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Beato Everardo di Villers Converso cistercense

Festa: 5 luglio

XII-XIII sec.

Converso cistercense dell’abbazia di Villers, si ritiene sia vissuto a cavallo dei secoli XII e XIII e sia stato un contemporaneo di Sebastiano di Hévillers, menzionato nel 1210. Apparteneva alla grangia od organizzazione religiosa rurale di Chenoit dipendente da Villers, nella località Court-Saint-Etienne. Viene citato nella “Gesta Sanctorum Villarriensium” come un uomo che occupava di agricoltura e “per la sua stretta ubbidienza alla regola poté beneficiare dell’ubbidienza di molte specie animali” tanto che nel saggio si S. Rosin sull’agiografia cistercense nella diocesi di Liegi, arriva ad indicare la sua “un’ascesi beghinale che ha il desiderio di purificazione assoluta, la quale allorché è raggiunta arriva a rendere all’uomo i suoi privilegi originali e particolarmente il suo sovrano dominio sulle creature senza ragione”. Tancto che si racconta come il santo poteva ordinare in silenzio ai suoi puledri selvaggi che devastavano un campo di grano di rientrare nella scuderia. Sempre nei Gesta, san Everardo è definito un converso taciturno, per il suo atteggiamento di un silenzio assoluto spinto fino all’eroismo, pratica molto diffusa anche tra i suoi confratelli.



La figura del Beato Everardo (Eberardo o Evrard) di Villers, converso cistercense vissuto a cavallo tra il XII e XIII secolo, emerge come un affascinante esempio di santità vissuta all'interno delle mura monastiche. La sua storia, narrata nella "Gesta Sanctorum Villarriensium", lo dipinge come un uomo umile e devoto, profondamente immerso nella preghiera e nel lavoro agricolo.
Everardo apparteneva alla grangia di Chenoit, un'organizzazione rurale dipendente dall'abbazia di Villers, situata nella località di Court-Saint-Etienne. La sua vita era scandita dal ritmo dei lavori agricoli, svolti con dedizione e obbedienza alla regola cistercense.
Ciò che rende Everardo una figura singolare è il suo rapporto speciale con gli animali. La "Gesta Sanctorum Villarriensium" narra di come, grazie alla sua "stretta ubbidienza alla regola", egli avesse acquisito un'influenza straordinaria sulle creature. Si dice che potesse domare puledri selvatici con un semplice comando silenzioso, riportandoli all'ordine con un'autorità che richiamava il dominio primordiale dell'uomo sulla natura.
Oltre al suo dono con gli animali, Everardo era conosciuto per il suo carattere silenzioso. La sua dedizione al silenzio, spesso spinto all'estremo, era una pratica molto diffusa tra i conversi cistercensi, e in Everardo raggiungeva livelli eroici. Un episodio narrato nei "Gesta" racconta di come un cavaliere e uno scudiero, chiedendogli indicazioni per la strada, vennero da lui percossi dallo scudiero per la sua ostinazione a rimanere in silenzio, pur di non derogare alla regola.
Il Beato Everardo era venerato dai cistercensi come un modello di umiltà, obbedienza e dominio di sé. La sua festa era celebrata il 5 luglio nei menologi cistercensi, a testimonianza della sua fama e della devozione che lo circondava.


Autore:
Franco Dieghi

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Aggiunto/modificato il 2024-06-06

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