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Beato Domitilo di Ayoó (Felipe Llamas Barrero) Sacerdote Cappuccino, martire

Festa: 6 settembre

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Ayoó de Vidriales, Zamora, Spagna, 3 settembre 1907 - Cimitero di Peón, Villaviciosa, Asturie, Spagna, 6 settembre 1936

Nacque ad Ayoó de Vidriales, nella provincia spagnola di Zamora, il 3 settembre 1907. Ancora giovane entrò nella famiglia dei Frati Minori Cappuccini, vestendo l'abito il 2 agosto 1923 e assumendo il nome religioso legato al paese natale. Emise la professione religiosa il 3 agosto 1924 e fu ordinato sacerdote il 30 maggio 1931. Dopo la formazione, si dedicò soprattutto alla predicazione, attività nella quale si distinse per zelo e capacità oratoria. Fu destinato dapprima a Montehano e quindi alla comunità cappuccina di Gijón, nelle Asturie. Nell'estate del 1936, allo scoppio della guerra civile spagnola e della violenta persecuzione religiosa che colpì numerosi sacerdoti e religiosi, si trovava fuori dal convento, impegnato nella predicazione a Bocines. Arrestato il 3 agosto, fu rinchiuso nella chiesa di Candás, trasformata in luogo di detenzione. Durante la prigionia continuò a esercitare il ministero sacerdotale e a incoraggiare gli altri detenuti. Il 6 settembre fu condotto al cimitero di Peón insieme ad altri prigionieri. Prima delle esecuzioni impartì loro l'assoluzione. Fu quindi fucilato, a ventinove anni. La Chiesa lo ha riconosciuto martire della fede e lo ha beatificato a Tarragona il 13 ottobre 2013, insieme ad altri 521 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.

Emblema: Abito francescano cappuccino, crocifisso, palma del martirio.


Felipe Avelino Llamas Barrero nacque il 3 settembre 1907 ad Ayoó de Vidriales, nella provincia di Zamora, nell'area di Vidriales. Le fonti locali ricordano che fu battezzato tre giorni dopo la nascita e che i genitori erano Avelino e Margarita. La sua formazione iniziale avvenne nell'ambiente ecclesiastico della regione e proseguì nel Seminario Serafico di El Pardo, dove studiò latino e materie umanistiche. Nel 1923 passò alla famiglia cappuccina e il 2 agosto dello stesso anno ricevette l'abito religioso, assumendo il nome di fra Domitilo di Ayoó.
La scelta del nome religioso, secondo la consuetudine cappuccina dell'epoca, associava l'identità del frate al suo paese di origine. Il 3 agosto 1924 emise la professione religiosa, iniziando il cammino che lo avrebbe condotto al sacerdozio. Le fonti concordano sulle date fondamentali della sua formazione e della professione.

Sacerdote e predicatore
Domitilo fu ordinato sacerdote il 30 maggio 1931. Dopo aver completato il corso di sacra eloquenza, si dedicò in modo particolare alla predicazione. Le testimonianze cappuccine lo ricordano come un predicatore appassionato, attività che costituì uno degli aspetti più caratteristici del suo breve ministero. Fu destinato dapprima al convento di Montehano e successivamente a quello di Gijón.
La predicazione non rimase confinata all'ambiente conventuale. Domitilo veniva chiamato anche nelle località vicine, dove svolgeva il ministero sacerdotale. Proprio un impegno di questo genere lo avrebbe tenuto lontano dal convento di Gijón quando la situazione politica e militare precipitò nell'estate del 1936.

La guerra civile e la persecuzione religiosa
Nel luglio 1936 la Spagna entrò nella guerra civile. Nelle zone controllate dalle forze del Fronte Popolare si sviluppò, in numerosi luoghi, una violenta persecuzione contro la Chiesa cattolica: furono incendiati o requisiti edifici religiosi e numerosi sacerdoti, religiosi e laici cattolici furono arrestati e uccisi.
Il convento cappuccino di Gijón fu coinvolto direttamente nella persecuzione. Domitilo, tuttavia, al momento dell'assalto non si trovava nella comunità: era andato a Bocines, nelle Asturie, per predicare. La sua attività pastorale lo rese riconoscibile e, nonostante il pericolo, egli non abbandonò il ministero.
Fu arrestato il 3 agosto 1936 e trasferito a Candás, dove venne rinchiuso insieme ad altri prigionieri nella chiesa locale, utilizzata come luogo di detenzione. Alcune testimonianze successive riferiscono che durante la prigionia continuò a pregare e a svolgere, per quanto possibile, il ministero sacerdotale. Una testimonianza attribuita al sacerdote Pedro Parajón Corujo, successivamente utilizzata nella causa di beatificazione, ricorda in particolare la celebrazione della Messa e la preghiera comune.

