San Filoumeno del Pozzo di Giacobbe
Festa: 29 novembre (Chiese Orientali)
Nascita-morte: Cipro 15 ottobre 1913 - Nablus, Cisgiordania 9 novembre 1979
Nascita - morte:
Cipro 15 ottobre 1913 - Nablus, Cisgiordania 9 novembre 1979
Festa:
29 novembre (Chiese Orientali)
Etimologia:
Dal greco Philoumenos, participio legato al verbo philein, «amare»; il nome interpretato come «amato». Il nome di nascita Sofocle deriva dal greco Sophoklēs, associato a sophos, «sapiente», e kleos, «gloria»
Emblema:
Abito monastico ortodosso, copricapo ecclesiastico, croce del martirio
Categoria: Chiese Orientali Ortodosse
Calendario: I santi del 29 novembre
Al secolo Sofocle Hasapis, fu un monaco e sacerdote ortodosso cipriota, appartenente alla Confraternita del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nato nel 1913, intraprese giovanissimo la vita monastica insieme al fratello gemello Elpidio e svolse per decenni il ministero nei luoghi santi della Palestina. Nel 1979 gli venne affidata la custodia del santuario del Pozzo di Giacobbe, presso Nablus, tradizionalmente identificato con il luogo dell'incontro evangelico fra Gesù e la Samaritana. Qui venne assassinato il 29 novembre dello stesso anno. La sua morte violenta è un fatto accertato; le successive narrazioni che descrivono un omicidio rituale collettivo o attribuiscono responsabilità a un intero gruppo religioso sono invece smentite dalla ricerca storica. Il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme lo iscrisse nel novero dei santi nel 2009, venerandolo come ieromartire, cioè sacerdote ucciso e commemorato quale martire. La memoria liturgica cade il 29 novembre nel calendario civile, corrispondente al 16 novembre del calendario giuliano. Le sue reliquie sono venerate nel santuario di Nablus.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Origini cipriote e identità personale
Filoumeno, trascritto anche Philoumenos o Filumen, nacque nel 1913 in una famiglia cipriota originaria di Orounta, nella regione di Morphou. Il nome di nascita era Sofocle Hasapis, con varianti nella traslitterazione del cognome. Diverse biografie indicano il 15 ottobre come giorno della nascita, ma le notizie sul luogo esatto oscillano tra il villaggio di origine familiare e Nicosia, dove la famiglia risiedeva. La distinzione è importante: provenire da Orounta non significa necessariamente esservi nato. I genitori sono ricordati nelle fonti ecclesiastiche cipriote come Giorgio e Maddalena. Le stesse fonti raccontano che il padre gestiva una locanda e un forno a Nicosia. Si tratta di particolari conservati soprattutto dalla tradizione familiare e agiografica, non di elementi che abbiano tutti la medesima conferma documentaria della successiva appartenenza al Patriarcato di Gerusalemme.
Un dato significativo è l'esistenza del fratello gemello, Alessandro, divenuto monaco con il nome di Elpidio o Elpidios. I due condivisero la prima formazione ascetica, prima che i loro incarichi ecclesiastici prendessero direzioni differenti. La letteratura devozionale descrive l'ambiente domestico come profondamente religioso e attribuisce alla madre e alla nonna un ruolo decisivo nella lettura delle vite dei santi. Questi ricordi possono essere conservati come testimonianze della memoria familiare, senza pretendere di conoscere nel dettaglio l'interiorità dei ragazzi.
La Cipro della loro infanzia si trovava sotto amministrazione britannica, ma la vita religiosa greco-ortodossa manteneva una forte continuità con le istituzioni monastiche locali e con i santuari del Mediterraneo orientale. La scelta di trasferirsi nella Terra Santa si inserisce in una tradizione di rapporti fra la Chiesa cipriota e il Patriarcato di Gerusalemme. Tale contesto aiuta a comprendere il percorso dei fratelli, senza trasformarlo in un progetto politico o in una predestinazione al martirio.
