San Porfirio di Kafsokalyvia (Evangelos Bairaktaris)

Sacerdote, eremita

Festa: 2 dicembre (Chiese Orientali)

Nascita-morte: Agios Ioannis, Grecia, 7 febbraio 1906 - Monte Athos, Grecia, 2 dicembre 1991

Immagini di San Porfirio di Kafsokalyvia (Evangelos Bairaktaris) Sacerdote, eremitaImmagini di San Porfirio di Kafsokalyvia (Evangelos Bairaktaris) Sacerdote, eremita

Nascita - morte:
Agios Ioannis, Grecia, 7 febbraio 1906 - Monte Athos, Grecia, 2 dicembre 1991

Festa:
2 dicembre (Chiese Orientali)

Etimologia:
Dal greco porphyra, porpora, e significa «purpureo» o «vestito di porpora»; Evangelos dal greco eu- e angelos, «messaggero di buone notizie»

Emblema:
Anziano monaco sacerdote

Categoria: Chiese Orientali Ortodosse

Calendario: I santi del 2 dicembre

Fù un monaco e ieromonaco greco della Chiesa ortodossa, ricordato per la direzione spirituale esercitata tanto nell’ambiente ascetico del Monte Athos quanto nel cuore di Atene. Nato in una famiglia rurale dell’Eubea, raggiunse ancora adolescente la comunità athonita di Kafsokalyvia, ma le condizioni di salute lo costrinsero a tornare sulla terraferma. Ordinato sacerdote, prestò servizio per oltre trent’anni presso la cappella della Policlinica ateniese, accogliendo malati, familiari e fedeli di ogni condizione. Negli ultimi decenni promosse un centro monastico a Milesi, nell’Attica, mantenendo un intenso ministero di consiglio e preghiera. Morì il 2 dicembre 1991, dopo essere ritornato sul Monte Athos. La sua figura è nota anche attraverso memorie, testimonianze e raccolte postume di insegnamenti, che richiedono di distinguere gli elementi biografici verificabili dai racconti di carismi straordinari. Il Santo Sinodo del Patriarcato ecumenico lo iscrisse ufficialmente nel calendario dei santi ortodossi il 27 novembre 2013, fissandone la commemorazione al 2 dicembre.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Origini familiari e infanzia
Evangelos Bairaktaris nacque il 7 febbraio 1906 nel villaggio di Agios Ioannis, nell’Eubea, in Grecia. I genitori, Leonidas Bairaktaris ed Eleni, nata nella famiglia Lambrou, vivevano del lavoro agricolo. La famiglia, numerosa e povera, conobbe anche la lontananza del padre, che cercò occupazione all’estero e lavorò alla costruzione del canale di Panama. Le biografie ecclesiastiche concordano sul quadro di un’infanzia segnata dalla necessità di contribuire precocemente al sostentamento domestico.
Le testimonianze divergono nei particolari relativi alla durata della scuola elementare: alcune parlano di un solo anno, altre di circa due anni. Il bambino custodì animali e lavorò poi in esercizi commerciali a Calcide e al Pireo. Questa esperienza non impedì una familiarità precoce con la lettura religiosa; nella memoria biografica assume particolare rilievo la Vita di san Giovanni il Calibita, indicata come una delle letture che orientarono il suo desiderio monastico. I dettagli della vocazione infantile sono tramandati soprattutto da narrazioni retrospettive.

La vocazione athonita
Ancora adolescente, generalmente collocato dalle biografie intorno ai dodici anni, Evangelos raggiunse il Monte Athos. Si stabilì nella zona di Kafsokalyvia, importante insediamento di celle eremitiche nella parte meridionale della penisola, dove entrò nella disciplina della vita monastica. La tradizione ricorda come suoi anziani spirituali Panteleimon e Ioannikios. Qui apprese una forma di ascesi fondata sulla preghiera, sull’obbedienza e sul lavoro quotidiano.
La sua permanenza athonita non fu un semplice ritiro isolato. La vita delle celle dipendeva da una rete di rapporti tra anziani e discepoli, con una liturgia regolare e il sostegno reciproco. Le narrazioni sulla sua giovinezza descrivono un’obbedienza particolarmente rigorosa e attribuiscono al giovane monaco esperienze spirituali eccezionali. Tali racconti hanno un significato nella ricezione religiosa della sua figura, ma non equivalgono, per la loro natura testimoniale e spesso tardiva, a registrazioni indipendenti degli avvenimenti.
In questa fase assunse la vita monastica; le ricostruzioni non sono sempre uniformi nel distinguere le successive tappe della vestizione e i nomi ricevuti. Il nome Porfirio, con cui sarebbe divenuto universalmente noto, appartiene alla sua identità religiosa. Una malattia rese infine necessario l’allontanamento dal Monte Athos, interrompendo la permanenza continuativa presso Kafsokalyvia.

