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Sant' Everardo di Tuntenhausen Pastore

Festa: 28 settembre

† Tüntenhausen, Freising, Baviera, Germania, XIV sec. (?)

E' una figura particolarmente interessante della religiosità popolare bavarese, perché la sua memoria è molto più documentata della sua biografia. Tradizionalmente ricordato come un semplice pastore vissuto nei pressi di Freising, è venerato nella chiesa di San Michele a Tüntenhausen, dove la tradizione indica ancora oggi il luogo della sua sepoltura. Le fonti più antiche non permettono tuttavia di stabilire con sicurezza né l’epoca in cui visse né la data della morte. Un documento del 1428 costituisce la prima attestazione finora individuata del suo culto, mentre una bolla di papa Clemente VII del 1532 ricorda la chiesa di Tüntenhausen come dedicata anche al santo confessore Everardo. Tra il 1728 e il 1734 il monastero premostratense di Neustift promosse un procedimento presso la diocesi di Freising per dimostrare l’antichità immemorabile della venerazione: il culto fu riconosciuto nel 1734, ma ciò non equivale a una canonizzazione pontificia nel senso moderno. La tradizione gli attribuisce miracoli, fra cui la crescita di un larice dal suo bastone, e gli riconosce una particolare protezione sul bestiame.

Patronato: Pastori, animali domestici e bestiame; invocato contro le malattie del bestiame e per il buon tempo.

Emblema: Abito da pastore, bastone pastorale, gregge di pecore.


Le notizie certe sulla vita di Everardo (Eberhard, Eberhardus, Erhardus) sono estremamente scarse. Già nel 1734 il gesuita Jakob Schmid, nel suo libro dedicato ai santi pastori e contadini, osservava che il giorno e l’anno della morte di Everardo erano completamente sconosciuti. La sua testimonianza è particolarmente importante perché risale proprio all’epoca nella quale il culto del pastore veniva sottoposto a un’approfondita indagine ecclesiastica.
Schmid descrive Everardo come un uomo semplice che avrebbe custodito le pecore degli abitanti di Tüntenhausen e condotto una vita considerata esemplare per la sua pietà. La stessa fonte riferisce che la sua tomba era visitata non soltanto dagli abitanti del luogo, ma anche da persone provenienti da zone più lontane. La documentazione disponibile non consente però di trasformare questa descrizione agiografica in una biografia dettagliata.
Ancora oggi non è possibile stabilire con certezza quando sia vissuto. Alcune fonti moderne lo collocano nel XIV secolo e indicano convenzionalmente una morte intorno al 1370, ma questa data non è sufficientemente documentata. Lo studio di Rudolf Goerge ricorda inoltre ipotesi molto più antiche, comprese quelle che farebbero risalire Everardo intorno all’anno Mille e lo identificherebbero addirittura con un ministeriale della Chiesa di Freising o con il fondatore della chiesa di Tüntenhausen. Tali ricostruzioni devono essere considerate ipotesi e non dati biografici acquisiti.

La prima attestazione del culto
La prima testimonianza documentaria conosciuta risale al 1428. In un atto di compravendita, successivamente confermato nel 1473, Hans Achdorffer di Helfenbrunn e la moglie Erentraut ricordano il ‘caro santo Everardo’ e altri santi che ‘abitano e riposano’ nella chiesa di Tüntenhausen. La formula dimostra che a quella data Everardo era già considerato santo e che il suo culto era collegato alla chiesa locale.
Un secondo documento, del 2 luglio 1456, è altrettanto significativo per la storia della devozione. Il duca Ludovico il Ricco di Baviera-Landshut intervenne in una controversia tra la comunità di Tüntenhausen e il monastero di Neustift, stabilendo disposizioni relative ai beni della chiesa. Il documento fa riferimento alle offerte dei pellegrini, dalle quali doveva essere sostenuto l’edificio sacro. Si tratta di una testimonianza indiretta ma importante dell’esistenza di un movimento devozionale già sviluppato.
La documentazione diventa ancora più significativa nel 1532. In una bolla del 4 ottobre, papa Clemente VII ricordava la chiesa di Tüntenhausen come eretta in onore dell’arcangelo Michele e del santo confessore Everardo. Il dato conferma che la memoria del santo non era soltanto una tradizione orale locale, ma era ormai inserita nella documentazione ecclesiastica ufficiale.

