Raffaele nacque a Carcabuey, nella provincia di Córdoba, il 23 settembre 1913, ultimo figlio di Rafael Cubero Herrera e Soledad Martín Camacho. Fu battezzato il 27 settembre nella parrocchia di Nuestra Señora de la Asunción e ricevette la confermazione il 23 settembre 1915 da mons. Ramón Guillamet. La famiglia era conosciuta per la sua vita cristiana e per la vicinanza alla Chiesa. Un ruolo importante nella sua crescita ebbe lo zio materno, il sacerdote Teodoro Martín Camacho. Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1917, la famiglia si trasferì a Córdoba e trovò ospitalità nella casa dello zio, allora legato alla parrocchia di San Pedro. Sarà proprio questa figura sacerdotale a esercitare una profonda influenza sulla vocazione del giovane Raffaele. Teodoro stesso sarebbe morto martire nel 1936 ed è oggi compreso nella medesima causa di beatificazione.
La vocazione e il Seminario di San Pelagio Nel 1925-1926, quando aveva circa dodici anni, Raffaele chiese di essere ammesso al Seminario di San Pelagio di Córdoba, una delle istituzioni storiche della formazione sacerdotale della diocesi, fondata nel 1583. Un'attestazione del 4 settembre 1925 descriveva il giovane come dotato di un buon comportamento morale e religioso, assiduo alla Messa e frequente ai sacramenti. Durante gli anni seminaristici si distinse nello studio e nelle attività culturali. Partecipava alle lezioni scientifiche e agli esercizi letterari, possedeva una buona conoscenza del latino e dimostrava capacità nella traduzione del greco e dell'ebraico. Non era però soltanto uno studente diligente. Fin dall'adolescenza mostrò una particolare inclinazione poetica. A quattordici anni compose una prima poesia dedicata alla Madonna e successivamente alcune sue composizioni furono pubblicate su periodici di Córdoba e di altre città andaluse. Con il procedere della formazione filosofica e teologica, la sua produzione poetica assunse un carattere sempre più religioso, riflettendo una spiritualità centrata soprattutto sull'Eucaristia e sulla Vergine Maria.
Un giovane studioso e poeta La personalità di Raffaele appare quindi più articolata di quella di un semplice seminarista destinato al martirio. Le testimonianze raccolte nella documentazione della causa restituiscono il profilo di un giovane intellettualmente vivace, interessato alle lingue e alla letteratura. Nel 1935, durante le vacanze, si iscrisse anche a un corso di inglese, desiderando perfezionare la pronuncia l'anno successivo. La sua formazione spirituale e sacerdotale fu inoltre influenzata dal rettore del Seminario, il beato martire José María Peris Polo. Tra i suoi interessi vi era anche la storia della Chiesa di Córdoba. Una delle ultime opere alle quali si dedicò fu una breve vita di sant'Eulogio di Córdoba, oggi perduta, composta dopo lo studio delle vicende dei martiri della Córdoba mozarabica. Il riferimento a sant'Eulogio non appare casuale: il giovane seminarista guardava alla tradizione martiriale della propria Chiesa locale proprio mentre la sua generazione si trovava nuovamente esposta alla persecuzione.
Il servizio nelle parrocchie Durante le vacanze estive Raffaele tornava presso la famiglia e accompagnava lo zio Teodoro nelle attività pastorali. Ebbe così modo di conoscere concretamente la vita delle comunità cristiane. Fu particolarmente vicino alla parrocchia di Nuestra Señora de la Asunción a Bujalance, dove collaborava nella catechesi dei bambini e negli incontri della gioventù dell'Azione Cattolica. Questa esperienza contribuì a dare alla sua formazione seminaristica una dimensione pastorale concreta. Il suo cammino verso il sacerdozio proseguì secondo le tappe previste dalla disciplina ecclesiastica del tempo. Nel 1934 ricevette la tonsura clericale e gli ordini minori dell'ostiariato e del lettorato. Il 15 giugno 1935 ricevette l'esorcistato e l'accolitato. La morte, sopraggiunta l'anno seguente, gli impedì di ricevere il presbiterato.
