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San Cosma di Palermo Vescovo

Festa: 12 settembre

† Palermo, 10 settembre 1160

Vissuto nel XII secolo, fu vescovo, o più precisamente arcivescovo d'Africa, in un territorio nordafricano conquistato dai Normanni di Sicilia. La documentazione storica lo presenta morto a Palermo nel 1160, dopo la fine della breve esperienza politica normanna in Ifriqiya. Un'iscrizione funeraria medievale conservata nella Cattedrale palermitana lo ricorda come venerabile arcivescovo africano e indica il 10 settembre 1160 come data della sua morte. Le notizie sulla sua vita personale sono invece tramandate soprattutto da una tradizione agiografica posteriore. Secondo questa tradizione, Cosma sarebbe nato a Palermo, avrebbe ricevuto precocemente gli ordini sacri e sarebbe stato scelto per la sua dottrina come vescovo, nel contesto dell'espansione normanna nell'Africa settentrionale. La sua vicenda si inserisce così nella particolare storia della presenza siciliana in Ifriqiya, iniziata con la conquista normanna di Mahdia nel 1148 e conclusasi nel 1160 con la riconquista almohade. La sua memoria sopravvisse a Palermo attraverso la tomba, le reliquie e una venerazione locale che conobbe momenti di particolare intensità. Nel 1887 Leone XIII ne confermò il culto immemorabile. La festa fu fissata nel calendario diocesano palermitano al 12 settembre e vi rimase fino alla riforma del calendario del 1976.

Etimologia: Dal greco Kosmas, collegato a kosmos, 'ordine', 'ornamento', 'mondo', 'universo'.

Emblema: Vesti episcopali, mitra e pastorale.


Cosma visse nella Palermo della monarchia normanna, una delle città più importanti del Mediterraneo del XII secolo. Dopo la conquista della Sicilia musulmana da parte dei Normanni, Palermo era diventata il centro di un regno nel quale convivevano popolazioni e tradizioni latine, greche, arabe ed ebraiche.
La politica di Ruggero II si spinse anche oltre lo stretto di Sicilia. A partire dagli anni Trenta del XII secolo i Normanni iniziarono a stabilire il proprio controllo su varie località della costa nordafricana. Nel 1148 caddero Mahdia, Susa e Sfax e, poco dopo, anche Gabès. La conquista di Mahdia rappresentò il momento decisivo della formazione della presenza normanna in Ifriqiya.
Fu proprio in questo contesto che si sviluppò una struttura ecclesiastica latina destinata ad avere vita breve. Nel settembre 1148 papa Eugenio III consacrò a Brescia un arcivescovo d'Africa, probabilmente destinato a risiedere a Mahdia.
È all'interno di questa realtà che la tradizione colloca Cosma.

Le origini
Non conosciamo la data di nascita di Cosma né i nomi dei suoi genitori. Le fonti agiografiche posteriori lo fanno nascere a Palermo e descrivono una precoce inclinazione alla vita ecclesiastica.
Secondo questa tradizione, ancora adolescente sarebbe stato avviato agli ordini sacri e avrebbe ricevuto una formazione sufficiente a distinguerlo per dottrina e capacità pastorali. Divenuto sacerdote, sarebbe stato successivamente scelto per l'episcopato.
Questi particolari non possono però essere considerati documentati. La scarsità delle fonti medievali impedisce di ricostruire con sicurezza la sua formazione e le tappe del suo ministero. È invece storicamente più solida l'esistenza di un Cosma identificato in un'iscrizione della Cattedrale come archiepiscopus Africanus, morto a Palermo nel 1160.

