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San Paisios del Monte Athos Monaco
Festa:
12 luglio (Chiese Orientali)
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Farasa, Turchia, 25 luglio 1924 - Suroti, Grecia, 12 luglio 1994
La sua vita, compresa tra la diaspora greca dell'Asia Minore e la crisi esistenziale del mondo moderno, si configura come un ponte tra l'ascesi del deserto e le inquietudini dell'uomo contemporaneo. Non fu un teologo di professione, né un accademico, ma un "analfabeta spirituale" secondo la sua stessa autodefinizione, capace di tradurre l'antica *philokalia* in un linguaggio accessibile a intellettuali, giovani e malati. Il suo impatto, che ha travalicato i confini della Chiesa Ortodossa per raggiungere una portata ecumenica, risiede nella sua capacità di incarnare la "gioia del dolore" e la carità pratica, offrendo un antidoto alla solitudine e al nichilismo dell'epoca post-industriale.
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Origini e vocazione Nato a Farasa di Cappadocia nel 1924, Arsenios ricevette il battesimo da Sant'Arsenio di Cappadocia, che predisse la sua futura vocazione monastica. Poche settimane dopo la nascita, la famiglia fu costretta all'esodo verso la Grecia a causa dello scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia. Cresciuto in un ambiente segnato dalla povertà e dalla profonda devozione, Arsenios lavorò inizialmente come falegname, manifestando precocemente una spiccata inclinazione alla preghiera solitaria.
L'approdo all'Athos Dopo aver prestato servizio militare come operatore radio durante la Guerra Civile Greca, Arsenios entrò nel noviziato nel 1949. Nel 1954 divenne monaco con il nome di Averkios, per poi ricevere il grande schema nel 1956 col nome di Paisios, in onore del metropolita Paisios II di Cesarea. La sua vita monastica fu itinerante: oltre al Monte Athos, soggiornò nel monastero di Stomion (Konitsa) e, per un breve periodo (1962-1964), nel Sinai, dove strinse un legame profondo con i beduini locali, dimostrando una carità che superava le barriere confessionali.
Il ministero dell'Anziano (Geronda) Rientrato stabilmente sull'Athos, si stabilì presso la Kallyva di Panagouda. Qui, il suo eremitaggio si trasformò progressivamente in una missione di accoglienza. Nonostante cercasse la solitudine, migliaia di persone - attratte dalla fama della sua santità e dei suoi doni profetici - si recavano da lui per chiedere consiglio. San Paisios non impartiva dottrine astratte: il suo metodo era quello di "ascoltare il dolore dell'altro" e ricondurlo al senso cristiano del sacrificio. La sua ascesi non era disprezzo del mondo, ma un'immersione profonda nella sofferenza umana per trasformarla in preghiera.
Transito e lascito Gli ultimi anni furono segnati da una malattia oncologica vissuta con straordinaria serenità. Trasferitosi nel monastero di San Giovanni il Teologo a Suroti, si spense il 12 luglio 1994. Il suo lascito non risiede solo negli scritti - pubblicati postumi dalle monache di Suroti - ma nella testimonianza vivente di una carità che non si perde in polemiche, ma si fa carico del peso del prossimo.
Autore: Franco Dieghi
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