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Triglia di Bitinia, 8 gennaio 1867 - Smirne, Turchia, 27 agosto 1922 (calendario giuliano), 9 settembre 1922 (calendario gregoriano)
Fu uno dei più importanti vescovi greco-ortodossi dell'Asia Minore tra la fine dell'Impero ottomano e la drammatica dissoluzione della presenza cristiana in Anatolia. Nato a Triglia di Bitinia nel 1867, ricevette la formazione teologica alla Scuola di Halki e intraprese una rapida carriera ecclesiastica che lo portò prima alla guida della metropolia di Drama e poi, nel 1910, a quella di Smirne. La sua attività pastorale fu caratterizzata da un forte impegno nell'istruzione, nell'assistenza sociale e nella difesa degli interessi della popolazione greco-ortodossa, in un contesto segnato dalle tensioni nazionali e dalle persecuzioni contro le comunità cristiane dell'Impero ottomano. Durante la Prima guerra mondiale fu costretto ad abbandonare Smirne e a vivere a Costantinopoli. Tornò nella sua sede nel 1919, quando l'esercito greco occupò la città. Negli anni successivi rimase coinvolto nelle tensioni politiche e nazionali che accompagnarono la guerra greco-turca. Quando nell'agosto-settembre 1922 la posizione greca crollò e le truppe turche rientrarono a Smirne, gli furono offerte possibilità di fuga. Scelse invece di rimanere con la propria comunità. Fu arrestato e consegnato a una folla che lo sottopose a un linciaggio nel quale perse la vita. La Chiesa di Grecia lo riconobbe ufficialmente come santo e martire nel 1992. La sua vicenda è quindi inseparabile dalla tragedia della presenza cristiana dell'Asia Minore nel 1922, ma non può essere ridotta al solo martirio. Prima di diventare il simbolo della fine della comunità greco-ortodossa di Smirne, Chrysostomos fu un vescovo energico, amministratore, promotore dell'educazione e protagonista delle complesse relazioni fra Chiesa, comunità locali e potere politico.
Etimologia: Dal greco chrysóstomos, significa 'bocca d'oro', cioè 'dalla parola d'oro'.
Emblema: Abiti episcopali, omoforio, pastorale, Evangeliario.
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Chrysostomos Kalafatis nacque l'8 gennaio 1867 a Triglia, nella Bitinia, località cristiana della Propontide oggi chiamata Tirilye. Era figlio di Nikolaos Kalafatis e Kalliopi Lemonidou. La sua famiglia apparteneva alla popolazione greca ortodossa dell'Impero ottomano. A diciassette anni entrò nella Scuola Teologica di Halki, presso Costantinopoli, uno dei principali centri di formazione del clero del Patriarcato ecumenico. Vi studiò dal 1884 al 1891, acquisendo una preparazione teologica che avrebbe costituito la base della sua successiva attività ecclesiastica. Terminati gli studi, entrò al servizio del metropolita di Mitilene Konstantinos Valiadis come arcidiacono. Successivamente ricoprì incarichi amministrativi presso il Patriarcato ecumenico, arrivando a svolgere le funzioni di grande protosincello e cancelliere della Grande Chiesa. In questo periodo prese parte anche ad attività di carattere interconfessionale, fra cui una commissione incaricata di esaminare i rapporti fra ortodossi e anglicani.
Metropolita di Drama Nel 1902 il Patriarcato ecumenico lo nominò metropolita di Drama, nella Macedonia orientale, territorio allora ancora sottoposto all'Impero ottomano. La regione era attraversata da forti tensioni fra comunità greche e bulgare e dalla competizione politica e nazionale che accompagnò la fase finale del dominio ottomano nei Balcani. Chrysostomos sviluppò nella diocesi un'intensa attività pastorale e sociale. Promosse la costruzione e il rafforzamento di scuole e istituzioni educative, sostenne opere assistenziali e incoraggiò la creazione di strutture destinate alla popolazione locale. Le fonti ricordano, fra le iniziative attribuite al suo episcopato, scuole, un ospedale, orfanotrofi e abitazioni per lavoratori del tabacco. Il suo impegno nella difesa della comunità greco-ortodossa lo portò tuttavia a entrare in contrasto con le autorità ottomane. Nel 1907 fu costretto a lasciare temporaneamente Drama e a ritirarsi nella natia Triglia. La nuova costituzione ottomana del 1908 gli consentì di rientrare nella sua diocesi, dove fu accolto favorevolmente dalla popolazione. Le tensioni, però, ripresero e nel gennaio 1909 fu nuovamente allontanato.