Il vescovo d'Africa
La tradizione palermitana ha collegato Cosma alla conquista normanna dell'Africa settentrionale e alla politica di Ruggero II. Secondo il racconto agiografico, il re avrebbe favorito la sua nomina e papa Eugenio III lo avrebbe consacrato.
La formulazione va tuttavia mantenuta prudente. Le fonti più antiche e gli studi moderni non permettono di ricostruire nei dettagli la nomina di Cosma né di stabilire con certezza la data della sua consacrazione.
La qualifica episcopale, invece, trova un importante riscontro nell'epigrafe funeraria medievale della Cattedrale di Palermo, che lo definisce venerabilis archiepiscopus Africanus e colloca la sua morte nell'anno 1160.
La denominazione d'Africa non deve essere confusa con l'arcidiocesi africana di Cartagine. Si tratta della particolare organizzazione ecclesiastica sorta nel territorio controllato dai Normanni in Ifriqiya. La sede è generalmente collegata a Mahdia, conquistata da Ruggero II nel 1148. La ricerca storica recente considera proprio Mahdia il principale punto di riferimento per la sede medievale d'Africa, anche se la sua precisa identificazione antica rimane discussa.

La questione di Afrodisio
Nelle tradizioni agiografiche palermitane Cosma viene talvolta presentato come vescovo di una città chiamata Afrodisio, sulla costa tunisina, dove avrebbe predicato ai musulmani e condotto alcuni di loro alla fede cristiana.
Questo elemento richiede una precisazione. Le fonti storiche e archeologiche più significative relative a Cosma non lo definiscono semplicemente vescovo di Afrodisio, ma arcivescovo d'Africa. Uno studio recente sulla Cattedrale di Palermo lo identifica come vescovo d'Africa e lo collega alla riconquista musulmana di Mahdia e alla fine della presenza normanna in Ifriqiya.
Il termine Afrodisio potrebbe essere legato alla storia antica del territorio di Mahdia, ma non è prudente trasformare questa possibile relazione in una certezza biografica. Nella scheda storica è quindi preferibile parlare di Cosma, arcivescovo d'Africa, probabilmente legato alla sede normanna di Mahdia, evitando di attribuirgli con sicurezza una sede episcopale denominata Afrodisio.

La missione in Ifriqiya
La tradizione presenta Cosma come un vescovo impegnato nell'evangelizzazione della popolazione musulmana. Gli attribuisce predicazione, testimonianza personale e conversioni.
Non possediamo però documentazione indipendente che consenta di quantificare tali conversioni o di ricostruire una vera attività missionaria organizzata. Questi elementi appartengono quindi alla tradizione agiografica.
Il contesto storico rende comunque comprensibile la presenza di un vescovo latino nella regione. La conquista normanna aveva creato, per un periodo limitato, una situazione politica nella quale una gerarchia ecclesiastica latina poteva operare accanto alle popolazioni musulmane e alle comunità cristiane locali.
La presenza normanna in Africa fu tuttavia fragile. Dopo la morte di Ruggero II nel 1154, sotto Guglielmo I emersero difficoltà politiche e militari sempre più gravi. La dominazione normanna si ridusse progressivamente, fino alla caduta di Mahdia nel 1160, quando gli Almohadi posero fine alla presenza normanna in Ifriqiya.

Il ritorno a Palermo e la morte
La morte di Cosma è uno dei punti meglio documentati della sua vicenda, anche se le circostanze immediate rimangono incerte.
L'epigrafe della sua tomba indica chiaramente:
IN HAC TUMBA IACET COSMAS VENERABILIS ARCHIEPISCOPUS AFRICANUS ANNO DOMINICE INCARNATIONIS MCLX INDICIONE NONA MENSE SEPTEMBRIS DIE X
L'iscrizione identifica quindi Cosma come arcivescovo d'Africa e colloca la sua morte al 10 settembre 1160. La data costituisce una delle testimonianze più importanti per la ricostruzione della sua biografia.
La coincidenza cronologica con la fine della dominazione normanna in Africa è particolarmente significativa. Uno studio recente della storia monumentale della Cattedrale osserva che Cosma sarebbe morto a Palermo dopo essersi rifugiato nella città in seguito alla riconquista musulmana di Mahdia e del resto dell'Ifriqiya normanna.
Una seconda tradizione, invece, afferma che Cosma sarebbe stato ucciso in Africa mentre celebrava i divini uffici e che il suo corpo sarebbe stato successivamente riportato a Palermo.
Quest'ultima versione è quella che ha conferito alla figura di Cosma il carattere di martire, ma non può essere presentata come un fatto storicamente accertato. L'epigrafe medievale documenta la sua morte a Palermo, senza parlare di martirio. Per questo motivo è più corretto considerare il martirio come una tradizione agiografica.

