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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera D > San Donnino di Avrillé Condividi su Facebook

San Donnino di Avrillé Fanciullo

Festa: 21 luglio

Avrillé (Vandea) o Avrilly (Normandia), III sec.

San Donnino di Avrillé è venerato come fanciullo martire. Secondo la tradizione, di origine giudaica e convertitosi al cristianesimo, fu messo a morte a dieci anni per ordine del prefetto Riziovaro. Sebbene manchino riscontri documentali certi, il suo culto era già radicato ad Avrillé, in Vandea, prima delle invasioni normanne. Per sottrarre le sacre spoglie ai saccheggi, l'abate Godoleno di Nouaillé ne ordinò la traslazione: prima a Mazerolles, diocesi di Vienne, e poi a Manglieu, vicino a Puy-de-Dôme. In epoca medievale le reliquie furono divise: una parte trovò rifugio a Chandieu, mentre il resto fu custodito nella cattedrale di Puy. Oggi la sua memoria liturgica è celebrata il 21 luglio nella diocesi di Luçon e il 16 luglio nel Poitou, a testimonianza di un'antica e viva devozione.

Etimologia: Dal latino Domninus, diminutivo di Dominus, 'appartenente al Signore' o 'piccolo signore'.

Emblema: Fanciullo in tunica romana, palma del martirio, talvolta rappresentato con chiodi.


Le notizie biografiche su Donnino (in latino Domninus, in francese Domnin) sono filtrate attraverso secoli di tradizione orale e rielaborazioni agiografiche tarde. Secondo la versione più diffusa, il fanciullo sarebbe nato a Nicomedia, in Bitinia, da una famiglia di origine giudaica, per poi trasferirsi in Gallia. Altre tradizioni locali lo fanno nativo della stessa regione della Vandea. La narrazione del suo martirio, collocato nel III secolo durante le persecuzioni imperiali, lo descrive arrestato insieme ad altri cristiani nella località di Avrillé. La passio riferisce di un supplizio crudele, culminato nella crocifissione con chiodi roventi e nella successiva decapitazione per mano del prefetto Riziovaro. Sebbene questi dettagli presentino i tratti tipici dell'agiografia tardiva, volti a enfatizzare il trionfo della fede sulla barbarie, essi hanno costituito per secoli il fondamento della venerazione locale.

Le traslazioni medievali delle reliquie
Il dato storicamente più solido riguardante San Donnino concerne le vicende delle sue spoglie mortali. In epoca carolingia, tra il IX e il X secolo, le coste e le valli della Francia occidentale furono soggette a ripetute e devastanti incursioni da parte dei Normanni. Per proteggere i tesori sacri dalla profanazione e dalla distruzione, l'abate Godoleno del monastero di Nouaillé ordinò la traslazione delle reliquie del giovane martire. Il percorso fu complesso: inizialmente portate a Mazerolles, nella diocesi di Vienne, furono successivamente trasferite a Manglieu, nei pressi del Puy-de-Dôme.

La divisione del tesoro sacro
Nel corso del Medioevo, il corpo del santo fu oggetto di ulteriori spostamenti e divisioni, pratica comune per soddisfare la crescente domanda di reliquie da parte di chiese e monasteri. Una parte significativa delle spoglie trovò definitiva collocazione nella cattedrale di Puy-en-Velay, dove il culto si radicò profondamente. Un altro frammento fu custodito a Chandieu (oggi Champdieu, nella Loira), contribuendo a diffondere la devozione al di fuori dei confini originari della Vandea.

Culto e liturgia
La memoria liturgica di San Donnino non è uniforme nel calendario universale, ma resta viva a livello locale. La diocesi di Luçon lo celebra il 21 luglio, mentre le tradizioni del Poitou e della diocesi di Puy-en-Velay ne fissano la festa al 16 luglio. Questa duplicazione riflette le diverse stratificazioni storiche del suo culto e le autonome tradizioni diocesane sviluppatesi dopo le traslazioni medievali.

Iconografia
Nell'arte sacra, Donnino è raffigurato quasi esclusivamente come un fanciullo, a sottolineare la sua giovane età al momento del martirio. Gli attributi principali sono la palma, simbolo universale della vittoria sulla morte, e la tunica semplice di epoca romana. In alcune rappresentazioni più tarde, specialmente nelle vetrate o nelle statue delle chiese dell'Alvernia, compaiono i chiodi, riferimento diretto alla narrazione agiografica del suo supplizio, sebbene tali dettagli siano trattati con sobrietà per evitare enfasi macabre.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-07-15

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