Metropolita di Smirne Nel 1910 Chrysostomos fu trasferito alla metropolia di Smirne, una delle sedi più importanti del Patriarcato ecumenico. La città costituiva un grande centro commerciale e cosmopolita dell'Asia Minore, con una consistente popolazione greca e ortodossa. Il suo episcopato si svolse in anni drammatici. Le guerre balcaniche, la Prima guerra mondiale e le politiche di trasferimento e persecuzione delle popolazioni cristiane trasformarono profondamente la situazione dell'Asia Minore. Chrysostomos intervenne ripetutamente a difesa delle comunità ortodosse e denunciò le violenze di cui esse erano vittime. Nel 1914 le autorità ottomane lo costrinsero ad abbandonare Smirne. Durante gli anni della guerra rimase a Costantinopoli e partecipò alle iniziative ecclesiastiche e umanitarie rivolte alle popolazioni cristiane colpite dalle deportazioni e dalle persecuzioni. La sua posizione lo collocò anche nel complesso confronto politico interno al Patriarcato ecumenico.
Il ritorno nel 1919 La situazione mutò radicalmente dopo la Prima guerra mondiale. Il 15 maggio 1919 le truppe greche sbarcarono a Smirne e la città entrò nella zona sottoposta all'amministrazione greca. Chrysostomos ritornò nella sua sede episcopale e riprese il ministero pastorale. Il suo rapporto con le autorità politiche greche non fu tuttavia privo di contrasti. In particolare ebbe divergenze con Aristidis Stergiadis, alto commissario greco a Smirne, che cercava di mantenere una politica rigorosamente non discriminatoria nei confronti della popolazione musulmana e di contenere le manifestazioni di nazionalismo greco. Chrysostomos, al contrario, era fortemente legato alle aspirazioni nazionali della popolazione greca dell'Asia Minore. Le fonti mostrano dunque una figura complessa, nella quale la responsabilità episcopale si intrecciò strettamente con la questione nazionale. Questa dimensione politica non deve essere né cancellata né trasformata in una semplice celebrazione patriottica. È un elemento essenziale per comprendere la sua personalità e il contesto nel quale maturò il suo martirio.
La catastrofe di Smirne Nell'estate del 1922 l'esercito greco fu sconfitto in Anatolia e iniziò una rapida ritirata. La situazione di Smirne divenne drammatica. Il ritorno delle forze turche segnò la fine dell'amministrazione greca e l'inizio di una catastrofe per le popolazioni cristiane della città. Chrysostomos cercò di ottenere protezione per i cristiani attraverso i rappresentanti delle potenze straniere. Secondo il console generale statunitense George Horton, gli fu offerta la possibilità di rifugiarsi nel consolato francese, con una scorta di marines, ma il metropolita rifiutò e decise di rimanere accanto alla propria comunità. La testimonianza di Horton è particolarmente importante perché proviene da un diplomatico che conosceva personalmente il metropolita, anche se non fu testimone diretto della sua uccisione. La decisione di non partire divenne in seguito uno degli elementi centrali della sua memoria agiografica. Storicamente è documentato il suo rifiuto di abbandonare Smirne; più problematiche sono invece alcune formulazioni posteriori che trasformano questa scelta in una scena già interamente modellata secondo lo schema del martirio cristiano. La distinzione è importante per una corretta lettura storica della sua figura.
L'arresto e il martirio La data tradizionale del martirio è il 27 agosto 1922 secondo il calendario giuliano, che nel calendario gregoriano corrisponde al 9 settembre. Alcune fonti moderne riportano direttamente il 9 settembre, mentre altre, seguendo il calendario ecclesiastico greco dell'epoca, mantengono il 27 agosto. Questa differenza spiega le apparenti divergenze nelle biografie. Dopo l'ingresso delle forze turche a Smirne, Chrysostomos fu condotto davanti a Nureddin Pascià, comandante militare della regione. Le ricostruzioni della vicenda concordano sul fatto che il metropolita fu consegnato a una folla che lo sottopose a un violento linciaggio. Le circostanze precise dell'intervento di Nureddin e le parole da lui pronunciate sono invece riportate con qualche differenza dalle fonti e devono essere considerate con cautela. Anche George Horton, pur confermando l'uccisione del metropolita, precisò di non aver assistito personalmente alla scena. Testimonianze francesi riferirono che Chrysostomos fu condotto presso una bottega di barbiere, picchiato, accoltellato e mutilato. Successivamente fu trascinato in una strada secondaria del quartiere di Iki Cheshmeli, dove morì per le ferite riportate. Le descrizioni delle mutilazioni sono estremamente crude e, pur appartenendo alla documentazione testimoniale della tragedia, non è necessario riprodurle nei dettagli per comprendere la natura del martirio. La morte di Chrysostomos avvenne dunque nel contesto della distruzione della comunità cristiana di Smirne. Il suo martirio divenne rapidamente uno dei simboli della tragedia vissuta dai cristiani dell'Asia Minore nel 1922.