Ritorno in Eubea e ordinazione
Rientrato in Eubea, visse nell’ambiente monastico legato a san Charalambos. Le biografie ecclesiastiche situano l’ordinazione sacerdotale nella seconda metà degli anni Venti, spesso nel 1927, e collegano la sua prima attività pastorale a comunità dell’Eubea. Alcune ricostruzioni menzionano l’isola di Sciro e l’intervento di autorità ecclesiastiche locali. La varietà dei dettagli cronologici consiglia prudenza quando non siano disponibili i registri originali delle ordinazioni.
La sua esperienza di monaco divenuto sacerdote si tradusse progressivamente in un ministero di confessione e direzione spirituale. L’ideale dell’esicasmo athonita non scomparve con il ritorno nella società: fu reinterpretato nell’ascolto di persone concrete, nel rapporto con i sofferenti e nell’attenzione ai problemi familiari. La memoria dei discepoli insiste sulla capacità di unire preghiera e disponibilità pastorale, ma non ogni dialogo tramandato può essere datato o ricostruito parola per parola.

La Policlinica di Atene e la pastorale urbana
Nel 1940 Porfirio iniziò il servizio presso la chiesa di San Gerasimo annessa alla Policlinica di Atene, nella zona di piazza Omonia. Rimase legato a questo incarico fino al 1973: un periodo di circa trentatré anni che costituisce uno dei dati più caratteristici della sua biografia. L’ambiente ospedaliero gli offrì un osservatorio diretto della sofferenza e della vita quotidiana nella capitale greca.
Il contesto storico fu particolarmente difficile. La Grecia attraversò la guerra, l’occupazione durante il secondo conflitto mondiale e, in seguito, profonde lacerazioni politiche e sociali. Porfirio non divenne una figura politica: la sua attività documentata rimase quella di sacerdote, celebrante, confessore e consigliere. La sua presenza in un ospedale cittadino mostra tuttavia una forma di ministero monastico fuori dai luoghi tradizionali del monachesimo.
Accanto ai pazienti si rivolgevano a lui infermieri, medici, famiglie e persone provenienti da altri ambienti. Nella letteratura memorialistica ricorrono racconti di intuizioni straordinarie, conoscenza di circostanze non comunicate e guarigioni. Sono testimonianze religiose importanti per capire la devozione sviluppatasi intorno a lui; ciascun episodio, però, richiederebbe una verifica autonoma dei testimoni e delle circostanze per essere presentato come fatto accertato.
Il suo insegnamento insisteva sulla centralità di Cristo, sulla preghiera non ridotta a una pratica meccanica, sull’amore e sulla libertà interiore. In molte testimonianze la guida spirituale non appare come imposizione di regole astratte, ma come attenzione alla situazione concreta di chi chiedeva aiuto. Il materiale oggi disponibile deriva in larga misura da raccolte curate dopo la sua morte, nelle quali il ricordo orale si intreccia con l’elaborazione editoriale.

San Nicola di Kallisia e il progetto di Milesi
Dal 1950 Porfirio frequentò e utilizzò l’antico piccolo complesso di San Nicola a Kallisia, nell’area del Pentelico. Qui trovò un luogo di raccoglimento e lavoro manuale, che mantenne un legame con la sua formazione athonita. Questa esperienza si svolse parallelamente agli impegni ateniesi e non va confusa con una nuova permanenza stabile sul Monte Athos.
Nel 1979 si trasferì nell’area di Milesi, presso Oropos, nell’Attica. Qui avviò il progetto di un esicastero dedicato alla Trasfigurazione del Salvatore. I primi anni furono segnati da sistemazioni provvisorie e dalle difficoltà materiali del cantiere. Nonostante il progressivo aggravarsi delle condizioni di salute, continuò a seguire il progetto e a ricevere persone in cerca di orientamento spirituale.
La posa della prima pietra della chiesa principale del nuovo complesso viene datata al 26 febbraio 1990. La fondazione non deve essere intesa soltanto come realizzazione edilizia: essa intendeva offrire uno spazio di vita liturgica, preghiera e accoglienza, in continuità con l’esperienza di Kafsokalyvia. Le testimonianze ricordano che Porfirio mantenne contatti personali e telefonici con un numero elevato di fedeli anche quando la vista e le forze fisiche erano ormai gravemente compromesse.