Il perdono durante la prigionia
La permanenza in carcere mise in evidenza un tratto che le testimonianze successive hanno considerato centrale nella figura di Domitilo: il rifiuto della vendetta.
Secondo la tradizione raccolta nelle fonti relative alla sua causa, egli invitava gli altri detenuti a non lasciarsi dominare dall'odio e, di fronte alle notizie sull'andamento della guerra, ripeteva l'esortazione al perdono. La frase 'Dobbiamo perdonare', riportata nella precedente documentazione biografica, riassume questo atteggiamento.
Anche il comportamento mantenuto riguardo all'abito religioso viene ricordato dalle fonti. Domitilo avrebbe rifiutato di spogliarsi dell'abito cappuccino e di rinunciare pubblicamente alla propria identità religiosa. Una testimonianza locale riferisce che i carcerieri dovettero infine costringerlo con la forza a togliersi l'abito e a tagliarsi la barba. Questi particolari appartengono alla memoria testimoniale della persecuzione e vanno distinti dai dati biografici documentati con maggiore certezza.

Il trasferimento a Peón
Il 6 settembre 1936 Domitilo fu prelevato dalla prigione insieme ad altri detenuti. Le fonti cappuccine riferiscono che il gruppo era composto da ventitré prigionieri e che furono trasportati al cimitero di Peón, nelle Asturie.
Il sacerdote, consapevole della sorte che lo attendeva, chiese di essere l'ultimo a scendere dal veicolo. In questo modo avrebbe potuto accompagnare spiritualmente gli altri prigionieri e impartire loro l'assoluzione prima dell'esecuzione. La scena è diventata uno degli episodi più significativi della sua memoria martiriale.
La circostanza è particolarmente significativa perché mostra come, nella ricostruzione della sua vicenda, il martirio non venga presentato soltanto come la morte violenta di un sacerdote, ma come il compimento del suo ministero: fino all'ultimo momento egli rimase accanto agli altri prigionieri nella sua qualità di sacerdote.

Il martirio
Nel cimitero di Peón, il 6 settembre 1936, Domitilo fu fucilato insieme agli altri detenuti. Aveva ventinove anni. Le fonti cappuccine precisano che, prima dell'esecuzione, impartì l'assoluzione ai compagni.
La tradizione biografica riferisce inoltre che morì invocando Cristo Re. Questo particolare è presente nella precedente redazione agiografica e in altre fonti devozionali; non è però necessario attribuirgli un valore documentario superiore a quello delle testimonianze che lo hanno tramandato.
La sua morte si colloca nella prima fase della persecuzione religiosa sviluppatasi durante la guerra civile spagnola. Domitilo apparteneva al gruppo dei religiosi cappuccini legati alla comunità di Gijón che furono uccisi nel 1936. La famiglia francescana ricorda infatti sette membri della comunità di Gijón caduti durante la persecuzione, anche se in date diverse.

Le reliquie e la memoria
Secondo le fonti cappuccine, i corpi dei condannati furono inizialmente sepolti nel cimitero di Peón. In seguito i resti di Domitilo furono trasferiti e sono oggi conservati nella chiesa dei Cappuccini di Gijón. Una fonte locale riferisce inoltre che il corpo fu riesumato nel febbraio 1938 e successivamente sepolto in un loculo nel cimitero di Gijón, prima del trasferimento nella chiesa cappuccina.
La memoria del giovane frate rimase particolarmente viva ad Ayoó de Vidriales, suo paese natale, e nell'ambiente cappuccino asturiano. Il suo nome compare inoltre negli elenchi ecclesiali dei martiri della persecuzione religiosa spagnola del XX secolo. La Conferenza episcopale francese, nella documentazione dedicata ai martiri spagnoli, lo registra con il nome civile di Felipe Avelino Llamas Barrero e con quello religioso di Domitilo de Ayoó, O.F.M.Cap.