La prima sepoltura
Dopo la morte, Cosma fu sepolto nella Cattedrale di Palermo. La sua tomba divenne progressivamente luogo di venerazione.
La Cattedrale di Palermo conserva ancora oggi la memoria monumentale del santo. Nella cripta è documentato un altare che in passato corrispondeva alla tomba di Cosma. La stessa Cattedrale ricorda inoltre la presenza della sua lastra tombale nella Cappella delle Sacre Reliquie.
La sopravvivenza della tomba costituisce un elemento particolarmente importante, perché permette di collegare la tradizione agiografica posteriore a una testimonianza epigrafica medievale.

Il culto a Palermo
La venerazione per Cosma sembra essersi sviluppata localmente e senza una grande diffusione al di fuori dell'ambiente palermitano.
Le fonti ricordano fedeli che si recavano presso la sua tomba e vi mantenevano lampade accese. Alla sua intercessione venivano attribuite anche guarigioni, soprattutto dalle febbri. Tali racconti appartengono alla storia della devozione e non possono essere utilizzati come documentazione clinica o storica delle guarigioni.
La memoria del santo rimase comunque legata alla Cattedrale per secoli.
Nel 1369 le reliquie furono trasferite all'interno della Cattedrale. L'avvenimento fu ricordato da una seconda iscrizione, anch'essa conservata nella documentazione relativa alla tomba. L'epigrafe indica il 10 ottobre 1369 come data della traslazione. La presenza di questa iscrizione dimostra che nel XIV secolo il culto di Cosma era sufficientemente vivo da essere accompagnato da una memoria monumentale.

Le reliquie e le trasformazioni della Cattedrale
Nel 1580, durante i lavori di riorganizzazione dello spazio interno della Cattedrale, l'arcivescovo Cesare Marullo fece rimuovere gli altari addossati alle colonne. Le reliquie di Cosma furono trasferite nella Cappella dell'Immacolata.
Il 27 novembre 1736 venne compiuta una nuova ricognizione delle reliquie. In quella circostanza furono rinvenuti, secondo la documentazione tramandata, anche alcuni frammenti lavorati d'avorio appartenenti al pastorale episcopale. Gli elementi furono successivamente conservati nel complesso della Cattedrale.
Nel 1737 il nome di Cosma fu inserito nel Proprio della diocesi di Palermo. Nel calendario diocesano del 1771 la sua memoria venne fissata al 12 settembre.

Il riconoscimento di Leone XIII
Un momento decisivo nella storia del culto si verificò nel 1887.
Su richiesta dell'arcivescovo di Palermo Michelangelo Celesia, papa Leone XIII confermò il culto tributato a Cosma da tempo immemorabile e concesse la celebrazione dell'Ufficio e della Messa in suo onore.
È importante precisare il significato di questo provvedimento. Non si trattò di una canonizzazione nel senso moderno di un processo canonico iniziato e concluso secondo le procedure contemporanee. Si trattò della conferma pontificia di un culto antico e immemorabile, secondo una prassi allora prevista per culti locali consolidati.

L'ultima sistemazione delle reliquie
Nel dicembre 1909 l'arcivescovo Alessandro Lualdi dispose una nuova sistemazione delle reliquie. Il 10 dicembre furono trasferite nella Cappella della Sacrestia dei Canonici e il 22 dicembre nella Cappella del Palazzo Arcivescovile.
Nel 1910 furono infine collocate nel nuovo altare della Cappella delle Reliquie, nella Cattedrale.
La Cappella delle Sacre Reliquie conserva tuttora la memoria materiale di Cosma. Il sito ufficiale della Cattedrale indica infatti tra i suoi elementi la lastra tombale del santo, accanto alle reliquie di altre figure legate alla storia religiosa di Palermo.