La crescente tensione politica e religiosa Gli ultimi anni di formazione coincisero con un periodo di crescente conflittualità politica e religiosa nella Spagna della Seconda Repubblica. La situazione della Chiesa di Córdoba divenne particolarmente difficile nel 1936, dopo l'insurrezione militare del luglio e l'inizio della guerra civile. Nel maggio di quell'anno, secondo la testimonianza di un compagno di seminario, un gruppo minaccioso si avvicinò al Seminario. I seminaristi furono costretti a cercare rifugio all'interno dell'edificio. In quella circostanza Raffaele avrebbe mantenuto un atteggiamento sereno, manifestando la convinzione che la fedeltà alla propria vocazione non dovesse dipendere dalla paura della morte. La testimonianza appartiene alla documentazione agiografica raccolta per la causa e va quindi letta nel contesto delle deposizioni successive agli avvenimenti. Essa contribuisce tuttavia a comprendere come la figura di Raffaele fosse percepita dai compagni negli ultimi mesi della sua vita.
L'arresto Dopo l'inizio della guerra civile, la persecuzione contro gli ecclesiastici e contro numerosi laici cattolici si estese in varie zone controllate dalle forze repubblicane. Il 21 luglio 1936 Raffaele fu arrestato a Bujalance insieme allo zio Teodoro Martín Camacho. Secondo la testimonianza trasmessa dalla famiglia, gli arrestatori erano consapevoli della sua appartenenza al Seminario e del suo stato ecclesiastico. Nella prigione di Bujalance furono concentrati numerosi detenuti, tra i quali diversi sacerdoti. Le notizie sulla distruzione di chiese, archivi e immagini sacre raggiunsero i prigionieri già nei primi giorni. La prigionia divenne per Raffaele un tempo di preghiera. Secondo la testimonianza della madre, egli guidava la recita comunitaria del Rosario e, nelle ore serali, partecipava all'Ora Santa insieme allo zio e agli altri sacerdoti detenuti.
La morte dello zio e gli ultimi giorni Il 15 agosto 1936 Teodoro Martín Camacho fu ucciso a Morente. La morte dello zio privò Raffaele della persona che aveva avuto un ruolo determinante nella sua vocazione e che aveva condiviso con lui gli ultimi giorni della prigionia. Nella documentazione tramandata dalla causa compare anche una frase attribuita a Raffaele e scritta su una pagina del breviario che aveva portato con sé in carcere. Il testo, trasmesso in forma non sempre uniforme dalle fonti, esprime il desiderio di portare a compimento la propria vocazione e di offrire la vita per la fede. È opportuno, tuttavia, non trasformare queste parole in una ricostruzione psicologica certa dei suoi ultimi momenti. Esse appartengono alla memoria testimoniale raccolta dopo il martirio e devono essere valutate nel quadro complessivo della causa.
Il martirio a Cañete de las Torres Il 20 agosto 1936 Raffaele fu condotto al cimitero di Cañete de las Torres e fucilato. Aveva appena ventidue anni. Secondo la tradizione conservata nella documentazione biografica, affrontò la morte tenendo tra le mani un crocifisso. La circostanza è diventata uno degli elementi più caratteristici della sua memoria iconografica e spirituale. La Chiesa lo considera martire della persecuzione religiosa connessa alla guerra civile spagnola. La sua morte avvenne nello stesso giorno in cui furono uccisi altri membri della futura causa dei martiri di Córdoba. Tra essi figurano i sacerdoti Francisco Barbancho González, José Camacho Moreno e Lorenzo de Medina García, uccisi a Belalcázar, e la laica Blanca de Lucía Ortiz de Velasco, uccisa a Palma del Río.