La vocazione monastica e il trasferimento a Gerusalemme
Verso i quattordici anni Sofocle e Alessandro entrarono nel monastero cipriota di Stavrovouni, noto per la disciplina ascetica. Le fonti biografiche collocano questo ingresso nel 1927. La formazione monastica comprendeva la partecipazione alla preghiera comune, l'obbedienza ai superiori e la familiarità con la liturgia bizantina. Non sono disponibili, nelle fonti qui identificabili, registri quotidiani che permettano di ricostruire con precisione i singoli anni di noviziato; occorre quindi distinguere il quadro istituzionale dalle scene edificanti riportate nelle vite posteriori.
Nel 1934 i due giovani si trasferirono a Gerusalemme per studiare presso la scuola del Patriarcato greco-ortodosso. Il passaggio dalla Cipro rurale e monastica alla città dei luoghi santi li introdusse in un ambiente ecclesiastico composito: il clero del Patriarcato, pur mantenendo una tradizione liturgica e amministrativa greca, esercitava la propria missione in comunità di lingua araba e fra pellegrini di numerose provenienze. Per un futuro sacerdote il rapporto con tali comunità richiedeva capacità pastorali e linguistiche che andavano oltre la formazione ricevuta nell'isola.
La Confraternita del Santo Sepolcro, detta anche fraternità agiotafita, costituisce il corpo monastico tradizionalmente legato alla custodia dei luoghi santi sotto la giurisdizione del Patriarcato di Gerusalemme. Filoumeno vi entrò e assunse il nome religioso con cui sarebbe divenuto conosciuto. Alcune cronologie collocano la tonsura nel 1937 e l'ordinazione diaconale nello stesso anno; indicano inoltre il 1944 per l'ordinazione sacerdotale. Sono dati ripetuti da repertori biografici ecclesiastici, ma la ricostruzione non deve confonderli con il documento originale di ciascuna ordinazione, che qui non viene riprodotto.
Il fratello Elpidio seguì un itinerario distinto, pur conservando un legame spirituale con Filoumeno. Le narrazioni che riferiscono presagi, percezioni a distanza e parole udite al momento dell'assassinio appartengono alla testimonianza devozionale successiva e non sono prove indipendenti delle circostanze materiali del delitto.
Il ministero nei santuari della Terra Santa
Per più decenni Filoumeno svolse incarichi religiosi nelle istituzioni dipendenti dal Patriarcato di Gerusalemme. Le fonti ufficiali lo ricordano come membro della Confraternita del Santo Sepolcro e come responsabile di diversi luoghi di culto prima dell'ultimo incarico a Nablus. Una testimonianza personale pubblicata nella stampa ortodossa sottolinea la sua conoscenza dell'arabo e la capacità di parlare ai fedeli palestinesi nella loro lingua. Questo elemento è rilevante per comprendere la concretezza del suo ministero: le comunità locali non erano soltanto lo sfondo dei pellegrinaggi, ma parte della popolazione affidata alla cura pastorale del clero.
Nella tradizione biografica Filoumeno è ricordato per la sobrietà della vita, la regolarità della preghiera e l'attenzione ai fedeli. La memoria ecclesiastica interpreta queste qualità come segni di santità. Sul piano storico, invece, non è possibile verificare ogni dialogo, ogni gesto di carità o ogni giudizio attribuitogli dalle biografie. È significativo che il Patriarcato lo presenti soprattutto attraverso l'appartenenza agiotafita, il servizio nei santuari e la morte violenta, senza offrire in ciascun comunicato una cronologia completa degli uffici ricoperti.
La sua vicenda si svolse in una Terra Santa attraversata da mutamenti politici profondi: il tramonto del mandato britannico, la guerra del 1948, l'amministrazione giordana della Cisgiordania e, dal 1967, l'occupazione israeliana del territorio. Questi eventi condizionarono la vita dei luoghi santi e delle comunità cristiane. Non è tuttavia lecito attribuire a Filoumeno prese di posizione politiche specifiche o iniziative pubbliche di cui non si disponga di attestazioni. Il suo ruolo noto rimane quello di monaco, sacerdote e custode di santuari ortodossi.
Il Pozzo di Giacobbe e il santuario di Nablus
Nel 1979 Filoumeno fu destinato al santuario del Pozzo di Giacobbe, presso Nablus, città della Samaria storica. Una cronologia ecclesiastica indica l'8 maggio come data di assunzione dell'incarico. Il sito, identificato nella tradizione cristiana con il pozzo menzionato nel capitolo quarto del Vangelo secondo Giovanni, è legato all'incontro fra Gesù e la donna samaritana. La tradizione orientale venera quest'ultima con il nome di Fotina. Il pozzo è un luogo di forte valore simbolico per i cristiani e si trova in una regione segnata da memorie religiose condivise e, talvolta, contese.
