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Beata Chiara di Santa Rosalia (Maria Chiara du Bac) Vergine orsolina, martire
Festa:
26 luglio
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Laudun, Francia, 9 gennaio 1727 - Orange, Francia, 26 luglio 1794
La Beata Chiara di Santa Rosalia, al secolo Maria Chiara du Bac, nacque a Laudun nel 1727, dedicò la sua vita alla preghiera e all'educazione come religiosa dell'Ordine di Sant'Orsola. Quando la tempesta anticlericale del Terrore si abbatté sulla Francia, rifiutò con fermezza di tradire i propri voti e di prestare il giuramento di fedeltà alla Repubblica scristianizzata. Arrestata e rinchiusa nelle carceri di Orange, trasformò la cella in un cenacolo di fede, preparando se stessa e le compagne al supremo sacrificio. Ghigliottinata il 26 luglio 1794 all'età di 68 anni, la sua morte serena e gioiosa colpì persino i carnefici. Beatificata da Papa Pio XI nel 1925.
Etimologia: Chiara deriva dal latino 'clarus', che significa luminoso, illustre, limpido.
Emblema: Abito religioso delle Orsoline, palma del martirio.
Martirologio Romano: A Orange sempre in Francia, beate Maria Margherita di Sant’Agostino Bonnet e quattro compagne, vergini dell’Ordine di Sant’Orsola, che subirono il martirio nella medesima persecuzione. [I loro nomi sono: beata Caterina di Gesù (Maria Maddalena) de Jastamont, Anna di San Basilio Cartier, Chiara di Santa Rosalia (Maria Chiara) du Bac, Elisabetta Teresa del Cuore di Gesù Consolin.]
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Maria Chiara du Bac vide la luce il 9 gennaio 1727 a Laudun, nel sud della Francia. Fin dalla giovane età, manifestò una profonda inclinazione alla vita religiosa, trovando nella spiritualità dell'Ordine di Sant'Orsola la risposta al proprio desiderio di consacrazione. Assunto il nome di suor Chiara di Santa Rosalia, si dedicò con zelo alla vita comunitaria e, molto probabilmente, all'educazione delle giovani, compito tradizionale delle orsoline dell'epoca. La sua esistenza trascorse tranquilla e nascosta, segnata dalla preghiera, dall'obbedienza e dalla carità verso il prossimo, secondo la regola del suo istituto.
La tempesta rivoluzionaria e l'espulsione La Rivoluzione francese sconvolse radicalmente questo equilibrio. Con la soppressione degli ordini religiosi e la confisca dei beni ecclesiastici, le religiose furono costrette a lasciare i loro monasteri. Per suor Chiara e le sue consorelle, questo non fu un semplice cambio di residenza, ma una lacerazione profonda. Tuttavia, la comunità non si disgregò del tutto: molte religiose, pur vivendo in case private o presso familiari, mantennero una vita comune clandestina, continuando a pregare e a sostenere i sacerdoti refrattari che operavano in segreto.
L'arresto e la prigionia a Orange Nel 1794, il clima del Terrore raggiunse il suo apice nella regione della Provenza. La Commissione popolare di Orange, un tribunale rivoluzionario noto per la sua spietatezza, iniziò a incarcerare sistematicamente chiunque rifiutasse il giuramento di Libertà e Uguaglianza. Suor Chiara di Santa Rosalia, ormai sessantottenne, fu arrestata insieme ad altre religiose e condotta nelle carceri di Orange. Lontano dall'essere un luogo di disperazione, la prigione divenne per loro un monastero improvvisato. Le detenute organizzarono la giornata con orari di preghiera, meditazione e recita dell'Ufficio divino, preparando spiritualmente ciascuna di loro al momento del giudizio.
Il martirio e la testimonianza finale Il 26 luglio 1794 giunse il momento del supremo sacrificio. Interrogata dal tribunale, la beata confermò con fermezza la propria identità religiosa e il rifiuto di abiurare la fede. Le cronache dell'epoca riportano che le religiose andarono al patibolo con una serenità che sconcertò i presenti. Non vi erano lamenti, ma canti di lode e parole di perdono per i carnefici. Suor Chiara di Santa Rosalia salì sul patibolo con la consapevolezza di suggellare con il sangue la propria fedeltà a Cristo, unendosi al gruppo delle 32 Martiri di Orange.
Il culto e la beatificazione La memoria delle Martiri di Orange non si spense con la fine del Terrore. Già nell'Ottocento, la loro vicenda fu raccolta e tramandata come esempio di eroica virtù. La causa di beatificazione, istruita con rigore storico, culminò il 10 maggio 1925, quando Papa Pio XI proclamò beate tutte e 32 le religiose ghigliottinate a Orange tra il 6 e il 26 luglio 1794. La Chiesa riconobbe in loro non solo vittime della violenza politica, ma testimoni autentiche della fede, uccise in odio alla fede. Ciò che colpisce nelle fonti storiche relative a questo gruppo di martiri è la totale assenza di risentimento. Le religiose trasformarono l'attesa della morte in un intenso cammino di purificazione e abbandono alla volontà divina. La loro forza derivava dalla convinzione che il martirio non fosse una sconfitta, ma il compimento della loro consacrazione religiosa.
Curiosità Le cronache del tempo riportano aneddoti commoventi sulla condotta delle martiri. Si narra che alcune di loro, dopo la condanna, distribuissero alle compagne dolciumi definendoli i confetti delle loro nozze con Cristo. Un testimone oculare riferì che i soldati di scorta, stupiti dalla loro compostezza, mormorassero tra loro: Queste donne muoiono tutte ridendo. La loro gioia interiore era tale da convertire o suscitare il rimorso anche in alcuni dei presenti.
Autore: Enrico Quiri
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