La sepoltura Il corpo di Raffaele fu sepolto a Bujalance il 5 maggio 1937. La documentazione disponibile attesta dunque una traslazione o una successiva sepoltura rispetto al luogo dell'esecuzione. Le fonti consultate non consentono invece di ricostruire con sufficiente precisione tutte le vicende successive delle sue spoglie; per questo è preferibile non indicare una collocazione attuale delle reliquie senza una documentazione più precisa.
La causa di beatificazione Raffaele Cubero Martín è uno dei 127 martiri della diocesi di Córdoba la cui causa è stata esaminata unitariamente. Nel gruppo figurano sacerdoti, seminaristi, religiosi e laici, uomini e donne appartenenti a differenti condizioni sociali. L'inchiesta diocesana si svolse a Córdoba dal 16 gennaio 2010 al 15 settembre 2012. Gli atti furono convalidati dalla Santa Sede l'8 novembre 2013. La Positio super martyrio fu presentata nel 2020. I Consultori storici della Congregazione delle Cause dei Santi esaminarono la causa il 26 novembre 2019; il Congresso peculiare dei Consultori teologi si espresse favorevolmente il 15 settembre 2020 e la sessione plenaria dei cardinali e vescovi della Congregazione confermò il giudizio il 17 novembre dello stesso anno. Il 23 novembre 2020 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui veniva riconosciuto il martirio del sacerdote Juan Elías Medina e dei suoi 126 compagni. Raffaele Cubero Martín era indicato tra i cinque seminaristi della causa.
La beatificazione del 2021 La beatificazione fu celebrata il 16 ottobre 2021 nella cattedrale di Córdoba, dedicata a Nuestra Señora de la Asunción. La celebrazione fu presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come delegato di papa Francesco. Raffaele venne così inserito ufficialmente nel gruppo dei 127 martiri di Córdoba, insieme agli altri quattro seminaristi della causa: Antonio Artero Moreno, Antonio Montilla Cañete, Manuel Montilla Cañete e José Ruiz Montero. La Conferenza Episcopale Spagnola lo registra tra i martiri del XX secolo con lo stato ecclesiale di seminarista e con la data di beatificazione del 16 ottobre 2021.
Il rapporto con il beato Teodoro Martín Camacho Un elemento particolarmente significativo della sua vicenda è il rapporto con lo zio materno Teodoro Martín Camacho. Sacerdote della diocesi di Córdoba, Teodoro accolse Raffaele nella propria casa dopo la morte del padre e rappresentò una figura importante nella sua formazione. I due condivisero anche la prigionia del luglio-agosto 1936. Teodoro fu ucciso il 15 agosto a Morente, cinque giorni prima di Raffaele. Entrambi appartengono oggi alla stessa causa di beatificazione dei martiri di Córdoba. La vicenda dei due parenti costituisce uno degli aspetti più singolari della causa: la vocazione sacerdotale dello zio aveva contribuito a orientare quella del nipote e, pochi anni dopo, entrambi furono vittime della medesima persecuzione religiosa. Autore: Giampietro Cattini
Era il figlio più giovane di Rafael Cubero Herrera e Soledad Martàn Camacho, che fu battezzato il 27 settembre 1913 nella parrocchia di Ntra. Signora de la Asuncion de Carcabuey. Il 23 settembre 1915, mons. Ramon Guillamet lo ha confermato lì. Era una famiglia religiosa ed esemplare, che colpì a cristiani i propri tre figli, e molto vicina alla Chiesa: suo zio materno è il sacerdote Don Teodoro Martin Camacho (anche un martire). Un anno dopo la morte del padre (1917), tutta la famiglia vive nella casa di Don Teodoro a Cordoba, parrocchiano di San Pedro. Qui chiede la sua ammissione al Seminario di San Pelagio, all’età di 12 anni, 1925-1926. Il coadiutore della sua Parrocchia di San Pedro di Cordoba riporta il 4 settembre 1925: "Si accorge di un buon comportamento