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Beato Mariano López-Cepero y Muru Padre di famiglia e martire

5 agosto

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Cazalla de la Sierra, Spagna, 24 gennaio 1883 - 5 agosto 1936

Mariano López-Cepero y Muru nacque a Cazalla de la Sierra, presso Siviglia, il 24 gennaio 1883. Studiò dai Gesuiti a El Puerto de Santa María, poi sposò, il 26 aprile 1912, María de los Dolores Muru Lazcano. Nel 1924, durante la dittatura di Primo de Rivera, fu nominato vicesindaco di Cazalla de la Sierra, anche se di fatto agiva da sindaco in assenza del titolare. Lavorò per contrastare la corruzione a livello municipale, a costo di perdere la sua carica, nella quale fu confermato dopo un’ispezione governativa; nel 1928 presentò le dimissioni. Cercò di contrastare la legislazione laicista e secolarizzatrice che vigeva a Cazalla, unendosi ad Azione Popolare e diventando membro del Consiglio degli Affari Economici della parrocchia di Nostra Signora della Consolazione a Cazalla. Il 20 luglio 1936, due giorni dopo l’inizio della guerra civile spagnola, Mariano venne arrestato. Trascorse diciassette giorni di prigionia circondato dai suoi familiari, ovvero il fratello Gabriel, tre dei suoi nipoti e due suoi figli. Subì continue vessazioni e ingiurie, ma aveva costantemente sulle labbra parole di fiducia nella Madonna. Il 5 agosto 1936, verso le tre di pomeriggio, quasi tutti i prigionieri vennero uccisi a colpi d’arma da fuoco e con bombe, nel cortile del carcere di Cazalla de la Sierra. I morti erano in gran parte laici, eccetto don Antonio Jesús Díaz Ramos, l’amministratore parrocchiale di Cazalla. Alcuni di essi erano sicuramente stati arrestati e quindi uccisi per il loro impegno cristiano: si tratta, oltre che di Mariano, che aveva cinquantatre anni (e al momento della morte era padre di nove figli), di suo fratello Gabriel, del farmacista del paese, Cristóbal Pérez Pascual, del seminarista Enrique Palacios Monrabá e del padre di quest’ultimo, Manuel Palacios Rodríguez. Questi cinque, inclusi, insieme a don Antonio, nella causa di beatificazione e canonizzazione capeggiata da don Manuel González-Serna Rodríguez, che comprendeva in tutto venti martiri della diocesi di Siviglia, furono beatificati il 18 novembre 2023 nella cattedrale di Santa Maria della Sede a Siviglia, sotto il pontificato di papa Francesco. La memoria liturgica dell’intero gruppo ricorre il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del ventesimo secolo.



