Beato Giuseppe García Pérez
Novizio vincenziano, martire
Festa: 28 novembre
Nascita-morte: Vigo, Spagna, 7 gennaio 1915 - Paracuellos, Spagna, 28 novembre 1936
Nascita - morte:
Vigo, Spagna, 7 gennaio 1915 - Paracuellos, Spagna, 28 novembre 1936
Festa:
28 novembre
Etimologia:
Giuseppe dall’ebraico Yosef, «Dio aggiunga» o «egli aggiunga»
Emblema:
Abito vincenziano o immagine del giovane
Categoria: I santi che iniziano con la lettera G
Calendario: I santi del 28 novembre
Gruppo: Beati Martiri Spagnoli Vincenziani (Giuseppe Maria Fernández Sánchez e 38 compagni)
Fu un novizio della Congregazione della Missione, fondata da san Vincenzo de’ Paoli. Rimasto presto senza padre, conobbe il lavoro manuale e la povertà prima di incontrare le Figlie della Carità, che ne sostennero l’istruzione e il cammino religioso. Entrato nell’ambiente vincenziano attraverso Villafranca del Bierzo, raggiunse il noviziato di Hortaleza, nei pressi di Madrid. La violenza anticlericale esplosa durante la guerra civile spagnola lo coinvolse insieme ai confratelli: espulso dalla comunità, fu detenuto in diversi luoghi della capitale e infine ucciso a ventun anni, senza avere ancora emesso i voti. La sua memoria conserva anche il ricordo della solidarietà prestata agli anziani durante la prigionia. Beatificato a Madrid l’11 novembre 2017 con altri cinquantanove martiri della famiglia vincenziana, è ricordato il 28 novembre. La sua vicenda testimonia una vocazione ancora in formazione, interrotta dalla persecuzione religiosa.
Biografia
A cura di Giampietro Cattini
Origini galiziane e ambiente familiare
José García Pérez nacque nel territorio di Teis, oggi parte della città di Vigo, nella provincia galiziana di Pontevedra. La documentazione divulgata dalla diocesi di Astorga indica come data di nascita il 7 gennaio 1915, mentre altri elenchi della causa riportano il 6 gennaio: la divergenza riguarda dunque il giorno esatto, non l’anno né l’identificazione del futuro martire. I genitori sono indicati come José e María. La stessa fonte diocesana registra il battesimo il 17 gennaio 1915 nella parrocchia del Salvador di Teis, un dato significativo perché collega il beato a una comunità ecclesiale precisamente individuabile.
La zona di San Juan del Monte, nel quartiere di Teis, era abitata da famiglie di modeste condizioni economiche. Anche quella di José conobbe difficoltà accentuate dalla morte del padre. Le biografie vincenziane ricordano che il ragazzo dovette iniziare presto a lavorare come muratore per contribuire al sostentamento della madre. Non si dispone, nelle fonti pubbliche qui identificabili, di un quadro documentato della sua istruzione primaria, né di una cronologia precisa della morte paterna. Il dato solido della tradizione biografica è la precoce responsabilità lavorativa, che caratterizzò il suo percorso prima dell’ingresso in una casa religiosa.
Il soprannome affettuoso Pepiño, diminutivo galiziano di José, appartiene alla memoria locale. Non costituisce un secondo nome religioso, ma mostra come la figura del giovane sia stata ricordata nell’ambiente linguistico e sociale in cui crebbe.
L’incontro con le Figlie della Carità
Secondo il profilo biografico diffuso dalla famiglia vincenziana e ripreso dalla diocesi di Tui-Vigo, quando José aveva circa quattordici anni si trovò a lavorare presso il collegio-asilo del Niño Jesús de Praga, a Vigo, durante lavori edilizi. Fu così che conobbe le Figlie della Carità, congregazione femminile legata al carisma di san Vincenzo de’ Paoli e di santa Luisa de Marillac. La circostanza è importante: il suo avvicinamento alla vita religiosa non viene descritto come il risultato di un itinerario scolastico privilegiato, bensì come un incontro maturato nel contesto del lavoro.
Il racconto istituzionale parla di un episodio, non specificato con precisione, che avrebbe permesso alle religiose di accorgersi delle privazioni affrontate dal giovane. Da quel momento egli avrebbe ricevuto il pasto insieme ai bambini accolti nell’asilo e una delle suore, capace di esprimersi in galiziano, avrebbe curato la sua istruzione. Questi particolari provengono da una narrazione biografica trasmessa nell’ambiente vincenziano; non vanno confusi con un verbale contemporaneo dell’episodio, ma sono coerenti con il ruolo educativo e assistenziale dell’istituto.
