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Beato Giuseppe di Gesù e Maria (José Osés Sainz) Chierico passionista, martire
Festa:
23 luglio
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>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene
Peralta, Spagna, 29 aprile 1915 - Carabanchel Bajo, Spagna, 23 luglio 1936
Il Beato Giuseppe di Gesù e Maria, al secolo José Osés Sainz, appartiene al gruppo dei ventisei martiri passionisti di Daimiel, tra le prime vittime religiose della persecuzione anticattolica che accompagnò lo scoppio della guerra civile spagnola nel luglio 1936. La sua vita fu brevissima, ma intensamente vissuta nella preparazione religiosa, nello studio e nella fedeltà alla vocazione passionista. Fin da ragazzo manifestò una profonda devozione mariana e una singolare maturità spirituale, tanto da confidare ai familiari, poche settimane prima dell'arresto, il presentimento di un imminente martirio. Arrestato insieme ai confratelli il 22 luglio 1936, affrontò con serenità gli ultimi giorni, incoraggiando la famiglia a non piangere la sua sorte ma a considerarla un dono di Dio. Morì il giorno successivo a Carabanchel Bajo, nei pressi di Madrid, vittima dell'odio contro la fede. La Chiesa lo ha riconosciuto martire 'in odium fidei' e lo ha beatificato il 1 ottobre 1989 insieme ai compagni passionisti.
Etimologia: Giuseppe: dall'ebraico Yosef, 'Dio aggiunga', 'Dio accresca'.
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José Osés Sainz nacque il 29 aprile 1915 a Peralta, nella Navarra, una regione profondamente cattolica che diede numerose vocazioni sacerdotali e religiose nel corso del XX secolo. Era uno degli otto figli della famiglia Osés. Una tradizione familiare, tramandata dai parenti, raccontava che una prozia religiosa avesse predetto alla madre che uno dei suoi figli sarebbe morto martire. Sebbene questo episodio appartenga alla memoria familiare più che alla documentazione storica, esso acquistò particolare significato dopo gli avvenimenti del 1936.
La vocazione passionista Fin dall'infanzia José mostrò un carattere semplice, mite e profondamente religioso. Era particolarmente devoto alla Vergine Maria. Ogni mattina raccoglieva fiori nei campi per offrirli davanti a una sua immagine, una consuetudine ricordata dai testimoni della sua giovinezza. Entrò nella Congregazione della Passione nel 1932 e vestì l'abito passionista ancora adolescente. Il 29 ottobre 1933 emise la professione religiosa. Durante gli anni di formazione si distinse nello studio, soprattutto della filosofia, ma i superiori sottolineavano soprattutto la sua vita interiore, la disciplina e la disponibilità verso i confratelli.
Il clima della persecuzione Nel 1936 la Spagna precipitò nella guerra civile. L'anticlericalismo che accompagnò le prime settimane del conflitto provocò incendi di chiese, devastazioni di conventi e l'uccisione di numerosi sacerdoti, religiosi e laici. La comunità passionista di Daimiel divenne uno dei primi bersagli della persecuzione. I religiosi erano pienamente consapevoli del pericolo imminente.
L'attesa del martirio Due mesi prima dell'arresto José scrisse alla famiglia parole che impressionarono profondamente i parenti: «Potete essere orgogliosi di avere presto un figlio martire.» Non si trattava di un desiderio di morte, ma della convinzione che la fedeltà a Cristo avrebbe potuto condurlo al sacrificio supremo. Questa serenità emerge anche dall'ultima lettera indirizzata alla sorella dopo l'arresto, nella quale la invitava a non temere la sua sorte perché moriva nella pace del Signore.
Arresto e martirio Il 22 luglio 1936 i passionisti furono arrestati. Durante il trasferimento verso Ciudad Real, il gruppo attraversò Carabanchel Bajo. Secondo le testimonianze raccolte nel processo di beatificazione, José fu colpito violentemente alla testa da un mattone lanciato da una casa e successivamente ucciso. Morì il 23 luglio 1936, a soli ventuno anni. La Chiesa riconobbe che la sua morte avvenne esclusivamente per odio verso la fede cristiana.
Il culto Il processo canonico dei martiri passionisti confermò il loro autentico martirio. San Giovanni Paolo II li proclamò Beati il 1 ottobre 1989. La loro memoria liturgica è celebrata il 23 luglio, anniversario del sacrificio dei primi martiri del gruppo.
Autore: Giampietro Cattini
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