La memoria liturgica
Cosma fu celebrato nella Chiesa palermitana fino al 1975. Con la revisione del calendario liturgico successiva al Concilio Vaticano II, il suo nome venne eliminato dal calendario diocesano nel 1976.
La tradizione locale continua tuttavia a ricordarlo il 12 settembre. La memoria di Cosma è quindi oggi soprattutto legata alla tradizione storica e cultuale della Chiesa palermitana e alla sua antica relazione con la Chiesa africana medievale.
Va inoltre evitata la confusione con i più celebri santi Cosma e Damiano, medici e martiri del III secolo, la cui memoria liturgica ricorre il 26 settembre.

Cosma e Ruggero II
Il rapporto tra Cosma e Ruggero II appartiene soprattutto alla tradizione biografica. Il sovrano normanno fu effettivamente il protagonista della conquista di Mahdia e della creazione della presenza normanna in Ifriqiya. Nel 1148 la città cadde sotto il controllo normanno e papa Eugenio III consacrò nello stesso anno un arcivescovo d'Africa.
È quindi storicamente plausibile inserire la vicenda episcopale di Cosma nel progetto politico-religioso normanno, ma non è possibile documentare nei dettagli un intervento personale di Ruggero nella sua nomina.

Cosma e la riconquista musulmana
La coincidenza tra la morte di Cosma e la caduta della presenza normanna in Africa nel 1160 è uno degli aspetti più interessanti della sua vicenda.
Gli studi sulla Cattedrale di Palermo collegano esplicitamente Cosma alla riconquista musulmana di Mahdia e al suo ritorno a Palermo.
Questo rende possibile leggere la sua figura come quella di un vescovo coinvolto direttamente nella storia travagliata della breve esperienza normanna in Ifriqiya, piuttosto che come quella di un semplice missionario isolato.

La tomba e l'epigrafe
La testimonianza più preziosa per la conoscenza storica di Cosma è la sua epigrafe funeraria.
La ricerca archeologica e storico-artistica considera l'iscrizione compatibile con la seconda metà del XII secolo. Essa fu incisa sul fronte di un sarcofago marmoreo più antico, riutilizzato per la sepoltura del vescovo.
Il sarcofago, secondo gli studi recenti, risale originariamente alla metà del III secolo e presenta una decorazione romana con una tabula centrale, due genietti alati e figure maschili togati. Il riutilizzo medievale di un sarcofago antico rientra in una pratica ampiamente documentata nella Palermo medievale.
La fronte del sarcofago è oggi conservata come elemento dell'altare della Cappella delle Reliquie della Cattedrale.

La traslazione del 1369
Una seconda iscrizione ricorda la traslazione del corpo avvenuta nel 1369. Questo documento è particolarmente significativo perché dimostra la continuità del culto attraverso il Medioevo.
La traslazione non fu quindi soltanto uno spostamento materiale delle reliquie: costituì anche un momento di rinnovata visibilità pubblica della memoria del vescovo.

Un culto locale
A differenza di molti santi medievali il cui culto si diffuse rapidamente in diverse regioni, la venerazione di Cosma rimase prevalentemente legata a Palermo.
La sua storia rappresenta quindi un interessante esempio di culto episcopale locale, conservato attraverso la tomba, le reliquie, le iscrizioni e la memoria liturgica.
La conferma pontificia del 1887 non trasformò questo culto in una devozione universalmente diffusa, ma ne riconobbe ufficialmente l'antichità e la continuità.