morale e religioso, frequentando la Santa Messa ogni giorno e ricevendo spesso i Sacramenti della Penitenza e della Comunione". I suoi primi anni si distinguono per le sue qualifiche. Era un oratore regolare nelle lezioni scientifiche e negli atti letterari del curriculum. Parlava e scriveva il latino fluentemente, e tradusse correttamente il greco e l'ebraico. Aveva la preoccupazione di imparare una lingua viva e si iscrisse all'inglese nelle vacanze del 1935 e pianificò di migliorare la sua pronuncia l'anno successivo. La sua formazione come seminarista fu fortemente influenzata dal suo rettore, il beato martire José Maria Peris Polo. Dal secondo latino mostrò ai poemi doti. All’età di 14 anni compose la sua prima poesia, alcuni giri alla Madonna. Diversi suoi poesie sono state pubblicate in "La Voz" (Cordova), El Correo de Andalusia (Sevilla), El Adalid Serafico e El Correo Josefino. Avanzando nella sua formazione filosofica e teologica, la sua poesia divenne sempre più religiosa e si concentrò sulla sua vita spirituale, incentrata sull’Eucaristia e sul suo amore per la Madre di Dio. Una delle sue ultime opere, ormai perduta, fu una breve agiografia di San Eulogio de Cordoba, dopo aver studiato la vita dei Martiri di Cordoba Mozarab. Le vacanze estive erano trascorse con la sua famiglia, visitando lo zio sacerdote Don Teodoro. Don Rafael lo aiutò nelle parrocchie che servì: coadiutore a San Pedro de Cordova e curare tipico della Parrocchia di Ntra. Ms. de la Asuncion Bujalance (1926). In questo è solito andare alla catechesi dei bambini e agli incontri dei giovani dell’Azione Cattolica. Nel 1934 ricevette il Clerical Tonsura Prima, che lo preparò a ricevere ordini sacri. Quell'anno accettò i primi Ordini Minori (Ostiariato e Lettore), e il 15 giugno 1935 ricevette l'Esorcium e l'Accolite. La situazione della Chiesa sin dalla Seconda Repubblica è stata mostrata negli eventi che hanno avuto luogo nel Seminario nel maggio 1931. Un compagno dei suoi racconti un altro evento simile nel maggio 1936, e mette in evidenza l'insieme di Don Rafael: "Un giorno del mese di maggio, siamo stati svegliati da voci disoccupate che cantavano terribili minacce (...) era la folla marxista del Fronte Popolare (...) Dimentica, saltammo fuori dal letto e ci rifugiammo nelle gallerie. Ti piacerebbe il seminario? Lo brucerai? Raffaello rimase sereno e io lo udii dire: "Non abbiamo paura, anche se ci assaltano, ci faranno del male, ci toglieranno la vita, quale più grande beatitudine e gloria che sbiancare i nostri mantelli con il sangue dell'Agnello? Il 21 luglio 1936 a Bujalance arrestarono Don Rafael insieme a suo zio, prima di sua madre, poiché i suoi rapitori dicevano che stava già indossando la tonaca. In carcere hanno imparato il giorno dopo dell’incendio di chiese, archivi e immagini sacre. Fino a 60 persone si radunarono lì, e sei sacerdoti. Durante il carcere, come scrisse in seguito sua madre, Don Rafael diresse la preghiera del Rosario, che recitava ad alta voce ad alta voce e, dalle undici alle dodici di sera, con le braccia incrociate, era solito fare l’Ora Santa in compagnia di suo zio e degli altri sacerdoti. Suo zio Don Teodoro è stato ucciso il 15 agosto a Morente. Don Rafael scrisse questa frase su una pagina del Breviario che si era preso in prigione: "Lasciatemi che la mia carriera meda alla fine della mia carriera". Possa io avere la gioia di avervi nelle mie mani, perché sono stato perseguitato per essere stato trattenuto dal sacerdote. Fu fucilato il 20 agosto 1936 al Cimitero di Torres, con un crocifisso in mano. Fu sepolto a Bujalance il 5 maggio 1937. La sua beatificazione ha avuto luogo il 16 ottobre 2021 a Cordova.
Autore: Diocesisdecordoba.es
|