pietro e le autorità cittadine avviarono una nuova iniziativa, ma le difficoltà economiche e le circostanze storiche impedirono la prosecuzione del procedimento. Un'altra iniziativa fu avviata nel XIX secolo e un nuovo processo ecclesiastico prese forma a partire dal 1884. Il riconoscimento arrivò infine nel 1902, quando papa Leone XIII la dichiarò beata. Nel 1905 papa Pio X confermò il culto già radicato nella tradizione locale. La memoria liturgica fu fissata al 2 settembre, considerato il giorno del suo martirio. È quindi importante non chiamarla semplicemente santa, come talvolta avviene nella tradizione popolare di Lovanio. Il titolo ecclesiastico corretto è quello di Beata Margherita di Lovanio: non risulta infatti una canonizzazione che ne abbia esteso il culto alla Chiesa universale.
Una figura della devozione popolare di Lovanio La memoria di Margherita è rimasta strettamente legata alla città. Il suo culto ha assunto nel tempo una dimensione popolare particolarmente intensa e la giovane è stata considerata patrona delle domestiche e, più recentemente, del personale dell'ospitalità e della ristorazione. Questa associazione deriva in primo luogo dalla sua condizione di giovane domestica e dalla locanda nella quale, secondo la tradizione, prestava servizio. La sua figura divenne così particolarmente vicina alle donne che svolgevano lavori di servizio nelle case e nelle strutture di ospitalità. Il reliquiario del 1902 fu finanziato anche attraverso offerte di parrocchiani e giovani domestiche che la consideravano un modello e una patrona. La venerazione continua ancora oggi nella collegiata di San Pietro. In occasione delle celebrazioni di Lovanio all'inizio di settembre, il reliquiario viene aperto e le reliquie sono esposte alla venerazione dei fedeli. La festa liturgica resta fissata al 2 settembre, mentre le celebrazioni locali possono essere spostate alla domenica più vicina per ragioni pastorali.
Iconografia Margherita è generalmente rappresentata come una giovane domestica. L'attributo più caratteristico è la brocca o caraffa del vino, richiamo all'episodio della locanda dal quale prende avvio il racconto del martirio. Un secondo attributo è il coltello o pugnale, talvolta raffigurato nel petto, che ricorda la sua uccisione. In altre rappresentazioni compare invece sulle acque della Dyle, in riferimento alla leggenda del corpo trasportato miracolosamente controcorrente. Nella collegiata di San Pietro sono conservati importanti dipinti settecenteschi di Pieter Jozef Verhaghen dedicati alla vicenda di Margherita. Il ciclo pittorico comprende episodi della leggenda, dalla morte alla sepoltura e alla venerazione delle sue reliquie.
Le fonti e il problema storico La fonte medievale fondamentale per la conoscenza della vicenda è il Dialogus miraculorum di Cesario di Heisterbach, monaco cistercense e autore di numerosi racconti di carattere edificante. La sua testimonianza è preziosa perché relativamente vicina cronologicamente agli avvenimenti, ma il carattere stesso dell'opera impone cautela: il Dialogus non è una cronaca giudiziaria della morte di Margherita, bensì una raccolta di racconti destinati anche alla formazione spirituale dei religiosi. La tradizione successiva ampliò progressivamente il racconto con elementi miracolosi e simbolici. Tra questi rientrano la luce presso il luogo della sepoltura, il corpo luminoso trasportato controcorrente, l'intervento dei pesci e altri particolari sviluppatisi nella memoria popolare. Gli studiosi possono pertanto distinguere almeno tre livelli: l'esistenza di una giovane donna uccisa violentemente a Lovanio nel XIII secolo, la precoce memoria religiosa della sua morte e la successiva elaborazione agiografica e popolare. La documentazione storica rende particolarmente solida la realtà di un antico culto locale, mentre molti dettagli narrativi della passione devono essere accolti con maggiore prudenza. Le stesse ricerche storiche condotte in vista del riconoscimento ecclesiastico del culto mostrarono l'importanza di documentare la continuità della venerazione. Autore: Giampietro Cattini
Chiamata “Margaretula” nelle fonti latine, è ancor meglio nota con il nome fiammingo di “Fier Magrietje”, ovvero piccola fiera Margherita. Fiera nel senso di riservata, prudente, ma al tempo stesso coraggiosa. La sua vita. La sua vicenda è stata tramandata dal “Dialogus miraculorum”, di Cesario di Heisterbach, un monaco cistercense suo contemporaneo.
