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Beato Riccardo Morales Garcia Sacerdote e martire
Festa:
25 luglio
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Puente Genil, Cordova, Spagna, 31 marzo 1899 - Herrera, Miragenil, Spagna, 25 luglio 1936
Il Beato Riccardo Morales Garcia fu un sacerdote della diocesi di Cordova ucciso nel 1936 durante la persecuzione religiosa che accompagnò la guerra civile spagnola. Nato a Puente Genil nel 1899, maturò fin dalla giovinezza la vocazione sacerdotale e dedicò il suo ministero alle comunità cristiane della sua terra, distinguendosi per semplicità di vita, disponibilità verso i poveri e vicinanza ai fedeli. Dopo gli studi nel seminario di San Pelagio a Cordova, fu ordinato sacerdote e svolse il suo servizio pastorale prima nella parrocchia di Santiago Apostolo a Montilla e successivamente come cappellano dell'eremo di Gesù Nazareno nella sua città natale. Nell'estate del 1936, quando la violenza contro il clero cattolico raggiunse anche l'Andalusia, don Riccardo cercò rifugio nella vicina Herrera, ma venne riconosciuto, arrestato e condannato a morte a causa della sua identità sacerdotale. Fu ucciso il 25 luglio 1936, all'età di trentasette anni.
Etimologia: Riccardo deriva dall'antico germanico e significa 'potente e coraggioso', composto dagli elementi ric (potente) e hard (forte, valoroso).
Emblema: Abito sacerdotale, palma del martirio, simboli della celebrazione eucaristica.
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Riccardo Morales Garcia nacque a Puente Genil, nella provincia di Cordova, il 31 marzo 1899. Era figlio di Diego Morales Ramirez e Soledad Garcia Estrada, appartenenti a una famiglia numerosa composta da quattordici figli. Fu battezzato pochi giorni dopo la nascita nella parrocchia di Nostra Signora della Purificazione, dove ricevette anche la formazione religiosa che caratterizzò la sua infanzia. La sua crescita avvenne in un ambiente profondamente cristiano. Secondo la documentazione raccolta durante il percorso che avrebbe portato alla beatificazione, già nell'adolescenza manifestò il desiderio di consacrarsi al servizio della Chiesa.
La vocazione sacerdotale All'età di sedici anni Riccardo presentò domanda di ingresso nella Preceptoría del suo paese, primo passo verso la formazione sacerdotale. Successivamente fu ammesso al Seminario di San Pelagio di Cordova. Nel fascicolo di ammissione il parroco descrisse il giovane come una persona dotata delle qualità necessarie per il ministero sacerdotale, con buona condotta morale e religiosa e con una chiara inclinazione verso il servizio ecclesiale. Durante gli anni di seminario approfondì la preparazione filosofica e teologica, maturando una spiritualità fondata sulla preghiera, sull'obbedienza ecclesiale e sulla cura pastorale.
Il ministero sacerdotale Dopo l'ordinazione sacerdotale, don Riccardo iniziò il suo ministero in diverse comunità della diocesi di Cordova. Il 1° luglio 1932 assunse l'incarico di coadiutore presso la parrocchia di Santiago Apostolo a Montilla, collaborando con il parroco e arciprete locale. In questo periodo si dedicò soprattutto alla predicazione, alla celebrazione dei sacramenti e all'assistenza spirituale dei fedeli. La sua azione pastorale fu caratterizzata da uno stile semplice e vicino alla gente. Le testimonianze raccolte durante il processo ricordano un sacerdote disponibile, mite e generoso, particolarmente attento alle persone più bisognose.
Cappellano dell'eremo di Gesù Nazareno Dopo circa due anni e mezzo di servizio a Montilla, il vescovo di Cordova lo nominò cappellano dell'eremo di Gesù Nazareno a Puente Genil, suo paese natale. Questo incarico rappresentò l'ultima tappa del suo ministero sacerdotale. Qui continuò il servizio pastorale con dedizione, mantenendo uno stile di vita sobrio e profondamente legato alla comunità locale. La sua figura era conosciuta e apprezzata dagli abitanti del luogo, anche da persone lontane dalla pratica religiosa, che ne ricordavano la bontà personale e l'attenzione verso i poveri.
La persecuzione religiosa e il martirio Nel luglio 1936 la Spagna precipitò nella guerra civile. In diverse zone del Paese si verificarono violenze contro sacerdoti, religiosi e laici cattolici impegnati nella vita ecclesiale. A Puente Genil, con l'arrivo di gruppi armati provenienti da Malaga il 22 luglio 1936, la situazione divenne particolarmente pericolosa per il clero locale. Don Riccardo comprese il rischio che correva a causa della sua condizione sacerdotale e lasciò temporaneamente la città cercando rifugio nella vicina Herrera.
Arresto e condanna A Herrera venne tuttavia identificato e arrestato. Fu condotto davanti al Comitato del Popolo locale e sottoposto a interrogatorio. Secondo le testimonianze raccolte nel processo di beatificazione, alcune persone intervennero in suo favore ricordando la sua bontà e il suo comportamento caritatevole. Nonostante ciò, fu condannato a morte. La documentazione ecclesiastica riconosce che la causa della sua uccisione fu il suo stato sacerdotale e la sua appartenenza alla Chiesa cattolica.
La morte Il 25 luglio 1936 don Riccardo venne condotto fuori da Herrera verso Puente Genil. Durante il tragitto, nella zona conosciuta come Arroyo Blanco o Cañada Afán, nei pressi del quartiere di Miragenil, fu ucciso. Aveva trentasette anni. Il giorno successivo il corpo venne trasportato al cimitero di Puente Genil, dove fu cremato. Le ceneri furono successivamente disperse in una fossa comune, rendendo impossibile il recupero delle sue spoglie.
Il riconoscimento del martirio La Chiesa iniziò il percorso di approfondimento storico e canonico sulla sua morte per verificare se essa fosse avvenuta in odio alla fede. Dopo l'esame della documentazione raccolta, il martirio di Riccardo Morales Garcia venne riconosciuto secondo le norme previste dalla Chiesa. La beatificazione fu celebrata il 16 ottobre 2021 nella Cattedrale di Nostra Signora dell'Assunzione a Cordova, durante una celebrazione presieduta a nome del Papa.
Autore: Giampietro Cattini
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