La medesima tradizione sottolinea che José continuò a lavorare per aiutare la madre, senza considerare il sostegno ricevuto dalle suore un motivo per sottrarsi agli obblighi familiari. Gli attribuisce anche un interesse per l’istruzione religiosa dei ragazzi del quartiere: avrebbe condiviso con loro ciò che imparava. Il ritratto insiste sulla gioia della fede e sulla disponibilità al servizio. Una frase profetica attribuita alla superiora è tramandata nelle biografie posteriori, ma non è necessario assumerla come trascrizione letterale di parole pronunciate allora.
La vocazione nella Congregazione della Missione
Attorno ai diciassette anni, stando alla ricostruzione vincenziana, José incontrò un sacerdote della Congregazione della Missione, i cui membri sono comunemente chiamati in Spagna padri paolini o paúles e in italiano vincenziani o lazzaristi. Il colloquio orientò la sua scelta verso una formazione religiosa nella stessa famiglia spirituale delle suore che lo avevano aiutato. Egli raggiunse il collegio apostolico di Villafranca del Bierzo, nella provincia di León, e successivamente il noviziato di Hortaleza, nell’area di Madrid.
Il passaggio per Villafranca è ricordato anche dalla diocesi di Astorga, che inserisce José fra quattro martiri del 1936 legati alla comunità locale della Congregazione della Missione. Occorre distinguere, tuttavia, il collegio apostolico, luogo di discernimento e formazione, dal noviziato, fase specifica di preparazione alla professione religiosa. José morì ancora novizio: non è corretto presentarlo come sacerdote, né attribuirgli una professione di voti che non aveva compiuto. La sua qualifica ecclesiastica è quella di novizio della Congregazione della Missione.
Il carisma vincenziano unisce l’annuncio del Vangelo, specialmente ai poveri, all’attenzione concreta verso chi vive condizioni di bisogno. Per José tale orientamento si collegava all’esperienza personale della povertà e all’aiuto ricevuto nell’adolescenza. Questo rapporto tra biografia e spiritualità costituisce una lettura fondata della sua scelta, senza pretendere di conoscere pensieri interiori non registrati nelle fonti. Non sono disponibili, nelle testimonianze pubbliche considerate, lettere autografe o diari che permettano di ricostruire con precisione la sua vita interiore durante il noviziato.
Hortaleza alla vigilia della guerra civile
Nel febbraio 1936, in un clima politico e religioso già teso, la direzione della Congregazione trasferì per ragioni di sicurezza il noviziato al collegio di Tardajos, nella provincia di Burgos. Una parte dei religiosi rimase però a Hortaleza; fra questi vi erano José García Pérez e il vicedirettore padre Eleuterio Castillo. La distinzione è essenziale per comprendere perché un giovane novizio fosse ancora nell’area madrilena quando, pochi mesi più tardi, scoppiò la guerra civile.
Il conflitto iniziò nel luglio 1936 dopo il sollevamento militare contro la Repubblica e si sviluppò in una guerra che comportò violenze di diversa origine e responsabilità. Nelle zone controllate dalle forze repubblicane si verificarono anche assalti a istituzioni religiose, arresti e uccisioni di ecclesiastici e consacrati. La persecuzione anticlericale non va confusa con l’intera realtà politica e sociale del campo repubblicano, né il riconoscimento del martirio di singole vittime equivale a un giudizio indiscriminato su tutte le persone coinvolte nel conflitto.
La comunità vincenziana di Hortaleza subì l’espulsione dalla propria casa il 21 luglio 1936, secondo le ricostruzioni istituzionali. La vicenda individuale di José si inserisce nella sorte condivisa da un gruppo di tredici religiosi. Non risultano pubblicati, nelle fonti consultate, resoconti autonomi e completi di ogni momento dell’allontanamento che consentano di attribuirgli gesti o parole precisi. L’evento segnò comunque la rottura della normale vita comunitaria e l’inizio di un itinerario di detenzione.