Mariano López-Cepero y Muru nacque a Cazalla de la Sierra, presso Siviglia, il 24 gennaio 1883, figlio di Francisco Teodomiro López-Cepero Angulo, avvocato e proprietario terriero, e María de los Dolores Muru Lazcano. Al Battesimo, ricevuto nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora della Consolazione della sua città natale, ricevette i nomi di Mariano de la Paz, Francisco de Paula, Timoteo de la Purísima Concepción y de la Santísima Trinidad. Studiò nell’internato dell’Istituto San Luigi Gonzaga dei Gesuiti a El Puerto de Santa María, dove, nel 1894, divenne segretario della Congregazione di Maria Immacolata e di San Stanislao Kostka. Il 26 aprile 1912, nella parrocchia di San Lorenzo a Siviglia, sposò María Luisa Arbizu Prieto, nubile, ventiduenne, nativa di Siviglia; al momento della morte, era padre di nove figli avuti da lei. Data la sua condizione di proprietario terriero, nel 1924, durante la dittatura di Primo de Rivera, fu nominato vicesindaco di Cazalla de la Sierra, anche se di fatto agiva da sindaco, a causa della reiterata assenza del sindaco titolare. Anche suo fratello José María era impegnato in politica: già guida della Lega Cattolica di Siviglia, promossa dal cardinale arcivescovo Marcelo Spínola y Maestre (beatificato nel 1987), era al tempo Presidente della Deputazione Municipale e dell’Unione Patriottica. Mariano lavorò per contrastare la corruzione a livello municipale, trovandosi però in contrasto con le autorità municipali: per questa ragione, sia a lui sia a un altro fratello, Gabriel, maggiore di otto anni, fu proibito di entrare in Municipio; a entrambi venne poi prospettata la deportazione. Un’ispezione governativa inviata a Cazalla rese manifesta la rettitudine dei due fratelli, che vennero confermati nelle rispettive responsabilità (Gabriel non aveva incarichi veri e propri, ma guidava l’ente che gestiva l’acqua del Comune). Come rappresentante municipale, Mariano agevolò l’insediamento della scuola delle Suore della Dottrina Cristiana, già richiesta all’Arcivescovado, e, nel 1927, l’intronizzazione del Sacro Cuore di Gesù nel Municipio. Nel luglio 1928 presentò le proprie dimissioni irrevocabili, poco dopo che anche suo fratello José María aveva abbandonato i suoi incarichi provinciali. Non molto tempo dopo, precisamente a partire dal 1932, la Chiesa a Cavalla aveva iniziato a vivere una dura persecuzione, a causa dell’applicazione della legislazione secolarizzatrice e laicista: era stata proibita la processione per portare il Viatico ai malati; erano sorti problemi circa il suono delle campane; era stato vietato il rituale religioso per le sepolture, compresa la collocazione della croce sopra di esse. L’amministratore parrocchiale, don Antonio Jesús Díaz Ramos, aveva protestato vivamente con le autorità, ma non era stato ascoltato. Inoltre, nel maggio 1936, picchetti di guardie avevano circondato e perquisito la parrocchia e la casa rettorale, sotto il pretesto di cercare bombe e gas asfissianti. Anche Mariano aveva fatto il possibile per scongiurare l’applicazione di quelle leggi: si era legato ad Azione Popolare, la formazione politica che contrastava le persecuzioni antireligiose. A partire dal 1932 era diventato membro del Consiglio per gli Affari Economici della parrocchia della Consolazione, che si occupava di trovare fondi per il sostentamento della comunità. L’amministratore parrocchiale venne arrestato in casa propria il 18 luglio 1936, lo stesso giorno dello scoppio della guerra civile spagnola. Due giorni dopo, alle sette di sera del 20 luglio, la casa di Mariano fu circondata da una cinquantina di rivoltosi armati di fucili. Quando gli comandarono minacciosamente di seguirli al Municipio, dove si trovavano altri nella sua stessa situazione, non oppose resistenza. Poco dopo, fu raggiunto da due dei suoi figli, dal fratello Gabriel e dal nipote (figlio di Gabriel) José María, due fratelli del quale, Pedro e Gabriel, erano detenuti con lo zio. In carcere si comportò con integrità, nonostante avesse lasciato la famiglia alle spalle. La cella dov’era rinchiuso col fratello, col coadiutore di Cazalla e con altri era soprannominata “La Cappella”, perché ogni giorno vi si recitava il Rosario. In diciassette giorni di prigionia, caratterizzati da ingiurie e vessazioni, che Mariano affrontava come volontà di Dio e col sorriso, fu spesso udito pronunciare parole di fiducia filiale nella Madonna. Il 5 agosto 1936, verso le tre di pomeriggio, i prigionieri vennero uccisi a colpi d’arma da fuoco e con bombe, nel cortile del carcere di Cazalla de la Sierra. Erano circa un centinaio, quasi tutti laici, alcuni con notevole impegno cristiano, probabile causa immediata della loro prigionia e del seguente assassinio. Tra i morti c’erano i due fratelli López-Cepero y Muru e due dei tre nipoti di Mariano, il quale aveva cinquantatre anni. Rimase ucciso anche l’amministratore parrocchiale di Nostra Signora della Consolazione a Cazalla de la Sierra, don Antonio Jesús Díaz Ramos. Il coadiutore, invece, sopravvisse e raccontò l’accaduto. Il giorno dopo il massacro, i cadaveri vennero sepolti nel cortile della chiesa rettorale, che era vicina al carcere. All’ingresso dell’esercito regolare, il 12 agosto, vennero riesumati e, dopo l’identificazione, sepolti nel mausoleo costruito nel cimitero parrocchiale per le vittime della guerra, che fu inaugurato il 5 agosto 1938. Mariano e suo fratello Gabriel furono inclusi nella causa di beatificazione e canonizzazione capeggiata da don Manuel González-Serna Rodríguez, che comprendeva in tutto venti martiri della diocesi di Siviglia, uccisi durante la medesima persecuzione. Anche don Antonio Jesús Díaz Ramos e altri uccisi durante il massacro del 5 agosto 1936, ovvero Cristóbal Pérez Pascual, il seminarista Enrique Palacios Monrabá e il padre di quest’ultimo, Manuel Palacios Rodríguez, furono compresi nell’elenco. La Messa con il Rito della Beatificazione fu celebrata il 18 novembre 2023 nella cattedrale di Santa Maria della Sede a Siviglia, sotto il pontificato di papa Francesco. La memoria liturgica dell’intero gruppo ricorre il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del ventesimo secolo.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2023-11-19

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