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Beato Gabriele Gabriele López-Cepero y Murú -Cepero y Muru Padre di famiglia e martire

5 agosto

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Sevilla, Spagna, 22 agosto 1874 - Cazalla de la Sierra, Spagna, 5 agosto 1936

Gabriel López-Cepero y Muru nacque a Cazalla de la Sierra, presso Siviglia, il 24 gennaio 1883, Studiò dai Gesuiti a El Puerto de Santa María, poi sposò, il 19 maggio 1904, Teresa Elena María de la Misericordia Ovelar Ovelar, da cui ebbe sette figli. A differenza di due suoi fratelli, Mariano e José María, non ebbe incarichi politici veri e propri, ma fu ugualmente coinvolto nel tentativo con cui Mariano cercò di contrastare la corruzione a livello municipale. Insieme a lui fu membro del Consiglio degli Affari Economici della parrocchia di Nostra Signora della Consolazione a Cazalla, anche per opporsi alle leggi laiciste e antireligiose che erano applicate in paese. Fu arrestato pochi giorni dopo l’inizio della guerra civile spagnola: visse la detenzione circondato dai suoi familiari, ovvero il fratello Mariano, tre dei suoi figli e due nipoti (figli di Mariano). Il 5 agosto 1936, verso le tre di pomeriggio, quasi tutti i prigionieri vennero uccisi a colpi d’arma da fuoco e con bombe, nel cortile del carcere di Cazalla de la Sierra. I morti erano in gran parte laici, eccetto don Antonio Jesús Díaz Ramos, l’amministratore parrocchiale di Cazalla. Alcuni di essi erano sicuramente stati arrestati e quindi uccisi per il loro impegno cristiano: si tratta, oltre che di Gabriel, che aveva sessantuno anni, di suo fratello Mariano, del farmacista del paese, Cristóbal Pérez Pascual, del seminarista Enrique Palacios Monrabá e del padre di quest’ultimo, Manuel Palacios Rodríguez. Questi cinque, inclusi, insieme a don Antonio, nella causa di beatificazione e canonizzazione capeggiata da don Manuel González-Serna Rodríguez, che comprendeva in tutto venti martiri della diocesi di Siviglia, furono beatificati il 18 novembre 2023 nella cattedrale di Santa Maria della Sede a Siviglia, sotto il pontificato di papa Francesco. La memoria liturgica dell’intero gruppo ricorre il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del ventesimo secolo.