Il procedimento ecclesiastico del Settecento
All’inizio del XVIII secolo il culto di Everardo era ormai profondamente radicato. Il monastero premostratense di Neustift, che aveva legami con la chiesa di Tüntenhausen, decise di promuovere un procedimento ecclesiastico per ottenere il riconoscimento ufficiale della venerazione.
Il procedimento, avviato alla fine degli anni Venti, comprese l’apertura della tomba, l’esame dei resti e l’interrogatorio di numerosi testimoni. Le deposizioni furono raccolte in forma giuridica e conservate negli archivi ecclesiastici. La documentazione relativa al procedimento è oggi censita anche nell’Archivio dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga, dove è indicato il fascicolo ‘Acta et processus super Visitatione sepulchri et cultu ab immemorabili S. Eberhardi de Tüntenhausen 1728-1734’.
Il 15 novembre 1728 la tomba fu aperta davanti a una commissione. Furono rinvenuti i resti attribuiti a Everardo, insieme alle ossa di altre due persone, un anziano e un bambino. Gli esaminatori del tempo stimarono l’età dell’individuo principale intorno ai 55-60 anni. Nel 1938, durante una nuova analisi antropologica, Ferdinand Birkner propose invece un’età compresa fra 25 e 28 anni. La notevole differenza dimostra quanto sia prudente utilizzare questi dati per ricostruire l’identità del defunto.
Dopo circa sei anni di indagine, l’autorità ecclesiastica ritenne dimostrata l’antichità immemorabile del culto. Nel marzo 1734 le ossa furono riportate a Tüntenhausen e nuovamente deposte nella chiesa. Il 12 settembre dello stesso anno si celebrò una solenne funzione di ringraziamento nella quale furono ribaditi i risultati del procedimento.

Il significato del riconoscimento del 1734
Il procedimento del 1734 merita una precisazione importante. Diverse fonti divulgative parlano di una ‘canonizzazione’ di Everardo avvenuta in quell’anno, ma la documentazione storico-giuridica porta a una formulazione più prudente.
Il procedimento fu infatti finalizzato a dimostrare l’esistenza di un culto immemorabile, secondo la particolare via utilizzata dalla Chiesa dell’epoca per i santi popolari il cui culto era anteriore alle moderne procedure di canonizzazione. La storiografia storico-ecclesiastica considera perciò Everardo un santo popolare non canonizzato in senso formale. La New Catholic Encyclopedia lo definisce esplicitamente un ‘uncanonized folk saint’, mentre uno studio sulla storia ecclesiastica bavarese colloca il caso di Everardo tra quelli nei quali un antico culto locale fu ufficialmente riconosciuto senza una canonizzazione pontificia.
Per una scheda agiografica moderna è quindi preferibile non affermare semplicemente che Everardo fu ‘canonizzato nel 1734’. È più corretto dire che nel 1734 il suo culto immemorabile fu riconosciuto attraverso un procedimento ecclesiastico diocesano.

Il pastore e il suo gregge
La tradizione agiografica presenta Everardo come un pastore dedito alla custodia delle pecore. Il suo lavoro quotidiano viene interpretato come immagine di una vita cristiana semplice, laboriosa e interamente orientata alla preghiera.
Questa rappresentazione è particolarmente evidente nelle testimonianze e nelle opere artistiche conservate a Tüntenhausen. Le raffigurazioni settecentesche mostrano il santo con il bastone e la bisaccia, circondato dal gregge. In alcune immagini è inginocchiato davanti all’Agnello di Dio, mentre il gesto delle mani collega simbolicamente il mondo del pastore e quello celeste.
Il motivo del ‘buon pastore’ divenne progressivamente il principale modo di interpretare la figura di Everardo. Non è però possibile stabilire quanto della sua reale esperienza personale corrisponda a queste rappresentazioni: esse documentano soprattutto la memoria religiosa costruita intorno al santo.

