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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera E > Beata Elisabetta Teresa del Cuore di Gesù Consolin Condividi su Facebook

Beata Elisabetta Teresa del Cuore di Gesù Consolin Vergine orsolina, martire

Festa: 26 luglio

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Courthezon, Francia, 9 giugno 1736 - Orange, Francia, 26 luglio 1794

La Beata Elisabetta Teresa del Cuore di Gesù Consolin nacque a Courthézon nel 1736, dedicò la sua vita all'educazione e alla preghiera come religiosa orsolina, assumendo la guida della comunità di Sisteron. Il suo percorso esistenziale si intrecciò tragicamente con l'ascesa del Regime del Terrore, quando il rifiuto di prestare il giuramento di fedeltà alla Repubblica, considerato incompatibile con la legge divina, la condusse al tribunale rivoluzionario di Orange. Condannata alla ghigliottina il 26 luglio 1794, affrontò la morte con una serenità che colpì persino i suoi carnefici, testimoniando una fedeltà incrollabile alla Chiesa cattolica. Beatificata da Papa Pio XI nel 1925.

Etimologia: Elisabetta, dall'ebraico 'Elisheva', significa 'Dio è il mio giuramento' o 'Dio è abbondanza'.

Emblema: Abito delle Orsoline, palma del martirio, croce.

Martirologio Romano: A Orange sempre in Francia, beate Maria Margherita di Sant’Agostino Bonnet e quattro compagne, vergini dell’Ordine di Sant’Orsola, che subirono il martirio nella medesima persecuzione. [I loro nomi sono: beata Caterina di Gesù (Maria Maddalena) de Jastamont, Anna di San Basilio Cartier, Chiara di Santa Rosalia (Maria Chiara) du Bac, Elisabetta Teresa del Cuore di Gesù Consolin.]


Elisabetta Teresa Consolin vide la luce a Courthézon, nella regione della Provenza, il 9 giugno 1736. Fin dalla giovane età manifestò una spiccata inclinazione alla vita consacrata, scegliendo di entrare nell'Ordine di Sant'Orsola, dedito all'istruzione femminile e alla preghiera. Profondando i voti, assunse il nome religioso di Elisabetta Teresa del Cuore di Gesù. La sua dedizione e le sue capacità organizzative la portarono a ricoprire il ruolo di superiora delle Orsoline di Sisteron, dove guidò la comunità con saggezza e fermezza spirituale, dedicandosi all'educazione delle giovani e al sostegno dei più bisognosi.

Il contesto rivoluzionario e il rifiuto del giuramento
L'avvento della Rivoluzione Francese sconvolse radicalmente la vita delle comunità religiose. Con la soppressione degli ordini religiosi nel 1790 e la confisca dei beni ecclesiastici, le Orsoline furono costrette a lasciare il convento. Nonostante le difficoltà, la comunità cercò di mantenere una vita di preghiera nella clandestinità. Il punto di non ritorno si verificò quando la Convenzione Nazionale impose il giuramento di libertà e uguaglianza, un atto che le autorità repubblicane consideravano un dovere civico, ma che la Chiesa cattolica interpretava come un tradimento della fede e un'adesione a principi scismatici. Elisabetta Teresa, insieme alle sue consorelle, rifiutò categoricamente di prestare tale giuramento, dichiarando che la coscienza e la legge divina non potevano essere subordinate alle imposizioni umane.

Il processo e il martirio
Nel 1794, il rappresentante del popolo Stefano Cristoforo Maignet istituì ad Orange un tribunale rivoluzionario straordinario, con il compito di giudicare senza giuria tutti i sospetti di ostilità alla Repubblica. Elisabetta Teresa fu arrestata e trasferita nella prigione di Orange. Durante il processo, il presidente del tribunale tentò di convincerla ad abiurare, sottolineando la sua giovane età e le conseguenze fatali del suo rifiuto. La sua risposta fu lapidaria e ferma: la legge umana non poteva comandare ciò che era contrario alla legge divina. Condannata a morte con l'accusa di fanatismo e di ostilità alla rivoluzione, fu ghigliottinata il 26 luglio 1794. Le testimonianze dell'epoca riportano che salì al patibolo con una serenità disarmante, recitando preghiere e infondendo coraggio alle compagne di sventura, tanto da suscitare l'ammirazione persino tra i soldati di guardia.

Il culto e la memoria storica
Il martirio di Elisabetta Teresa Consolin non fu un evento isolato, ma parte di una più ampia persecuzione che colpì 32 religiose ad Orange tra il 6 e il 26 luglio 1794. I loro corpi furono inizialmente gettati in una fossa comune presso la confluenza della Leygues e del Rodano. Solo nel 1832 fu eretta una piccola cappella sul luogo della sepoltura, divenuta meta di pellegrinaggio. La causa di beatificazione, introdotta all'inizio del Novecento, portò al riconoscimento del loro martirio in odio alla fede. Papa Pio XI le beatificò il 10 maggio 1925, fissando la memoria liturgica del gruppo al 9 luglio, mentre la data specifica del 26 luglio ricorda il sacrificio personale della Beata Elisabetta Teresa.

Curiosità
Durante il processo, il dialogo tra il presidente del tribunale rivoluzionario e la Beata rimase agli atti come esempio di fermezza cristiana. Alla domanda "Chi sei tu?", ella rispose: "Io sono figlia della Chiesa cattolica". Quando le fu intimato di prestare il giuramento, replicò: "Giammai! La municipalità me lo ha domandato; io ricusai perché la mia coscienza me lo proibisce". Alla minaccia che la legge lo imponesse, concluse: "La legge umana non può comandarmi cose contrarie alla legge divina".


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-07-21

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