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Sant' Everardo Pastore in Val-Moiron

Festa: 15 luglio

Val-Moiron, Luzy (attuale Alta Marna, Francia), IX sec.

Sant'Everardo (Evrard), venerato come pastore in Val-Moiron, è una figura tradizionalmente collocata nel IX secolo, della quale non esistono notizie storicamente documentate. Secondo una tradizione locale, sarebbe stato un nobile italiano che rinunciò ai propri beni per vivere in povertà nella Val-Moiron, dedicandosi alla pastorizia e distribuendo ai poveri il ricavato del suo lavoro. La sua fama di carità e i miracoli attribuiti alla sua intercessione favorirono la nascita di un culto locale. Tra il XII e il XIII secolo fu edificata una cappella sulla sua tomba, meta di pellegrinaggi e ricca di ex voto; il culto è attestato anche nel XVII secolo. Nel 1791 le reliquie furono trasferite nella chiesa di Luzy, dove vennero preservate dalle devastazioni della Rivoluzione francese. La sua memoria liturgica è celebrata il 15 luglio nella diocesi di Langres. Un'importante testimonianza sul suo culto è la Vie et culte de saint Evrard dell'abbé Marichal (1866).

Etimologia: Everardo deriva dal germanico Eberhard, formato da eber ('cinghiale') e hard ('forte', 'valoroso'), con il significato di 'forte come il cinghiale' oppure 'uomo coraggioso'.

Emblema: Bastone da pastore, gregge di pecore e talvolta maiali, bisaccia per l'elemosina.


Non esistono documenti contemporanei che raccontino la vita di Sant'Everardo (Evrard, Everardus). Il suo nome non compare nelle cronache del IX secolo e nessuna fonte permette di ricostruirne con certezza la biografia. Gli studiosi ritengono pertanto che la maggior parte delle notizie oggi conosciute appartenga alla tradizione agiografica locale, sviluppatasi molti secoli dopo la sua morte.

La tradizione del nobile divenuto pastore
Secondo una tradizione conservata nella regione di Langres, Everardo apparteneva a una nobile famiglia italiana. Rinunciò spontaneamente ai propri beni e agli onori mondani per condurre una vita di penitenza e di servizio ai poveri. Si stabilì nella valle del Moiron, una zona boscosa e scarsamente popolata, vivendo come semplice pastore.
Lavorava custodendo greggi di pecore e branchi di maiali, animali particolarmente diffusi nell'economia rurale dell'epoca. Il ricavato del suo lavoro veniva distribuito ai poveri dei villaggi vicini, facendo della carità la principale espressione della sua fede. Nessuna fonte storica contemporanea conferma questo racconto, che rimane tuttavia il nucleo fondamentale della sua tradizione agiografica.

La fama di santità
La popolazione locale iniziò ben presto a considerarlo un uomo di straordinaria virtù. Alla sua intercessione vennero attribuite guarigioni e altri favori straordinari, elementi ricorrenti nell'agiografia medievale. Sebbene tali racconti non siano verificabili storicamente, contribuirono alla nascita di un culto popolare destinato a durare nei secoli.

Il culto
La testimonianza storicamente più sicura riguarda proprio il culto.
Tra il XII e il XIII secolo fu costruita una cappella sopra il luogo della sua sepoltura, segno che la venerazione era già consolidata. Numerosi ex voto attestavano la gratitudine dei fedeli che ritenevano di aver ricevuto grazie per sua intercessione.
Documenti del XVII secolo confermano che il pellegrinaggio era ancora vivo e frequentato.
Durante la Rivoluzione francese molte reliquie andarono distrutte; quelle attribuite a Sant'Everardo furono invece trasferite nel 1791 nella chiesa di Luzy, dove vennero preservate dalla devastazione rivoluzionaria. Ancora oggi la diocesi di Langres lo ricorda il 15 luglio.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-07-14

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