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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera G > Beato Giuseppe Maria da Manila (Eugenio Sanz-Orozco Mortera) Condividi su Facebook

Beato Giuseppe Maria da Manila (Eugenio Sanz-Orozco Mortera) Sacerdote cappuccino, martire

Festa: 17 agosto

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Manila, Filippine, 5 settembre 1880 - Madrid, Spagna, 17 agosto 1936

Nacque a Manila, nelle Filippine, il 5 settembre 1880, da genitori spagnoli: Eugenio Sanz-Orozco, ultimo sindaco spagnolo della città, e Felisa Mortera y Camacho. Studiò all'Ateneo di Manila, al Collegio di San Juan de Letrán e all'Università di Santo Tomás, trasferendosi poi in Spagna a sedici anni. Dopo aver intrapreso gli studi di diritto, seguì la vocazione religiosa ed entrò tra i Cappuccini. Emise la prima professione a Lecaroz il 4 ottobre 1905, quella solenne il 18 ottobre 1908 e fu ordinato sacerdote il 30 novembre 1910. Svolse il ministero a Montehano, Bilbao, Salamanca, Gijón e Madrid, ricoprendo anche incarichi di superiore. Allo scoppio della guerra civile spagnola lasciò il convento e si rifugiò presso privati. Arrestato il 16 agosto 1936, fu interrogato alla checa di Bellas Artes e il giorno seguente condotto al Cuartel de la Montaña, dove venne ucciso. I suoi resti sono conservati nella cripta del convento dei Cappuccini di Gesù a Madrid. Fu beatificato il 13 ottobre 2013.

Etimologia: Deriva dall'ebraico Yosef e significa 'Dio aggiunga' oppure 'Dio accresca'.

Emblema: Abito francescano cappuccino, barba, crocifisso o palma del martirio.


Eugenio Sanz-Orozco Mortera nacque a Manila il 5 settembre 1880, quando le Filippine appartenevano ancora all'Impero spagnolo. Era figlio di Eugenio Sanz-Orozco e di Felisa Mortera y Camacho. Il padre viene ricordato dalle fonti biografiche come l'ultimo sindaco spagnolo di Manila.
La sua appartenenza familiare era dunque spagnola, mentre la nascita e i primi anni della sua vita furono profondamente legati a Manila. È proprio questa duplice dimensione, filippina per nascita e formazione iniziale, spagnola per famiglia e successiva esperienza religiosa, a caratterizzare la sua vicenda.
La documentazione relativa alla nascita presenta una particolarità. Secondo fonti filippine, il certificato battesimale non è oggi disponibile perché sarebbe andato distrutto durante la battaglia di Manila del 1945; tuttavia, i registri scolastici dell'Università di Santo Tommaso lo indicavano come natural de Manila, e le biografie spagnole concordano nell'indicare Manila come luogo della sua nascita.

La formazione nelle Filippine
I primi studi di Eugenio si svolsero in istituzioni cattoliche di grande rilievo: l'Ateneo di Manila, il Colegio de San Juan de Letrán e l'Università di Santo Tommaso. Rimase nelle Filippine fino all'età di sedici anni, quando si trasferì in Spagna per proseguire gli studi.
La formazione ricevuta in questi ambienti contribuì alla sua preparazione culturale e religiosa. La famiglia aveva per lui progetti professionali ben definiti: il padre desiderava che diventasse avvocato. Eugenio assecondò inizialmente questa aspettativa e intraprese gli studi di diritto.
Dopo aver completato la formazione giuridica e aver esercitato per un breve periodo la professione forense, maturò però una scelta diversa. La vocazione religiosa prevalse sul progetto di una carriera civile.

La vocazione cappuccina
Nonostante le iniziali riserve della famiglia, Eugenio entrò nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Il 4 ottobre 1905 emise la prima professione religiosa nel convento di Lecaroz, in Navarra. Tre anni dopo, il 18 ottobre 1908, pronunciò la professione solenne. Fu ordinato sacerdote il 30 novembre 1910.
Con la professione religiosa assunse il nome di fra Giuseppe Maria da Manila, conservando nel nome religioso il riferimento alla città natale. La scelta appare particolarmente significativa alla luce del legame che avrebbe continuato a mantenere con le Filippine.
La sua formazione giuridica non rimase tuttavia un episodio irrilevante della sua vita. Essa faceva parte di una preparazione culturale relativamente ampia, alla quale si aggiunsero gli studi propri della formazione cappuccina e l'esperienza pastorale maturata dopo l'ordinazione.

Un sacerdote tra i Cappuccini
Dopo l'ordinazione, Giuseppe Maria svolse il ministero in diverse comunità dell'Ordine. Le fonti cappuccine ricordano i suoi soggiorni a Montehano, Bilbao, Salamanca e Gijón, prima dell'ultima destinazione a Madrid. In più occasioni gli venne affidato l'incarico di superiore.
La sua attività si svolse quindi prevalentemente nella Spagna dei primi decenni del Novecento, una società attraversata da profondi conflitti politici, sociali e religiosi.
La caratteristica forse più originale della sua esperienza fu il rapporto con la propria terra d'origine. Le fonti cappuccine ricordano il suo desiderio di tornare nelle Filippine per lavorare nella Chiesa locale. La fine della sovranità spagnola sull'arcipelago, seguita alla rivoluzione filippina e alla guerra ispano-americana del 1898, aveva però modificato radicalmente il contesto nel quale quel progetto avrebbe dovuto realizzarsi. Le circostanze gli impedirono di rientrare stabilmente a Manila e Giuseppe Maria continuò il suo ministero in Spagna.
Questa aspirazione mancata non lo portò a estraniarsi dalla realtà nella quale viveva. Al contrario, esercitò il ministero sacerdotale nelle diverse comunità alle quali venne destinato, dedicandosi alla predicazione e al servizio pastorale.