La beatificazione
La causa di beatificazione si inserì nel più ampio processo relativo ai martiri della persecuzione religiosa in Spagna. La documentazione locale ricorda che il processo per i religiosi uccisi nelle Asturie era stato avviato già negli anni Cinquanta, mentre il riconoscimento ecclesiale sarebbe giunto molti decenni più tardi.
Il 13 ottobre 2013 Domitilo fu beatificato a Tarragona insieme ad altri 521 martiri spagnoli del XX secolo. La celebrazione fu presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di papa Francesco. Alla cerimonia parteciparono decine di vescovi e migliaia di sacerdoti e pellegrini.
La beatificazione non fu quindi riferita esclusivamente alla vicenda individuale di Domitilo, ma alla testimonianza di un vasto gruppo di cristiani uccisi durante la persecuzione religiosa. Il suo nome figura negli elenchi ufficiali e nelle raccolte dedicate ai martiri spagnoli del XX secolo.

Spiritualità e significato del martirio
La figura di Domitilo emerge soprattutto attraverso tre aspetti: la predicazione, la fedeltà al ministero sacerdotale e il perdono nei confronti dei persecutori.
La sua vita sacerdotale fu breve, appena cinque anni, ma interamente caratterizzata dall'attività apostolica. La predicazione rappresentò il campo nel quale aveva trovato la propria particolare forma di servizio alla Chiesa. Anche nel momento della persecuzione non rinunciò a esercitare tale missione.
Il secondo elemento è il rapporto con gli altri prigionieri. Le testimonianze sulla sua permanenza a Candás lo descrivono intento a confortare e sostenere i detenuti. Il gesto dell'assoluzione impartita ai compagni nel momento immediatamente precedente alla morte rappresenta la forma estrema di questo ministero.
Infine, il tema del perdono costituisce uno degli aspetti più caratteristici della memoria di Domitilo. La sua esortazione a non vendicarsi assume un rilievo particolare nel contesto della guerra civile, segnata da violenze, ritorsioni e contrapposizioni ideologiche. Il suo martirio, nella prospettiva ecclesiale della beatificazione, viene così interpretato come testimonianza della fede cristiana e non come esaltazione di una parte politica del conflitto.

Rapporti con altri martiri cappuccini
Domitilo appartiene al gruppo dei cappuccini perseguitati nel convento di Gijón e nelle sue dipendenze. Tra i suoi compagni di martirio e di causa figurano il beato Berardo di Visantoña, il beato Arcangelo di Valdavida, il beato Ildefonso di Armellada, il beato Alejo di Terradillos, il beato Eusebio di Saludes e il beato Eustaquio di Villalquite. I loro destini furono diversi per data e luogo, ma furono accomunati dalla persecuzione religiosa del 1936.
La famiglia cappuccina riconosce inoltre numerosi altri religiosi martiri della guerra civile spagnola. Domitilo è inserito in questo più ampio gruppo di testimoni della fede, ma la sua vicenda conserva una caratteristica propria: la morte avvenne dopo oltre un mese di prigionia e culminò nell'esercizio del ministero sacerdotale attraverso l'assoluzione impartita ai compagni di esecuzione.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Felipe Llamas Barrero nacque il 3 settembre 1907 ad Ayoó de Vidriales (Zamora, Spagna.
Entrato nei Cappuccini il 2 agosto 1923, ricevette l'abito e prese il nome di Domitilo di Ayoó .
Ha pronunciato la sua professione religiosa il 3 agosto 1924 ed è stato ordinato sacerdote il 30 maggio 1931.
Tutti lo ricordano come un appassionato predicatore. Nel 1936, allo scoppio della rivoluzione popolare era nella comunità religiosa di Gijón (Asturie). Subito dopo continuò a predicare anche fuori dal convento.
Padre Domitilo di Ayoó è stato arrestato il 3 agosto e imprigionato a Candas, e sempre si rifiutò di togliersi l’abito da cappuccino.
Tra i compagni di prigionia, anche quando seppero della vittoria dei nazionalisti, e alcuni sostenevano di "vendicarsi", padre Domitilo ha continuato ad affermare: “Dobbiamo perdonare”.
La notte del 6 settembre, padre Domitilo di Ayoó è stato portato al cimitero di Peón, dove è stato ucciso con altre ventidue vittime, alle quali riuscì nel dare loro l'assoluzione sacramentale.
Quando fu ucciso, il 6 settembre 1936 morì gridando “Viva Cristo Re”.
Padre Domitilo è stato beatificato nella celebrazione presieduta dal Cardinale Angelo Amato, in rappresentanza di Papa Francesco, il 13 ottobre 2013 a Tarragona, nella regione spagnola della Catalogna, nel gruppo dei 522 martiri uccisi in odio alla fede durante la guerra civile spagnola.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-08-20

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