Arresto e trasferimenti nelle carceri madrilene
Le biografie diocesane e vincenziane ricostruiscono un percorso di custodia che portò José dapprima al comitato di Hortaleza, quindi nei locali di detenzione della Dirección General de Seguridad, nel carcere Modelo di Madrid e infine nel carcere di San Antón. L’ingresso in quest’ultima struttura viene collocato al 16 o 17 novembre 1936: la doppia indicazione, presente già nella tradizione biografica istituzionale, impedisce di fissare senza riserve un unico giorno.
La successione dei luoghi è più affidabile di eventuali particolari narrativi non attestati. Essa mostra come José fosse stato sottratto alla vita religiosa e mantenuto in detenzione in un momento in cui la capitale viveva l’assedio, la paura di infiltrazioni e un’estrema radicalizzazione delle misure di sicurezza. Le carceri madrilene ospitavano persone di provenienze differenti; la presenza di religiosi fra i detenuti è un elemento del contesto, ma non autorizza a supporre identiche circostanze di arresto o uguali accuse formali per tutti.
Un particolare tramandato con insistenza dalle fonti vincenziane riguarda il comportamento del novizio in carcere: si sarebbe occupato di lavare la biancheria dei detenuti più anziani. Il fatto è riportato come tratto caratteristico della sua carità quotidiana e risulta pertinente al profilo personale del giovane. Va comunque attribuito alla testimonianza biografica della congregazione, poiché non sono qui identificabili documenti penitenziari che lo registrino. Un altro ricordo lo collega a un commiato dal confratello Manuel Pato Romero; le circostanze esatte non sono descritte con sufficiente precisione per costruirvi una scena narrativa.
La morte a Paracuellos de Jarama
Il 28 novembre 1936 José García Pérez fu ucciso a Paracuellos de Jarama, località presso Madrid, durante le esecuzioni di prigionieri trasferiti fuori dalle carceri della capitale. Aveva ventun anni. La data è confermata dalla biografia individuale diocesana, dalla memoria liturgica e dalle notizie diffuse per la beatificazione del 2017. Alcuni elenchi collettivi riportano tuttavia il 27 novembre accanto al suo nome: questa discrepanza va segnalata, senza trasformare automaticamente la data divergente in una seconda morte o in un episodio distinto.
Le esecuzioni di Paracuellos appartengono ai fatti più tragici della violenza nelle retrovie della guerra civile. Vi persero la vita numerosi detenuti, non tutti appartenenti al clero o a istituzioni religiose. L’inquadramento storico richiede perciò di distinguere il massacro, oggetto di ricerca storiografica, dal riconoscimento ecclesiastico del martirio di singole persone per le quali la Chiesa ha valutato la motivazione persecutoria. La causa di José lo ha riconosciuto martire in odio alla fede; questo giudizio canonico non fornisce, da solo, una ricostruzione individualizzata dell’identità materiale degli esecutori.
La tradizione vincenziana colloca i suoi resti in una sepoltura condivisa con religiosi di altri istituti uccisi nelle stesse vicende, fra i quali ospedalieri, oblati, agostiniani, salesiani, domenicani e un carmelitano. L’indicazione testimonia la memoria collettiva delle vittime, ma non permette di stabilire una ricognizione personale delle reliquie né di affermare l’esistenza di una tomba individuale identificata. Mancano nelle fonti pubbliche considerate dati certi su eventuali oggetti personali conservati come reliquie.
Beatificazione e memoria ecclesiale
La Chiesa cattolica ha incluso José García Pérez nel gruppo dei sessanta martiri della famiglia vincenziana beatificati a Madrid l’11 novembre 2017. La celebrazione fu presieduta dal cardinale Angelo Amato, allora prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza di papa Francesco. Il gruppo comprendeva membri della Congregazione della Missione, Figlie della Carità, sacerdoti diocesani e laici legati alle associazioni vincenziane: non tutti avevano il medesimo stato di vita o morirono nello stesso luogo.
La beatificazione riconobbe il martirio e autorizzò il culto ecclesiale secondo le norme proprie dei beati. Nel caso di José, il titolo non deriva da una presunta ordinazione o da una professione religiosa successivamente attribuita, ma dalla sua testimonianza di fede fino alla morte mentre si preparava alla vita consacrata. Il 28 novembre, anniversario del martirio secondo le fonti biografiche prevalenti, è il giorno della sua memoria agiografica.
