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Serva di Dio Amata Cerretelli Terziaria carmelitana

Festa: .

Campi Bisenzio, Firenze, 11 gennaio 1907 - Prato, 26 gennaio 1963


Biografia

Amata Cerretelli nacque a Campi Bisenzio il giorno 11 gennaio 1907 da pii ed agiati genitori, Giuseppe ed Isola Arrigoni. All’età di nove anni fu colpita da una grave e misteriosa malattia refrattaria a qualsiasi cura medica: da allora in poi la vita di Amata fu tutta un continuo susseguirsi di grandi sofferenze fisiche, di lotte spirituali e di terribili tentazioni: unico conforto a tutte queste pene furono la comunione quotidiana e la preghiera.
Amata sopportò con eroica rassegnazione il dissesto economico della sua famiglia, la morte dei genitori, e, pur sempre sofferente nel corpo e nello spirito, trascorse la sua vita, insieme con la sig.na Carmen Arini, in una umile casetta a Campi Bisenzio, nel lavoro e nella preghiera.
Il giorno 1 gennaio 1948 incontrò Padre Agostino Bartolini al Carmine di Firenze, insieme al quale, nell’estate del medesimo anno, diede inizio al movimento sociale cristiano “La Famiglia” che ha per scopo: riportare gli uomini a incontrarsi per intendersi e collaborare al bene comune; riportare i cristiani al fervore della prima pentecoste, sull’esempio della prima comunità cristiana di Gerusalemme; riportare Dio nel mondo del lavoro in maniera che là dove si procura il pane quotidiano, l’uomo non subisca un danno o una perdita della fede. A questa iniziativa Amata dedicò tutta se stessa, svolgendo un prezioso apostolato di preghiera, di consiglio, di assistenza, di incoraggiamento, nelle molteplici forme della sua attività. Amata era sempre animata e mossa da una voce che ripeteva spesso alla sua anima: “Fammi conoscere e fammi amare, porta la pace e porta l’amore, Amata del mio cuore!”.
Amata coltivò una ardente devozione alla ss. Eucarestia, alla passione di Gesù e al suo ss. cuore; trovò forza e conforto nella devozione alla Madonna, e per questo entrò a far parte nel Terz’Ordine del Carmelo col nome di “Amata di Gesù”.

Spiritualità

Si riscontrano chiari ed in misura grande i segni d’alcune virtù, o carismi, che resero preziosa e gradita ed efficace la sua presenza e la sua attività fra la gente, specialmente fra i più poveri e i più sofferenti.

1) Iniziamo con l’umiltà, umiltà sincera e gioiosa; Amata, sempre fiduciosa in Dio e sempre attiva nella missione affidatale, si riteneva inutile a tutti ed a tutto, inferiore a qualsiasi persona, debitrice a ciascuno, peccatrice e bisognosa di penitenza.

2) Purità e purezza. Amata bastava vederla e parlarci per volerle bene e per sentirsi spinti ad essere migliori. Da Lei emanava una virtù che fugava tentazioni di qualsiasi genere.

3) Carità ardente: amore a Dio sopra tutti e sopra tutto, amore al Crocifisso, amore alla Chiesa, amore al Papa ed ai Sacerdoti, amore alle missioni cattoliche, amore alle famiglie, ai piccoli, ai sofferenti, amore fino al quotidiano sacrificio di se stessa.

4) Povertà di spirito: lieta nelle privazioni della vita, generosa fino a dare ai poveri ciò che era utile al suo modesto sostentamento, dava volentieri quello che aveva, quello che poteva; Amata scelse la povertà come regola di vita, ma fu pure sempre decorosa nel suo modo di comportarsi.

5) Pazienza come testimonianza di fortezza cristiana. Sempre generosa nel sopportare, nel perdonare, sempre vigile su se stessa, convinta di essere continuamente alla presenza di Dio. Rassegnata e docile alle disposizioni o permissioni divine, si adattava agli avvenimenti della vita. Sempre serena nelle sue molteplici e continue sofferenze fisiche, morali e spirituali; sempre una parola d’esortazione alla comprensione ed al perdono.
Molti ricordano ancora la sua premura ed attenzione nell’evitare qualsiasi parola o commento a carico di nessuno, anche verso coloro che, in modo o in un altro, le recavano fastidio, critiche, sofferenze psicologiche e danni materiali. In Amata abbiamo un chiaro esempio di quanto è vera la beatitudine evangelica: “Beati i miti perché possederanno la terra” e “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio” (Mt 5, 1-8).

6) Operosità. Era suo impegno di vita non stare mai senza far nulla d’utile, niente affatto si tratteneva in conversazioni inutili; anche se di precaria salute purché si potesse reggere in piedi o star seduta, compiva sempre qualche lavoro; terribilmente tentata trascorreva intere ore in meditazione, in adorazione, in orazione; insultata e criticata esercitava opere di misericordia e di generosità verso coloro che le procuravano sofferenze, che essa chiamava occasioni preziose e perle e monete d’oro da raccogliere e da mettere da parte per il cielo.

7) Pace serena. Sempre sofferente e sempre sorridente, sempre tormentata nel corpo e nello spirito, ma pur sempre fissa in Dio da cui riceveva forza, luce e conforto; sempre bella e gioiosa infondeva fiducia e volontà di andare avanti; continuamente tribolata aveva una meravigliosa carica di vita e di speranza che diffondeva attorno a se; sempre angustiata da grandi desideri e da grandi problemi di vario genere, aveva per tutti una parola buona ed era interiormente ed esteriormente una bella ed amabile immagine della bontà di Dio fra gli uomini.


Fonte:
www.castellinalafamiglia.it

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Aggiunto/modificato il 2024-03-05

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