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Beato Giuseppe Vigil Cabrerizo Sacerdote e martire

Festa: 19 luglio

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Huétor-Tájar, Spagna, 11 ottobre 1906 - Sevilla, Spagna, 19 luglio 1936

José Vigil Cabrerizo nacque a Huétor-Tájar, presso Granada, l’11 ottobre 1906. Poco prima di compiere tredici anni entrò nel Seminario di Siviglia; fu ordinato sacerdote il 20 maggio 1932. Appena ordinato, fu assegnato alla cappella di San Girolamo, costruita nell’omonimo quartiere di Siviglia, assumendo ufficialmente l’incarico il 15 dicembre 1932. Tuttavia, sin dal maggio 1931, a Siviglia e non solo, molte chiese erano state prese di mira, saccheggiate e spesso incendiate. Accadde anche alla chiesa di San Girolamo, il 1° maggio 1936. Don José e la sua famiglia dovettero allora rifugiarsi in un appartamento nella parte interna della città, ma rimasero coinvolti in uno scontro tra rivoluzionari e sostenitori del colpo di Stato che, proprio quel 18 luglio 1936, aveva dato inizio alla guerra civile spagnola. Perquisito, fu riconosciuto come sacerdote: il capo del gruppo dei rivoluzionari diede quindi ordine di sparargli. Messo in salvo da una delle sue sorelle, ma gravemente ferito, don José fu portato in ambulanza all’Ospedale Centrale di Siviglia, dove morì, a causa delle ferite il 19 luglio, dopo aver ricevuto gli ultimi Sacramenti e aver perdonato i suoi aggressori. Incluso nella causa di beatificazione e canonizzazione capeggiata da don Manuel González-Serna Rodríguez, che comprendeva in tutto venti martiri della diocesi di Siviglia, uccisi durante la stessa persecuzione, fu beatificato il 18 novembre 2023 nella cattedrale di Santa Maria della Sede a Siviglia, sotto il pontificato di papa Francesco. La memoria liturgica dell’intero gruppo ricorre il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del ventesimo secolo.



José Vigil Cabrerizo nacque a Huétor-Tájar, presso Granada, l’11 ottobre 1906, figlio di Pedro Vigil Huertas, impiegato, e María Dolores Cabrerizo Gámez. Fu battezzato nove giorni dopo la nascita, il 20 ottobre, nella chiesa parrocchiale della Visitazione nel suo paese natale.
Il 30 settembre 1919, poco prima di compiere tredici anni, entrò nel Seminario Generale e Pontificio di Sivglia, concludendo gli studi ecclesiastici nel giugno 1932; al tempo i suoi genitori vivevano proprio a Siviglia.
Fu ordinato sacerdote poco prima della conclusione degli studi, il 20 maggio 1932. Tutti i pareri su di lui furono positivi, particolarmente quello del Rettore del Seminario: «Sta dando chiari segni di vera vocazione allo stato ecclesiastico», dato che si accostava alla Comunione quotidianamente ed era di buona disciplina; a suo giudizio, «ci si può aspettare senza dubbio che sarà un sacerdote esemplare e zelante».
Appena ordinato, fu assegnato alla cappella di San Girolamo, costruita nell’omonimo quartiere di Siviglia, benedetta nel 1930, dipendente dalla parrocchia di Sant’Egidio, fuori dalle mura della città. La differenza con una chiesa parrocchiale risiedeva essenzialmente nel fatto che non vi si celebravano matrimoni né funerali; per il resto, si amministravano i Sacramenti e s’impartiva l’istruzione religiosa a bambini e adulti.
Il 15 dicembre 1932, davanti al parroco di Sant’Egidio, don José promise ufficialmente che si sarebbe incaricato della cappella e, come gli aveva espressamente raccomandato l’arcivescovo di Siviglia, prese domicilio nella casa rettorale.
Sin dal maggio 1931, però, si erano compiuti atti di radicalismo estremo nella città di Siviglia e ancora di più nella sua periferia: furono numerosi gli attentati e gli incendi di chiese, che non erano ancora venuti meno.
Il 1° maggio 1936, alle quattro del pomeriggio, venne assaltata anche la chiesa di San Girolamo: una folla irruppe distruggendo la pala d’altare, il pulpito, le acquasantiere all’ingresso e il fonte battesimale. La chiesa venne quindi chiusa da quel momento in poi e custodita dalla Guardia Civile, ossia la polizia regolare.
A causa delle minacce, don José cercò rifugio: insieme ai suoi genitori e alle sue sorelle, si nascose in un appartamento ai piani bassi in calle Conde de Ibarra, nella parte interna della città.
La sera del 18 luglio 1936, il giorno in cui era iniziata la guerra civile spagnola, la famiglia si trovò alle prese con una ventina di membri del Fronte Popolare, venuti in cerca di un gruppo di giovani sostenitori del colpo di Stato che aveva dato inizio alla guerra e che vivevano nello stesso edificio: nella lotta che ne seguì, morì un membro del primo gruppo.
Nel mezzo della confusione e della perquisizione che seguì all’aggressione, i familiari di don Antonio cercarono di farlo fuggire, travestito con abiti secolari. Nel frattempo, sua madre era stata ferita a un braccio da una pallottola vagante, che le aveva sfiorato il volto e aveva ferito il sacerdote alla spalla.
Mentre veniva perquisito, al vedere i suoi documenti, tra i quali c’erano svariate immagini religiose, il responsabile del gruppo ordinò agli altri: «Sparategli, perché è il prete di San Geronimo». Esplosero vari colpi, che lo ferirono gravemente, ma senza ucciderlo, perché fu protetto da una delle sorelle.
Fu trasportato in ambulanza all’Ospedale Centrale di Siviglia, dove ricevette gli ultimi Sacramenti e perdonò i suoi aggressori. Morì in pace alle dodici del 19 luglio. Venne sepolto con i paramenti sacerdotali e sepolto nel cimitero di San Ferdinando. Nella chiesa di San Girolamo, ora parrocchiale, fu posta una targa in suo ricordo.
Don José, incluso nella causa di beatificazione e canonizzazione capeggiata da don Manuel González-Serna Rodríguez, che comprendeva in tutto venti martiri della diocesi di Siviglia, , uccisi durante la stessa persecuzione, fu beatificato il 18 novembre 2023 nella cattedrale di Santa Maria della Sede a Siviglia, sotto il pontificato di papa Francesco. La memoria liturgica dell’intero gruppo ricorre il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del ventesimo secolo.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2023-11-19

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