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Santi Dodici Fratelli Martiri

1 settembre

298

Figli dei Santi sposi Bonifacio e Tecla, che fino all'edizione del Martirologio Romano precedenteil Concilio Vaticano secondo erano citati al 30 agosto, i dodici (Donato, Felice, Onorato, Arunzio, Fortunato, Sabiniano, Settimio, Gennaro, Felice il giovane, Vitale, Satore e Reposito) sono festeggiati insieme al 1° settembre, mentre il MArtirologio li ricordava nei rispettivi anniversari di martirio.



Mi sembra non superfluo premettere che giorni or sono ho letto il rarissimo e prezioso studio monografico di Teresa Bacchiani, Hadrumetum, ora Susa di Tunisia, 1924, Spina e Canine.  Teresa Bacchiani, aveva conseguito il diploma magistrale e in lingua straniera; in seguito, per l’insegnamento all’estero, andò in Albania nel 1920, in Tunisia dopo due anni e in Marocco nel ’25. Ritornò in Italia, nel 1930.  Per quanto attiene al saggio, l’autrice l’ha ripartito in tre capitoli: nel primo ha trattato di storia civile e religiosa, con cenni sull’Etiopia e riferimenti particolari alla città di Hadrumetum, poi Susa, dall’Evo Antico al XX secolo; nel secondo capitolo  ha riferito, nel dettaglio, sulle origini della Colonia Italiana nella città moderna e sulle attività di industriali e di agricoltori per l’economia locale; nel terzo ha scritto dell’opera di Assicurazioni e Scuole, elencando le une e le altre.
Fra tante notizie ho appreso, per quanto concerne il tema, che alla storia delle città tunisine di Susa e della altrettanto antica e famosa Cartagine risulta collegata, in certo qual modo, quella di Benevento. Circa l’aspetto religioso, infatti, la Bacchiani, rifacendosi ad un opuscolo di monsignor Leynaud, ha messo in evidenza, innanzitutto, che nell’Evo Antico “Hadrumetum fu inoltre  patria dei martiri, Bonifacio e Tecla, genitori di quei dodici fratelli che soffrirono anch’essi il martirio nel 298”. Figli di Bonifacio e Tecla, “sposi modello”, erano Donato, Felice, Onorato, Arunzio, Fortunato, Sabiniano, Settimio, Gennaro, Felice il giovane, Vitale, Satore e Reposito. La singolarità di quei dodici figli tutti maschi par che alluda ai dodici apostoli del Nuovo Testamento, mentre la presenza di due dal nome  Felice induce a ipotizzare che almeno uno –se non tutti– sia stato adottato.   
Comunque, istruiti ogni giorno dai genitori alla verità della fede cristiana e diventati adulti, i dodici,   rinunciando ad ogni bene terreno, si diedero a predicare per la religione, operando prodigi e guarigioni e, intanto, procuravano discredito alle divinità pagane. E fu così che l’imperatore romano Massimiano  ordinò a Valeriano, proconsole in Africa, di arrestarli. A tal fine, alcuni soldati andarono  ad Hadrumeto, ma rimasero convertiti al cristianesimo. Vi si recarono altri, catturarono i dodici fratelli, li condussero a Cartagine da Valeriano e questi ordinò loro di sacrificare agli dei al fine di evitare atroci pene corporali; rifiutarono e vennero torturati, incatenati e chiusi in carcere in attesa dell’esecuzione. Senonché, in piena notte, un angelo apparve in una luce abbagliante, spezzò i ferri  e li liberò; all’alba, i dodici predicavano nella città.
Valeriano, nel timore di conversioni tra il popolo, li fece porre in catene e, con loro, prese il mare per Roma. Dopo essere sbarcato in Italia ed aver ritentato, ma anche questa volta invano, di indurre i fratelli ad onorare gli dei, diretto a Roma praticò le esecuzioni e, così, via facendo, il 27 agosto, a Potenza,  mise a morte Onorato, Orazio, Fortunato e Sabiniano, il giorno dopo, a Venosa, ammazzò Settimio, Gennaro e un Felice, il 29 dello stesso mese, a Veliniano, uccise Vitale, Sator e Deposito, il primo di settembre, a Sentiano,  in Puglia, decapitò Donato e l’altro Felice. Orbene, la loro sorte mi porta a congetturare che Valeriano abbia ritenuto opportuno, a salvaguardia degli dei pagani, di indurre le vittime ad abbandonare il loro credo e, al rifiuto, immolarle, quale esempio, in città diverse.
La Bacchiani in ultimo riferisce: “Nel 700, le reliquie dei dodici corpi furono raccolte e trasportate a Benevento […] nella Basilica di Santa Sofia”. Da rilevare che, come tutti sanno, nella primavera del 758 il longobardo Arechi II era assurto a capo del ducato beneventano e nella sua attività di mecenate aveva impiegato non poco interesse altresì per la chiesa di Santa Sofia, sicché, nel 760, l’edificio sacro poté accogliere i resti traslativi dei dodici martiri. A quel tempo, arcivescovo era, pare, un Giovanni; papa era Paolo che, venerato anche lui quale santo,  aveva, devoto dei santi, trasferito in modo solenne reliquie di martiri da tombe in rovina all’interno di basiliche e cenobi e ne aveva reso onore all’ossequio religioso.
Di “SS. XII Fratelli” è stato scritto pure, riguardo il 7 settembre, nel Calendario Perpetuo dell’Arcidiocesi Beneventana: nel merito, tra l’altro vi  ho letto, dal latino,  che vengono detti Martiri Meridionali in quanto dell’Africa, che si trova nel Meridione, sono stati riconosciuti originari e che arsi per bene dal fuoco dello Spirito Santo, l’anima emisero nella violenza della persecuzione. Dunque, quei gloriosi Martiri nati nel Meridione e in Occidente tormentati, a quanto dire, da mille generi di torture e per Cristo decapitati, con lui nei cieli vengono glorificati in perpetuo, coronati d’alloro.
E qui, concludo, rimarcando che quei resti santi costituivano, in Santa Sofia, oggetto di pietà e devozione ancora nel primo quarto del secolo passato.


Autore:
Rosario Di Lello


Fonte:

www.istitutostoricosanniotelesino.it

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Aggiunto/modificato il 2023-08-31

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