L'identificazione del sito con il racconto evangelico è una tradizione topografica antica; il Vangelo non fornisce una documentazione archeologica moderna capace di dimostrare ogni passaggio della localizzazione. Il santuario ortodosso custodisce il pozzo e ne celebra il significato cristologico, soprattutto nel ricordo dell'acqua viva promessa da Gesù. Filoumeno vi giunse come egumeno, cioè superiore o responsabile della comunità monastica locale, e come sacerdote incaricato delle celebrazioni.
Il contesto territoriale non va ridotto a uno scontro inevitabile fra religioni. Nablus e il suo territorio sono abitati da popolazioni con identità differenti e il santuario cristiano si inserisce in una storia complessa. Le fonti posteriori all'assassinio hanno talvolta rappresentato l'arrivo del sacerdote come l'inizio di una sequenza certa di minacce collettive e ultimatum sulla rimozione dei simboli cristiani. Queste affermazioni, pur presenti in testi devozionali, non possono essere assunte senza verifica come ricostruzione giudiziaria dei fatti.
L'assassinio del 29 novembre 1979
La sera del 29 novembre 1979 Filoumeno venne ucciso violentemente presso il Pozzo di Giacobbe. Il luogo, la data e l'identità della vittima sono dati solidi. Le comunicazioni del Patriarcato di Gerusalemme descrivono l'aggressione come avvenuta in prossimità dell'ora del vespro, all'interno o presso il santuario. I resoconti parlano di ferite gravissime e di un attacco perpetrato da un uomo entrato nel complesso. È necessario mantenere distinta questa base fattuale dalle narrazioni che, con il passare del tempo, hanno aggiunto dettagli drammatici non sempre coerenti fra loro.
Alcune vite popolari descrivono un gruppo organizzato, un movente di omicidio rituale, precise mutilazioni simboliche e l'impiego di una granata. L'esistenza di versioni diverse, anche nei dettagli relativi all'arma e alla dinamica, impone cautela. Uno studio storico pubblicato da David Gurevich e Yisca Harani nel 2017 ha esaminato la formazione e la circolazione di questi racconti, confrontandoli con la ricostruzione del delitto. Gli autori concludono che l'attribuzione di un omicidio rituale a una collettività ebraica o a un'organizzazione religiosa non è sostenuta dai fatti. La loro analisi è importante anche perché distingue la responsabilità personale dell'assassino dall'identità etnica o religiosa di intere comunità.
Il crimine ebbe un autore individuale; la sua vicenda giudiziaria e psichiatrica è stata oggetto di ricostruzioni successive. Il fatto che un aggressore possa appartenere a una determinata comunità non autorizza a imputare a quella comunità il suo gesto. Non è possibile dedurre dalla sola brutalità dell'omicidio un rito collettivo, una cospirazione o una persecuzione sistematica. La memoria religiosa della vittima e l'accertamento storico delle responsabilità operano su piani distinti, che possono dialogare senza essere confusi.
La morte del sacerdote colpì profondamente la Confraternita del Santo Sepolcro e le comunità legate al santuario. La sua sepoltura ebbe luogo a Gerusalemme, nell'area ortodossa del Monte Sion. La documentazione ecclesiastica successiva mostra che la venerazione di Filoumeno si sviluppò prima del riconoscimento sinodale del 2009. Il carattere violento della morte e il contesto del servizio sacerdotale ne favorirono l'identificazione devozionale come nuovo ieromartire.
Sepoltura, reliquie e memoria della vittima
La tradizione ecclesiastica riferisce che il corpo fu sepolto nel cimitero ortodosso del Monte Sion. Dopo alcuni anni la tomba venne riaperta e i resti furono oggetto di ricognizione e di nuova collocazione. Le cronologie devozionali indicano il 1983 per l'esumazione e il 2008 per il trasferimento delle reliquie a Nablus. Le notizie sullo stato di conservazione del corpo, sul profumo attribuito ai resti e su altri segni straordinari sono testimonianze religiose, non osservazioni scientifiche indipendentemente verificate. La loro funzione nella storia del culto va riconosciuta senza presentarle come accertamenti medico-legali.