Curiosità
- La data della morte è documentata: l'iscrizione medievale della tomba indica il 10 settembre 1160. La festa liturgica palermitana venne invece fissata al 12 settembre.
- Cosma non era vescovo di Palermo: il titolo che compare nell'iscrizione medievale è quello di archiepiscopus Africanus, cioè arcivescovo d'Africa. La sua memoria è diventata però strettamente palermitana perché morì e fu sepolto nella città.
- La sua tomba utilizza un sarcofago romano: il contenitore originario era un sarcofago marmoreo antico, risalente alla metà del III secolo, successivamente riutilizzato per la sepoltura medievale.
- La Cattedrale conserva ancora la memoria materiale del santo: la lastra tombale di Cosma è indicata tra i reperti della Cappella delle Sacre Reliquie.
- Il presunto martirio non è certo: una tradizione racconta che Cosma sarebbe stato ucciso in Africa durante la celebrazione dei divini uffici. L'iscrizione funeraria, invece, attesta la sua morte a Palermo. Per questo la qualifica di martire deve essere presentata come tradizione e non come dato storico sicuro.
- Il riferimento ad Afrodisio richiede cautela: la tradizione agiografica ha trasmesso questo nome, ma la documentazione medievale e gli studi recenti parlano soprattutto di Cosma come arcivescovo d'Africa e collegano la sua vicenda alla Mahdia normanna.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

San Cosma di Palermo vescovo esisto è ricordato in due tradizioni differenti.
La prima lo ritiene nativo di Palermo, orientato verso Dio da adolescente venne ordinato diacono.
Divenuto sacerdote, per le sue doti e la sua dottrina, fu consacrato vescovo su segnalazione di Ruggero, primo re di Sicilia, che aveva sconfitto i saraceni in Africa. Dopo la sua consacrazione, da parte di Papa Eugenio III, si recò on Africa, sulla costa tunisina nella città di Afrodisio dove con la sua parola e il suo esempio, riuscì a condurre numerosi saraceni alla fede cattolica.
Dopo che Guglielmo I era tornato a combattere contro i saraceni, il vescovo Cosma fece ritorno a Palermo, dove morì il 10 settembre 1160.
Secondo un’altra tradizione il vescovo Cosma sarebbe stato ucciso in Africa mentre celebrava “i divini ministeri” e il suo corpo sarebbe in seguito riportato a Palermo.
Nel capoluogo siciliano da sempre sono stati tributati grandi onori al vescovo Cosma.
Il suo corpo fu tumulato nella cripta della Cattedrale, dove i fedeli che lo consideravano santo, andavano a pregare e tenevano lampade accese, e dove molti palermitani ottennero guarigioni miracolose specialmente dalle febbri.
Grazie alla pietà dei fedeli e alla venerazione verso questo santo, le sue reliquie nel 1369 sono state traferite dentro la Cattedrale.
Nel 1580, l’Arcivescovo di Palermo, mons. Cesare Marullo, per abbellire la Cattedrale fece demolire tutti gli altari addossati alle colonne e trasferì le reliquie di San Cosma nella Cappella dell’Immacolata.
Il giorno 27 novembre 1736 venne eseguita una ricognizione delle reliquie, che tolte dall’altare dell’Immacolata sono state spostate in quello del Beato Pietro Geremia, e nel 1737, il suo nome fu iscritto nel Proprio della diocesi di Palermo.  Nel calendario diocesano del 1771 fu iscritto alla data del 12 settembre.
Su richiesta dell’Arcivescovo di Palermo mons. Michelangelo Celesia, nell’anno 1887 il pontefice Leone XIII confermò il culto reso al Vescovo Cosma da tempo immemorabile e concesse l’ufficio e la messa in suo onore.
Il 10 dicembre 1909 l’Arcivescovo Alessandro Lualdi prelevò le Reliquie di S. Cosma e le ripose nella Cappella della Sacrestia dei Canonici, ma il 22 dicembre dello stesso anno furono portate nella Cappella del Palazzo Arcivescovile. Infine nell’anno successivo trovarono la loro collocazione definitiva nel nuovo altare della Cappella delle reliquie.
Il santo vescovo Cosma è stato celebrato nella chiesa palermitana fino al 1975. Anche se dopo la revisione del calendario del 1976, il suo nome fu espunto, San Cosma vescovo è ricordato ancora oggi nel proprio della diocesi di Cartagine nel giorno 12 settembre.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-09-03

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