Il riconoscimento come santo La venerazione di Chrysostomos come martire si sviluppò già nella memoria delle comunità dei profughi dell'Asia Minore. La canonizzazione ufficiale, tuttavia, appartiene a un periodo molto più recente. Il 4 novembre 1992 la Chiesa di Grecia lo riconobbe ufficialmente come santo e martire. La decisione fu successivamente formalizzata e resa pubblica con l'enciclica sinodale n. 2556 del 5 luglio 1993, con la quale furono inseriti nel coro dei santi anche gli altri gerarchi, sacerdoti e laici riconosciuti come martiri della catastrofe dell'Asia Minore. La sua commemorazione è collegata liturgicamente a quella degli altri gerarchi martiri dell'Asia Minore, fra i quali Gregorio di Kidonion, Ambrosio di Moschonision, Procopio di Iconio ed Eutimio di Zela. La Chiesa di Grecia li ricorda insieme nella domenica precedente la festa dell'Esaltazione della Santa Croce.
Una figura tra pastorale, nazionalità e martirio L'importanza storica di Chrysostomos non consiste soltanto nella drammaticità della sua morte. La sua vita mostra in modo particolarmente evidente la difficoltà di separare, nell'ultimo periodo dell'Impero ottomano, l'attività pastorale delle gerarchie ortodosse dalle questioni nazionali. A Drama egli fu promotore di scuole e opere sociali, ma contemporaneamente assunse una posizione molto attiva nella difesa dell'identità greca. A Smirne continuò questa impostazione, entrando talvolta in contrasto con autorità politiche che avrebbero preferito un ruolo ecclesiastico meno direttamente coinvolto nella politica nazionale. La sua figura non può quindi essere descritta semplicemente come quella di un vescovo estraneo alla politica. Al contrario, proprio il suo coinvolgimento nella questione nazionale costituisce una parte documentata della sua biografia. La successiva memoria ecclesiale ha però interpretato la sua permanenza a Smirne nel 1922 soprattutto come fedeltà al proprio gregge. In questa prospettiva, il suo martirio viene letto come il compimento di una vita episcopale vissuta come responsabilità verso una comunità perseguitata.
Rapporti con altri esponenti della Chiesa Chrysostomos fu legato alla struttura del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli per tutta la sua formazione e carriera. Tra le figure ecclesiastiche che ebbero un ruolo nella sua vicenda si ricordano il metropolita Konstantinos Valiadis di Mitilene e il patriarca ecumenico Ioachim III, sotto il cui patriarcato Chrysostomos fu elevato alla dignità episcopale e nominato metropolita di Drama. Negli anni della Prima guerra mondiale fu inoltre coinvolto nelle tensioni interne al Patriarcato durante il patriarcato di Germanos V. La sua posizione apparteneva alla corrente dei gerarchi particolarmente sensibili alla questione delle popolazioni greche dell'Impero ottomano.
Cultura, educazione e opere sociali Un aspetto talvolta oscurato dalla fama del martirio è la sua attività sociale. Durante l'episcopato a Drama promosse istituzioni educative e assistenziali e sostenne iniziative rivolte ai lavoratori e ai giovani. A Smirne continuò a interessarsi alla formazione e alla vita sociale della comunità. A Chrysostomos è stata inoltre attribuita una particolare attenzione alla pratica sportiva e alla formazione dei giovani. Alcune fonti ortodosse lo ricordano anche in relazione alla nascita o allo sviluppo del Panionios, società sportiva originariamente fondata a Smirne nel XIX secolo. Il rapporto preciso fra il metropolita e la fondazione dell'associazione è però presentato in modo non uniforme dalle fonti; è pertanto preferibile non definirlo senza ulteriori riscontri come unico fondatore.
Iconografia Le raffigurazioni moderne di Chrysostomos lo presentano generalmente con gli abiti episcopali propri della tradizione ortodossa, spesso con pastorale o Evangeliario. In alcune opere commemorative viene rappresentato con il volto del vescovo anziano e lo sguardo rivolto verso il proprio popolo, sottolineando soprattutto la dimensione pastorale e il martirio. Un monumento dedicato a Chrysostomos si trova a Salonicco, in piazza Agia Sofia. Realizzato dallo scultore Thanasis Apartis e inaugurato nel 1960, lo rappresenta con il pastorale e una mano sollevata in atteggiamento oratorio. L'opera appartiene alla memoria pubblica della comunità dei profughi dell'Asia Minore e testimonia quanto la figura del metropolita sia divenuta simbolo della catastrofe del 1922.
Culto e memoria Il culto di Chrysostomos si sviluppò soprattutto all'interno delle comunità greche provenienti dall'Asia Minore e stabilitesi in Grecia dopo il 1922. La memoria del metropolita si intrecciò così con quella di centinaia di migliaia di profughi che conservarono il ricordo delle città e dei villaggi abbandonati. La canonizzazione del 1992-1993 diede una forma ufficiale a una venerazione già consolidata nella memoria ecclesiale. Chrysostomos è oggi considerato uno dei principali ieromartiri dell'Asia Minore del XX secolo e viene ricordato insieme agli altri gerarchi che morirono durante la catastrofe.
Autore: Giampietro Cattini
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