Il santuario del Pozzo di Giacobbe ospita oggi la venerazione delle reliquie, secondo le attestazioni ufficiali del Patriarcato di Gerusalemme. Nel complesso sorge la chiesa dedicata a santa Fotina, la Samaritana, con una cappella intitolata a Filoumeno. L'egumeno Giustino, successore nella custodia del luogo, è ricordato dai comunicati patriarcali per il lavoro di costruzione e rinnovamento della chiesa. La memoria del sacerdote assassinato è così collegata materialmente al luogo in cui aveva svolto l'ultimo servizio.
L'iconografia ortodossa lo raffigura abitualmente come monaco sacerdote, con abito scuro, copricapo ecclesiastico e, nelle immagini del martirio, una croce. Sono segni coerenti con il suo stato religioso e con il riconoscimento liturgico, non un ritratto fotografico degli ultimi istanti della vita. L'uso di un'aureola o della croce nelle icone esprime la venerazione ecclesiale; non costituisce una prova aggiuntiva delle modalità dell'assassinio.
Il riconoscimento sinodale del 2009
Il Santo Sinodo del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme decise nel 2009 l'iscrizione di Filoumeno nel novero dei santi. Una comunicazione ufficiale patriarcale del 2020 richiama espressamente la seduta sinodale numero 50 dell'11 settembre 2009. Si tratta del riferimento istituzionale più preciso per il riconoscimento del culto. La commemorazione liturgica venne celebrata nel trentesimo anniversario della morte, il 29 novembre 2009, presso il santuario del Pozzo di Giacobbe.
Nella terminologia ortodossa Filoumeno è chiamato nuovo ieromartire: il primo termine sottolinea la collocazione cronologica recente rispetto ai martiri antichi, il secondo unisce la condizione sacerdotale alla commemorazione come martire. Questo riconoscimento è proprio della Chiesa ortodossa di Gerusalemme e della sua tradizione ecclesiale. Non va trasformato in una canonizzazione della Chiesa cattolica romana né attribuito a un pontefice. La ricezione del culto in altre Chiese ortodosse appartiene alla storia successiva della sua venerazione.
La memoria cade il 16 novembre secondo il calendario giuliano seguito per questa commemorazione dal Patriarcato; nel calendario gregoriano civile corrisponde al 29 novembre nel periodo attuale. La doppia indicazione 16/29 novembre presente nei comunicati ufficiali non rappresenta due feste differenti, ma due sistemi di computo della stessa giornata. Alcune celebrazioni possono essere anticipate per ragioni pastorali, senza mutare la data liturgica ordinaria.
La liturgia annuale a Nablus riunisce il clero patriarcale, fedeli locali e pellegrini. Le cronache del Patriarcato dal 2013 al 2023 documentano la continuità della festa e l'attenzione riservata alle reliquie. La venerazione assume un significato particolarmente intenso in un territorio in cui la presenza delle comunità cristiane è segnata da tensioni e difficoltà. Ciò non autorizza però a impiegare la figura del santo per accusare indistintamente popolazioni o confessioni religiose.
Una memoria da leggere con rigore storico
La vicenda di Filoumeno pone un problema specifico alla storiografia agiografica contemporanea: il tempo trascorso fra la morte e la canonizzazione è relativamente breve, eppure le versioni popolari dell'omicidio hanno già conosciuto trasformazioni profonde. La prossimità cronologica non garantisce, da sola, l'accuratezza di un racconto. Anche eventi recenti possono diventare oggetto di narrazioni simboliche, interpretazioni polemiche e ripetizioni non controllate.
Lo studio di Gurevich e Harani, apparso su Israel Studies nel 2017 e sviluppato in un contributo del 2018, ha ricostruito il modo in cui la morte del sacerdote venne talvolta inserita in una narrazione di omicidio rituale. Il confronto con la storia delle accuse antiebraiche di omicidio rituale rende particolarmente delicata la questione. Tali accuse hanno avuto una lunga storia di violenza e discriminazione. In una scheda storicamente responsabile occorre pertanto riferire l'esistenza delle versioni devozionali, ma precisare che le imputazioni collettive e il supposto rituale non risultano fondati.