Ultimi mesi, morte e sepoltura
Nel giugno 1991 Porfirio tornò alla cella di San Giorgio a Kafsokalyvia, sul Monte Athos. Le biografie interpretano il viaggio come scelta consapevole di terminare la vita nel luogo della propria formazione monastica, lontano da solenni onoranze. Il desiderio di discrezione è confermato dalla tradizione relativa alle disposizioni per le esequie e dalla scelta di una sepoltura semplice.
Morì il 2 dicembre 1991 a Kafsokalyvia. Fu sepolto nel cimitero monastico locale. Secondo la testimonianza dei confratelli, le sue spoglie furono successivamente rimosse dalla tomba secondo l’uso athonita e collocate in luogo non pubblicamente indicato, conformemente al desiderio attribuitogli. Non è pertanto corretto indicare un reliquiario pubblico come luogo certo di conservazione delle sue reliquie.
Una lettera spirituale datata giugno 1991, trasmessa nell’ambiente monastico, esprime il suo desiderio di perdono e di unità. La tradizione riporta anche le parole evangeliche sull’unità dei discepoli come sintesi dei suoi ultimi pensieri. L’esatta formulazione delle ultime parole resta tuttavia affidata alle testimonianze di chi gli era vicino.

Memoria, insegnamenti e riconoscimento ecclesiastico
Dopo la morte si diffusero testimonianze personali, registrazioni, raccolte di consigli e pubblicazioni sulla sua vita. La ricezione fu particolarmente intensa nel mondo greco-ortodosso, ma raggiunse anche comunità della diaspora e lettori di altre lingue. La sua figura venne associata alla tradizione dei gerontes, anziani spirituali che esercitano una funzione di guida senza che questa coincida necessariamente con un alto incarico gerarchico.
Il 27 novembre 2013 il Santo e Sacro Sinodo del Patriarcato ecumenico, sotto la presidenza del patriarca Bartolomeo, deliberò la sua iscrizione nell’albo dei santi della Chiesa ortodossa. Il comunicato sinodale fissò la memoria al 2 dicembre, anniversario della morte. Si tratta di una canonizzazione nel contesto ecclesiale ortodosso, non di un atto della Chiesa cattolica romana. Il riconoscimento confermò ufficialmente un culto già sviluppatosi nella devozione dei fedeli.
La sua immagine è oggi diffusa nelle icone ortodosse, che lo rappresentano abitualmente come anziano monaco sacerdote, con barba bianca e abito monastico. La fama di taumaturgo appartiene alla sua venerazione ecclesiale; la valutazione storica delle singole guarigioni rimane distinta dalla decisione sinodale di iscriverlo nel calendario. La continuità tra la vita contemplativa athonita e il servizio urbano costituisce il tratto storico più riconoscibile del suo percorso.

