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† Einsiedeln, Svizzera, 14 agosto 958
Fu abate dell'abbazia di Einsiedeln nel X secolo. Secondo la tradizione apparteneva alla nobile famiglia dei Nellenburg e, prima di abbracciare la vita eremitica, ricoprì l'incarico di prevosto del duomo di Strasburgo. Nel 934 si ritirò nella «Selva Oscura», nei luoghi santificati dalla presenza di san Meinardo. Riunì attorno a sé gli eremiti della regione e diede vita a una comunità monastica che adottò la Regola di san Benedetto. Il suo nome compare in un diploma del 27 ottobre 947, con il quale il re Ottone I confermò la fondazione dell'abbazia. Governò il monastero fino alla morte, avvenuta il 14 agosto 958, e gli succedette il beato Thietland. Le sue reliquie andarono perdute durante l'invasione francese del 1798. Il suo culto è attestato da una statua sull'altare di san Meinardo e da un affresco di Cosmas Damian Asam nella chiesa abbaziale.
Etimologia: Dal germanico 'Eber' (cinghiale) e 'hart' (forte, valoroso), 'forte come un cinghiale'.
Emblema: Abito benedettino, pastorale, modello del monastero.
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Le informazioni relative ai primi anni di vita di Everardo (noto nelle fonti germaniche come Eberhard, Eberardo) sono scarne e si dividono tra dati documentali e tradizioni tarde. La tradizione agiografica e alcune fonti locali ritengono che egli provenisse dalla nobile famiglia sveva dei Nellenburg, un casato di rilievo nell'area dell'attuale Germania meridionale. Nato intorno all'890, Everardo fu instradato fin da giovane alla carriera ecclesiastica, favorita dalla sua estrazione aristocratica. Grazie alle sue doti intellettuali e alla sua rettitudine, fece una rapida carriera nel clero secolare, fino a raggiungere l'importante carica di prevosto del duomo di Strasburgo. Questo ruolo lo poneva al centro della vita politica e religiosa della diocesi alsaziana, garantendogli prestigio, rendite economiche e una posizione di assoluto potere nell'amministrazione dei beni capitolari. Tuttavia, il fascino della vita comoda e degli onori non riuscì a spegnere in lui un profondo richiamo interiore verso una spiritualità più radicale e austera.
Il richiamo della Selva Oscura La svolta nella vita di Everardo avvenne intorno al 934. Affascinato dalla figura di san Meinrado, un monaco benedettino che nell'861 era stato martirizzato da ladri proprio mentre viveva in eremitaggio nella cosiddetta "Selva Oscura" (Finsterwald), nel Canton Svitto, Everardo prese una decisione drastica. Rinunciò alle sue ricche prebende e alla prestigiosa carica di prevosto, ritirandosi in quella stessa foresta impervia e isolata. Inizialmente, il suo fu un romitaggio solitario, vissuto in preghiera, penitenza e totale distacco dal mondo. Ben presto, tuttavia, la fama di santità dell'ex prevosto alsaziano attirò altri uomini in cerca di Dio. Quella che era iniziata come un'esperienza puramente eremitica si trasformò progressivamente in una piccola comunità di asceti, attratti dal carisma di Everardo e desiderosi di mettersi sotto la sua guida spirituale.
La fondazione dell'Abbazia Consapevole che la dispersione e l'assenza di una regola comune avrebbero potuto minare la sopravvivenza del gruppo, Everardo decise di dare un assetto giuridico e spirituale stabile alla sua comunità. Introdusse la Regola di san Benedetto, trasformando gli eremiti in monaci cenobiti e avviando la costruzione di un monastero e di una chiesa dedicati alla Vergine Maria. Il 27 ottobre 947 si verificò l'evento che consacrò definitivamente la nuova istituzione: re Ottone I, il futuro imperatore del Sacro Romano Impero, emanò un documento ufficiale con cui confermava la fondazione del monastero, ne riconosceva i possedimenti e ne garantiva la protezione regia. Everardo ne divenne, naturalmente, il primo abate. Sotto il suo governo, Einsiedeln non fu solo un luogo di preghiera, ma anche un centro di bonifica, di sviluppo agricolo e di irradiamento culturale per l'intera regione.
Gli ultimi anni e la dispersione delle reliquie Everardo guidò l'abbazia con saggezza e fermezza fino alla sua morte, avvenuta il 14 agosto 958, vigilia della festa dell'Assunzione di Maria. La sua sepoltura divenne immediatamente oggetto di venerazione da parte dei monaci e dei pellegrini, che iniziarono a invocarlo come santo. A lui succedette alla guida del monastero il beato Thietland, che ne proseguì l'opera di consolidamento. Il culto per il fondatore si mantenne vivo per secoli all'interno dell'abbazia. Tuttavia, la storia riservò un triste epilogo alle sue spoglie mortali: nel 1798, durante l'invasione della Svizzera da parte delle truppe della Francia rivoluzionaria, il monastero fu saccheggiato. I soldati profanarono le tombe e le reliquie di sant'Everardo andarono irrimediabilmente perdute, disperse nel caos della guerra.
L'arte e l'iconografia Nonostante la perdita delle reliquie fisiche, la memoria visiva di sant'Everardo è rimasta indelebile all'interno dell'Abbazia di Einsiedeln, specialmente grazie al grandioso rifacimento barocco del complesso nel XVIII secolo. Sull'altare dedicato a San Meinrado, una statua raffigura il fondatore, spesso abbigliato con l'abito corale benedettino e recante il pastorale. Ancora più celebre è la sua rappresentazione negli affreschi della volta della chiesa, realizzati dai maestri del barocco tedesco Cosma Damiano ed Egidio Quirino Asam. In queste opere, Everardo è immortalato mentre regge il plastico del monastero, offrendolo idealmente alla Madonna Nera di Einsiedeln, la celebre icona mariana che rese il santuario una meta di pellegrinaggio di importanza europea.
La tradizione dei Nellenburg L'attribuzione di Everardo alla famiglia dei Nellenburg, sebbene non supportata da documenti coevi, è una tradizione radicata nell'agiografia locale. I Nellenburg furono una potente stirpe comitale sveva che, nei secoli successivi, ebbe stretti legami con varie fondazioni monastiche. È probabile che questa associazione sia nata in epoca tarda per nobilitare ulteriormente le origini del fondatore, collegandolo a una delle dinastie più influenti della regione d'origine.
Curiosità Il documento di Ottone I del 947 non è solo un attestato di fondazione, ma un vero e proprio atto costitutivo dell'Abbazia di Einsiedeln. In esso, il sovrano ottoniano non si limita a confermare le proprietà, ma conferisce all'abate l'immunità e il diritto di eleggere liberamente il proprio avvocato (protettore laico), garantendo così al monastero un'autonomia che sarebbe stata cruciale per la sua sopravvivenza nei turbolenti secoli del Medioevo.
Autore: Enrico Quiri
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