Il bastone e il larice
Una delle tradizioni più caratteristiche racconta che Everardo, piantando il bastone da pastore nel terreno, avrebbe fatto nascere un albero. La tradizione identificava questo albero con un grande larice, ricordato come ‘larice di Everardo’.
Durante il procedimento settecentesco furono raccolte testimonianze orali sulla pianta. Un anziano contadino dichiarò di averla vista da bambino e di aver osservato i pellegrini prendere ramoscelli e fiori per portarli a casa e utilizzarli in favore degli animali. Il larice sarebbe stato abbattuto da una violenta tempesta nel 1730 e gli abitanti avrebbero cercato di sostituirlo.
Il motivo del bastone che diventa verde non è esclusivo di Everardo. Rudolf Goerge lo collega a una più ampia tipologia delle leggende agiografiche, nella quale il bastone fiorito o germogliante rappresenta un segno della santità. Il modello biblico più evidente è quello del bastone di Aronne. La presenza dello stesso motivo nelle tradizioni relative ad altri santi mostra quindi che non può essere utilizzato come prova storica di un miracolo compiuto da Everardo.

Il viaggio verso Monaco
Un’altra tradizione raccontava che Everardo fosse riuscito a condurre in un solo giorno il proprio gregge fino a Monaco e a tornare a Tüntenhausen. Anche questa narrazione fu raccolta durante il procedimento settecentesco attraverso testimonianze orali.
La storia aveva evidentemente un carattere meraviglioso e veniva spiegata dagli stessi contemporanei come un fatto straordinario. Rudolf Goerge osserva tuttavia che un motivo analogo appartiene alla tradizione di altri santi pastori, in particolare san Vendelino. Anche in questo caso, quindi, la testimonianza è preziosa per ricostruire la cultura religiosa popolare, ma non permette di stabilire un episodio biografico storicamente avvenuto.

La terra della tomba
Uno degli aspetti più caratteristici del culto di Everardo era l’uso della terra proveniente dalla sua tomba. I contadini la raccoglievano attraverso un’apertura posta presso il sepolcro e la mescolavano al foraggio destinato agli animali malati. La pratica è ampiamente documentata dalle testimonianze raccolte nel procedimento settecentesco.
La devozione si basava sull’idea che la terra a contatto con le reliquie del santo acquisisse una particolare forza benefica. Lo stesso fenomeno è documentato nella religiosità popolare legata ad altre tombe di santi.
Lo studio di Goerge aggiunge un elemento interessante: la terra di Tüntenhausen sarebbe stata caratterizzata da un’elevata presenza di montmorillonite, un minerale argilloso utilizzato anche nella preparazione di terre medicinali. Questo dato può spiegare alcune proprietà fisiche del materiale, ma non costituisce una prova dell’efficacia soprannaturale attribuita alla terra dai pellegrini. La distinzione è importante perché permette di comprendere il fenomeno senza confondere la pratica religiosa con una dimostrazione del miracolo.

Il pellegrinaggio e le offerte
Nel XVIII secolo il santuario di Tüntenhausen attirava pellegrini provenienti da numerose località dell’area di Freising, Monaco e Landshut. Le testimonianze raccolte nel procedimento ricordano processioni e pellegrinaggi individuali, soprattutto in occasione delle feste.
I fedeli affidavano a Everardo i propri animali, in particolare bovini, cavalli e vitelli. La documentazione testimonia una grande quantità di ex voto, realizzati in cera, legno e ferro, spesso con la forma degli animali per i quali era stata chiesta la protezione.
Nel XVIII secolo erano presenti anche offerte di burro, grasso e cereali e, secondo le testimonianze, venivano promessi al santo anche animali vivi. Una deposizione riferisce che in un solo anno sarebbero stati offerti circa settanta vitelli. La cifra appartiene tuttavia alla testimonianza raccolta nel processo e non deve essere trasformata in una statistica certa del pellegrinaggio.