Il legame con Teis non si interruppe con il riconoscimento del 2017. Nel gennaio 2022 la diocesi di Tui-Vigo annunciò una celebrazione nella chiesa parrocchiale di San Salvador de Teis per ricordare l’anniversario del battesimo, con una preparazione comunitaria che coinvolse anche le parrocchie di San Ignacio de Loyola e Nosa Señora das Neves. L’iniziativa attesta una venerazione locale documentata e una rilettura della sua vita alla luce delle radici familiari e battesimali.
Il profilo che emerge è quello di un giovane lavoratore e novizio, non di un personaggio con una lunga attività istituzionale. La brevità della sua esistenza rende particolarmente importante non attribuirgli ministeri mai esercitati, opere scritte inesistenti o eventi soprannaturali non attestati. La sua memoria religiosa si concentra sulla fedeltà alla vocazione, sulla solidarietà praticata anche nella detenzione e sul riconoscimento ecclesiale del martirio.
Biografia
Teis, dove José García Pérez nacque nel 1915, era un quartiere di Vigo, una località chiamata San Juan del Monte, alla periferia della città, abitata da famiglie semplici, alcune molto bisognose. Il suo era uno di questi, quasi da bambino dovette iniziare a lavorare come muratore perché morì il padre.
Aveva 14 anni quando si svolse un lavoro importante presso la scuola di asilo Bambino Gesù di Praga a Vigo ed entrò in contatto con le Figlie della Carità. In occasione di un piccolo incidente, le suore scoprirono la loro maturità e la nobiltà della loro anima, nonché la fame vissuta nell'adolescenza.
Da quel momento rimase a mangiare con i bambini e l'asilo fu per Pepiño, come veniva affettuosamente chiamato, la sua seconda casa. Senza smettere di lavorare per provvedere al reddito della madre, una suora che parlava bene il galiziano si occupò con grande profitto della sua istruzione.
Il superiore, ammirato dalla gioia con cui viveva la sua fede e dallo zelo che aveva nell'insegnare ai ragazzi del suo quartiere ciò che aveva imparato a scuola, disse alla comunità: “Sembra che Dio tenga questo ragazzo per una cosa grande”. . Aveva circa 17 anni quando un certo Padre Paúl si fermò al collegio di Pepiño e parlò con questo Padre e decise di entrare nella scuola apostolica di Villafranca del Bierzo (León). Di lì passò al noviziato di Hortaleza. Lo uccisero all'età di 21 anni mentre era ancora un novizio.
Nel febbraio 1936, il noviziato della Congregazione si trasferì per sicurezza nel collegio Tardajos, a Burgos, ma alcuni rimasero a Hortaleza, tra cui fratel José García Pérez e il vicedirettore, padre Eleuterio Castillo. Nella biografia di questo padre e in quella dei fratelli. Gelabert e Armendáriz si raccontano i dettagli della persecuzione subita dall'intera comunità di Hortaleza dopo l'espulsione dalla loro casa il 21 luglio.
Uno dei 13 religiosi era fratel José García Pérez, che ha visitato il Comitato Hortaleza, le segrete della DGS, il carcere di Modelo e, a partire dal 16 o 17 novembre, il carcere di San Antón.
Era un giovane di 21 anni, corpulento, lavoratore, coraggioso, dall'animo semplice e fermo nella fede. In carcere si dedicò a lavare i panni degli anziani. Non poteva che salutare Fratel Manuel Pato Romero.
Fu fucilato a Paracuellos nella famosa fucilazione del 28 novembre 1936.
La solenne beatificazione si è svolta a Madrid l’11 novembre 2017, celebrata dal cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, come inviato del Santo Padre Francesco.
Il suo corpo riposa accanto a 15 Ospitalieri di Ciempozuelos, 13 Oblati di Maria Immacolata, 12 Agostiniani, 3 Salesiani, 2 Domenicani e un Carmelitano già beatificati.
Approfondimenti
Il noviziato interrotto dal martirio
La sua condizione di novizio è un dato decisivo per leggere correttamente la vicenda. Nella Congregazione della Missione il periodo di formazione precede l’assunzione stabile degli impegni propri dell’istituto. José non raggiunse la professione dei voti: il riconoscimento del martirio riguarda dunque un giovane ancora in discernimento, non un sacerdote o un religioso professo. La memoria ecclesiale valorizza la scelta di perseverare nella fede, senza retrodatare un’appartenenza canonica non completata.