Il Patriarcato stesso, nelle comunicazioni più recenti, parla di un aggressore o di un uomo irreligioso senza costruire un'accusa contro un intero popolo. Questa scelta lessicale permette di riconoscere la violenza subita dal sacerdote e la sua commemorazione ecclesiale senza sovrapporre il giudizio spirituale sul martirio a una falsa ricostruzione giudiziaria. Il titolo di ieromartire, conferito dall'autorità ortodossa competente, è un dato della storia religiosa; le modalità e il movente del delitto restano oggetto di indagine documentaria.
Filoumeno rimane così una figura significativa del cristianesimo ortodosso del Novecento: un cipriota che trascorse la vita adulta al servizio dei luoghi santi, un sacerdote ucciso nel santuario affidatogli e un uomo la cui memoria è custodita liturgicamente a Nablus. La fedeltà ai fatti non diminuisce il rispetto dovuto alla vittima; consente piuttosto di separare la sua storia da racconti che potrebbero alimentare nuove ostilità.
Biografia
Sofoklis Hasapis nacque a Cipro nel 1913. Nel 1927 entrò con il fratello gemello Alessandro come novizio nel monastero di Stavrovouni, antichissima dimora monastica fatta erigere dall’imperatrice Elena nel 327. Nel 1934 si trasferì a Gerusalemme, dove studiò presso il ginnasio della chiesa ortoossa di Gerusalemme. Nel 1937 fu tonsurato monaco con il nome di Filoumenos e fu ordinato diacono. Terminati gli studi nel 1939, espletò diversi incarichi per il Patriarcato di Gerusalemme e visse per un certo periodo nel monastero di San Savva il Santificato. Il 1 novembre del 1944 fu ordinato sacerdote e negli anni fu parroco di diverse chiese a Gerusalemme, Giaffa e Ramallah.
L’8 maggio del 1979 fu mandato a reggere il monastero presso il Pozzo di Giacobbe a Nablus, luogo santo per ebrei e cristiani, in quanto qui vennero sepolte le ossa del Patriarca Giuseppe (Libro di Gesù di Nave o Giosuè 24, 32) e qui Gesù assetato per la prima volta parla di sé come del Messia, conversando con una donna samaritana (Gv 4, 1-42).
Padre Filoumenos subì da subito molte pressioni e minacce da parte di fanatici ebrei che gli intimavano di rimuovere ogni simbologia cristiana dalla zona, ma rifiutò ribadendo che il pozzo della Samaritana era da secoli un luogo santo per i cristiani del posto e per i pellegrini.
Il 29 novembre 1979, padre Filoumenos venne ucciso da una granata lanciata da uno di questi fanatici, mentre celebrava il vespro; il suo volto fu colpito poi con un’ascia con una ferita a forma di croce e le tre dita con cui si fa i segno di croce furono mutilate. Anche la chiesa venne danneggiata e le immagini sacre oltraggiate.
Padre Sofronio, che fu incaricato di comporre e vestire il corpo per le esequie raccontò che a 5 giorni dalla morte il corpo era ancora caldo e malleabile come se volesse aiutarlo a farsi vestire.
Il gemello, padre Elpidios (Alessandro all’anagrafe), che al momento del martirio di Filoumenos si trovava a Cipro, testimonia che quel 29 novembre, sentì la voce del fratello che diceva “Fratello mio, mi uccidono per la Gloria di Dio. Ti imploro di non cedere all’ira e al rancore”.
Il 30 novembre 1983 il Patriarca di Gerusalemme Diodoro fece aprire il sepolcro di Filoumenos e il corpo fu trovato incorrotto. Le reliquie furono traslate nella chiesa della SS.Trinità nel seminario greco sul monte Sion.
Il 29 agosto 2008, prima della consacrazione della cattedrale della Santa Samaritana Fotinia, le reliquie furono portate a Nablus e l’11 settembre del 2009, il patriarca di Gerusalemme Teofilo III presiedette la canonizzazione di Filoumenos del pozzo di Giacobbe come ieromartire. Dal 2010 è annoverato anche nel calendario della chiesa ortodossa russa.
Tropario del santo ieromartire Filoumenos. Tono 4
Vincitore dei demoni hai messo in fuga il potere delle tenebre, con la tua mitezza hai ereditato la terra e ora regni nei Cieli; Intercedi, dunque, presso il nostro Dio misericordioso perché salvi le anime nostre.