La memoria artistica
La figura di Everardo è documentata iconograficamente almeno dall’inizio del XVII secolo. Matthäus Rader lo incluse nella sua Bavaria sancta, pubblicata a Monaco nel 1615, con una raffigurazione del pastore inginocchiato fra le pecore e rivolto verso l’Agnello di Dio. L’opera costituisce una testimonianza importante perché dimostra che la rappresentazione di Everardo come santo pastore era già consolidata molto prima del procedimento del 1734.
A Tüntenhausen il culto ricevette una nuova sistemazione artistica proprio nel 1734. L’altare dedicato a Everardo, attribuito al pittore e scultore di corte Anton Mallet, fu collocato sopra l’antica tomba. L’altare conserva anche il ricordo della pratica della terra del sepolcro, attraverso l’apertura dalla quale un tempo veniva prelevata.
Nel 1938 fu predisposto un nuovo reliquiario, donato dal cardinale Michael von Faulhaber. Le ossa attribuite a Everardo sono tuttora conservate nella chiesa di San Michele.

Il declino del culto
La devozione a Everardo non raggiunse mai, secondo Rudolf Goerge, una dimensione realmente sovraregionale. Un’eccezione significativa fu rappresentata dalla parrocchia di Wildendürnbach, nell’attuale Austria, legata alla devozione al santo.
Nel corso del XX secolo il culto si ridimensionò progressivamente, anche in relazione alla trasformazione della società rurale e alla diminuzione del ruolo economico del bestiame nell’economia contadina. La stessa pratica di prelevare la terra dalla tomba cessò dopo la chiusura del sepolcro e la sistemazione delle reliquie nel nuovo reliquiario.

Curiosità
- La prima attestazione documentaria del culto di Everardo risale al 1428, più di tre secoli prima del procedimento ecclesiastico del 1734.
- Una bolla di papa Clemente VII del 1532 ricorda espressamente nella chiesa di Tüntenhausen il culto dell’arcangelo Michele e di Everardo confessore.
- La tradizione del bastone da cui sarebbe nato un albero presenta sorprendenti analogie con leggende relative ad altri santi, fra cui san Vendelino.
- Il culto era strettamente legato alla salute degli animali: i pellegrini offrivano al santo anche piccoli oggetti in ferro raffiguranti cavalli e bovini.
- L’Archivio dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga conserva una specifica documentazione relativa al culto di Everardo, compreso materiale risalente al XIX e XX secolo.

Cronologia
- 1428 - Prima attestazione documentaria conosciuta del culto di Everardo nella chiesa di Tüntenhausen.
- 1456 - Un documento ducale testimonia l’esistenza di offerte dei pellegrini destinate al mantenimento della chiesa di Tüntenhausen.
- 1532 - Una bolla di papa Clemente VII menziona la chiesa come dedicata all’arcangelo Michele e al santo confessore Everardo.
- 1615 - Everardo è inserito nella Bavaria sancta di Matthäus Rader, con una rappresentazione iconografica del santo pastore.
- 1728-1734 - Si svolge presso la diocesi di Freising il procedimento per verificare l’antichità immemorabile del culto; vengono esaminati la tomba, i resti e numerosi testimoni.
- 15 novembre 1728 - La tomba attribuita a Everardo viene aperta e i resti vengono esaminati.
- 1730 - Una tempesta abbatte il cosiddetto larice di Everardo, legato alla tradizione del bastone che avrebbe fatto germogliare un albero.
- 1734 - L’autorità ecclesiastica riconosce l’antichità immemorabile del culto; le reliquie vengono nuovamente deposte a Tüntenhausen e viene realizzato il nuovo altare.
- 1938 - Le ossa attribuite a Everardo vengono sistemate nel nuovo reliquiario donato dal cardinale Michael von Faulhaber.
- 2026 - Everardo continua a essere ricordato localmente nella chiesa di San Michele di Tüntenhausen e la sua memoria rimane collegata alla protezione dei pastori e degli animali.