Paracuellos tra storia civile e memoria religiosa
Le uccisioni di detenuti presso Paracuellos, nel novembre 1936, coinvolsero un insieme numeroso e composito di persone. La storiografia studia responsabilità, catene decisionali, cifre e dinamiche delle esecuzioni; la documentazione delle cause ecclesiastiche affronta invece la questione specifica del martirio di candidati identificati. I due piani si intersecano ma non coincidono. Per José, la biografia individuale consente di seguire la prigionia e la morte, mentre non offre elementi sufficienti per descrivere un interrogatorio finale, ultime parole o una scelta personale dell’esecutore.
Curiosità
- Il diminutivo galiziano Pepiño, con cui era conosciuto a Teis, è stato ripreso anche nelle commemorazioni locali dopo la beatificazione.
- La diocesi di Tui-Vigo ha ricordato nel 2022 il suo battesimo nella stessa parrocchia in cui era stato battezzato nel gennaio 1915.
Cronologia
- 7 gennaio 1915: nascita a Teis, Vigo, secondo la documentazione della diocesi di Astorga; altre liste indicano il 6 gennaio.
- 17 gennaio 1915: battesimo nella parrocchia di San Salvador de Teis.
- Intorno al 1929: contatto con le Figlie della Carità nel collegio-asilo di Vigo.
- Intorno al 1932: avvicinamento alla Congregazione della Missione e formazione a Villafranca del Bierzo; successivo noviziato a Hortaleza.
- Febbraio 1936: trasferimento di gran parte del noviziato a Tardajos; José rimane a Hortaleza.
- 21 luglio 1936: espulsione della comunità vincenziana dalla casa di Hortaleza.
- 16 o 17 novembre 1936: trasferimento al carcere madrileno di San Antón.
- 28 novembre 1936: uccisione a Paracuellos de Jarama, secondo le fonti individuali prevalenti.
- 11 novembre 2017: beatificazione a Madrid con altri cinquantanove martiri della famiglia vincenziana.
- Gennaio 2022: commemorazione diocesana del battesimo a Teis.
Valutazione storico-critica
L’identità del martire è sicura: José García Pérez, novizio vincenziano originario di Teis, fu ucciso durante la guerra civile spagnola e beatificato nel 2017. La data di nascita non è uniformemente trasmessa: la diocesi di Astorga indica il 7 gennaio 1915 e il battesimo il 17 gennaio; un elenco collettivo riporta il 6 gennaio. Analogamente, la biografia individuale e le comunicazioni diocesane fissano il martirio al 28 novembre 1936, mentre un elenco della causa collettiva pubblicato in italiano colloca il suo nome sotto il 27 novembre. Si adotta il 28 novembre perché sostenuto dalla tradizione individuale e dalla memoria liturgica richiesta, segnalando la discordanza senza cancellarla.
I dettagli dell’adolescenza, del sostegno delle Figlie della Carità, del servizio ai detenuti anziani e del soprannome Pepiño derivano soprattutto da una tradizione biografica vincenziana ripresa da più siti ecclesiastici: la molteplicità delle riproduzioni non costituisce prova di testimonianze indipendenti. Le date dell’itinerario carcerario sono in parte approssimative; non sono documentati in modo verificabile le ultime parole, specifiche torture individuali o miracoli. La notizia della sepoltura collettiva non equivale all’identificazione materiale delle singole reliquie. Il riconoscimento canonico del martirio è distinto dall’analisi storica generale delle esecuzioni di Paracuellos.
Fonti e bibliografia essenziale
- Diocesi di Astorga, «Beatificación de 60 mártires de la Familia Vicenciana», notizia diocesana dell’11 novembre 2017, con profilo biografico di José García Pérez.
- Diocesi di Tui-Vigo, «La comunidad de San Salvador de Teis celebra el bautismo de su beato», comunicazione del 13 gennaio 2022, con biografia tratta dalla documentazione vincenziana.
- Diocesi di Astorga, «Beatificación de 60 mártires de la Familia Vicenciana. Testigos y profetas de fe y caridad», pubblicazione diocesana del 12 novembre 2017.
- Santi e Beati, «Beato Giuseppe García Pérez», scheda agiografica n. 100867.
- Santi e Beati, «Beati Martiri Spagnoli Vincenziani (Giuseppe Maria Fernández Sánchez e 38 compagni)», scheda collettiva n. 97456, per il confronto delle date.
- Diocesi di Alcalá de Henares e famiglia vincenziana, comunicazioni sulla beatificazione dei sessanta martiri, novembre 2017, riprese da InfoCatólica.
