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Sant' Emanuele Phung Martire
Festa:
31 luglio
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Cù Lao Giêng, Vietnam, 1796 - Cây Mét (Châu Đốc), Vietnam, 31 luglio 1859
Sant'Emanuele Lê Văn Phụng incarna la figura del laico cristiano che, con ferma coerenza, antepone la fedeltà a Cristo e la protezione della propria comunità alla stessa incolumità fisica. Nato in un Vietnam segnato da periodiche e feroci persecuzioni anti-cristiane, Emanuele non fu un semplice spettatore della fede, ma un attivo catechista e leader del consiglio parrocchiale. La sua esistenza si concluse il 31 luglio 1859 a Cây Mét, quando, dopo mesi di prigionia, condivise volontariamente la sorte del sacerdote Pietro Đoàn Công Quỳ, offrendo la propria vita per decapitazione sotto l'imperatore Tự Đức. La sua canonizzazione è avvenuta nel 1988.
Etimologia: Dall'ebraico 'Immanu'el', che significa 'Dio è con noi'.
Emblema: Palma del martirio, abiti tradizionali vietnamiti del XIX secolo, talvolta raffigurato con le mani legate o in atteggiamento di preghiera.
Martirologio Romano: In località Cây Mét vicino a Saigon in Cocincina, ora Viet Nam, santi Pietro Doàn Công Quy, sacerdote, ed Emanuele Phung, martiri, che, dopo circa sette mesi in carcere, furono decapitati per Cristo sotto l’imperatore Tu Duc.
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Emanuele Lê Văn Phụng vide la luce nel 1796 a Cù Lao Giêng, nella regione del Delta del Mekong, in un periodo in cui la presenza cristiana in Vietnam era già oggetto di sospetto e repressione. Cresciuto in una famiglia di solida fede, seppe conciliare gli affetti familiari con un profondo impegno ecclesiale. Divenne infatti un rispettato trùm họ, ovvero il capo del consiglio parrocchiale, e un zelante catechista. In questa veste, non si limitava a trasmettere i rudimenti della dottrina, ma organizzava la vita comunitaria, assisteva i bisognosi e, soprattutto, garantiva rifugio e supporto ai missionari e ai sacerdoti locali, costantemente braccati dalle autorità.
L'arresto e la scelta eroica Il momento decisivo della sua vita giunse nel gennaio del 1859. Un contingente di soldati, agli ordini del governatore di An Giang, circondò la sua abitazione con l'obiettivo primario di catturare il giovane sacerdote Pietro Đoàn Công Quỳ, che si trovava nascosto presso di lui. Di fronte all'imminente perquisizione, Emanuele avrebbe potuto negare la presenza del religioso o tentare la fuga. Scelse invece una via diversa e radicalmente evangelica: si consegnò spontaneamente alle autorità, dichiarandosi il responsabile e il leader di quella comunità, nel tentativo di deviare l'ira dei persecutori e salvare il sacerdote e i fedeli. Il suo piano, seppur nobile, non ingannò i soldati, che arrestarono entrambi, insieme a decine di altri cristiani, trasferendoli nelle carceri di Châu Đốc.
La prigionia e il martirio I mesi di detenzione furono segnati da dure condizioni, ma anche da una straordinaria vitalità spirituale. Emanuele e Padre Quy divennero un punto di riferimento per gli altri detenuti, consolando gli afflitti, organizzando la preghiera e celebrando i sacramenti per quanto le circostanze lo permettevano. Le autorità tentarono ripetutamente di indurli all'apostasia, promettendo la libertà in cambio di un semplice gesto di rinnegamento della fede. Emanuele rispose con fermezza, ribadendo la bontà della dottrina cristiana e la sua volontà di rimanere fedele a Dio fino alla fine. Il 31 luglio 1859, la sentenza capitale fu eseguita a Cây Mét. Secondo il Martirologio Romano, i due furono decapitati per Cristo, sigillo finale di un'esistenza offerta interamente per il Vangelo.
Il culto e la canonizzazione La memoria di Sant'Emanuele Phung è rimasta viva nella comunità cattolica vietnamita, che ha custodito le sue spoglie, traslate nel tempo dalla sepoltura originaria di Châu Đốc alla chiesa di Cù Lao Giêng, divenuta un luogo di pellegrinaggio. La sua causa di beatificazione si è inserita nel più ampio processo che ha portato al riconoscimento di 117 martiri vietnamiti. Il 19 giugno 1988, Papa Giovanni Paolo II lo ha proclamato santo nella solenne celebrazione in Piazza San Pietro, fissando la memoria liturgica specifica di questo gruppo di testimoni il 24 novembre, mentre la data del suo dies natalis, il 31 luglio, rimane la sua festa propria.
Curiosità Durante la prigionia, il sacerdote Pietro Đoàn Công Quỳ compose una lunga poesia dedicata a sua madre. In questi versi, pur descrivendo le catene e le sofferenze del carcere, emergeva una serena accettazione del destino, affermando che la prigionia fisica non poteva legare la libertà dello spirito rivolto a Dio. Questo testo, tramandato insieme alla memoria di Emanuele, testimonia l'alta tensione spirituale che caratterizzò gli ultimi mesi di vita dei due martiri.
Autore: Enrico Quiri
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