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Beato Severino Ruiz Hidalgo Religioso marista, martire

Festa: 1 agosto

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Fuencaliente de Lucio, Spagna, 5 novembre 1907 - Palma de Cervellò, Spagna, 1 agosto 1936

Nacque il 5 novembre 1907 a Fuencaliente de Lucio, nella provincia e diocesi di Burgos, da Feliciano Ruiz e Jacinta Hidalgo. Terzo di sette figli, crebbe in una famiglia profondamente cristiana, nella quale diversi fratelli abbracciarono la vita religiosa. Durante l'infanzia raccontò alla madre un episodio che il processo di beatificazione ha tramandato come tradizione: mentre pregava ai piedi del letto, la sua stanza si sarebbe riempita di una luce intensa e misteriosa. Dopo tre anni di servizio militare in Africa maturò definitivamente la vocazione marista, comunicandola al padre con una lettera. Religioso allegro, obbediente e generoso, fu molto amato dai seminaristi e dai confratelli. Arrestato durante la persecuzione religiosa spagnola, affrontò il martirio con serenità insieme al confratello José Teófilo Mulet Velilla. I due furono fucilati il 1° agosto 1936 a Palma de Cervelló, invocando: «Viva Cristo Re!».

Etimologia: Severino deriva dal latino Severinus, cioè 'appartenente a Severo' oppure 'serio', 'rigoroso'.

Emblema: Abito dei Fratelli Maristi, palma del martirio, croce.


Severino Ruiz Hidalgo nacque il 5 novembre 1907 a Fuencaliente de Lucio, piccolo centro rurale della provincia e diocesi di Burgos. Era figlio di Feliciano Ruiz e Jacinta Hidalgo, agricoltori, appartenenti a una famiglia numerosa nella quale la fede costituiva il centro della vita quotidiana. Diversi fratelli e sorelle scelsero la vita consacrata, creando un ambiente favorevole alla maturazione di autentiche vocazioni religiose.
Secondo alcune testimonianze raccolte durante il processo canonico, fin dall'infanzia mostrò una particolare sensibilità religiosa. Appartengono invece alla tradizione processuale alcuni episodi straordinari, come quello della misteriosa luce che avrebbe illuminato la sua stanza mentre recitava le preghiere serali davanti al letto: un racconto riportato dai testimoni ma non verificabile storicamente.

La maturazione della vocazione
Pur desiderando seguire l'esempio dei fratelli religiosi, rimase a lungo in famiglia. La decisione definitiva maturò durante i tre anni di servizio militare svolti nell'Africa spagnola. In una lettera al padre espresse chiaramente il desiderio di diventare religioso marista. Ottenuto il consenso familiare, entrò nel noviziato di Les Avellanes il 20 novembre 1930. L'8 settembre 1931 vestì l'abito religioso, conservando il proprio nome di battesimo, e un anno dopo emise la prima professione religiosa.

Educatore marista
Terminato il noviziato fu destinato dapprima allo scolasticato e successivamente svolse l'incarico di prefetto presso il noviziato di Les Avellanes e poi nel seminario marista di Vic.
Le testimonianze dei confratelli lo descrivono come un religioso equilibrato, allegro e profondamente disponibile. Era apprezzato per la capacità pratica, l'inventiva, l'obbedienza e il rapporto sereno instaurato con gli studenti. Chi lo conobbe ricordò che la sua presenza infondeva fiducia e che accanto a lui non trovavano spazio tristezza o scoraggiamento.

La persecuzione del 1936
Con lo scoppio della Guerra Civile Spagnola, nel luglio 1936, molti religiosi furono costretti ad abbandonare conventi e scuole. Anche la comunità marista cui apparteneva Severino cercò rifugio, ma venne individuata dalle milizie anticlericali.
Arrestato insieme ad altri confratelli, fu trasferito verso Barcellona. Durante il tragitto mantenne un atteggiamento sorprendentemente sereno, incoraggiando gli altri religiosi. Un testimone ricordò che parlava della morte con pace, ritenendo il martirio il compimento della propria vocazione cristiana.

Il martirio
Il 1 agosto 1936, nei pressi di Palma de Cervelló, i miliziani separarono Severino e il confratello José Teófilo Mulet Velilla dagli altri prigionieri. Comprendendo quale sarebbe stato il loro destino, i due si salutarono con serenità affidandosi all'incontro definitivo con Dio.
Poco dopo furono condotti lungo la strada e fucilati. La tradizione testimoniale riferisce che morirono gridando: «Viva Cristo Re». La Chiesa ha riconosciuto la loro morte come autentico martirio in odio alla fede.

Culto
Il riconoscimento del martirio portò alla beatificazione celebrata a Tarragona il 13 ottobre 2013, durante il pontificato di papa Francesco, insieme ad altri 522 martiri della persecuzione religiosa spagnola del XX secolo. La memoria liturgica del beato Severino ricorre il 1 agosto, anniversario della sua morte.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-07-27

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