Gabriel López-Cepero y Muru nacque a Cazalla de la Sierra, presso Siviglia, il 24 gennaio 1883, figlio di Francisco Teodomiro López-Cepero Angulo, avvocato e proprietario terriero, e María de los Dolores Muru Lazcano. Fu battezzato subito dopo la nascita.
Studiò nell’internato dell’Istituto San Luigi Gonzaga dei Gesuiti a El Puerto de Santa María. Il 19 maggio 1904, nella parrocchia di Nostra Signora della Consolazione a Cazalla de la Sierra, sposò Teresa Elena María de la Misericordia Ovelar Ovelar, nubile, ventiseienne, sua compaesana; ebbero sette figli.
A differenza del fratello Mariano, di cui era maggiore di otto anni, vicesindaco di Cazalla de la Sierra, e di un altro loro fratello, José María, al tempo Presidente della Deputazione Municipale e dell’Unione Patriottica, Gabriel non ebbe incarichi politici veri e propri; guidava invece l’ente che gestiva l’acqua del Comune.
Anche lui, però, ebbe gli stessi ostacoli a cui era andato incontro Mariano, il quale aveva lavorato per contrastare la corruzione a livello municipale, trovandosi però in contrasto con le autorità municipali.
A entrambi i fratelli fu proibito di entrare in Municipio e venne prospettata la deportazione, ma un’ispezione governativa inviata a Cazalla rese manifesta la rettitudine dei due fratelli, che vennero confermati nelle rispettive responsabilità.
Non molto tempo dopo, precisamente a partire dal 1932, la Chiesa a Cazalla aveva iniziato a vivere una dura persecuzione, a causa dell’applicazione della legislazione secolarizzatrice e laicista: era stata proibita la processione per portare il Viatico ai malati; erano sorti problemi circa il suono delle campane; era stato vietato il rituale religioso per le sepolture, compresa la collocazione della croce sopra di esse.
L’amministratore parrocchiale, don Antonio Jesús Díaz Ramos, aveva protestato vivamente con le autorità, ma non era stato ascoltato. Inoltre, nel maggio 1936, picchetti di guardie avevano circondato e perquisito la parrocchia e la casa rettorale, sotto il pretesto di cercare bombe e gas asfissianti.
Anche Gabriel, come Mariano, si era opposto a quelle leggi: aveva lasciato una dichiarazione firmata in cui chiedeva che il suo cadavere venisse accompagnato al cimitero dal clero, con la croce professionale, e che sopra la sua sepoltura, in terra consacrata, venisse posta la croce. Insieme a suo fratello, fece inoltre parte del Consiglio per gli Affari Economici della parrocchia della Consolazione, che si occupava di trovare fondi per il sostentamento della comunità.
L’amministratore parrocchiale venne arrestato in casa propria il 18 luglio 1936, lo stesso giorno dello scoppio della guerra civile spagnola. Due giorni dopo, alle sette di sera del 20 luglio, Mariano fu obbligato a seguire al Municipio gli uomini armati che avevano circondato casa sua.
Quanto a Gabriel, a nulla valsero le suppliche presso il Comitato Rivoluzionario, che aveva preso il potere, affinché lui potesse rimanere in casa propria: tra l’altro, aveva da poco perso un figlio, membro della Guardia Civile (la polizia regolare), assassinato a Lebrija.
Dovette uscire perché era stato richiesto il suo intervento per un’avaria nel servizio idrico: una volta risolta, fu arrestato e inviato in carcere con suo figlio José María. Lì rivide altri due figli, Pedro e Gabriel, due nipoti e il loro padre, suo fratello Mariano, incarcerato dal 20 luglio. La cella dov’era rinchiuso col fratello, col coadiutore di Cazalla e con altri era soprannominata “La Cappella”, perché ogni giorno vi si recitava il Rosario.
Il 5 agosto 1936, verso le tre di pomeriggio, i prigionieri vennero uccisi a colpi d’arma da fuoco e con bombe, nel cortile del carcere di Cazalla de la Sierra. Erano circa un centinaio, quasi tutti laici, alcuni con notevole impegno cristiano, probabile causa immediata della loro prigionia e del seguente assassinio.
Tra i morti c’erano i due fratelli López-Cepero y Muru e due dei tre figli di Gabriel, il quale aveva sessantuno anni. Rimase ucciso anche l’amministratore parrocchiale di Nostra Signora della Consolazione a Cazalla de la Sierra, don Antonio Jesús Díaz Ramos. Il coadiutore, invece, sopravvisse e raccontò l’accaduto.
Il giorno dopo il massacro, i cadaveri vennero sepolti nel cortile della chiesa rettorale, che era vicina al carcere. All’ingresso dell’esercito regolare, il 12 agosto, vennero riesumati e, dopo l’identificazione, sepolti nel mausoleo costruito nel cimitero parrocchiale per le vittime della guerra, che fu inaugurato il 5 agosto 1938.
Gabriel e suo fratello Mariano furono inclusi nella causa di beatificazione e canonizzazione capeggiata da don Manuel González-Serna Rodríguez, che comprendeva in tutto venti martiri della diocesi di Siviglia, uccisi durante la medesima persecuzione.
Anche don Antonio Jesús Díaz Ramos e altri uccisi durante il massacro del 5 agosto 1936, ovvero Cristóbal Pérez Pascual, il seminarista Enrique Palacios Monrabá e il padre di quest’ultimo, Manuel Palacios Rodríguez, furono compresi nell’elenco.
La Messa con il Rito della Beatificazione fu celebrata il 18 novembre 2023 nella cattedrale di Santa Maria della Sede a Siviglia, sotto il pontificato di papa Francesco. La memoria liturgica dell’intero gruppo ricorre il 6 novembre, giorno in cui le diocesi spagnole ricordano i loro Martiri del ventesimo secolo.


Autore:
Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2023-11-19

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