Originaria di Lovanio, Margherita si era messa al servizio di un certo Amand e di sua moglie, persone oneste, imparentate con la sua famiglia. Costoro sino ad allora avevano gestito una modesta locanda nel centro della città, ma avevano entrambi maturato la scelta di entrare nell’Ordine Cistercense. Alla vigilia della loro partenza, però, un gruppo di otto pellegrini giunse chiedendo ospitalità. Animati da carità cristiana, i due coniugi non seppero sottrarsi al dovere dell’accoglienza, seppure il momento per loro fosse alquanto inopportuno. I viaggiatori erano in realtà dei briganti. Margherita, che si era assentata per fare rifornimento di vino, al suo rientro trovò i suoi padroni uccisi e la casa svaligiata. I malfattori si impadronirono allora di lei e la portarono via quale parte del loro bottino. Imbavagliata e trascinata verso la parte settentrionale della città, la ragazza resistette fieramente alle sollecitazioni ed alle minacce, per essere infine sgozzata e pugnalata. Il suo martoriato corpo, ormai esanime, fu gettato nelle acque della Dyle. Quando si consumò tutto ciò, il 2 settembre 1225, Margherita era appena diciottenne.
L’indomani alcuni pescatori rinvennero il suo cadavere, ma per evitare possibili sospetti, lo seppellirono sulla riva. Durante la notte una luce miracolosa svelò il luogo della sepolture: le spoglie vennero allora dissotterrate e tra le dita le fu trovato ancora il collo della brocca che aveva portato con sé, brocca che fu poi ritrovata e viene ancora conservata. Le reliquie della ragazza, da subito considerata quale martire, vennero deposte in una cappella lignea adiacente alla chiesa di San Pietro.
Nel 1540 ne fu edificata una in pietra, presso il coro dell’attuale collegiata,dove da allora sono custodite le sue reliquie in un cofano di legno di cedro, ricoperto di lastre di rame, sul quale sono incise le scene del suo martirio.
Da sempre la vicenda della Beata fu avvolta dalla leggenda: il suo corpo luminoso avrebbe galleggiato sulle acque e ripreso il cammino controcorrente verso Lovanio; la sua scoperta destò la massima commozione in tutta la città. Nel 1904 le città di Mechelen e Lovanio cercarono invano di ottenere dalla Santa Sede il riconoscimento del culto ab immemorabili, riscontrando però una carenza di prove allo stato attuale delle ricerche.
Il culto della Beata Margherita è localizzato esclusivamente a Lovanio e dunque là soltanto si trovano le sue raffigurazioni. Meritano di essere segnalati i cinque quadri di P.J.Verhaeghen, a cavallo tra XVIII e XIX secolo, e le incisioni del cofano suddetto. Degne di nota sono anche alcune immagini devozionali popolari molto particolari.
Un giorno toccherà a Margherita essere glorificata in terra come già accaduto ad una folta schiera di eroine della castità. Le ultime delle quali il Papa ha riconosciuto il martirio sono le brasiliane Benigna Cardoso da Silva ed Isabella Cristina Mrad Campos. Nel corso dei secoli non poche altre ragazze hanno preferito la morte piuttosto che vedere crudelmente violata la loro verginità, eroine della castità quali le sante Agnese, Emerenziana, Rosa Chen Aixie, Teresa Chen Jinxie e Maria Goretti, nonché le beate Carolina Kozka, Antonia Mesina, Pierina Morosini, Albertina Berkenbrock, Maria Clementina Alfonsina Anuarite Nengapeta, Lindalva Justo de Oliveira, Maria Tuci, le serve di Dio Josefina Vilaseca Alsina, Maria Vieira da Silva, Arcangela Filippelli, Barbora Umiastauskaite, Bodi Maria Magdolna, Maria de San José Parra Flores, Coleta Menendez de la Torre, Concetta Lombardo, Elena Spirgeviciute, Elide Rosella, Marta Obregon Rodriguez, Santa Scorese, Vivian Uhechi Ogu, Maria Israel Bogotá Baquero, María de la Luz Camacho González, Maria Paschalis Jahn.
Autore: Don Fabio Arduino
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