Biografia

San Porfirio di Kavsokalyvia (al secolo Evangelos Bairaktaris), uno degli ultimi santi canonizzati dalla Chiesa ortodossa greca, nacque il 7 febbraio del 1906 nel villaggio di San Giovanni della provincia di Karystia, nell’isola di Eubea, in una famiglia di contadini poveri, che avevano molte difficoltà a mantenere la numerosa famiglia.
A dodici anni parte da solo per il Monte Athos, all’insaputa dei suoi genitori, affascinato dal desiderio segreto di Dio che infuoca il suo cuore. Qui arriva a Kavsokalyvia, dove vivono due anziani che lo introducono nella tradizione monastica del luogo santo, di cui sono loro stessi nutriti, aprendogli la via per progredire e crescere nella vita spirituale.
Ma Dio, che gli aveva dato la forza di venire dodicenne all’Athos, gli manda un’infermità. Si ammala gravemente, tanto che non può restare e deve tornare in Eubea. L’arcivescovo del Sinai, Porfirio, che qui lo conosce, ne rimane colpito e lo ordina prete a vent’anni, dandogli il nome di Porfirio. Il teologo Amilcare Alivizatos, che lo conobbe quando Porfirio aveva trentaquattro anni, ne fu incantato, tanto da chiedere all’arcivescovo di Atene di nominarlo – lui che aveva frequentato solo la prima elementare – cappellano del Policlinico di Atene. Lì resta per trentatré anni, facendosi conoscere come una benedizione per tutti.
Dotato di grandi doni spirituali, non si lascia impressionare dai carismi che ha, non recita il ruolo del santo. Tiene stretto dentro di sé Colui che elargisce i carismi. Per questo parla liberamente e genera libertà in coloro che incontra, trasmettendo in dono la grazia di Dio che ha dentro di sé con la gioia e la semplicità del bambino. È illetterato e sapientissimo, e poeta. “Devi essere poeta per diventare cristiano”. “Cristo non accetta anime grossolane”.
Quando capì che era arrivato alla fine della sua vita terrena, volle tornare al suo amato eremo di Kavsokalyvia, sul Monte Athos, dove muore il 2 dicembre del 1991.
Il 27 novembre 2013, il Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli ha deciso l’inclusione di Porfirio di Kafsokalyvia nella lista dei santi.
La sua memoria si celebra il 2 dicembre.

Fonte: www.edizionilipa.com

Approfondimenti

La tradizione dei gerontes e la trasmissione degli insegnamenti
Le raccolte postume di detti e consigli di Porfirio conservano una voce spirituale riconoscibile, ma non costituiscono tutte trascrizioni stenografiche. Alcune pagine derivano da ricordi di discepoli, altre da conversazioni registrate o ricomposte. Il valore religioso e la fortuna editoriale di questi testi non eliminano la necessità di distinguere le testimonianze dirette dalle rielaborazioni successive. La centralità dell’amore per Cristo, l’attenzione alla preghiera e la cura pastorale degli afflitti sono temi ricorrenti in testimonianze di diversa provenienza.

Cronologia

- 7 febbraio 1906 - Nascita ad Agios Ioannis, in Eubea, secondo la cronologia prevalente.
- Circa 1918 - Ingresso nella vita monastica a Kafsokalyvia, sul Monte Athos.
- 1927 - Ordinazione sacerdotale secondo la cronologia più diffusa.
- 1940-1973 - Servizio sacerdotale presso la Policlinica di Atene.
- 1979 - Avvio dell’insediamento e del progetto monastico a Milesi.
- 26 febbraio 1990 - Posa della prima pietra della chiesa della Trasfigurazione a Milesi.
- 2 dicembre 1991 - Morte a Kafsokalyvia.
- 27 novembre 2013 - Iscrizione nell’albo dei santi da parte del Patriarcato ecumenico.

Valutazione storico-critica

- La morte il 2 dicembre 1991 e il riconoscimento sinodale del 27 novembre 2013 sono attestati con elevata sicurezza.
- La nascita è generalmente collocata al 7 febbraio 1906; una pagina liturgica dell’Arcidiocesi greco-ortodossa d’America riporta invece il 1907.
- Le biografie divergono sulla durata della scolarizzazione e su alcuni particolari della giovinezza e dell’ordinazione.
- I racconti di chiaroveggenza, profezia e guarigioni appartengono prevalentemente alla tradizione testimoniale e devozionale; non tutti sono verificabili con documentazione indipendente.
- Il culto e la canonizzazione riguardano la Chiesa ortodossa; non risultano provvedimenti equivalenti della Chiesa cattolica romana.
- La collocazione attuale delle spoglie non è resa pubblica con sufficiente certezza.

Fonti e bibliografia essenziale

- Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, comunicato del Santo e Sacro Sinodo del 27 novembre 2013, riprodotto dalla Greek Orthodox Archdiocese of America, Ecumenical Patriarchate Proclaimed Two New Saints, 16 dicembre 2013.
- Orthodox Church in America, Saint Porphyrios, Wonderworker of Kavsokaliva, sinassario per il 2 dicembre.
- Greek Orthodox Archdiocese of America, Porphyrios of Kavsokalyvia, sezione Saints and Feasts, memoria del 2 dicembre.
- Georgios Arvanitis, Ο Άγιος Πορφύριος ο Καυσοκαλυβίτης· ο άγιος της πλατείας Ομονοίας, testo biografico pubblicato dalla Metropolia del Pantokrator.

Aggiunto/modificato il 31 ottobre 2026