Valutazione storico-critica
- La documentazione biografica diretta è estremamente scarsa. Non sono noti con certezza né l’anno di nascita né quello di morte, né è possibile ricostruire una cronologia affidabile della sua vita. La data convenzionale di morte intorno al 1370 deve quindi essere considerata ipotetica.
- L’esistenza di un culto antico è invece ben documentata. Il riferimento del 1428 costituisce una testimonianza diretta e particolarmente importante, mentre i documenti del 1456 e del 1532 confermano la continuità della venerazione e il suo radicamento istituzionale.
- Il procedimento del 1728-1734 rappresenta una fonte eccezionale per la storia della religiosità popolare bavarese, perché conserva numerose deposizioni relative a pellegrinaggi, offerte, pratiche terapeutiche e tradizioni orali. Queste testimonianze documentano molto bene la storia del culto, ma non possono essere utilizzate automaticamente per ricostruire la vita del santo.
- Le tradizioni del larice nato dal bastone e del viaggio miracoloso a Monaco appartengono alla memoria agiografica e presentano motivi analoghi a quelli presenti nelle leggende di altri santi pastori. Non possono quindi essere considerate fatti storici documentati.
- Anche l’identificazione dei resti conservati nella chiesa deve essere formulata con prudenza. L’esame del 1728 e quello antropologico del 1938 fornirono stime dell’età molto differenti, mentre la documentazione non permette di dimostrare scientificamente che le ossa appartengano effettivamente al personaggio venerato.
- Il punto più delicato riguarda lo status canonico. Il culto fu riconosciuto nel 1734 mediante un procedimento volto a dimostrarne l’antichità immemorabile, ma non è documentata una canonizzazione pontificia. La qualifica di ‘santo’ appartiene quindi alla tradizione cultuale locale e alla storia della venerazione, non a una canonizzazione formale documentata.
- La memoria di Everardo è storicamente più significativa come esempio di santo popolare legato alla società rurale e alla protezione degli animali che come biografia individuale ricostruibile. La sua vicenda mostra con particolare chiarezza la distinzione fra storia della persona e storia del culto.

Fonti e bibliografia essenziale
- Matthäus Rader, Bavaria sancta, vol. I, Monaco, 1615, sezione dedicata a S. Eberhardus. Edizione digitale conservata dalla Universitätsbibliothek Heidelberg.
- Acta Sanctorum, Septembris, tom. VII, Anversa, 1760, pp. 844-845, dossier relativo a Eberhardus opilio presso Frisingam. L’opera registra il culto e rinvia la trattazione al 28 settembre, osservando che il giorno della morte era allora ignoto.
- Rudolf Goerge, ‘Eberhardus pastor bonus. Leben und Legende des heiligen Viehhirten Eberhard von Tüntenhausen’, Amperland, 20 (1984), pp. 617-622.
- L. H. Zolling, ‘Die Verehrung des heiligen Eberhard in Tüntenhausen’, Frigisinga, 1925, pp. 427-432.
- L. Heilmaier, Die Verehrung des heiligen Eberhard in Tüntenhausen, Freising, 1926.
- Richard Kriss, Die Volkskunde der altbayrischen Gnadenstätten, Monaco, 1953, vol. I, pp. 23-24.
- Josef Staber, Volksfrömmigkeit und Wallfahrtswesen des Spätmittelalters im Bistum Freising, Hohenkirchen, 1955, pp. 45-46.
- New Catholic Encyclopedia, 2ª ed., vol. V, voce ‘Eberhard of Tüntenhausen, St.’, con bibliografia specialistica.
- Archivio digitale dell’Arcidiocesi di Monaco e Frisinga, fascicolo FA014, 806, ‘Materialsammlung zum Heiligen Eberhard in Tüntenhausen’, con documentazione relativa al culto.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-09-15

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