Altro tropario
Il figlio di Orunda, il germoglio dell’isola di Cipro, il neo-ieromartire del pozzo di Giacobbe, il santo Filuméno, veneriamo o fedeli come protettore della nostra Fede, e invincibile soldato della Verità di Cristo, e con amore acclamiamo: Gloria a Cristo che ti ha glorificato, gloria a Colui che ti ha reso incorruttibile, gloria a Colui che ti ha mostrato a noi guida sicura verso il Cielo.
Approfondimenti
Il significato del titolo di ieromartire
La qualifica liturgica di ieromartire indica nella tradizione ortodossa un sacerdote commemorato come martire. Nel caso di Filoumeno essa deriva dal riconoscimento sinodale del Patriarcato di Gerusalemme nel 2009. Il titolo non equivale a una conclusione giudiziaria sul movente personale dell'assassino e non autorizza attribuzioni di responsabilità collettiva.
Il Pozzo di Giacobbe nella memoria cristiana
Il luogo è legato a Giovanni 4, dove Gesù parla con la Samaritana dell'acqua viva. La tradizione ortodossa la venera come santa Fotina. La chiesa costruita sopra il pozzo e la cappella dedicata a Filoumeno uniscono oggi la memoria evangelica e quella del sacerdote ucciso nel 1979.
Curiosità
- Filoumeno ebbe un fratello gemello, anch'egli divenuto monaco, conosciuto come Elpidio.
- Nei comunicati patriarcali la festa è indicata come 16/29 novembre: le due cifre corrispondono ai calendari giuliano e gregoriano.
Cronologia
- 1913: nascita a Cipro.
- 1927 circa: ingresso con il fratello nel monastero di Stavrovouni.
- 1934: trasferimento a Gerusalemme per la formazione ecclesiastica.
- 1979: affidamento del santuario del Pozzo di Giacobbe.
- 29 novembre 1979: assassinio a Nablus.
- 2009: riconoscimento sinodale del culto da parte del Patriarcato di Gerusalemme.
Valutazione storico-critica
Sono storicamente accertati l'identità di Filoumeno Hasapis, la provenienza cipriota, l'appartenenza alla Confraternita del Santo Sepolcro, il servizio presso il Pozzo di Giacobbe, l'assassinio del 29 novembre 1979 e il riconoscimento sinodale del 2009. Alcuni particolari familiari, le date delle singole ordinazioni e i racconti di prodigi dipendono soprattutto da tradizioni ecclesiastiche posteriori e devono essere valutati secondo il loro diverso grado di attestazione. Le ricostruzioni che parlano di un omicidio rituale organizzato o attribuiscono il delitto indistintamente agli ebrei non sono sostenute dall'indagine storica specialistica. La qualifica di martire appartiene al riconoscimento religioso ortodosso e non deve essere confusa con la prova documentaria di uno specifico movente persecutorio. La conservazione della memoria del sacerdote non richiede l'accettazione di dettagli sensazionalistici o di imputazioni collettive.
Fonti e bibliografia essenziale
- Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, The Feast of the Holy Great Martyr Philoumenos the Hagiotaphite at the Patriarchate, comunicazione del 29 novembre 2020, con riferimento alla decisione sinodale 50 dell'11 settembre 2009.
- Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, The Feast of the Holy Hieromartyr Philoumenos the Hagiotaphite at the Patriarchate, comunicazione del 29 novembre 2021.
- Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme, The Feast of Hieromartyr St Philoumen the Hagiotaphite at Jacob's Well, comunicazione del 29 novembre 2016.
- David Gurevich, Yisca Harani, Philoumenos of Jacob's Well: The Birth of a Contemporary Ritual Murder Narrative, in Israel Studies, 22, 2 (2017), pp. 26-54.
- David Gurevich, Yisca Harani, From Christian Antisemitism to New Antisemitism: The Case of Philoumenos of Jacob's Well, in Charles A. Small (a cura di), The ISGAP Papers: Antisemitism in Comparative Perspective, vol. 3, New York, ISGAP, 2018, pp. 139-170.
- Metropolia ortodossa di Morphou, Hieromartyr Saint Philoumenos of Cyprus: The First Martyr of Recent Times, biografia ecclesiastica.