La Spagna verso la guerra civile
La fase finale della sua vita deve essere collocata nel drammatico contesto della Spagna degli anni Trenta.
La crescente contrapposizione politica e sociale, l'anticlericalismo e la crisi economica contribuirono a rendere sempre più fragile la convivenza civile. Dopo l'insurrezione militare del luglio 1936 ebbe inizio la guerra civile e, nelle zone rimaste sotto il controllo repubblicano, si sviluppò una violenta persecuzione contro la Chiesa cattolica. Numerosi sacerdoti, religiosi e laici furono uccisi a causa della loro appartenenza ecclesiale o della loro fede.
Il caso di Giuseppe Maria deve essere inserito in questo quadro generale, evitando però di trasformare la sua vicenda in una lettura puramente politica della guerra civile. La causa ecclesiastica lo ha riconosciuto come martire in quanto ucciso in odium fidei, cioè a causa della fede.
La stessa beatificazione del 2013 riguardò complessivamente 522 vittime della persecuzione religiosa del XX secolo in Spagna. Nel messaggio inviato alla celebrazione di Tarragona, papa Francesco presentò i nuovi beati come testimoni cristiani che avevano vissuto la fede fino all'estremo sacrificio e sottolineò il valore della loro testimonianza come invito alla fraternità e alla pace.

L'arresto e il martirio
Il 20 luglio 1936, pochi giorni dopo l'inizio della guerra civile, Giuseppe Maria dovette abbandonare il convento di Madrid e trovare ospitalità presso alcune famiglie. La vita religiosa pubblica era diventata estremamente pericolosa e molti conventi erano stati abbandonati o requisiti.
Il 16 agosto venne arrestato dai miliziani e condotto alla cosiddetta checa di Bellas Artes, uno dei luoghi di detenzione utilizzati a Madrid durante i primi mesi della guerra civile. Qui fu sottoposto a un lungo interrogatorio.
Il giorno seguente, 17 agosto 1936, fu trasferito nei giardini del Cuartel de la Montaña, edificio militare situato a Madrid, dove venne ucciso. La documentazione agiografica cappuccina colloca con chiarezza il suo martirio in quella giornata e in quel luogo.
Aveva cinquantacinque anni.
La sua morte avvenne dunque nelle primissime settimane della guerra civile, quando la persecuzione religiosa aveva già assunto dimensioni drammatiche. La Chiesa, dopo l'esame della causa, ha riconosciuto nel suo assassinio gli elementi propri del martirio cristiano.

Il culto e il riconoscimento del martirio
La causa dei martiri cappuccini del 1936 venne inserita nel più ampio iter delle cause relative alle vittime della persecuzione religiosa spagnola. Secondo la documentazione disponibile, il processo fu trasmesso alla Congregazione delle Cause dei Santi nel 2002; nel 2011 passò all'esame dei teologi e il 28 marzo 2013 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto relativo al martirio del gruppo.
La beatificazione ebbe luogo il 13 ottobre 2013 a Tarragona. Il rito fu presieduto dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza del Papa. Giuseppe Maria da Manila fu inserito nel gruppo dei 522 martiri beatificati in quella celebrazione.
La celebrazione di Tarragona ebbe una particolare importanza anche per la Chiesa delle Filippine. Giuseppe Maria era nato a Manila e la sua vicenda rappresentava un legame storico tra la comunità cattolica filippina e la Chiesa spagnola. Le fonti filippine lo ricordano infatti come il terzo nativo delle Filippine ad essere proclamato beato dalla Chiesa cattolica.

Le reliquie
Le fonti cappuccine indicano che i resti mortali di Giuseppe Maria da Manila sono conservati insieme a quelli di altri martiri cappuccini nella cripta del convento dei Cappuccini di Gesù a Madrid.
La vicenda della conservazione delle reliquie va collocata nel più ampio lavoro compiuto dai Cappuccini dopo la guerra civile per recuperare, identificare e riunire le spoglie dei religiosi uccisi durante la persecuzione.

Un martire tra due mondi
L'aspetto più originale della figura di Giuseppe Maria da Manila è forse la sua particolare appartenenza a due mondi.
Nato nelle Filippine da famiglia spagnola, educato in istituzioni cattoliche di Manila, trasferitosi adolescente in Spagna, divenuto avvocato e poi cappuccino, visse gran parte della propria esistenza lontano dalla città natale. Tuttavia Manila rimase così importante nella sua identità da entrare nel suo stesso nome religioso.
La sua storia testimonia anche la trasformazione della Chiesa cattolica nell'epoca successiva alla fine dell'impero coloniale spagnolo. Giuseppe Maria avrebbe voluto tornare nella terra in cui era nato per esercitarvi il ministero sacerdotale. Non poté farlo e la sua missione si svolse invece in Spagna, dove incontrò la morte durante la persecuzione religiosa del 1936.
In questo senso la sua biografia non è soltanto quella di un sacerdote martire della guerra civile spagnola. È anche la storia di un uomo formatosi tra Manila e la Spagna, la cui identità religiosa finì per unire idealmente due Chiese e due esperienze storiche.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-08

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