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> Home > Sezione Chiese Orientali Ortodosse > San Constantin II Brâncoveanu Condividi su Facebook

San Constantin II Brâncoveanu Principe di Valacchia, martire

Festa: 16 agosto (Chiese Orientali)

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Târgoviște, Valacchia, 15 agosto 1654 - Costantinopoli, Impero Ottomano, 15 agosto 1714

Fu uno dei più illustri sovrani della Valacchia. Salito al trono nel 1688, governò per oltre venticinque anni in un periodo dominato dall'equilibrio precario fra Impero Ottomano, Monarchia Asburgica e Russia. Abile diplomatico, promosse lo sviluppo economico, la cultura, l'arte e la stampa, favorendo una stagione di grande prosperità che ancora oggi porta il suo nome attraverso il cosiddetto stile brâncovenesco. Il suo regno terminò tragicamente quando il sultano Ahmed III, sospettandolo di intese con le potenze cristiane, ne ordinò l'arresto. Dopo mesi di prigionia e torture, il 15 agosto 1714 fu condotto al supplizio insieme ai quattro figli Costantino, Stefano, Radu e Matteo e al fedele consigliere Ianache Văcărescu. Secondo una tradizione costantemente tramandata dalle fonti romene, ai condannati fu offerta la salvezza in cambio dell'abiura della fede cristiana e della conversione all'islam; il loro rifiuto rese il sacrificio il fondamento del successivo culto martiriale. E' stato canonizzato dalla Chiesa Ortodossa Romena nel 1992.

Etimologia: Dal latino Constantinus, cioè 'costante', 'saldo', 'fermo'.

Emblema: Corona principesca, croce, spada, palma del martirio, i quattro figli martiri.


Constantin apparteneva a due delle più prestigiose famiglie della nobiltà valacca. Rimasto presto orfano di padre, fu educato dagli zii della famiglia Cantacuzino, uomini di vasta cultura che gli assicurarono una formazione umanistica, politica e religiosa di alto livello. Crebbe in un ambiente aperto agli influssi della cultura bizantina, italiana e occidentale, acquisendo quella preparazione che avrebbe caratterizzato tutto il suo governo.

L'ascesa al trono
Nel 1688, alla morte dello zio Șerban Cantacuzino, fu eletto principe di Valacchia con l'approvazione del sultano ottomano, dal quale il principato dipendeva formalmente. La sua ascesa coincise con una fase estremamente delicata delle guerre austro-turche, durante la quale la sopravvivenza della Valacchia dipendeva dalla capacità di mantenere un difficile equilibrio diplomatico fra le grandi potenze europee.

Un lungo periodo di prosperità
Il governo di Brâncoveanu, durato circa ventisei anni, rappresentò uno dei momenti più prosperi della storia della Valacchia.
Favorì la stabilità interna, sostenne il commercio, promosse la costruzione di monasteri, chiese e palazzi e incoraggiò la diffusione della cultura. Sotto il suo patrocinio sorsero importanti tipografie che pubblicarono libri liturgici e opere religiose in romeno, greco, arabo e altre lingue, contribuendo alla diffusione della cultura ortodossa nell'Europa sud-orientale e nel Vicino Oriente.
A lui si deve inoltre lo sviluppo dello stile architettonico detto brâncovenesco, originale sintesi di elementi bizantini, rinascimentali e barocchi, destinato a influenzare profondamente l'arte romena dei secoli successivi.

La crisi politica
La crescente tensione fra Impero Ottomano, Asburgo e Russia rese sempre più difficile la posizione del principe. I suoi rapporti diplomatici con Vienna e Mosca alimentarono i sospetti della corte ottomana.
Nel 1714 il sultano Ahmed III ordinò il suo arresto. Constantin fu trasferito con la famiglia nella fortezza delle Sette Torri di Costantinopoli (Yedikule), dove rimase prigioniero per diversi mesi, subendo interrogatori e torture.

Il martirio
Il 15 agosto 1714, giorno del suo sessantesimo compleanno e della festa della Dormizione della Madre di Dio secondo il calendario orientale, Constantin Brâncoveanu fu condotto al luogo dell'esecuzione insieme ai figli Costantino, Stefano, Radu e Matteo e al consigliere Ianache Văcărescu.
Le fonti romene, sia storiche sia agiografiche, riferiscono concordemente che ai condannati venne promessa la vita se avessero rinnegato il cristianesimo e abbracciato l'islam. La tradizione attribuisce al principe parole di incoraggiamento rivolte ai figli affinché restassero fedeli alla loro fede.
Uno dopo l'altro i figli furono decapitati, quindi toccò al principe e al suo consigliere. I corpi vennero gettati nel Bosforo, mentre le teste furono esposte pubblicamente. Cristiani di Costantinopoli recuperarono in segreto le salme, che furono inizialmente sepolte nell'isola di Halki. Nel 1720 la moglie Maria riuscì a trasferire le reliquie nella chiesa di San Giorgio Nuovo a Bucarest, fatta edificare dallo stesso Brâncoveanu.

Il culto
La memoria del principe martire rimase viva nella tradizione religiosa e popolare romena per quasi tre secoli.
Il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Romena ne proclamò ufficialmente la canonizzazione nel giugno 1992 insieme ai quattro figli e al consigliere Ianache Văcărescu. La loro testimonianza è oggi considerata uno dei simboli più alti della fedeltà alla fede cristiana nella storia della Romania.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-06

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